I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
La dama del castello sul lago ghiacciato
Biblioteca
Titolo: La dama del castello sul lago ghiacciato
Autore: Spiritolibero
Contatto:
Racconto n° 2719
Altri racconti dello stesso Autore:
Per staccare un po’ da tutto, avevo deciso di fare una piccola vacanza. Qualche giorno lontano da tutto e da tutti mi avrebbe fatto bene. Ero stato in Russia ma, dopo la caduta del muro di Berlino, desideravo visitare i paesi sul Baltico. Così presi l’Atlante e decisi che dove sarebbe caduta la penna, sarei andato in vacanza. Il segno della biro era su Vilnius, quindi era in Lituania che dovevo andare. Mi informai un po’ sul paese, in questi giorni il freddo è davvero micidiale, ma ormai mi ero affidato alla sorte e volevo rispettare il destino. Chiamai l’agenzia e prenotai il volo. Dovevo partire il giovedì alle 14 e tornare lunedì successivo. Il viaggio fu senza problemi ma, appena sceso dalla scaletta dell’aereo, capii che avrei avuto a che fare con un freddo che non avevo mai sentito prima. Arrivai al mio albergo e, disfatte le valige, decisi di andare in sauna e poi di regalarmi un bagno rilassante nell’immensa vasca idromassaggio. “Good evening mister Marco, is Litja, has need of something?”. Aprii gli occhi e vidi una figura di donna bellissima. Bionda, occhi verde mare, un corpo stupendo si intravedeva sotto la maglietta e la gonna con leggera apertura che scoprivano due bellissime gambe avvolte da autoreggenti sottilissimi neri. “Hello Litja," risposi farfugliando "for the moment is ok, thanks”. Lei mi sorrise vedendomi impacciato nel mio inglese un po’ approssimativo e mi salutò. Andai a letto senza cena pensando al giorno dopo. Volevo andare a visitare un Castello situato sul lago a Trakai a pochi chilometri da Vilnius. “Sorry, is a lot distant Trakai?”, chiesi al ragazzo della reception. “No mister" mi rispose "approximately 30 kilometers”. Ma stia attento alla signora del castello aggiunse, sorridendo. Lì per lì, non diedi peso a quello che mi aveva detto. Presi un taxi e, per ingannare il tempo del viaggio, chiesi all’autista informazioni su questa donna del castello. “Signore" mi disse "la leggenda dice che la signora del castello sceglieva i suoi amanti, trascorreva con loro una notte di passione infuocata e poi li buttava giù nel lago, dopo averli drogati, dalla torre più alta del castello. Sono leggende, ma qualcuno si è talmente immedesimato che non è più tornato”. Mentre ringraziavo l’autista ecco apparire di fronte a me il lago di Trakai, completamente ghiacciato. Un lago immenso che si perdeva all’orizzonte; il castello si ergeva imponente e maestoso davanti ai miei occhi. Era bellissimo. Entrai, non lo nascondo, con un po’ di timore pensando a quello che mi aveva detto l’autista. Mi guardavo intorno con circospezione cercando di cogliere un segno dalla misteriosa signora. Ad un tratto un quadro rapì il mio sguardo: una figura di donna, molto bella, che sembrava fissarmi con i suoi occhi verdi. Due smeraldi molto intensi da cui non riuscivo a togliere il mio sguardo. Tutto intorno a me sembrava vuoto. Ero come isolato, solo con quella figura di donna misteriosa che continuava a fissarmi. “Sono Ioreta, ma tutti mi conoscono come la signora del castello”. Mi girai di scatto ma non c’era nessuno. Chi aveva parlato? Eppure avevo sentito la voce: dolce e autoritaria allo stesso tempo. “Vieni da me, non aver paura”. Allungò la sua mano come a volermi portare nella sua stanza da letto così come era il dipinto. La mia mente si annebbiò e mi ritrovai con lei, mano nella mano. “Ma....” “Silenzio.” mi disse “Sarai anche tu una mia vittima come le altre”. “Perché le ammazzi?” “Gli uomini non conoscono la dolcezza, non conoscono l’amore puro fatto di sguardi, di intense emozioni che invitano a vivere le sensazioni stupende che solo un amore vero può dare. Volete tutto, subito... Sarà cosi anche per te”. La fissai negli occhi cercando di capire i motivi del suo astio per gli uomini. “Non guardarmi cosi” mi disse con voce forte. “I tuoi occhi sono dolci, parlano di dolcezza. C’è una luce positiva. Non guardarmi...”
Ora mi stringeva forte le mani. “Ho voglia di baciarti, di sfiorare il tuo corpo, devi essere mio e poi ti ammazzerò, come gli altri”. Mi portò davanti al camino acceso, emanava un calore eccitante ed il grande tappeto davanti ed esso alimentava l’eccitazione di un luogo magico. Eravamo nudi. Non riuscivo più a controllarmi. Volevo prima capire, ma era come se una forza occulta si fosse impossessata di me. “Ecco, adesso prendimi”. Aveva un corpo da sogno. I lunghi capelli biondi sul seno che non nascondevano i capezzoli turgidi di un colore rosa acceso. Con le dita cominciai a sfiorarla lungo il corpo. Dolcemente, disegnando il suo profilo dalla fronte, soffermandomi sulle labbra, sfiorandole i capezzoli e poi giù, piano piano, toccando l’ombelico e sfiorando il suo paradiso che rispondeva con piccoli colpi di bacino alle mie sollecitazioni. “Lo sapevo che...” Zitta le dissi. E mentre la guardavo negli occhi, continuavo a sfiorare il suo corpo con le mie dita. Il fuoco del camino ci eccitava. La misteriosa signora ormai era avvolta da un desiderio irrefrenabile. La sentivo gemere sotto le mie mani che la accarezzavano da tutte le parti. Si girò ed io capii che voleva essere accarezzata ancora. Così con le dita disegnai ancora il suo profilo dalla nuca giu attraverso la spina dorsale fino alle natiche per poi risalire sempre dolcemente su... Con la lingua disegnavo ancora il suo profilo; godeva, ed i suoi occhi mi imploravano di non fermarmi. Presi il suo nettare con due dita e la portai alla mia bocca e poi la baciai a lungo, intensamente, mentre lei era presa da un desiderio incontenibile. “Amami” mi disse. “Fammi tua”. No, risposi io, adesso hai conosciuto la dolcezza degli uomini. Ora puoi anche ammazzarmi. “Vieni” mi disse. Mi portò vicino ad una finestra. Guardai giù e vidi tantissime croci. “Da questa finestra uccido gli uomini”, mi disse. “Oggi ho conosciuto la dolcezza pura, l’intensità di un amplesso fatto solo di sguardi e di carezze”.
“Prima hai detto lo sapevo, che cosa?”. “Lo sapevo che saresti arrivato...” mi disse toccandomi le labbra con la sua mano. Di colpo mi ritrovai dentro il taxi. “Signore, mi disse l’autista, la dama del castello è veramente una gran donna e lei è molto fortunato”. “Sì” dissi, con la misteriosa signora ancora negli occhi.