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L'aereo
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Titolo: L'aereo
Autore: SpiritoLibero
Contatto:
Racconto n° 2688
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Sono salito sull’aereo arrabbiato come non mai. Da giorni mi ripetevo: “Perché proprio io?”. Tra tutti i giornalisti in servizio che stavano seguendo quel caso, proprio io ero stato scelto e richiamato dalle meritate ferie. Mentre mi torturavo il cervello pensando e ripensando a queste cose, mi ritrovo seduto in classe vip vicino al finestrino. Butto un’occhiata sulla pista, poi avverto vicino a me una presenza. Resto impietrito. Non avevo mai visto una bellezza così…. Statuaria, mora, occhi che sono capaci di farti saltare il cuore e poi il sorriso, quel sorriso… Buonasera, mi dice, quasi in maniera timida. Buonasera, farfuglio io. Lei si accorge del mio stupore e sorride ancora. Ti prego continua a sorridere, dico dentro di me. E’ stupendo il suo sorriso. Poi d’un tratto si fa seria, quasi impaurita, mentre l’altoparlante annuncia l’immediato decollo e l’allacciarsi le cinture. Chiudo gli occhi, sì, lo confesso, ho sempre avuto un certo timore dei decolli e mentre le mie mani sono sui braccioli sento una presenza sulla mia mano destra. Apro appena gli occhi tanto da non farmene accorgere. E’ la sua mano che si posa sulla mia e trema. “Sa, è il mio primo volo", mi dice. Capisco, gli rispondo, anche a me è successo la prima volta. “Non è che le do fastidio se prendo la sua mano?” Si figuri, gli rispondo. E come poteva darmi fastidio? Il suo sorriso si era illuminato di nuovo e adesso tremava molto meno. L’aereo è decollato, siamo in quota, ma lei non toglie la mano dalla mia ed io non ho nessuna intenzione di farglielo capire, anzi. “Va a New York per lavoro?”. Sì, io sono un giornalista e vado per seguire un caso italo-americano. Comunque piacere, sono Marco. “Piacere, io sono Annalisa, indossatrice”. L’aereo procede abbastanza bene, anche se incontriamo delle turbolenze dovute ad un temporale in corso. Ad ogni vuoto d’aria lei sembra stringersi a me, ma anche quando è tutto normale si avvicina. Le luci cominciano a spegnersi. C’è chi guarda un film, chi legge. Io dovrei riposare un po'. Appena atterriamo devo subito mettermi al lavoro. Abbasso la poltrona e mi metto una coperta sopra il corpo. Se ha bisogno, prendo anche la sua, le dico. “Grazie, mi dice, non ce la faccio ad alzarmi, le spiace se le do del tu?”. Ci mancherebbe, le dico. “Allora, prendimi la coperta”, mi dice fissandomi, sempre con quel sorriso stupendo. Adesso la sua mano non trema più. “Posso chiederti di coprirmi?” Certo, ecco fatto, dico mentre le metto la coperta addosso. Mentre lo faccio sfioro volutamente la sua gamba. Scusami, non volevo... “Ma di cosa? Può capitare, e poi te l’ho chiesto io. Ma che fai, arrossisci? Ma dai su” mi dice mentre con l’altra mano mi sfiora una guancia. Certo, le dico, certo, e torno a distendermi sotto la mia coperta. Certo che la sua camicetta aperta fino al seno e senza reggiseno era qualcosa di meraviglioso. Ma anche la minigonna senza calze lasciava andare a pensieri molto intriganti. Non parlava più. Si deve essere addormentata, farò altrettanto. In fondo come avrei potuto pensare di vivere un’avventura solo per aver scambiato un saluto, averle messo addosso un coperta ed aver tenuto la sua mano durante il decollo? Che sciocco. Mentre pensavo questo mi addormentai. Dopo un po' mi svegliai di soprassalto. “Shhhhhh, mi disse, stai zitto e goditi questo momento che non dimenticherai”. Aveva slacciato già la mia cintura di cuoio, sbottonato e tirato giù la cerniera… “Complimenti”, mi sussurrò nell’orecchio, prima di sparire sotto la sua e la mia coperta. Girati verso di me. “Shhhhhhhh... zitto, ti farò godere come non mai”. Sentivo le mie palpitazioni aumentare sempre di più. Con le dita giocava con i miei testicoli già gonfi e con le labbra e la lingua stuzzicava la mia cappella. “Voglio sentirlo crescere nella mia bocca….” Ora l’altra mano era sulla punta e tirava fuori la cappella mentre la bagnava con la saliva e cominciava a succhiare con piccoli ma tremendi colpi ritmati. Il mio ventre, il mio bacino sobbalzavano ai suoi colpi. Allungai la mano verso le sue gambe. “Fermati!" disse "Ora solo io, tu dopo se mi va”. Restai di pietra, ma avevo fatto in tempo a capire che sotto la gonna non indossava nulla. Il mio pene adesso era al massimo dell’eccitazione e facevo fatica a contenermi. “Tienimi testa se ci riesci…” mi disse. Mi stava sfidando. “Ti farò venire prima che te ne renda conto” aggiunse. No, questo non potevo sopportarlo. Misi un dito sotto i miei testicoli premendo forte. “Conosco questo metodo di voi maschi, ma vincerò io, vedrai”. La sua bocca era un’apoteosi. Ingoiava tutto il mio pene e risaliva piano piano, picchiettando la cappella con la lingua. Accidenti, credo davvero di non poter resistere a lungo. “Lo so” mi disse. Cavolo, mi legge anche il pensiero? Accidenti, stavo per godere. La sua bocca e le sue mani erano irresistibili. “Sono sicura" mi disse "che il tuo schizzo è violento e tantissimo. Lo voglio tutto in gola. Voglio gustarti fino in fondo”. Cominciavo a ritrarmi e lei capì che stavo per godere e si fermò. “Adesso toccami, vediamo se saprai farmi godere”. Mi stava sfidando di nuovo. Allungai la mia mano sinistra e comincia a frugare sotto la sua gonna, mentre divaricava leggermente le gambe. Poi con il dito risalii all’insù disegnano il profilo, toccando l’ombelico, in mezzo ai seni e poi fermarmi sui capezzoli, ora l’uno ora l’altro in maniera ritmata. Erano già duri e continuavo a stuzzicarli stringendoli. “Ohhhhh, ci sai fare”, mi disse con voce fievole e quasi interrotta. “Continua”. Scesi giù con le dita e cominciai a stuzzicare il suo paradiso molto umido. Presi il suo nettare e lo strofinai con due dita e lo portai sui suoi capezzoli. “Mmmmmmm, bastardo, tanto vincerò io…”. Avevo il suo clitoride durissimo tra le mie dita. Lo stuzzicavo in maniera frenetica sempre più forte, mentre lei cominciava a fremere e continua a succhiarmi con violenza. Voleva vincere. Eravamo entrambi all’estremo, adesso la partita si giocava su chi veniva prima ed io non volevo perdere. “Bastardo, bastardo, vincerò io” ripeteva mentre il suo corpo si alzava piena di piacere che le mie dita le procuravano. “Continua, non fermarti, non fermarti, sto godendo, bastardo, sto godendo”. Anch’io dissi, e mentre lo pensavo, il mio sperma violento e bollente, inondò la sua gola, mentre lei godeva insieme a me prendendo le mie dita e spingendole ancor piu dentro il suo paradiso… Nessuno dei due rivendicò mai la vittoria, era stato semplicemente stupendo.