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A lui piace così
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Titolo:
A lui piace così |
Autore:
Xianjuan |
Contatto:
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Racconto
n° 2723 |
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Il suo sguardo si acquatta sornione dietro le palpebre grandi, dal taglio dritto, ombreggiate dalle lunghe ciglia nere. Le palpebre, complici delle sue parole, si abbassano nascondendo le iridi nocciola per consentirgli di fingere che i suoi pensieri siano davvero concentrati sugli argomenti quotidiani di cui sta parlando. Ma io sento il percorso bruciante delle sue pupille sul mio viso, sento che i suoi occhi aspettano al varco il passaggio del mio sguardo per catturarlo. E, come richiamati dall’irresistibile canto delle sirene, ecco i miei occhi si sollevano, malgrado la mia volontà, e si lasciano magnetizzare dalla forza del suo meraviglioso incantesimo. La sua lingua occhieggia innocente fra le labbra mentre il suo sguardo parla alle profondità della mia anima, muovendo le corde dei miei più nascosti desideri. Chi non conosce il nostro codice segreto può essere indotto a pensare ad un ordinario gesto per umettare le mucose. Ma io so, il mio corpo sa cosa vuole dire quell’innocente gesto, quale ordine implacabile nasconde, il mio corpo sa che dovrà a breve ubbidire. Ed il mio corpo risponde e si prepara felice a ricevere il desiderato comando: sento il calore espandersi dal centro verso il cuore, che già comincia a pompare più veloce, e da quel centro emana una profumata umidità il cui afrore mi spinge ad arrossire nel timore che qualcun'altro, oltre al mio padrone, possa percepire la violenza della mia eccitazione. Sento bagnarsi il pizzo delle calze autoreggenti e non vedo l’ora di potermi sedere per stringere un po’ i muscoli delle gambe, nel vano tentativo di calmare l’onda impetuosa che mi assale, anche se la posizione seduta mi fa percepire ancora più nettamente la disponibilità estrema del centro del mio corpo che pulsa e si apre senza ritegno sempre di più ad ogni vibrazione, e so che non si fermerà se non dopo aver vissuto il momento supremo. Quel momento potrebbe anche tardare ad arrivare e la paura di obbedire si trasforma in impazienza di subire. I miei sensi sono pronti, all’erta, pronti a percepire il più piccolo cenno di comando di cui il mio padrone vorrà degnarmi. Mentre aspetto, sento dentro la mia bocca la lingua prepararsi a degustare il lauto banchetto. Sento la punta riscaldarsi, la saliva invadere la cavità che sarà a breve riempita da quella fremente durezza; le labbra si riempiono e si arrossano, le guance si rilassano. Mi metto il rossetto scuro, quello che piace a lui e che mi sta così tanto bene, accende la mia carnagione chiara ed esalta le mie iridi verde smeraldo contro i miei capelli color cioccolato. Le mie mani lavorano imperturbabili ai gesti quotidiani ed io cerco di percepire se la loro pelle è sufficientemente morbida per le sensibili esigenze del mio padrone. Controllo velocemente unghie e pellicine, perché le mie piccole dita non devono graffiare ma gentilmente accarezzare sulla scia umida della mia lingua, i miei palmi devono scorrere accompagnando la corsa del suo piacere dentro la mia bocca. La mia pelle è perfettamente liscia, grazie all’affilato rasoio che passa tutte le mattine per esaltare minaccioso la mia intima morbidezza. L’olio, con cui ogni giorno mi massaggio, rende arrendevoli le mie porte, disponibili anche al più duro passaggio. Per accedere basta solo sollevare l’ampia gonna che avvolge i miei fianchi generosi; le sue dita maschie non devono superare ostacoli per affondare nel mio dolce miele segreto. Ma ecco, il momento è arrivato. Lui entra nella stanza, chiude la porta, si siede nella sua poltrona e rimane fermo fingendo indifferenza, consapevole di fomentare la mia ansiosa attesa. Mi avvicino con lo sguardo basso, titubante, timorosa che il mio capriccioso padrone possa avere cambiato idea. La sua mano si solleva, mi indica il posto accanto a lui, mi concede di sedermi. Mi guarda negli occhi, mi accarezza i capelli e mi sorride tenero e amorevole. Mi ama sopra ogni cosa, io lo so, ed è per questo che io sono sua e di nessun altro al mondo. La sua mano da lieve diventa forte e pesante, mi spinge giù, a compiere il mio dovere. Mi inginocchio davanti a lui e lo accarezzo con le mie guance. Esco la lingua e lo guardo negli occhi per comunicargli la mia totale disponibilità all’obbedienza. Si limita ad offrirsi; dovrò fare io il resto del lavoro: slacciare la cintura, slacciare i tre bottoni, liberare il mio sovrano prigioniero e la sua corte. Oggi lo consolerò lavorando bene, partendo dal basso con la mia lingua larga, assaporando le venature scure ed ogni grinza della pelle, arrivando calda ed umida fino alla punta che circumnavigherò con cura, fino ad arrivare alla bocca del vulcano. Le mie labbra si apriranno arrendevoli ma non troppo, consentendo al re di entrare nella calda caverna. Le sue mani, lo so, spingeranno la mia testa in basso affinché il fondo della mia gola possa assaporare la minaccia. Ed io mi solleverò succhiando la prima goccia di nettare; ma non è che l’inizio. Ritornata in cima alla montagna, percorrerò il sentiero interrotto da quel filo sul quale la mia lingua frullerà con leggerezza per poi succhiare ancora ed ancora affondare. Poi lascerò che il mio sovrano esca dalla caverna a respirare. La mia lingua sarà libera di accedere all’universo del piacere, la mia bocca accoglierà gli scrigni dove è racchiuso il tesoro che sto conquistando e li renderà lucidi e bagnati. Le mie mani correranno alla mia fonte; le dita entreranno a raccogliere tutto il succo che potranno per portarlo vicino alla mia bocca, per farlo scivolare nel gran canyon che si apre sotto il mio mento e che mi verrà consentito eccezionalmente di esplorare con la lingua. Se sarò brava, molto brava, potrò penetrarlo con le dita: dovrò stare attenta perché potrebbe provocare un inasprimento della mia punizione e la reazione sarà immediata e violenta. Le sue mani forti mi solleveranno e da inginocchiata davanti a lui mi ritroverò al suo fianco anche se china a quattro zampe con il suo scettro di nuovo dentro la mia bocca. Il mio corpo offrirà la morbida curva del mio angolo retto alle sue sculacciate che arriveranno schioccanti e dolorose. Quando la mia candida pelle sarà rossa e bianca e mostrerà i segni delle sue mani pesanti, e le mie mascelle saranno doloranti per lo sforzo di restare aperte e di succhiare senza posa, allora mi solleverà la testa e mi darà l’indice e il medio da leccare. Mi converrà farlo bene e renderli ben lubrificati, perché entreranno senza pietà dall’ingresso sul retro con lo stesso ritmo con cui la mia testa sarà spinta dalle sue mani su di lui e mi marchieranno a fuoco come schiava. Il vulcano esploderà violento ed io berrò golosa la deliziosa lava rovente spinta dai sussulti dell’intero pianeta. E quando l’universo avrà assorbito l’urto di questo immane cataclisma, i suoi occhi teneri incontreranno ancora i miei, stavolta non più crudeli ma sorridenti. E mi dirà “Ti amo, bambina”, scendendo ad abbeverarsi lento alla mia fonte spalancata dalla quale trarrà un milione di onde concentriche che, richiudendola dolcemente, mi condurranno fino al paradiso. A lui piace così, ed anche a me.
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