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Quasi ora di pranzo
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Titolo:
Quasi ora di pranzo |
Autore:
Ciadel |
Contatto:
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Racconto
n° 2708 |
Altri
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Finalmente una giornata di sole. Bene, casa libera e una mattinata da dedicare ai lavori domestici; meglio darsi da fare. Azz... La giornata inizia piuttosto storta, riesco a macchiarmi la maglietta con il caffé: due medaglie al valore, proprio tra le tette! Bah, oggi con l'abbigliamento non ci siamo proprio: i vecchi jeans che ho scelto sono troppo stretti e, ogni volta che mi abbasso, le cuciture mi penetrano l'inguine segnandomi nel corpo e... nel morale. Sì, sì! Quel posticino ce l'ho molto sensibile, piegati adesso, abbassati dopo... ecco! Ma si può!? Dopo mezz'ora di questa ginnastica sono eccitata da matti e nella testa viaggiano strane fantasie. No! Così non si può andare avanti, urge un cambio d'abito. In fondo devo essere un po' scema, o almeno masochista. Opto per un comodo camicione dal tessuto fresco allacciato sul davanti. Peccato che è troppo corto e troppo scollato, pochi i bottoni che tengono la stoffa. Insomma mi si vede tutto, ad ogni movimento mi si scoprono le cosce. Le tette si liberano dal minimo riparo della stoffa. Se poi aggiungo che il mio intimo è assolutamente minimale, impalpabile, trasparente e non aiuta certo la pace dei sensi, il quadro è completo. Non è che io sia così esibizionista, o almeno non senza uno scopo. Sarà perchè ero già eccitata da prima, saranno i pensieri, ma insomma la tensione non scende. Accendo un po' di musica, bevo un bicchiere di succo e poi cerco di concentrarmi sulle mie faccende. Ufff... ora mi scappa pure! Vado in bagno, sollevo il camicione, azz... La retina rosa del mio tanghetto è inzuppata, devo cambiarmi. Soddisfo il bisogno impellente, ma poi torno all'altro bisogno, solo poco meno impellente. Mi tocco, tanto per controllare la situazione. L'amica tra le cosce è proprio su di giri, lei sarebbe già bella pronta, ben lubrificata e dilatata... lì, a braccia aperte. Ma io adesso non ho nulla di buono per soddisfarla. Me la immagino perplessa e delusa dalla circonferenza del mio dito che è entrato a solleticarla, ci vorrebbe ben altro. Salgo un poco con la mano a fare un po' di pressione sul bottone turgido che domina la valle, mi scappa un sospirone. Hey, mi sa che da qui per un attimo non esco, me la guardo. Sì, che mi piace guardarmi quando mi tocco, che male c'è? La mia testolina vaga tra le fantasie più eccitanti e più inconfessabili. Ormai sono lanciata, ma incredibilmente fatico ad arrivare al momento dell'estasi, nonostante l'impegno, niente! Almeno mi calasse il desiderio, invece... una vera tortura. Ad alta voce mi sfugge il pensiero del momento: “Cazzo! Vorrei essere scopata, dal primo che passa. Non c'è un idraiulico? Il postino o un vigile... un vicino, vi prego. Qualcuno venga a salvarmi!" Come se poi accettassi davvero quella situazione, ma la fantasia è fantasia e quindi libera a tutto. Poi mi metto a ridere constatando che l'unica persona che sarebbe potuta passare di qui è la mia amica Rosella. Beh, e perchè no!? Non sono lesbica e nemmeno bisex, ma se proprio dovessi fare qualche cosa con una donna... con lei forse ci riuscirei. Anzi, cerco di immaginarmi la scena. Dai, questo sì che mi carica, ora ce la posso fare. Sono vicinissima... sì! No! Driiiiiiiiiinnnnnn!!! Sul momento non mi rendo conto che quello scampanellio è reale, ma chi sarà? Driiiiiiiiiinnnnnn!!! Faccio la cosa più stupida che posso: interrompo le manovre sessuali ad un passo dall'orgasmo. Tiro su le mutande e, allacciandomi in fretta il possibile, corro alla porta. So di avere la faccia sconvolta, i muscoli del ventre si contraggono incazzati per l'interruzione inopportuna. Sono sudata, eccitata allo spasimo e mi tremano le gambe. Ma che ci faccio alla porta? Apro e guardo la faccia sorridente che mi osserva: “Ciao, scommettiamo che ti sei dimenticata di avermi detto di passare stamattina a riparare lo stendi biancheria a muro?” Lo fisso come una deficiente, sono a corto di fiato... balbetto un saluto imbarazzato e lo faccio entrare. Chissà perchè sono convinta che lui si sia accorto di quello che stavo facendo. Con la scusa di un caffé sparisco in cucina a riprendermi e sciacquarmi. La tensione non ne vuole sapere di passare, il cuore martella nel petto. Sento le vene del collo che pulsano furiosamente. Gli svolazzo attorno con il caffé e la mia camiciola sexy. Si accorge subito che mi esce tutto e sento il suo sguardo sulle poppe e sulle cosce, ma lui non fa una piega. Sono io che vado in bambola, oltretutto Gino è decisamente attraente, almeno per me. Mi muovo scompostamente, i primi due bottoni saltano lasciando uscire completamente un seno. Trattenuto a stento dal reggiseno trasparente si lascia vedere tutto, compreso un turgido ed arrossato capezzolo. L'amico mi guarda sorridendo. E' un tipo molto diretto e, purtroppo, molto corretto. Mi fa un complimento molto esplicito sul mio corpo e sul camicione, ma lo fa in modo dolce e garbato, con leggerezza. Sospiro imbarazzata. Non lo dico, ma vorrei che mi volasse addosso strappandomi via quella maledetta camicia, sto impazzendo. Cerco di sviare parlando del famoso coso da risistemare, ora è pieno, ma i panni sono asciutti. Lo avverto, li raccoglierò e potrà fare la famosa riparazione e... chissà se dopo penserà anche a me. Inutile illudersi, lo conosco. A meno che non gli metta io addosso le mani no, di suo Gino non lo farebbe, nemmeno se girassi completamente nuda. Un vero peccato. Usciamo al sole del mio terrazzotto con un grosso cestino per raccogliere il bucato. Inizio a riempirlo, alzo le braccia per quelli più in alto. Lui è dietro di me, di sicuro mi sta guardando le gambe scoperte. Dai, lo so che ti piaccio. Fai due passi avanti e prendimi alla sprovvista, no? Niente, si limita a godere del panorama. Mi chino, ora tocca a quelli stesi più in basso. Azz... pure la folata d'aria ci si mette. Resto con il sedere all'aria completa,mente esposto alla sua vista. Penso di girarmi e di saltargli addosso, ma non controllo bene i movimenti. Mi sporgo troppo in avanti, le cose sfuggono dalle mie mani. Non lo faccio apposta, la parola “aiuto” mi esce da sola. Gino arriva subito in mio soccorso, mi passa un braccio muscoloso attorno ai fianchi trattenendomi. Cerco di ritrovare l'equilibrio, indietreggio. Lui invece avanza. Il suo pene in erezione dentro ai calzoni finisce per incunearsi perfettamente tra le mie natiche. Un movimento istintivo, non cercato. Io però, a quel contatto caldo, non capisco più nulla. Mi cedono le gambe. Ora l'ho fatto preoccupare davvero, sente che sto per scivolare a terra. Mi sorregge con decisione, una mano finisce a stringermi su una tetta. Chiede scusa, io rispondo con un gemito e la scusa che stato un capogiro. Mi chiedo che cosa accadrà adesso, a dire la verità sono un pochino spaventata. Non da lui di sicuro, ma delle reazioni che potrei avere io. Come se fossi senza peso, mi solleva e mi porta in casa, con delicatezza mi posa sul divano. Il maledetto indumento si è allentato completamente e così Gino, grazie alla mia biancheria trasparente, è come se mi vedesse completamente nuda. Non mi dispiace affatto. Abbandono la testa sull'imbottitura, chiudo gli occhi e resto ferma, senza fare il minimo tentativo di coprirmi. Lui sparisce a prendere un bicchiere d'acqua, poi si siede accanto a me e mi aiuta a buttare giù due sorsi di liquido fresco. Mi scosta i capelli dal viso e mi accarezza una guancia, ha il viso preoccupato, se sapesse. Gli sorrido e lo ringrazio, mi è venuta una strana voce roca. Come una scema resto a fissare la sua bocca, passo la lingua sulle mie labbra. Ancora, non posso farne a meno. Dischiudo le labbra. Mi rendo conto che, più esplicito di così, quell'invito a baciarmi non poteva essere. Eppure resto sorpresa quando sento addosso la sua bocca. Lo lascio fare, è delicato e ha un buon sapore. Gli faccio spazio, lui capisce e mi fa una visita completa al cavo orale. Sa il fatto suo, e chi lo avrebbe detto che baciava così bene! Scivolo un poco in basso e mi giro in modo da facilitare quei baci profondi. Rispondo al suo frugare, mi aggrappo a lui e inizio a sospirare forte. Stringo le gambe e sfrego le cosce, non sopporto più nemmeno il velo leggero del tanga. Continua a baciarmi, scende con le labbra sul mio collo. La mano accarezza i miei fianchi e le gambe, la afferro e la sposto sul petto stringendola sopra il mio seno. Ci baciamo ancora, cerco la sua lingua alla disperata, senza fiato. Mi sento male, mi stacco e, con un filo di voce, gli confesso tutto. Non so perchè, ma lo faccio fino ai particolari. Gino mi guarda dolcemente con comprensione dicendomi che lo aveva capito. La sua mano, finalmente, mi finisce tra le gambe. Mi esce un gemito dalle labbra, lui mi sfila le mutandine. Mi vergogno di come sono ridotte, Gino non ci bada e inizia subito ad accarezzarmi. E' un vero campione, ha il tocco giusto, profondo e deciso, poi morbido e leggero. Troppo per me, protesto. Gli confesso che così non potrò resistere. Mi lascia, sorride... mamma mia e ora che fa? Chiudo gli occhi, non ci credo! Senza esitazioni è sceso con il viso verso il mio ventre, mi bacia le gambe, sento il suo mento premere sul pube e la sua lingua accarezzare il clitoride. Mi rendo conto di essermi lasciata andare totalmente, allargo le gambe e premo con le mani la sua testa sul mio sesso. Gemo e mugulo senza nessun ritegno, sospiro, mi lamento. Inarco il bacino per sentire meglio la sua lingua e le dita che mi rovistano nel profondo, afferro i capezzoli con le dita stringendoli forte, fino a farmi male. Qualche cosa sta per esplodere dentro di me, ma Gino rallenta, si fa più delicato lasciandomi in surplasse e senza riuscire a respirare. “ Nooooooooo... ti prego” Sa i tempi giusti l'amico, mi porta in alto e poi mi lascia cadere nella vertigine. Mi libero con un urlo indecente, tutti i miei muscoli tesi allo spasimo. Giuro, un orgasmo così, è la prima volta. Lo assaporo fin in fondo godendomi le nuvole nella testa e il fuoco tra le gambe. Lo guardo, è bellissimo, sorride tranquillo. Mi accarezza dolcemente i seni, composto e soddisfatto della sua opera. Vuoi vedere che è così rispettoso da non chiedere nulla per se? Gli dico due frasettine dolci di ringraziamento e per tastare il terreno... Azz. Ho ragione, lui è felice di avermi fatto godere e non vuole nulla in cambio. Nemmeno a farti con lo stampo saresti venuto così bene, caro mio. Mi domando per quale motivo non ti avevo mai considerato diversamente dall'amico, è tardi per piangere sul passato. Mi alzo in piedi. Ma per il futuro... Lo bacio, la sua bocca ha ancora il gusto del mio corpo. L'eccitazione mi torna violenta. Questo è il momento dell'artiglieria mio caro Gino. Non ho nessuna intenzione di lasciarti con un pugno di mosche... sei così bravo e generoso con gli aperitivi, adesso voglio proprio assaggiare il piatto della casa... in fondo è quasi ora di pranzo, no?
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