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La Giornalista
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Titolo:
La Giornalista |
Autore:
Spiritolibero |
Contatto:
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Racconto
n° 2737 |
Altri
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Alzai di colpo gli occhi distogliendoli dal mio ennesimo articolo. Una ragazza era appena entrata nell’ufficio del direttore responsabile del mio giornale. Era in piedi davanti a lui ed io la vedevo di spalle. Lunghi capelli neri leggermente mossi. Minigonna mozzafiato e canottiera che non copriva nulla o quasi. “Ecco”, pensai tra me, “L’ennesima donna che vuol far carriera. Come se bastasse un culo e due tette da sballo”. Torno con gli occhi sul mio articolo da finire ma, nel frattempo, squilla il telefono interno. Il diretto mi chiama nel suo ufficio. “Ci risiamo”, dissi: “Dovrò fare da balia alla neo giornalista rampante”. Entrai nel suo ufficio. “Marco, disse il direttore, lei è Laura starà da noi in prova per sei mesi e tu…”. Non lo lasciai finire. “Lo so, dovrò farle da balia”, dissi quasi scocciato. “Cercherò di dare il meno fastidio possibile" mi disse "sperando di togliere il disturbo al più presto”. Insomma, lesse nei miei occhi, quello che pensavo. Beh, devo però ammettere che era davvero carina. Corpo esile ma con splendide forme. Dalla sua canottiera si evidenziavano due capezzoli grandi che quasi venivano fuori dal tessuto. Dopo avermi stretto la mano con molto vigore, tornò a sedersi e, mentre lo faceva, accavallò le gambe. Era senza slip. Ecco, lo sapevo. Un’altra che vuole far carriera con l’utero. Lesse il mio pensiero perché, rivolgendosi a me, disse: "Signor Marco, sono laureata in scienze delle comunicazioni con il massimo dei voti ed ho appena terminato un master in giornalismo. Vorrei fare esperienza qui ed il direttore mi ha appena detto che lei è un ottimo insegnante sul campo”. “Che stronza” pensai “Cerca di ingraziarsi la mia simpatia”. Allora possiamo cominciare subito se ti va. “Vieni andiamo nella mia stanza”. Mentre attraversavamo il corridoio della redazione sentivo indistintamente i commenti dei colleghi tipo: “Ecco il solito fortunato… Tutte lui se le prende le strafighe…”. Passava lungo il corridoio sculettando in maniera divina. Ci sedemmo nel mio studio, lei mi era di fronte. “Hai scritto già qualcosa?”. “Sì, signor Marco, ma non so se è il caso…”. “Intanto diamoci del tu e poi leggerò con piacere i tuoi scritti”. Cominciai a leggere, il condizionatore era basso, si stava bene, ma lei mostrava di avere caldo, o forse fingeva. Fatto sta che cominciò a dimenarsi sulla poltrona come infastidita dal caldo. La minigonna era salita più su e si intravedeva il pelo scolpito sulla sommità. Un piccolo ciuffetto che faceva venire voglia. Mi trattenni a stento perché il suo scritto cominciava: “Avevo ancora voglia di lui e seduta sul divano alzai leggermente la gonna e comincia a toccarmi…”. Stava realizzando il racconto. Leggevo e la guardavo. Le frasi del racconto e le sue movenze andavano di pari passo. Face scivolare una mano sotto la canottiera raggiungendo i suoi bellissimi seni e fingendo indifferenza stringeva ora l’uno ora l’altro, poi entrambi, mentre la sue labbra disegnavano smorfie di piacere. Ad un tratto mise un dito in bocca e poi lo fece scivolare furtivamente da sopra dentro la sua gonna che si scostò ancora di più. Avevo la sua bellissima figa davanti ai miei occhi. Si masturbava con dolcezza ed entrava dentro di lei ora con un dito ora con due... Il suo viso si illuminava di piacere. Ormai non leggevo più, perché quello che stava facendo era scritto e mi bastava guardarla per leggere. “Toccati” sussurrò appena. “Schizza per me… Inondami… Voglio la tua sborra violenta e bollente sulla mia figa". Cercavo di resistere, ma non ci riuscii. Con una mano tenevo il suo scritto mentre con l’altra slacciai la mia cintura di cuoio poi il bottone e la cerniera dei jeans. I miei boxer di viscosa neri aderenti aveva stampato il profilo del mio durissimo membro ed una piccola macchia era gia lì evidenziata. Lei dischiuse gli occhi e, con un piccolo sorriso, mi face capire che gradiva. Presi il mio membro ormai eccitato al limite e cominciai con piccoli movimenti su e giù. Le sue dita entravano sempre più dentro di lei, fino in fondo. Prendeva il suo clitoride, lo torturava. Lo stringeva forte, mentre le dita dell’altra mano erano nella sua bocca. Bagnava le dita e le passava sulle labbra. Il suo paradiso era aperto e me lo mostrò in tutto il suo splendore quando con le mani allargò entrambe le labbra facendo fare capolino al clitoride durissimo rosso vivo. Non resistevo, sentivo il mio piacere salire con violenza. Mi avvicinai un po' al tavolo e lei fece altrettanto. “Schizzami addosso” mi disse, tirandosi la gonna tutta all’insù e mostrando due gambe bellissime. “La voglio qui la tua sborra”, aprendosi ancora di più con le dita. Non fece in tempo a finire la frase che il mio schizzo violento e bollente attraversò la parte sottostante del tavolo e finì sulla sua figa aperta e bagnatissima. “E’ bollente e lo schizzo è davvero straordinario” disse prendendola con le dita e la gustò tutta nella bocca leccando e ingoiando avidamente. Mi ricomposi in fretta e lei fece altrettanto mentre nel frattempo entrò il direttore. “Allora come va?” disse. “Credo che diventerà un’ottima giornalista” dissi io. “Che stronzo” dissi tra me e lei con un sorriso, sembrò confermare: “Sì, sei proprio uno stronzo”.
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