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Dea dalla farfalla bianca
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Titolo: Dea dalla farfalla bianca
Autore: Baby
Contatto:
Racconto n° 2690
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Come in ogni viaggio che la portava da lui, Bianca cercava di immaginare il tempo da trascorrere insieme.
Guardava fuori dal finestrino del treno per perdersi in fantasie che le facessero tremare le gambe e sussultare l’anima; un modo per rifugiarsi ed allontanarsi dalla piatta realtà che viveva nel suo rapporto con Mauro.
Mauro, un uomo di buona famiglia, un brillante professionista, un accorto compagno… moralista indefesso fino alla repressione.
Bianca, per assecondare il suo uomo, aveva sempre più nascosto la sua indole passionale tanto da perdere il desiderio per ogni approccio… e Mauro non andava a cercarla.
Quando il treno attraversava la galleria, lei chiudeva gli occhi ed assaporava baci illusori su tutto il suo corpo ma, quando tornava la luce, piombava bruscamente nella sua realtà di donna insoddisfatta e cominciava ad organizzare mentalmente la sua permanenza a Reggio Emilia.
Era luglio. Quel giorno sarebbe di certo andata in piscina per trascorrere il tempo in attesa che lui terminasse il suo lavoro ed andassero, come ogni sera, a fare shopping o a cena fuori.
Il sole era cocente e faceva brillare la pelle di tante goccioline dorate. Bianca, distesa sul suo lettino, ripensava alle precedenti sere in cui Mauro le dava il solito bacio della buonanotte e si voltava di schiena in quel letto che diveniva enorme ed aumentava la loro distanza. Lei soffriva in silenzio questa desiderata carnalità e ingoiava le lacrime in gola per soffocarle ulteriormente.
La giornata trascorse lenta e solitaria e, man mano che si avvicinava il tramonto, il suo umore diveniva sempre più cupo perché sapeva che sarebbe stata un’altra notte di desideri insoddisfatti.
L’altoparlante annunciò la chiusura dello stabile e lei, come un automa, si diresse verso lo spogliatoio a passo lento, con i pensieri persi nel vuoto.
Prese le sue cose dall’armadietto e andò sotto la doccia. Tolse il suo bikini azzurro e cominciò a passare il sapone sulla pelle. Le mani sul suo corpo non erano carezze, ma illuminavano comunque le sue fantasie, le sue speranze e il suo dolore.
Ad un tratto si sentì osservata; si voltò e vide una bellissima donna bionda, slanciata, con seni prosperosi e gonfi che la guardava con sguardo attento ed un sorriso accennato.
Bianca si sentì turbata. Si tolse il sapone di dosso ed uscì dalla doccia velocemente. Andò a sedersi su una panca isolata, ma la donna presto la raggiunse e le si sedette accanto.
Quella vicinanza la infastidiva. Quelle attenzioni la imbarazzavano. Bianca strinse a sé l'accappatoio, quasi a proteggersi. La donna invece, con fare disinvolto, si asciugava davanti a lei con il suo telo color smeraldo.
Restò colpita da quei movimenti femminili. Quelle mani si muovevano come carezze vogliose su quel corpo davanti ai suoi occhi sbalorditi. E lei continuava ad accennare un sorriso. E continuava ad accarezzarsi mentre metteva la crema doposole. Passava delicatamente le dita affusolate sui suoi seni e, quando lo sguardo di Bianca si posava su di essi, lei li afferrava con forza e dischiudeva leggermente la sua bocca.
Anche Bianca, sceso l’accappatoio in vita, passava la crema sul suo corpo, ma il tanto imbarazzo le permetteva solo movimenti goffi e veloci.
La donna prese dalla sua borsa uno slip bianco e lo indossò. Aveva la forma di una farfalla. Subito dopo posò il piede sulla panca e cominciò a passare la crema sulla sua coscia destra. Le sue mani si muovevano attente e rapivano l’attenzione di Bianca che iniziò ad incuriosirsi, a desiderare quel tocco sul suo corpo, quei movimenti gentili e intenzionali su di sé. Le mani della donna cominciarono ad addentrarsi nell’interno coscia fino ad arrivare al fiore che restava accuratamente scoperto da quello strano slip. Un triangolino peloso faceva da cornice a grandi labbra. Quella mano attenta giocava con esse fino a dischiuderle e manifestare un leggero luccichio. Quelle lunghe dita affusolate si muovevano lentamente sotto lo sguardo stordito di Bianca; roteavano sul clitoride facendolo gonfiare e poi affondavano nel solco fino a scomparire.
Bianca si sentì bagnare e dovette resistere, reprimere ulteriormente quello strano e inconsueto desiderio improvviso.
Arrossendo, abbassò lo sguardo, si voltò leggermente e cominciò a spalmare frettolosamente la crema sulla sua schiena. Ad un tratto sentì un tocco vellutato ed una voce gentile “Aspetta, ti aiuto”. La mano di quella donna si muoveva sulla schiena di Bianca con lentezza, delicatezza e decisione. Bianca si sentì eccitata e non sapeva come nascondere tale eccitazione ed imbarazzo. Si guardò intorno quasi per cercare una via di fuga. Una donna, poco distante da loro, le osservava e Bianca sentì nascere la paura che si fosse accorta di quanto stava accadendo. Cercò di divincolarsi da quelle mani, da quel desiderio, da quell’imbarazzo che la stava invadendo e tormentando.
Con voce tremante disse “Grazie, molto gentile, credo possa bastare. Grazie ancora”.
La donna rispose con occhi luccicanti “E’ stato un piacere”.
Bianca indossò prontamente il suo accappatoio e si diresse velocemente sotto il phon a gettoni per asciugare i suoi lunghi capelli dorati con i quali cercava di nascondere il rossore che ancora sentiva sul suo viso. Ma dopo un primo rilassamento sentì ancora la presenza di lei accanto. Alzò istintivamente il viso. I loro sguardi si incrociarono, gli occhi si illuminarono e si sentì invadere dal desiderio di quelle labbra rosse e carnose su di sé. Nell’accarezzare i capelli di Bianca nella loro lunghezza, la mano di lei si fece strada nell’accappatoio e scivolò sul suo seno. Il suo capezzolo sembrava essere un corpo estraneo che cresceva involontario al tocco di quell’indice che faceva cerchi intorno ad esso e, proprio mentre Bianca presa da un’ondata di desiderio socchiudeva gli occhi, lei lo strinse con forza.
Un gemito uscì spontaneo mentre quella mano abbandonava la stretta e, palpando il suo ventre, scendeva sul suo pube. Lo sfiorò delicatamente e per un attimo affondò in lei. Poi la donna portò quella mano all’altezza del suo viso, l’annusò socchiudendo gli occhi e mise il dito medio in bocca, facendolo scivolare poi sulle sue labbra.
Bianca fremeva, non sapeva più come divincolarsi. Sentiva il desiderio di lei che la possedeva e il suo che cresceva spasmodicamente.
Fu allora che si voltò di spalle, con fare distratto, ma lei prese a spazzolarle i capelli. I denti della spazzola, ora delicati, ora più violenti, affondavano sulla schiena di Bianca e scendevano fino ai glutei, solleticandoli leggermente. Ad un tratto sentì due forme tonde e piene poggiarsi sulla schiena e mentre un alito sul collo le sussurrava “Ti desidero”, una mano le afferrava un seno stringendolo forte, lo palpava e lei lo lasciava fare. Desiderava di essere baciata ed accarezzata ovunque. Con maestria quella mano scese aperta sulla sua pancia e finì a ricoprire nuovamente e pienamente la sua natura. Quella mano sapeva eccitarla e possederla.
Il rumore di qualcosa caduto a terra, le fece riprendere la sua razionalità e coscienza. Si divincolò e si allontanò bruscamente da quel corpo che le si spingeva dietro e si diresse verso l’armadietto ove teneva le sue cose. Ma nel togliere l’accappatoio si accorse che i suoi movimenti non erano più veloci e che desiderava fossero femminili per regalarli a quella bellissima dea bionda che si era insinuata nei suoi desideri. Ora Bianca non riusciva più ad abbassare lo sguardo: seguiva i suoi gesti e li imitava con femminilità. Indossò il suo perizoma di pizzo nero e nel sistemarlo prese a toccarsi il clitoride fissando lo sguardo di lei. Poi raccolse uno per volta i suoi seni accarezzandoli e li pose delicatamente nel suo balconette come fossero due sfere di cristallo. Voltatasi di spalle per prendere il suo abito nell’armadio, sentì un dito vellutato percorrerle tutta la schiena. Sobbalzò quando sentì le sue natiche afferrate violentemente.
“Scusami, dov’è l’uscita?”
Bianca si voltò. Lei era pronta per andar via.
“E’ qui, in fondo a destra.” Balbettò.
“Ok, allora io mi incamminerò verso sinistra…” e con un sorriso si allontanò.
Bianca si sedette sulla panca, ancora stordita dall’accaduto e delusa dall’allontanamento di lei. Poi riprese piena coscienza di sé, si vestì velocemente e, prendendo il corridoio sulla destra, uscì dallo stabile.
Mauro ancora non era arrivato ma nemmeno lei c’era.
Lei non era uscita, lei era dentro e la stava aspettando, ma Bianca questo lo aveva capito troppo tardi.
Si guardò intorno. Chi saliva in auto, chi aspettava il bus, tutti incalzavano la via di ritorno tranne lei che sarebbe voluta, invece, rientrare e questo lo capì proprio mentre l’auto di Mauro si avvicinava verso di lei.
Salì in macchina. Non uno sguardo a Mauro, non un sorriso, non un saluto. Era frastornata e incredula di se stessa. Cercava invano di razionalizzare l’accaduto. Impossibile tutto ciò fosse accaduto proprio a lei. Impossibile aver provato quel desiderio irrefrenabile.
Mauro si accorse che qualcosa la turbava.
“Amore, cos’hai? Nemmeno un saluto…”
“Nulla caro, nulla.”
Mauro era insistente quando voleva sapere qualcosa e in quel momento sapeva che Bianca stava mentendo.
“Amore, dimmi, cos’hai? Il tuo viso è arrossato, il tuo respiro affannato, i tuoi movimenti nervosi… Amore lo sai che puoi confidarti, che io sono sempre presente per te.”
Bianca sapeva che poteva fidarsi. Mauro non era mai stato per lei un amante, ma sempre un vero amico e due braccia in cui rifugiarsi.
Prese a raccontare a Mauro l’accaduto, il suo sgomento, il suo turbamento ma si rese conto che mentre raccontava, la sua eccitazione si faceva sempre più viva.
Questo Mauro non doveva sospettarlo. Ma lei non era sicura di saperlo nascondere.
Mauro ascoltava con attenzione ogni parola.
Fermi al semaforo, il silenzio calò tra loro. I loro sguardi persi nel vuoto, lontani, chissà dove. Guardavano entrambi avanti.
Il verde scattò e Mauro riprese a percorrere il viale alberato quando Bianca interruppe il silenzio.
“Gira a destra!”
“Hai terminato le tue sigarette, cara?”
“No” rispose lei con tono deciso.
Arrivati nel piazzale del piccolo centro commerciale, Bianca scrutava intorno, era in cerca di qualcosa. Aveva visto l’indicazione per un sexy shop ed era decisa ad entrare anche sola se lui ed il suo moralismo non avessero voluto accompagnarla.
Mauro rimase sorpreso dalla decisione che Bianca aveva preso, ma lei era già scesa dalla macchina e lui non poteva più fermarla; non avrebbe potuto mandarla da sola ad affrontare questo suo assurdo capriccio. Lui assecondava sempre i capricci di lei; sapeva che era estroversa e fantasiosa, anche se a volte in modo eccessivo. Lui cercava sempre di contenerla e proteggerla.
Allo shop vi si accedeva suonando ad un campanello di una porta in acciaio laminato.
All’interno vi erano due ragazze con berretto rosso a visiera, t-shirt rossa e bianca con scollatura molto ampia e mini shorts bianchi. Avevano entrambe i capelli raccolti in una coda di cavallo; una bionda, l’altra bruna. Sembravano le ragazze pon-pon dei Bills. Diedero un benvenuto con un sorriso ammaliante. Sarebbero state a loro disposizione se ne avessero avuto la necessità.
Molte altre volte Bianca aveva proposto a Mauro questa esperienza, ma lui non aveva mai voluto accettare, anche se non la giudicava per questo suo inutile desiderio. Ma per la prima volta Bianca aveva preso il coraggio di affrontare a muso duro il moralismo di Mauro.
Sentiva ancora i fremiti dell’eccitazione pulsare in lei.
Chissà cosa credeva di trovare in quel posto. Incuriosita da ogni cosa, cercava di capirne il funzionamento e l’utilità. Si avvicinò a Mauro dicendo
“Non ti andrebbe di acquistare qualcosa per me?”
Mauro rispose che il loro amore non aveva bisogno di alcun artificio.
La delusione nata da quella risposta non giunse affatto inaspettata. Bianca prese nuovamente a girovagare e ad osservare ogni cosa, ma ora aveva un atteggiamento freddo e distaccato. Attraversava la videoteca leggendo distrattamente i titoli dei film esposti. Avrebbe voluto vederne uno, ma non osava fare a Mauro un’altra richiesta. Arrivò così nel reparto lingerie.
Osservò con attenzione i capi esposti. Come le sarebbero stati bene indosso, pensò, se solo qualcuno fosse stato pronto a goderne.
Con stupore, nell’angolo in alto, vide esposta la stessa farfalla bianca che aveva procurato in lei tanto desiderio. Di corsa si diresse alla cassa e, senza pensarci su, acquistò il perizoma.
Si rese conto che si era mossa con decisione, ma anche con molta fretta: non voleva essere scoperta da Mauro, lui di certo non avrebbe approvato.
Mise l’articolo nel suo zaino e tornò indietro alla ricerca di lui che, già da un po’, aveva perso di vista in quel labirinto di fantasie erotiche.
Mauro era rimasto nel reparto video. Parlava con un uomo sulla cinquantina, brizzolato, di bel aspetto. Bianca si avvicinò a loro e salutò con un sorriso l’uomo. I due parlavano di quel posto e Mauro, logicamente, esponeva il suo freddo punto di vista.
Mauro sorrise dicendo: “Amore, scusa ma si discuteva con il signore sull’utilità di questi articoli…”
L’uomo prese la parola e, guardando Bianca, domandò: “Sai, volevo organizzare una seratina a sorpresa alla mia donna e vorrei qualcosa di eccitante per lei. Chiedevo un consiglio al tuo fidanzato… a te cosa piacerebbe?”
Bianca non sapeva cosa rispondere o forse avrebbe voluto urlare che voleva essere lei l’oggetto di quei desideri. L’eccitazione nacque ancora improvvisa.
L’uomo lesse l’imbarazzo sul volto di Bianca e di questo ne sembrava divertito. Così continuò dicendo: “Mi diceva del tuo capriccio di visitare questo posto… bello, direi.”
Bianca arrossì ancora e sentì le gambe tremare.
“E come mai questo capriccio improvviso?”
Bianca cercò di minimizzare il suo entusiasmo e rispose che, un accaduto recente, le aveva fatto venire alcune curiosità.
L’uomo chiese maggiori spiegazioni e lei, minimizzando ulteriormente, spiegò che aveva incontrato una donna che le si era proposta con molta intenzionalità.
L’uomo sorrise sornione e rispose: “Ecco, mi hai suggerito l’argomento della serata. Prenderò questo film ‘Incontro al sole’, una storia di iniziazione.”
Bianca sembrava avere la certezza che quell’uomo le avesse letto dentro, che sapesse di quell’eccitazione ancora fervida in lei.
Abbassò lo sguardo vergognosa e prese sotto braccio Mauro come faceva sempre quando si sentiva indifesa.
Mauro le diede un bacio sulla fronte e disse: “Credo che la mia Bianca abbia soddisfatto le sue curiosità e che per noi sia ora di andare. Buona serata, ma si ricordi: l’amore non ha bisogno di altro, se non di amore”.
Così dicendo, i due si allontanarono.
Bianca non riuscì a proferir parola se non la sua volontà di tornare a casa e saltare la loro consueta cena fuori.
Era sempre più stordita. Tornare a casa le avrebbe dato, di certo, la pace che cercava. Decise di fare una doccia per rilassarsi e rimettere in ordine i suoi pensieri mentre Mauro preparava la cena.
Come sempre, quando sentiva la necessità di stare sola con se stessa, si sedette sul piatto della doccia, lasciandosi invadere dallo scoscio dell’acqua.
Era calda e rilassante.
Con gli occhi chiusi cercò di liberare i suoi pensieri, di riprendere la sua tranquillità. Ma invano.
Fotogrammi di dea le si dispiegavano nella mente e si accavallavano tra loro aumentando la sua confusione. Tanto desiderio la faceva star male.
Una lacrima scese lentamente andando a miscelarsi con i cristalli d’acqua che la inondavano. Un brivido freddo la attraversò. Fece un respiro profondo per scrollarsi di dosso tanta tristezza. Poi si alzò veloce ed uscì dalla doccia.
Si asciugò distrattamente con il viso incupito di chi vorrebbe capire senza riuscirci veramente. Poi tirò un altro sospiro liberatorio e uscì dal bagno.
Si diresse, nuda, verso la camera da letto. Nell’accendere la luce, trovò la sua immagine riflessa nello specchio.
Era una bella donna. Le sue curve armoniose sembravano supplicarla di vivere. Le tornò subito il ricordo dello sguardo della dea bionda su di sé. Cominciò a guardarsi riflessa nello specchio, come aveva fatto nel pomeriggio la sconosciuta, e si trovò bella. Leggermente, cominciò a sfiorare le sue curve come se stesse accarezzando quelle di lei, e lei le sue. Sentì nuovamente nascere il desiderio. Prese dalla sua borsa il perizoma a farfalla e lo indossò.
Dalla cucina la voce dolce di Mauro la chiamava per la cena, ma lei prontamente rispose che non stava troppo bene e preferiva andare a letto.
Sarebbe andata a dormire solo con la farfalla, tanto Mauro nemmeno se ne sarebbe accorto. Fece per infilarsi tra le lenzuola quando, invece, sentì degli sguardi addosso.
Mauro era entrato nella stanza a piedi nudi.
Bianca si sentì raggelare il sangue. Un eterno attimo trascorse lento prima che Mauro mostrasse un leggero entusiasmo.
Bianca si eresse, come in attesa di giudizio.
Mauro si avvicinò a lei lentamente, senza toglierle gli occhi di dosso. Bianca aveva paura della reazione che Mauro poteva mostrare. Lui le si avvicinò, uno sguardo nuovo, la guardava con occhi luminosi e indagatori.
Con un dito Mauro attraversava tutte le sue curve. I capezzoli di Bianca risposero con un’esplosione e la pelle tremava, sudava freddo.
“Era bella vero?”
“Sì, una femmina speciale”
“E tu la volevi?”
“Sì” ansimò Bianca.
Mauro l’afferrò con avidità e le poggiò le mani al muro. Con una gamba si insinuò tra le sue cosce e, con un brusco movimento, le fece aprire.
Passò la sua lingua su tutta la schiena fino a giungere sui glutei che afferrò con le mani. Li teneva stretti e li apriva. E passava la sua lingua sempre più voracemente. Poi si sedette a terra, con il viso tra le cosce di Bianca.
“Ha eccitato anche me quella donna.”
Con le mani teneva aperte le cosce abbronzate mentre la sua lingua s’incuneava tra quelle labbra umide. Le succhiò avidamente, contenendole interamente in bocca. Bianca mescolò tra un gemito e l’altro, un gridolino di dolore.
Pensava alla dea bionda, alle sue mani, alla sua bocca vogliosa e carnosa. Anche Mauro stava pensando a lei e non riusciva a fermare i suoi desideri.
Cominciò a penetrarla prima con il medio, poi anche con l’indice. Voleva entrare in lei voracemente, con tutto se stesso.
Bianca voleva essere posseduta completamente. Si fecero vivi in lei tutti i fotogrammi pomeridiani, ma stavolta ordinati in sequenza.
“Voglio mangiare questa farfalla che mi fa perdere la testa. Voglio possederla fino allo strazio. Voglio che goda, come fa godere a me la sua vista… ” e riprese nuovamente a succhiarla e penetrarla con le dita.
Bianca si sentiva svenire tanta era l’eccitazione, ma voleva ancora essere posseduta.
“Ferma” ordinò Mauro che si alzò bruscamente da terra e si andò a sedere sulla poltrona.
“Ferma, voglio guardarti!”
Bianca rimase immobile, braccia e gambe larghe. In lei solo le vibrazioni dell’eccitazione.
“Ora vai sul letto, poniti carponi, qui di fronte a me,” ordinò ancora Mauro.
Bianca obbedì. Era fradicia di voglie e nel camminare sentiva lo spostamento d’aria sulle sue labbra bagnate che le davano una strana sensazione di piacere.
Si mise carponi davanti a Mauro che la osservava mentre si masturbava.
“Muoviti, invitami a te… Voglio vederti toccare!”
Bianca insinuò la sua mano tra le cosce e prese a giocare.
Mauro le indicava i movimenti da eseguire e lei ubbidiente eseguiva.
Questo gioco le piaceva, perché nel suo immaginario era la dea bionda a comandarlo. Anche a Mauro piaceva l’eccitante e sensuale donna dalla farfalla bianca.
In un attimo di spossatezza, Bianca fermò la sua mano, ma Mauro ne rimase urtato.
“Non ho detto di fermarti e per questo sarai punita.” Si alzò dalla poltrona, si avvicinò a Bianca e le sferrò una sonora sculacciata. E poi un’altra e un’altra ancora. Bianca sentì il dolore e il piacere mescolarsi insieme. Poi Mauro le si pose di lato ed afferrò un suo capezzolo, stringendolo disse:
“Sei un mio possesso e non dovevi fermarti. Non lo farai più, vero?”
“Non lo farò più, farò come vorrai, ma prendimi ancora!”
“Brava farfalla!” e tornò dietro di lei.
Baciò quell’intimità dischiusa, prese nuovamente a masturbarla mentre con l’altra mano masturbava se stesso.
Il ritmo si fece sempre più veloce, più convulso fino a giungere ad un unico grido.
Spossati ed appagati presero sonno immediatamente.
Entrambi, quella notte, sognarono la bellissima dea dalla farfalla bianca.