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Non rintracciabili
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Titolo:
Non rintracciabili |
Autore:
Nadine |
Contatto:
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Racconto
n° 27 |
Altri
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Il telefono sembra ormai un prolungamento di me stessa. Per questo odio i cellulari, quei minuscoli agglomerati di elettronica che hanno la presunzione di sostituirsi alla mia memoria, al mio senso dei numeri. Quei micro maggiordomi tuttofare che hanno il potere di farti stare sempre al centro dell'universo, sempre presente, eternamente a disposizione. No, non è il mio forte, mentre sembra essere un insostituibile compagno di vita per Corinne. Io a volte rinuncio a capirla: al minimo accenno di squillo sbuffa, le dico di spegnerlo e lei snocciola tutte le qualità materiali e morali di quell'aggeggio. Da quando ha una mezza storia con un esaltato venditore di automobili, questa casa sembra essere diventata la città dei campanelli, giorno e notte vengo assalita da trilli isterici. Non dico che non mi attraggano: sono un po' feticista, quindi quelle cose piccole, carine, che stanno in una mano con la discrezione di un reporter assetato di sangue, hanno anche il loro fascino. Quello che non sopporto è il loro suono acuto. - Corinne, suona l'allarme! - - Un attimo, - mugugna tra lo spazzolino, le labbra e il dentifricio. - Cory, sbrigati! - Uhmmmm! - intraducibile. Decido di rispondere io, schiacciando il tasto più logico, quello della cornettina verde. - Sì? - mi sento cadere le braccia. E' il ganzo di Corinne, triste fino alla nausea con quei ciao strascicati ammiccanti all'inverosimile. A volte mi chiedo perché agli uomini non vengano le mestruazioni, forse capirebbero la distanza tra le cose gradevoli e non. - Ciao Mirco, Corinne è in bagno, puoi chiamare più tardi? - Ma, veramente è di te che ho bisogno. Che vuole l'idiota? - Di me? E per cosa? - cerco di assumere l'atteggiamento più gentile possibile. - C'è un mio amico che ti vuole conoscere, se stasera… - Ho da fare, Mirco, mi dispiace, ho da fare! Chiara, no? - Ma se tu potessi… - No, non posso - . Nel frattempo sbircio il pulsante per interrompere quell'infelicità. Ma insiste, Corinne in mutande e turbante mi fa segno di intrattenerlo e di malavoglia ascolto vita, morte e miracoli di Juan. Dura quasi due minuti quello strazio, finalmente Corinne agguanta l'attrezzo e vado in camera senza salutare. - Sì. Sì…verso le nove…va bene, arriviamo lì a quell'ora. Ok, ciao! Arriviamo? Plurale majestatis o pessima idea? - No, guarda Cory che te la sbrighi tu, io non vengo manco morta. - Ma dai! Che palle! Dai, ormai gliel'ho già detto! - Dovevi non dirglielo, tutto qui. Sta in piedi, mutande e turbante d'asciugamano in testa, le labbra a cuore per implorarmi, i capezzoli irti…non so quanto potrò resistere. Si mette a fare la bambina, adesso, infila un dito in bocca, gioca con la punta sul collo. Che fa?! - Cory, dai… Ho una sua mano sulla coscia, sale, sale fino a scaldarsi nel mio fuoco bagnato. - Cory, no…veramente, non si fa così… - ma apro le gambe, lascio che le sue dita affusolate, prima una, poi due, poi tre, salgano dentro di me lentamente, lascio che la sua lingua vada a lambire i miei capezzoli, che l'asciugamano scivoli via mettendo in libertà i suoi lunghi capelli bagnati. Scivola, scivola ancora, mi fa mugolare come una gattina, mi bacia il collo teso dal piacere, passa l'asciugamano a solleticarmi il clitoride, lo passa ancora, cerca la parte più sottile per raggiungermi meglio, insiste… - va bene, vengo… Piano piano si ferma. - Sì, ma non adesso, - sussurra. Passata l'onda torrida che emana quella creatura splendida in calore, mi ritrovo a fumare fuori dal finestrino dell'R5, sandali col tacco, gonna gialla alle ginocchia e canottiera nera corta. Corinne invece è tutta tirata, poco trucco perché fa un caldo da soffocare, tacchi senza cognizione, mini al punto giusto, camicetta senza maniche. Io ho i capelli raccolti, sembro una presa in prestito confronto a lei, alla sua elegante bellezza da far girare la testa agli uomini. E a me, naturalmente. La gelateria nasconde i golosi sotto un pergolato. I due ci aspettano seduti in un tavolo anonimo d'angolo, Mirco con la sua solita aria da saputello; l'amico non indifferente, moro, i capelli normali, né corti da arrampicatore sociale, né lunghi da ribelle coi soldi. Io, paglia in bocca, l'aria da scaricatrice di porto tirata a festa, i capelli in eterno disordine. Passate le presentazioni ci sediamo e mi levo subito le scarpe, con discrezione e sollievo. - Allora, Nadine, come va l'ufficio? - Uno schifo. Juan, da dove vieni? Lo metto a tacere subito, non sopporto le labbra di Corinne in quel sorriso idiota e gli occhi di quel cafone sul seno della mia amica. E poi, come si fa ad uscire in compagnia e tenersi come unico panorama proprio quello? Almeno guarda in faccia la gente quando parli! Juan sorride un po' spaesato, poverino, evidentemente in imbarazzo. - Dall'Argentina, - risponde annuendo. Ha una voce morbida, sensuale. Inoltre non è un macho, cosa che pende nettamente a suo favore, secondo i miei gusti. Cerco un luogo comune: - allora sai ballare il tango. Lui sorride: - non c'è solo quello al mio paese. Cado in trance se mi guardi negli occhi, penso. Gli altri due stanno tubando mano nella mano: la scena mi disgusta. Il gelato è finito, da sotto il tavolo il mio piede va a sfiorare le gambe di Juan, mentre lo guardo con il mento in mano ed il gomito appoggiato al tavolo, sorridendo. Lo guardo negli occhi, mi lascio sciogliere. Il mio piede si fa sempre più impertinente, gli altri due ed il resto della gelateria hanno altro a cui pensare. Scavo nello spazio un posto solo per noi. Finalmente ci alziamo, ma sono già in subbuglio. Lo guardo e mi mordicchio il labbro, chiaramente allusiva. Lui non fa una piega, continua a fissarmi e basta. Malgrado le mie proteste quello sbruffone di Mirco paga tutto lui. Corinne e l'idiota sfilano davanti, io agguanto una mano di Juan, gli pianto gli occhi addosso come due spilli e me lo tengo stretto. Uscendo, l'unica cosa che mi chiedo è perché mi batte forte il cuore quando mi guarda, perché quel senso di vuoto allo stomaco. La passeggiata in centro è tutto uno stringersi di mani, un gioco di dita. Allunga un braccio per cingerlo attorno alla mia vita ma lo respingo con un sorriso: - preferisco le tue mani, - dico con un filo di voce. E' come volare, in compagnia delle tue ali e di due splendidi occhi scuri. Ad un certo punto ci troviamo tutti e quattro in un salotto, piccolo ma confortevole. Juan fa gli onori di casa, Corinne siede accavallando le gambe perfette e mi guarda, sorridente. Sorridente ma non felice, penso. Spero solo non ti stia facendo troppo male, Cory. Juan ritorna con del rhum. Fa per mettere il ghiaccio ma lo blocco sul nascere: - sacrilegio, - scherzo. Lui approva non senza stupore, poi siede accanto a me. Questa volta lascio che la sua mano mi accarezzi i capelli. Sono persa nei suoi occhi e non mi accorgo che, sull'altra poltrona, Corinne e Mirco hanno le lingue arrotolate, la camicia di lui sbottonata e la mano di lei che scivola al centro delle sue gambe. Juan continua a fissarmi, il respiro gli aumenta, io mi torturo il labbro con i denti, poi sento la sua lingua nella mia bocca e le sue labbra calde che mi fermano il respiro. Corinne ha sbottonato i pantaloni del suo ragazzo, ha una gamba sul suo ginocchio e con la coscia gli solletica un pene enorme. Smisurato. Ecco cos'ha di positivo, penso. Le mani di Juan sono dappertutto, ma non riesco a staccare gli occhi dalla mia amica che masturba il suo uomo con una coscia. E lui gode, gode come un ragazzino altalenando il respiro ed emettendo piccoli guaiti, ridicoli ma eccitanti emessi da un uomo. Ho la bocca di Juan che esplora i miei seni, ho i suoi capelli nelle mie mani. Con forza mi tolgo la canottiera, lascio che si alzi liberandomi della gonna e del perizoma. Mi lascio guardare eccitandomi a dismisura. Gli apro le gambe. Lui nota i segni lucidi dei miei umori che iniziano a colarmi, sporcando il divano. Lo guardo, voglio che abbia occhi solo per me e non per Corinne che ha spogliato Mirco ed ha fatto un cappio con i suoi lunghi capelli ed ora, lentamente, sta scivolando su di lui avvolta al suo membro per il cappio. Mi sconvolge quella femmina. Inarco le caviglie, sollevo le gambe, lascio che mi guardi e si ecciti. Si spoglia, gli leggo il fuoco negli occhi. Ma sono dispettosa, e mentre lui fa per deflorarmi sfoderando un palo nodoso e di marmo, io mi sottraggo, lo sfido con lo sguardo, lascio che il suo membro incandescente si posi nella mia mano. Poi scivolo dalla poltrona, mi dirigo verso Corinne e, senza attendere repliche, assaporo fino in gola il sesso del suo uomo. Cory non ne ha a male, anzi, va in piedi sulla poltrona ed inizia a farsela leccare, aprendogli il pertugio con due dita. Ma io continuo, passo la lingua alternativamente da un fallo all'altro, lasciandoli entrambi carichi di desiderio. Corinne si fa assaggiare ed è lei, ora, a stringergli la testa tra le mani e muove il bacino su e giù, dettandogli i suoi tempi. Poi mi accanisco sull'uccello di Juan, lo passo sulle mie labbra e con la punta della lingua insisto sul glande fino a che lo sento pulsare. Mi fermo, lo abbandono un po', lasciandolo raffreddare. Corinne sta gemendo ed è un arco in tensione, la lascio sfogare il suo orgasmo tra i denti, digrignando le labbra e poi sollevando il capo lasciando un drappo di capelli confusi sul viso. Ansima, mi guarda lavorare il suo uomo di lingua e sorride. Poi sembra come imbizzarrire, vede Juan masturbarsi solitario e lo cavalca. All'attimo in cui il grosso palo dell'argentino va a sfondarla gli costringe la bocca su un capezzolo, piega il collo all'indietro e urla. Poi si scatena, sempre più veloce, i capelli dappertutto, le sue grida che lacerano la stanza, sempre più forte, fino a che non emette singulti che somigliano al pianto, vedo il suo bacino che freme, continua a gemere, trema ancora, geme di nuovo, urla appena, stringe i denti. Juan la solleva, la gira e posso vedere il suo viso paonazzo dal piacere nell'attimo della sodomia. Io e Mirco ci siamo fermati, io leccandoglielo distrattamente, entrambi persi nello spettacolo di due corpi stupendi che si aggrovigliano sottolineando lo spettacolo più bello della vita: l'amore. Ma sono troppo eccitata e sento il bisogno assoluto di Mirco di possedere la mia amica che sta punteggiando ogni colpo inferto al suo ano con altrettanti gridolini. Corinne capisce l'intenzione, stacca letteralmente Juan dalle sue viscere e si lascia impalare dal suo uomo, mentre l'argentino riprende la sua posizione. Io sono estasiata, senza parole, la bocca aperta in un'eccitazione senza pari e mi solletico il clitoride stando ben attenta a non venire, durante il tempo in cui Corinne viene squassata da colpi sempre più decisi che la portano in breve ad un altro orgasmo. Contorcendosi su se stessa dal piacere. Mi guarda piena di voluttà, le apro le gambe davanti alla bocca e sento il sudore della sua faccia sulle cosce. D'improvviso la sua lingua va ad impadronirsi del mio clitoride e, tra un orgasmo e l'altro, trova il tempo per punzecchiarmi fino al limite dell'orgasmo, ma lasciandomi volutamente sulla soglia. - Vieni tu, adesso, - e non me lo faccio ripetere, ma voglio nella vagina Juan, mentre Corinne si dedica con foga a succhiare il membro di Mirco. E lo sento, enorme, che mi guarda spiritato, estasiato, mentre al solo sentirmelo fino in fondo, dopo due o tre colpi ben assestati libero i miei sensi e vengo urlando, stringendo il divano con le unghie. Ma lui continua, mi fa girare e me lo sento di nuovo dentro, ma questa volta da dietro, sempre più forte, mi chiedo se avrà mai una fine, ma lui continua. Lo sento scorrere tra le pareti vaginali, e nel contempo aiuto Corinne ad insalivare il palo di Mirco. Corinne è ancora sudata, con le lingue ci incontriamo sul pene e le uniamo, lecchiamo assieme mentre io sussulto sotto i colpi forsennati dell'argentino che mi portano ad un altro orgasmo. Per non urlare scanso Corinne e mi metto in bocca tutto il membro del suo uomo. Cory mi stacca un attimo, allunga una mano e la fa scorrere su quell'asta turgida, finchè uno schizzo enorme non ci prende in pieno viso. Io lecco le gocce che raccoglie Corinne e lei le mie. Assieme puliamo quel corpo ancora semi rigido. Ma Juan non si ferma, io sono in estasi da più di mezz'ora, lo sento spingere per venire ma non riesce. Lo fermo, Mirco si sdraia esausto, Corinne prende Juan per mano, lo porta vicino al tavolo. Si sdraia sopra e gli allarga le gambe. Lui la prende con forza, come ha fatto con me. Posso vedergli i muscoli allo stremo, ho ancora una grande voglia. Corinne gode ma lo allontana, io mi piego e lascio il mio intestino alla sua mercè. Impazzisce, mi sodomizza senza pietà, sempre più forte sudando copiosamente. Corinne intanto si masturba per eccitarlo di più, lo sento ingrossarsi, lo sento ansimare, lo sento forte che mi fa trasalire, lo sento quasi in gola, urlo, con una mano mi spinge ancora di più verso di lui, arriccio il tappeto con le dita. Poi mi accorgo che geme, allora lo sfilo e mi giro, con una mano lo masturbo e con la lingua gli lecco i testicoli. Lui ha un sussulto, io e Corinne ci avviciniamo a quell'asta meravigliosa e anch'egli esplode, spruzzando seme con violenza di desiderio. Accolgo volentieri in bocca tutto quel liquido, poi passo la lingua in quella di Corinne, dandone anche a lei da assaggiare. Ma sono ancora piena di desiderio. La imploro di soddisfarmi e si china, picchiettando sul clitoride con la lingua fino a farmi urlare di nuovo.
Tornate a casa, esauste, la guardo, quasi deformata dal piacere che ha provato stasera. Io non so come sono, sicuramente sfigurata. - Sei bellissima, - mi dice. - Anche tu, - e vado a posarle la testa su una spalla. Lei mi accarezza e la bacio con dolcezza sulla guancia, le spengo il cellulare. - Stanotte sei mia - poi l'abbraccio e mi addormento.
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