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La collezione di foulard
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Titolo:
La collezione di foulard |
Autore:
English Gentleman |
Contatto:
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Racconto
n° 2732 |
Altri
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“Dimmi una cosa” mi chiedi con lo sguardo divertito di chi finge risentimento, “come mai è qualche giorno che ti vedo girare intorno al mio cassetto dei foulard, ogni volta che pensi che non ti stia guardando?” Sorrido, pensando che la serata appena trascorsa ad una festa di amici non ha smorzato la tua voglia di scherzare, e decido di stare al gioco. “Mi piacciono molto” rispondo, ricambiando il tuo con un sorriso che sfuma in un'impercettibile smorfia di malizia, mentre ti guardo sfilare l’elegante tubino nero che indossi. “Hanno un non so che di tenero e forte allo stesso tempo: la loro morbidezza sulla pelle è in netto contrasto con la resistenza che possono offrire…”. Mi guardi stupita, leggo un interrogativo sui lineamenti del tuo viso, non capisci dove stia divagando la mia mente, ma il lampo di interesse che accende i tuoi occhi mi fa capire che è giunto il momento di osare. “Sai,” riprendo, mentre mi avvicino a te e ti cingo le spalle da dietro, impedendoti di spogliarti oltre, “è un po’ di tempo che penso che vorrei dedicarmi a te in maniera speciale… “ Respiro la tua fragranza accarezzandoti i lunghi capelli scuri appoggiati sulle spalle: un profumo di rose delicate come solo St. Laurent poteva creare, ed ammiro il tuo splendido fisico di donna matura, ancora seminascosto da una parure - reggiseno e perizoma - di pizzo nero, le snelle gambe inguainate in un paio di calze autoreggenti coordinate. “Potrei anche essere disponibile…” dici solo all’apparenza casualmente, strofinando la nuca ed il collo contro le mie labbra, mentre il tuo corpo dice a chiare parole che ti stai abbandonando ai miei desideri. “Devi però promettermi che non opporrai resistenza… che potrò fare tutto quello che desidero con te… devi promettermi che ti fiderai – ciecamente – del mio amore per te!” Un sorrisetto nervoso ti scorre sulle labbra, non mi hai mai sentito parlare così; non sapere cosa ho intenzione di fare ti inquieta, e tuttavia la curiosità per qualcosa di nuovo che si introduce nella nostra vita sessuale ti intriga, e ti spinge a desiderare di andare avanti. “Promesso” sfugge dalle tue labbra con voce incerta. “Ah…” aggiungo casualmente, mentre le mie labbra scivolano dietro il tuo orecchio, solleticandone la cartilagine con la loro morbidezza, “dovrai anche lasciarmi libero accesso alla tua collezione di foulard”. “Mmmmmhhhh… e sia…” sospiri con un fremito di piacere. Apro il cassetto proibito, e di nuovo la fragranza del tuo profumo mi investe. Scelgo un foulard scuro, fondo nero con arabeschi oro, e comincio a piegarlo a triangolo: sarà il tuo schermo, la tua prigione per gli occhi e la tua libertà per i sensi. Ecco, la benda è pronta: la faccio scorrere sulle tue spalle, per farti saggiare la sua morbidezza, fino a farla scivolare sul viso, coprendoti gli occhi. “Ma… perché?” mi domandi sorpresa. “Gli occhi a volte sono un ostacolo” rispondo, “voglio che assapori ogni singolo istante, ogni mio gesto, usando gli altri sensi: dovrai acuirli al massimo, per compensare la mancanza della vista, e questo ti aprirà un mondo nuovo di sensazioni, che non credevi possibili”. Scelgo un secondo foulard: il suo colore a questo punto non ha più importanza, scelgo questo per la sua generosa dimensione, che mi consente di fasciarti i polsi, unendoli indissolubilmente. “Cosa…?” “Sshhhh…” ti interrompo con un bacio sulle labbra, “hai promesso di fidarti ciecamente, ricordi?” “Si ma… non mi aspettavo questo!” “Non devi aspettarti nulla... devi solo lasciarti guidare da me negli abissi di piacere in cui ti trasporterò. Non anticipare… vivi l’attimo presente. Ti ho legato i polsi perché non dovrai toccarti, né toccare me: sarai il ricettacolo delle mie attenzioni, farai fluire dentro di te tutte le sensazioni senza poter fare nulla per modificarle; le assaporerai pure, come ti si presenteranno, senza filtri o preconcetti.” Vedo che le mie parole non attenuano il tuo nervosismo, ma anche questo fa parte dell’eccitazione che senti crescere dentro di te: l’eccitazione dell’ignoto. Ti faccio salire in piedi al centro del letto, e con un altro foulard lego i tuoi polsi in alto, le braccia unite e sollevate sopra la testa, assicurate con un po’ di gioco al lampadario sopra di te. “Voglio che tu abbia una limitata libertà di movimento: potrai alzarti od abbassarti sulle gambe, potrai scegliere tu quando spingere e quando ritirarti, ma non potrai cambiare posizione.” bisbiglio allontanandomi da te. “Dove sei? Non ti sento” dici nervosamente. “Qui, seduto sul bordo del letto” rispondo, “sto ammirando il tuo splendido corpo in una posa nuova, che non avevo mai assaporato con gli occhi, e sto lasciando che questa visione si imprima a fondo nella memoria dei miei ricordi, come una delle immagini più sensuali che tu mi abbia mai mostrato”. Poi, con lentezza, mi riavvicino a te da dietro; accarezzo con piacere i tuoi seni, attraverso il reggiseno, seguendone il pizzo con la punta delle dita. Ecco, questo per lo meno è un gesto che conosci, che ti rassicura, che scioglie un po’ della tua tensione: e come in risposta alle mie attenzioni sento il tuo sodo fondoschiena strofinarsi sulla mia erezione, che sta cominciando a crescere. Infilo le dita avide sotto il reggiseno, accarezzo la rotondità dei tuoi seni, strofinando la punta dei polpastrelli sui capezzoli, mentre ti bacio il collo e la gola: da parte tua solo sospiri, ed un cuore che batte veloce… Sempre baciandoti il collo, scendo lungo le spalle, accarezzo le scapole; le mie labbra, morbide come petali di rosa, volteggiano sulla tua schiena, dispensando morbide carezze ad una pelle fremente di anticipazione. Con un fluido gesto sgancio la clip del tuo reggiseno che, privo di spalline, scivola lentamente sui capezzoli e sul seno, fino ai tuoi piedi, regalandoti un brivido di piacere. Ma la mia bocca non è sazia: la lingua continua a percorrere la tua schiena verso il basso, seguendo l’altalenante traccia delle vertebre, fino ad incontrare quel vezzoso triangolino di pizzo che appoggia delicatamente nell’incavo tra le natiche: con due dita infilate nel cordino sui fianchi lo faccio scivolare in giù, mentre con dolci morsetti saggio il turgore del tuo fondoschiena. Ora la mia erezione ha raggiunto il massimo, ed i boxer costituiscono un’angusta prigione: perdonami amore mio se per un istante smetto di dedicarmi a te e mi spoglio, con lentezza, accarezzandomi con piacere, pregustando la tua morbidezza. Mi siedo, dietro di te e sotto di te, prendendoti per le caviglie e divaricando un poco le tue gambe: un effluvio di eccitazione mi riempie le narici, mentre vedo le grandi labbra sporgere decisamente dal profilo della vulva, lucida come non l’avevo mai vista; piccole perle opalescenti l’adornano, ed un sottile velo di umori la pervade. Protendo una mano in avanti, ad avvolgerla nel palmo, mentre con la lingua frugo il solco delle natiche alla ricerca di un tenero bocciolo, di un fiore di carne in attesa di schiudersi. Fremi, lo vedo e lo sento: essere legata ed impossibilitata a muoverti ti infastidisce; non poter usare le mani per contraccambiare ti fa sentire a disagio; non poter assumere la posizione che vuoi per godere del tuo piacere ti fa sentire frustrata. “Scioglimi, ti prego, voglio prenderti in bocca mentre mi baci e succhi le piccole labbra… saprò ricambiare nel modo che ti piace di più… ma liberami da questa tortura” gemi, riuscendo a stento a controllare la tua voce tra un fremito di piacere ed un moto di stizza. “No tesoro… il piacere che provi è tale proprio perché non puoi fare ciò che vorresti… se ti sciogliessi ora tutta la tensione che amplifica le tue sensazioni svanirebbe, e non sarebbe più lo stesso: camminare sul filo del rasoio, da una parte il piacere puro, dall’altra l’incertezza, la paura, la frustrazione, è ciò che rende speciale questo gioco e così intense le sue sensazioni”, e così dicendo inizio a massaggiarti il collo del clitoride col dito medio, mentre col pollice sondo l’ingresso della vagina, inumidendolo prima di affondare. Ecco, ora che ti sei rassegnata è venuto il momento: con un movimento sincrono penetro nell’ano con la lingua e nella vagina col pollice; il foulard legato al lampadario si tende, sotto il peso del tuo corpo che spinge contro il mio viso e la mia mano; il tuo bacino rotea lentamente, mentre dalla tua gola provengono gemiti e sospiri capaci di eccitarmi sino al limite dell’orgasmo. Esploro con la lingua il contorno dell’ano, solleticandolo con piccoli colpetti della punta contro le pareti, mentre con il pollice vagabondo per la vagina alla ricerca di un morbido bottoncino spugnoso. Ti stupisci di come, nonostante tu sia bendata, un intero caleidoscopio di forme e colori ti si presenti dinanzi agli occhi: non credevi che il piacere potesse disegnare simili trame multicolori, vero? Gemi, mugoli, ansimi, dimentica del luogo e della posizione in cui ti trovi, intenta solo a seguire quelle scie di colori che le mie sapienti carezze dipingono nella tua mente, finchè il tuo sistema nervoso, sovraccarico di stimoli, dichiara la sua impossibilità a governare oltre il tuo corpo: un’altra lieve pressione sul punto G, ed un muto lampo accecante, seguito da una scarica elettrica, ti attraversa lungo tutta la colonna vertebrale, lasciandoti in preda al più intenso orgasmo che tu abbia mai provato. Mi rialzo dietro di te, e con un movimento repentino, afferrandoti per i fianchi, entro con decisione in te, facilitato dalla lubrificazione dei fluidi che l’orgasmo appena trascorso ha liberato copiosi: un gemito strozzato ti sfugge, come se fossi stata trafitta; affondo, con colpi lenti, misurati, decisi: voglio scuoterti fin nel profondo, e voglio farlo lentamente, per gustare ogni centimetro della tua femminilità; voglio sentirla contrarre, serrarsi intorno al mio membro alla spasmodica ricerca di ogni più infinitesima briciola di piacere, voglio sentirti tremare per lo sforzo. Ogni mia singola fibra muscolare si tende: le mani, bianche per la tensione, sono serrate sui tuoi fianchi, ad imprimere il ritmo; la schiena si incurva ritmicamente all’indietro, come un arco sul punto di scoccare uno strale; gli addominali, pietrificati dallo sforzo, mi fanno chiaramente intendere che domani anche un solo starnuto sarà un martirio … ma domani il ricordo di questi momenti lenirà qualsiasi dolore … oggi, l’attimo presente, è questo ciò che voglio vivere pienamente. Ti lasci trascinare da me come una nave senza timone in mezzo alla tempesta: sferzata senza tregua, sospinta verso l’alto e subito ricacciata in basso, in un vorticoso turbinìo di sensazioni; e quell’orgasmo, che ti sembrava affievolito, sfuggito, ritorna ora prepotente, ad ondate, più forte e travolgente di prima. Una serie di tremiti incontrollabili ti trascina via da quel filo del rasoio fino a poco prima cavalcato con titubanza, sprofondandoti nell’abisso cieco degli orgasmi multipli. Ti sento ansimare avidamente, annaspare alla disperata ricerca di ossigeno, mentre da parte mia l’enorme eccitazione, generata dalla vista del tuo splendido corpo, legato ed abbandonato al piacere, ha raggiunto il suo culmine: il tuo fremito convulso non fa altro che accelerare il mio tuffo in quell’abisso che anelo di condividere con te finché, con un ultimo affondo, riverso tutto il mio caldo piacere dentro la tua lussureggiante alcova, in una serie di spasmi liberatori, finché crolliamo entrambi sfiniti sul letto. … Ora posso scioglierti amore mio, e lasciarti adagiare esausta sul mio corpo, sotto le lenzuola, per un dolce riposo ristoratore. Domattina, al risveglio, avrai modo di rifarti, lo so...
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