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Filo d'erba
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Titolo:
Filo d'erba |
Autore:
Haimle |
Contatto:
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Racconto
n° 274 |
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Un filo d'erba mi riscuote dai miei sogni: sdraiata al sole mi godo i rumori della natura, il calore del pomeriggio inoltrato, lo sciabordio pigro delle acque del lago che, nelle mie vicinanze, sono filtrate dal canneto.
A pochi metri dallo spiazzo naturale dove prendo il sole, le roulotte del campeggio sono tutte un intenso movimento d'attività, fra chi sta preparando il barbecue per la cena serale e chi, come Mario, segue gli avvenimenti sportivi in TV.
Ha del miracoloso come, pur a poca distanza, questa piccola oasi che ho scoperto di recente mi preservi dai rumori e, soprattutto, dall'invadenza di certi campeggiatori che non hanno ancora capito la filosofia della vita "en plein air".
Il filo d'erba, portato dal vento, si è depositato su di una tetta procurandomi un leggero brivido: apro gli occhi e vedo un uccellino, davvero minuscolo che, con ammirevole lena si sposta velocemente da un punto all'altro, alternando con regolarità i rami d'appoggio: fantastico sul volatile che trasformo nell'ultimo modello di web cam, che consente di osservare mediante una cam mobile, telecomandata dall'operatore.
Mi osservo attraverso la camera e vedo una bella donna di mezza età, dai capelli troppo biondi per essere naturali e la cui falsità mi è testimoniata dai pochi peli rasi che, scuri, incorniciano la micina.
Una donna abbronzata, longilinea, dalle tette che anche la posizione supina non riesce a mortificare e dai capezzoli grossi e scuri, poco coerenti col capello chiaro.
Gioco a sdoppiarmi e ad immaginare come sarebbe osservare queste immagini sul monitor che la camera in movimento arricchisce di inquadrature in continuo divenire.
La mia mano comincia ad esplorare il collo sudato, le tette che al tatto cominciano a sentire un calore nuovo, non da temperatura esterna ma dalla sensazione di essere spiata da osservatori, da osservatrici che, pur non conoscendomi e nella certezza di non potermi identificare, seguono attentamente ogni mio movimento, ogni mia carezza, ogni cambio di posizione.
Dispongono anche di un audio che manda loro, insieme ai suoni della natura, anche i miei rantoli, quei suoni scomposti che più che seguire, propiziano la mia eccitazione.
Sono sola ma è come se un'intera rete televisiva fosse sintonizzata su me, sul mio corpo nudo, sulle mie mani che carezzano ora lievi, ora più insinuanti, alla ricerca di ampie superfici e di piccoli anfratti, di umide cavità che solo io sento al tatto ma che i miei mugolii fanno immaginare: rantoli e mugolii che riescono a convincere anche me. Adesso sono davvero eccitata e anche gli umori che raccolgo nella mano, tesa a carezzare e penetrare il mio sesso madido e ormai pronto me lo testimoniano: le insensate frasi smozzicate che rivolgo a quell'amante che è fuori campo, a quello spettatore che non può, al di là del monitor, non masturbarsi dedicandomi il suo piacere, mi aiutano ad andare sempre più su di giri. Visualizzo il volto di Mara, un'amica che non vedo da tempo, e le parlo dedicando a lei il mio piacere, prima orientando le frasi di prima a lei, poi immaginando di averla qui con me mentre le spingo il viso fra le mie cosce, finalmente allargate, ad accogliere la sua lingua e le sue labbra, tutto il viso che affondo come una palla di gomma piuma nel mio grembo: il piacere, intenso, mi coglie quasi di sorpresa e mi accorgo che ho dimenticato la mia audience, tutta presa negli ultimi istanti nella fantasia con Mara.
Il sole comincia a calare, mi asciugo, indosso il bikini che avevo lasciato al mio fianco e torno alla roulotte: devo pensare alla cena e speriamo che Mario sia contento del risultato della sua squadra, che stasera mi lasci in pace e non esibisca con la solita protervia il suo uccellone, tutto tronfio delle sue dimensioni e inconsapevole del disagio che mi procura e del fastidio che le sue esuberanti scopate riescono a creare in me.
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