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Notte indiana
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Titolo:
Notte indiana |
Autore:
Frankijacques |
Contatto:
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Racconto
n° 2747 |
Altri
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Sono in piedi dietro di te, appoggio le mie mani sulle tue spalle, ti scosto i capelli e guardo il tuo collo, poi ci appoggio la bocca, aperta, e ti faccio sentire il suo calore. Le mie mani scendono lungo le tue braccia, poi risalgono e ridiscendono, lente, lente, lente. Intanto la mia bocca lascia il posto alla lingua. Faccio scivolare le spalline della tua sottoveste e scopro la schiena nuda. Scendo lento sulla prima vertebra, e poi con estrema cautela sposto la lingua verso la prossima vertebra. Le mani salgono dalle braccia alle spalle, e poi scendono anch’esse, con le dita che ti sfiorano e danzano sulla tua pelle come ali di farfalla. Voglio che il mio tocco risvegli il tuo desiderio, e la mia lingua lo renda forte, struggente, senza difese. Mi trattengo dal posare una mano sul tuo pube, e poi scendere per sentire se e quanto sei bagnata. Mi piacerebbe avere il potere di farti bagnare completamente. Mi fa impazzire sentire l’umido del tuo desiderio. Intanto la mia lingua è oltre la metà della tua schiena, Scendo, e con le mani seguo il profilo del tuo corpo che si incurva, e modello la tua carne come modelli il profilo di un’anfora greca. Ora tocca alle tue mutandine essere abbassate. Metto a nudo il tuo culo, ci appoggio le guance, poi prendo le tue natiche con le mie mani, e le allargo verso l’esterno. La mia lingua ora ha lo spazio per passare, per intrufolarsi. Arrivo là, dove immagino di possederti, lentamente e con delicatezza. Poi scendo e aspiro il tuo odore, e allora mi prende la voglia di baciarti la fica, e ti giro. Ti apro leggermente le gambe, e ti fletto le ginocchia. Voglio che le appoggio sulle mie spalle. Esponiti a me. Sento il tuo umore. Sei bagnata, si, come piace a me. Lecco e raccolgo il tuo umore, il tuo miele dolce. Poi voglio leccarti su, dove il tuo fiore di carne sboccia, e chiudo le mie labbra su di esso, e ci passo la lingua, con desiderio. Più forte, ti bacio e ti lecco più forte, e scendo a penetrarti con la lingua. Le mie dita scivolano sul tuo corpo, arrivano ai tuoi capezzoli, giocano e stuzzicano, premono e strizzano. Ecco, scendono sul tuo ventre, mentre continuo a baciarti, a leccarti, a penetrarti senza smettere. Scendono sotto i tuoi glutei, ti sollevano per fare in modo che la mia lingua entri di più in te. Le mie mani però diventano dita, che penetrano, che cercano, che invadono i tuoi spazi. Raccolgono il tuo umore, e poi lo portano su, fino alle tue labbra, e donano il tuo sapore. Ritornano nel tuo spazio più stretto, e arrivano in alto. Voglio i tuoi gemiti, i tuoi lamenti d’amore, i tuoi sospiri di desiderio. Ecco, la mia bocca sul tuo clitò, scende e sale, e la lingua stimola sempre di più fino a che – amore – ti voglio – vieni – arriva – lasciati andare senza freni – così, su di me, sulla mia faccia, sulla mia bocca e – ORA - mi regali un orgasmo, sulla punta della mia lingua, bellissimo, senza freni, senza requie, lungo e squassante.
Ecco, risalgo e ti abbraccio. Voglio che mi stringi una gamba tra le tue, e resti lì, immobile. Poi voglio sentirti rilassare, sul mio petto. E aspettare che il tuo cuore si calmi. Il mio corpo è qui, vicino, attaccato. E la mia anima ha appena toccato la tua.
Aspetta, senza fretta, che il tuo desiderio rifiorisca. Io sono qui. Nudo sotto i tuoi occhi, sotto il tuo corpo. Guardami. Il mio desiderio è turgido, duro, bagnato e tremante. Aspetto le tue carezza, i tuoi baci, la tua lingua, la tua bocca. Aspetto. Per donarti il mio seme, e la mia anima.
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