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Lo scoglio sul mare...
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Titolo: Lo scoglio sul mare...
Autore: Spiritolibero
Contatto:
Racconto n° 2743
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Appena fatta la doccia uscii sul balcone in accappatoio. Avevo il mare di fronte. Il sole era già abbastanza alto sulla linea dell’orizzonte. Non ho voglia di andare al lavoro. Del resto sono un libero professionista, pensai tra me, dunque posso permettermelo. Farò una lunga passeggiata sul bagnasciuga. Indossai una felpa senza nulla sotto ed un paio di boxer da palestra senza slip. Scarpe da corsa e via. Da casa mia al porto ci sono tre chilometri, arriverò li e tornerò indietro.
Non ero più tanto in forma, ma il mio passato da calciatore mi aiutava. Al ritorno mi fermai a respirare. Davanti a me una serie di scogli sul mare con i gabbiani che volteggiavano nel cielo e a turno si posavano su di essi a riposare. La giornata era stupenda ed un sole caldo invitava alla prima tintarella. Pensai: vado a sedermi sugli scogli ad ammirare l’orizzonte, il sole, il mare che amavo fin da piccolo.
L’acqua era molto fredda, del resto era ancora il mese di marzo. Arrivato, mi sedetti su uno scoglio ed i gabbiani cominciarono ad emettere i loro suoni come a darmi il benvenuto. Il panorama era stupendo. Tolsi la felpa, via gli occhiali da sole: ero pronto per la prima abbronzatura stagionale. Lo scoglio invitava a distendermi e così, guardandomi un po' in giro, decisi di togliere anche i boxer. Le piccole onde venivano ad infrangersi sui miei piedi solleticando la magia di quel momento. La mia mente tornò indietro nel tempo, quando Gemma era lì con me sugli scogli, proprio in questo periodo. La sua dolcezza era infinita. Cominciava ad accarezzarmi e a sfiorarmi con la sua lingua sul mio petto: “Che buona la salsedine sul tuo corpo amore”, mi diceva. Ed io mi lasciavo andare alle sue carezze. La sue mani, la sua lingua, erano piccoli lampi di puro piacere. Ogni volta che mi sfiorava era per me un fremito lungo… infinito…. Il ricordo mi porta all’ultima volta che avevamo fatto l’amore lì, sullo stesso scoglio dove sono adesso. “Amore ti voglio, lasciati andare”, mi disse. In ginocchio davanti a me, mi accarezzava tutto il corpo. Le sue unghie bellissime tracciavano il profilo del mio corpo senza scalfirmi. Ogni suo passaggio con la lingua su di me, mi provocava una tempesta ormonale che a stento trattenevo. La sua bocca era meravigliosa, la sua lingua dentro a cercare la mia, con le dita giocava con i miei capezzoli e con l’altra mano eccitava il mio membro passando un dito sulla cappella, cercando la prima goccia da portare avidamente sulle sue labbra. Adorava il mio nettare. Adorava il mio esplodere violento ed a lungo. La prendeva con le mani, l'assaporava delicatamente sulle labbra e poi la metteva sul mio petto, sulla mia pancia, spalmandola. Il suo modo di giocare con la mia sborra mi faceva impazzire. Poi, con il suo paradiso bagnato dal piacere immenso, si metteva a cavalcioni sul mio viso. Il suo nettare colava sulla mia lingua, dentro la mia bocca… Ingoiavo tutto il suo piacere, mentre la mia lingua dentro di lei la faceva dimenare furiosamente. Godeva e non nascondeva l’immenso godimento emettendo piccole urla che stavano a significare un frenetico gioco di pulsazioni. E lei, seduta sul mio viso, teneva il mio membro durissimo con la cappella in fiamme nella sua mano e continuava a masturbarmi con forza. Poi si girò, il solo pensiero che lo avrebbe preso con la sua stupenda bocca mi irrigidiva, per non godere troppo presto. I gabbiani si erano calmati e sembravano fare da cornice al nostro lunghissimo amplesso. Erano felici come noi. I raggi del sole ci scaldavano e l’acqua del mare leggermente increspato sembrava il regista ispirato di un eterno paradiso. “Marco, godimi in bocca…”. Voleva sempre tutta la mia sborra. I suoi piccoli colpi di lingua sul mio membro erano come piccole scosse elettriche che mi lasciavano senza respiro. Era un’apnea continua quando lei mi amava in quel modo. La sua bocca si apriva avida ad ingoiarlo tutto fino in fondo per poi rilasciarlo piano piano con piccoli e delicati morsi. La mia lingua faceva altrettanto con il paradiso pieno del suo nettare. Non perdevo neanche una goccia, nulla doveva andare perduto del prezioso liquido che scendeva come miele nella mia gola... Di colpo la mia resistenza fu vinta e la mia sborra arrivò puntuale: violenta, bollente e abbondante nella sua bocca. Lei si girò come a mostrarmi fiera la preda della sua caccia. Piccoli rivoli di sborra le scendevano dai lati. Mi mostrò la lingua piena, con due dita raccolse quella ai lati ed ingoiò tutto sussurrandomi un dolcissimo: “Ti amo”.