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Lasciami stare...
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Titolo:
Lasciami stare... |
Autore:
SpiritoLibero |
Contatto:
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Racconto
n° 2695 |
Altri
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Stavo terminando l’articolo che sarebbe uscito sul giornale il giorno dopo quando, il mio cellulare, emise il classico trillo del messaggio in arrivo facendomi sobbalzare sulla poltrona. Non aspettavo nessuna chiamata, tanto meno un messaggio, così decisi che l’avrei letto dopo perché ero troppo concentrato sull’articolo da terminare. In quel momento avvertii una strana sensazione, come se dovessi leggere assolutamente quel messaggio. I miei occhi guardavano ora il monitor che mi sembrava vuoto, ora il telefonino che lampeggiava. Va bene, dissi tra me, lo leggo. “Ciao, come stai? Sono a Roma”. Un coltello conficcato nel cuore, mi avrebbe fatto meno male di quel messaggio. Cosa vuoi da me dopo due anni? Che significa: sono a Roma? Soprattutto, perché torni a parlarmi dopo due anni, ricordando la durezza di come c’eravamo lasciati? Anna cosa vuoi? Non ti è bastato avermi rubato due anni della mia vita? Io che mi sono annullato per te. Io che ho lasciato tutti per te. Mentre un tumulto di pensieri si accavallavano dentro la mia testa, ecco un altro messaggio. “Che fai non rispondi? Sono a casa mia”. Cosa vuoi Anna, urlavo dentro di me. Non ti è bastato tutto il male che mi hai fatto? Sei tornata per divertirti ancora alle mie spalle? Ecco ancora un altro messaggio. “Non mi dici neanche come stai?”. Quei messaggi mi stavano ossessionando ed ero combattuto se rispondere o no. Spensi il telefono, dovevo finire l’articolo. Non vedevo più il mio articolo e la mia mente era come annebbiata dai ricordi di quei giorni trascorsi con Anna. I progetti, l’amore eterno. Invece finì tutta quella notte, quando mi disse che Francesco non sarebbe più nato, perché al mattino aveva deciso ed era andata ad abortire e il giorno seguente sarebbe partita. Squilla il telefono sul mio tavolo, è lei, lo leggo dal numero. Non rispondo. Il centralino mi chiama: “Marco, c’è Anna in linea per te, perché non rispondi?” Digli che non ci sono. “Marco, lei insiste”. Non ci sono, non mi rompere le scatole, lasciatemi stare, gridai. Mi guardavano tutti intimoriti. Ormai il mio pezzo era andato a puttane. Torturavo il mouse, ero nervosissimo. Riaccendo il cellulare, ecco un nuovo messaggio, ancora lei. “Ti fai negare? Di cosa hai paura?”. Ho deciso, le rispondo: “Ciao, che sorpresa, non ero in redazione ed il cellulare era spento. Come mai sei tornata? Vediamoci stasera a casa mia”. Con piacere, fu la sua risposta. Terminai l’articolo in fretta e decisi che le avrei preparato una cena a lume di candela. Volevo superarmi e farle capire quello che poteva avere e che non avrà mai più. Passai al supermercato e presi tutto quello che mi serviva per la cena. Cascata di gamberi imperiale, linguine all’astice, cocotte di crostacei in guazzetto, nidi al cioccolato per dessert, sarebbero stati la nostra cena. Suona il campanello: è lei. “Ciao, bentornata” le dissi. “Ciao, non mi sembri tanto felice di rivedermi”. “Zitta” le dissi “stasera comando io”. “Come mai sei in accappatoio, sono arrivata in anticipo?”. “No, spogliati e infilati nella vasca idromassaggio, del resto conosci ogni angolo di questa casa”. Rimase un po’ turbata, ma cominciò a spogliarsi. Era bellissima come sempre, con i suoi capelli nerissimi che le arrivavano ai glutei. La sentii infilarsi nella vasca. Vado anch’io, nelle mani un vassoio di ostriche una bottiglia champagne e due flute. Il bagno era pregno d’odore di sandalo, e le candele ed i petali di orchidea disposti sul bordo della vasca fecero il resto. Mangiavamo e ci guardavamo negli occhi senza parlare, mentre i getti dell’idromassaggio solleticavano la nostra fantasia. Mise subito un piede sul mio pene che già diventava duro ed io feci altrettanto con lei. Chiuse gli occhi e si lasciò andare. “Marco non giudicarmi male ti prego, ma ti ho desiderato tantissimo in tutto questo tempo”. “Shhhhhh... goditi questo momento e gli altri che verranno. Puoi toccarmi solo con il piede, mentre continui a mangiare”. “Ti voglio qui adesso” mi disse. “No, alziamoci, mettiamoci l’accappatoio e andiamo a cena così, nudi, senza vestirci, solo con l’accappatoio”. Seduti al tavolo uno di fronte all’altro, continuiamo a mangiare senza parlare. Il suo piede fruga sotto il mio accappatoio come del resto anche il mio. “Ti voglio Marco”. “Non ora, adesso mangiamo”. Aveva gli occhi imploranti e pieni di desiderio al tempo stesso. Col mio piede sentivo il suo nettare colare giù dall’interno coscia. Continuavo a masturbarla e lei faceva altrettanto, quando, ad un tratto, la classica forchetta che cade per terra. “Lascia, faccio io” mi dice. Lo immaginavo. Con le mani comincia ad accarezzare le mie gambe. Sale su sfiorandomi il pene ed arriva ai capezzoli e mentre torna giù con le labbra mi da piccoli morsi fino a fermarsi sul pene. Lo assapora, con la lingua ruba una goccia che usciva dalla cappella durissima. Lei mi guarda, mentre io continuo a masturbarla con il piede che entra ed esce dalla sua vagina aperta e bagnatissima. “Scopami Marco ti prego, ho voglia di te. Voglio godere in te, voglio bere fino all’ultima goccia del tuo sperma bollente”. Non le rispondo e continuo a farla eccitare con il mio piede. La sento vibrare. Si dimena in preda ad una voglia tremenda. Vuole il mio pene durissimo, averlo in bocca non le basta più. M'irrigidisco mentre l’eccitazione sta per raggiungere il massimo per entrambi. “Che hai?” mi dice. “Vèstiti, anzi vestiamoci”. “Perché?”. “Vèstiti”. Alcune lacrime le rigavano le guance, mentre si rivestiva. Forse aveva capito la fine della serata. Mentre mi rivestivo anch’io le dissi: “Non sei cambiata per nulla. Sei sempre la solita donna che vuole tutto e non dà nulla”. E mentre l’accompagnavo alla porta le dissi: ”Addio, spero di non vederti mai più…”. “Marco. Ti supplico…”. “Lascia perdere…”
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