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L'Angelo ed il Lupo
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Titolo: L'Angelo ed il Lupo
Autore: Comando
Contatto:
Racconto n° 2715
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Un giorno l’Angelo si risvegliò, stiracchiò le ali, si guardò intorno e decise che il corpo in cui si trovava non era male solo che gli andava un po’ stretto. Aveva voglia di volare, sentiva che la sua energia traboccava, ma era prigioniera. Cercò allora di rendere più etereo il tutto e librarsi ma non vi riusciva. Quel corpo era abitato anche dal Lupo che lo teneva ben saldo pregno nel suo istinto terreno. Per un po’ l’Angelo si divincolò, cerco di tirare, spingere e, prova oggi, prova domani, riuscì a crearsi i suoi spazi allargandosi sempre di più. Di tanto in tanto poteva librarsi alto nel cielo sino a che il Lupo, digrignando i denti e muovendosi nervoso gli ricordava che non era il solo inquilino e reclamava i suoi spazi. Gli anni trascorrevano veloci tra quel alternarsi in cui ora l’uno, ora l’altro prevaleva e nessuno dei due si rendeva conto che in fondo a pagarne le conseguenze era il Corpo che in ogni caso invecchiava. Un giorno questi si ribellò, non riusciva a far coesistere entrambi e capì che doveva prendere una decisione: uno dei due sarebbe dovuto andare via, ma, come fare? Sfrattare un Angelo? Un’ impresa. Lui guardava silenzioso ed aspettava, sapeva che alla fine non vi era coraggio di mandarlo via, il suo silenzio e la coscienza giocavano a suo favore.
Il Corpo ci pensò a lungo, una soluzione bisognava pur trovarla, non si poteva andare avanti così; quei due, insieme, continuavano a farla da padroni ed era ora che capissero che era stufo. Il Lupo premeva, si guardava attorno fiutando l’aria, alzava la testa immobile quasi a percepire rumori e sensazioni inaudibili e sempre di più scalpitava.
Alla fine la decisione fu presa. L’Angelo sarebbe stato rinchiuso, non mandato via ma semplicemente rinchiuso. Il Corpo chiese aiuto alla Mente, fu aperta una cella e fatto entrare l’Angelo, lui si girò per un attimo, lo guardò con occhi tristi, poi la porta si rinchiuse ed il lucchetto dell’oblio vi fu posto.
Il Lupo, improvvisamente, per la prima volta nella sua vita si trovò libero di muoversi senza che nessuno lo frenasse, ebbe un attimo di smarrimento, poi trotterellando, annusò l’aria incamminandosi. La forza dell’Angelo era rimasta nell’aria e lui la fece sua, la distillò e ne fece essenza trasmutandola in se attraverso l’istinto, sentì in se crescere qualcosa come una nuova energia che fuoriusciva e veniva riconosciuta. Corse per i boschi, libero finalmente di essere se stesso, percepì nuovi odori, assaporò nuovi sapori ed ogni volta che pensava di essere sazio si accorgeva di avere ancora fame, arrivò a non finire pasto che già ne iniziava un altro, ma sentiva sempre dentro di se un senso di vuoto. Appagato da un lato, felice di vivere intensamente ogni cosa, aveva in se momenti di insoddisfazione. Qualche volta si domandava cosa fosse, cosa non andasse: aveva tutto ciò che voleva ci ragionava un po’ sopra, si fermava tra i boschi inclinando la testa quasi a cercare di percepire se stesso, poi si dava una scrollata e riprendeva a fiutare. Il Corpo stava bene ora, anche se a tratti sentiva come un’assenza, ma capiva che era stata l’unica cosa da fare e il lucchetto dell’oblio era ben chiuso.
Un giorno il Lupo passeggiava tra gli aghi di pino e l’aspro odore di resina, periodo di stanchezza dopo tanto correre, quando su un ramo incontrò un Gufo, anzi se si può dire, una “Gufa”, strana creatura, un po’ magica, con una peculiarità: se apriva le ali e volava si trasformava in un Falco dalla vista acuta e questo di certo non era normale.
Fu una reciproca attrazione, come se l’uno, vedendo l’altro ritrovasse un suo pari. Eppure erano animali così diversi, il Lupo si sedette e cominciò a guardarla, occhi negli occhi attratto da un filo invisibile. Il Gufo dischiuse le ali e scese al suolo, non aveva paura, anzi, neppure l’aveva notato prima, quando lui passava, ma, questa volta, qualcosa nel suo atteggiamento lo aveva colpito. Scrollò le piume e gonfiò la testa, poi si mise serena ad ascoltarlo, sentiva che voleva capire chi fosse e, con meraviglia, entrambi scoprirono di venire da luoghi simili. Lui le raccontava la sua storia, di quanto era stanco e di quel qualcosa che gli mancava, ma non sapeva cosa fosse e lei sorrise: aveva davvero un bel sorriso e gli occhi che le brillavano. Parlarono a lungo, un po’ di tutto e fu uno scoprirsi: ognuno ritrovava un po’ di se dentro l’altro; ognuno sapeva perfettamente cosa si intendesse senza dover spiegare. Non era una cosa cui erano abituati e questo li fece sentire legati sempre di più. Poi lei gli chiese di liberare l’Angelo, farlo volare al suo fianco con le ali aperte e nello stesso tempo avere anche Lupo. Lui la guardò perplesso, ricordava Corpo come stava male per colpa loro e come lui stesso doveva ritirarsi quando Angelo arrivava: il solo pensiero di liberarlo lo preoccupava, non voleva rivivere quei momenti fatti di dolore. Lei si allontanò per un attimo, dischiuse le ali e si librò nel cielo, un raggio di sole la colpì mentre girava su Lupo e si trasformò dinanzi ai suoi occhi in Falco.
–Ecco vedi? Si può essere Gufo e Falco, gli disse atterrando dinanzi, le ali ebbero un ultimo guizzo e si rinchiusero, sorrise inclinando la testa ed aspettò. Lupo la guardò pensieroso, avrebbe voluto che ciò avvenisse, in fondo non portava alcun rancore verso Angelo, ma erano due nature così contrapposte, da non riuscire a convivere contemporaneamente in Corpo. In un primo tempo pensò di andare via, lasciare Gufo in quel punto della foresta e proseguire la sua strada ma, sentiva un qualcosa di indefinito in se che glielo impediva.
Passò un giorno, due, egli si allontanava ma nel far della notte, quando lei si svegliava, non poteva fare a meno di cercarla. Certe volte il suo pensiero gli sovveniva durante il giorno, se lo ritrovava lì, senza preavviso a passeggiare per la sua mente. Mille paure lo attanagliavano: liberare Angelo? Rimuginava su questa cosa e proprio non gli scendeva giù fino a che una sera, mentre parlavano, cadde il silenzio. Quasi come se fosse qualcosa di tacito Gufo socchiuse gli occhi e Lupo anche, qualcosa si staccò da loro e si fuse. Era una sensazione bellissima, nessuno dei due parlava eppure si parlavano, come un flusso di energia che scorresse fra loro, sospesi insieme, in un posto senza spazio e senza tempo. Sensazione unica, mai provata per entrambi con quella intensità e da allora fu un ricercarla sempre di più. Ogni volta il tempo perdeva il senso di essere, scorrevano i minuti sino a diventare ore e solo la forza di dover ritornare indietro li costringeva a staccarsi. Ogni volta un dolore in quella separazione mentre le membra riprendevano il controllo, Corpo che assisteva a quel mutamento si ritrovava a doversi riattivare, tutte le sue funzioni sembravano congelate, ogni muscolo rimasto fermo era dolorante ma già il tempo aveva ripreso il suo corso e già il desiderio di ritornare indietro.
Una sera Lupo decise: - Ti Voglio! Voglio darti Angelo e Lupo ma non so come fare.
- Anche io ti voglio. - Disse Gufo. – Dammi la mano e ti aiuterò. - Lupo allungò timidamente la zampa, digrignò i denti soffiando e sfiorò il viso di Gufo che rimase immobile, fu un brivido che li percorse entrambi, chiusero per un attimo gli occhi per poi riaprirli. Ai loro occhi non più pelo e piume ma un uomo ed una donna. –Gufo, sei tu? - Disse Lupo prendendole le mani. –Si, Lupo, sono io, Gufo e Falco e tu sei Lupo ed Angelo, ti voglio. - I loro corpi fremevano, si esploravano con le mani, con gli occhi, ogni parte più nascosta fu rivelata mentre le lingue insaziabili percorrevano ogni anfratto sino a culminare in un bacio. Mani che stringevano con forza e accarezzavano con dolcezza, unghie che graffiavano la pelle donando sottile piacere. Ognuno coglieva l’odore dell’altro e se ne riempiva le narici, ne gustava il sapore ed il piacere di quel donarsi senza pudore.
Si presero con dolcezza, si presero con forza: il desiderio scioglieva i loro ventri ed il fuoco serpeggiava sotto la loro pelle, il corpo di lei si inarcò al suo entrare e lo accolse profondamente, il suo respiro la avvolse e la carezzò dolcemente, mentre il ritmico ondeggiare dei suoi lombi le donava infinito piacere. Il mondo scomparve e vi furono solo loro in una bolla temporale sospesa nell’infinito, due corpi avvinti, due anime fuse, non vi era più Gufo, non vi era più Angelo né Falco o Lupo. Il piacere del corpo si unì all’anima e fu una sola cosa, una goccia di acqua ferma nell’istante di cadere. Giacquero stanchi ed esamini dopo aver donato tutto di se, l’uno nell’altro senza staccarsi. Lui la guardò negli occhi, nel momento in cui il tempo riprendeva il suo corso, con uno sguardo dolce che aveva il dolore del distacco, le sfiorò il viso con due dita, in modo lieve quasi temendo di farle male e poi sorrise. Fu il silenzio e la consapevolezza di ciò che era stato, fu la sofferenza di aver toccato il cielo e la terra. Un cieco che vedesse i colori per un’ora e poi ripiombare nell’oscurità, un sordo cui fosse dato di udire una musica celestiale e poi non più. Ciò che era avvenuto era oro e luce, miele ed odor di pini, sapevano ora che ciò che era stato li avrebbe legati per sempre. A nulla sarebbe valso percorrere strade diverse, alla fine si sarebbero sempre ritrovati.