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Autore: Skin
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Racconto n° 270
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Lei è stata qui.. rimango incollato al vetro che piange gocce di pioggia.. piove da ore ormai.. il lampione illumina la fitta trama d'acqua e l'asfalto bagnato ripulito dallo smog e dalle persone.. non passa nessuno da ore ormai..

La stanza è buia, rischiarata solo dalla gialla luce artificiale, mi avvicino al grande tavolo da disegno..fra le tante carte c'è un foglietto con uno scarabocchio rosso..una sorta di omino stilizzato impiccato ad un albero con tante mele e una distesa di fiori ai sui piedi..lo ha disegnato lei, mentre, fumando, mi ha raccontato della sua ultima conquista in palestra..lo accartoccio e lo getto nel cestino..

Le note dei Portishead si susseguono ininterrottamente da quando lei ha deciso che quello doveva essere il CD della serata..solo un sottofondo, ma che non mi impedisce di associarlo al calore del suo corpo..ho uno scatto di stizza e spengo lo stereo..

Mi dirigo verso il letto sfatto, mi distendo tra le lenzuola.. sono impregnate del suo profumo e dai suoi umori..l'odore che ne sale mi colpisce immediato come uno schiaffo in pieno viso..non posso stare nemmeno lì..mi alzo..

Sposto lo sguardo sul comodino, sotto la finestra, un bicchiere di vetro vuoto con il chiaro disegno delle sue labbra, sempre ricoperte di scarlatto..lo scaglio con forza a terra, si rompe in decine di piccoli pezzi che, colpiti dalle luce, si accendono come gocce di pioggia..

Dio come la odio! odio la prepotenza con la quale invade i miei pensieri, la mia casa, la mia vita, la capacità di entrarmi dentro anche quando non c'è, soprattutto quando non c'è...non mi permette di vivere, di godere delle altre persone, delle altre sensazioni. Tracce di lei sono dappertutto, quando va via lascia sempre dei segni indelebili ed inequivocabili della sua presenza..nella stanza, sugli oggetti, nell'aria, nella mia testa.

Apro la porta..ha i capelli rossi quasi completamente bagnati..il cappottino di tweed verde mela allacciato fin sul collo ed il bavero alzato intorno al viso..le calze rosse e gli stivaletti di vernice verde scuro..le mani in tasca ed un sorriso che rischiara la stanza..
Entra e mi travolge con la stessa violenza di un fiume che rompe gli argini..parole, profumo, risate, racconti, musica ad alto volume, baci..e poi il suo corpo, mentre si toglie i vestiti, rimango abbagliato da ogni centimetro di pelle che mi mostra..il suo pallore esplode sotto la luce, sembra ancora più bianca.

Lei vuole, lei pretende, lei ordina. Sa che può prendere tutto quello che vuole da me.. il mio corpo, il mio letto, la mia capacità di scoparla per ore, ma non vuole che le parli d'amore, non vuole domande, non vuole richieste,..mi usa per passare la serata, per sentirmi suonare, per ascoltare le poesie che compongo per lei..questo mi deve bastare..devo renderle atto che è sempre stata chiara su quelli che dovevano essere i principi imprescindibili su cui basare la nostra relazione.

Ora è sdraiata sul letto..ha tenuto lo slip ed il reggiseno neri, rigorosamente neri..
sotto il delirio di colori e fantasie di cui usa vestirsi ho visto solo biancheria nera.., il sorrisetto diabolico le disegna un'espressione conosciuta..so che cosa vuole da me..alza le braccia sopra la testa e inarca la schiena chiudendo gli occhi..non posso fare a meno di tremare quando la sfioro..sotto le mie dita tremanti, ma vogliose, il velluto della sua pelle s'increspa..brividi sottili la percorrono.
quando l'accarezzo mi invade la stessa magia che mi rapisce quando suono il pianoforte..la stessa alternanza dell'avorio della sua pelle con i tasti funerei della sua biancheria intima..la musica che scaturisce dalle sue labbra cambia a seconda dell'intensità dei miei gesti, dalla loro velocità ..solo respiri lievi all'inizio, via, via sempre più affannati, trattenuti a stento mordendo le labbra, singhiozzi di piacere prima, poi urli.

Dio, quanto sa essere volgare quando gode..si trasforma in una puttana a cui puoi e devi fare tutto..tante troppe volte ho raggiunto l'orgasmo solo sentendo e vedendola godere..le sue richieste, i suoi incitamenti, le sue grida, i suoi sguardi..non puoi fare altro che sottometterti alla sua forza dirompente, alla sua sensualità innata, alla sua capacità di esigere molto e di ottenere di più..

La odio, dio solo sa quanto, ma ogni volta che va via, io muoio un po'.. stupidamente..assisto inerme alla mia fine..piano piano..scivolo inesorabilmente verso l'orlo del precipizio di una solitudine che non lascia scampo perché ti rende schiavo, schiavo di sensazioni e pensieri tristi, ma allo stesso tempo dolci, tanto dolci da non farti desiderare di stare meglio..

Un pezzo di me è rimasto impigliato nei suoi capelli rossi, tra le pieghe dei suoi vestiti, è imprigionato nella piccola luce che si riflette nei suoi occhi, è di colpo trasformato nelle molecole dell'aria che respira, che lei scalda con il suo corpo..e mi sembra di vederla tornare a casa e baciare il suo uomo..il corpo soddisfatto dalle mie carezze ed il cuore gonfio d'amore per lui..

Sorrido di me stesso, dei miei pensieri, dei miei proponimenti..e ricomincio di nuovo a vivere in attesa di rivederla..