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Il gondoliere
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Titolo: Il gondoliere
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 275
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Bella Venezia in Aprile, soprattutto se a spingere la gondola per un giro turistico è un giovane aitante gondoliere.
Pietro, trent'anni occhi color della lavanda, labbra carnose, naso perfetto e due mani grandi come quelle di Gianni Morandi.
Pallido e muscoloso, maglietta caratteristica a righe bianche e blu, così aderente da lasciarti senza fiato.
Pietro sul polso destro aveva un tatuaggio che rappresenta un serpente, e guardandolo remare cominciai a fantasticare, nel mio vestito leggero tutto ricamato di fiori rosa: i suoi occhi su di me, tra gocce di sudore mi spiavano le gambe, scoperte da leggeri soffi di vento, io azzardai scoprendo un po' di più, lasciandogli intravedere che non portavo le mutandine. Non ci giurerei ma lui ebbe come un sussulto e quasi cadeva dalla gondola, lucida profumata di cera d'api.
Tolsi il mio foulard scoprii la mia fluente chioma d'oro, tolsi gli occhiali, e Pietro cominciò ad eccitarsi, lo notai dal gonfiore dei sui pantaloni neri sempre più tesi all'altezza della cintura.
Mi avvicinai a lui, e con la mia mano esperta liberamente e per niente imbarazzata, cominciai a massaggiare proprio lì e lui virò la gondola nascondendosi in un anfratto di un calle.
Sicuro di se lasciò il remo, in puro veneziano mi disse che se volevo potevo approfittarne, perché nessuno sarebbe passato di lì e non ci avrebbero visto.
Non me lo feci ripetere due volte e feci cadere il mio vestito e lui fu quasi in preda ad uno spasimo.
Si sedette a gambe divaricate sulla prua e mi donò il suo "remo" era di legno duro, senza dubbio, maturo al punto giusto, con le vene ben in rilievo, pulsanti come i suoi testicoli gonfi pronti ad esplodere.
Profumava di mandorle dolci quel suo "remo", lo cominciai a succhiare massaggiando il suo addome scultoreo e lo sentivo ansimare, il ritmo del suo respiro mi eccitava sempre di più.
Prese a massaggiarmi il clitoride come si fa con la corda di un mandolino e io sempre di più affondavo la mia bocca su quel "remo" sempre più grosso, duro audace. imbrattato del mio rossetto rosa lo rendeva perlaceo come una pregiata scultura d'avorio.
Voleva fottermi ma non glielo permisi, lo sdraiai dentro la gondola e gli saltai addosso come una tigre affamata e continuai a succhiare, vedevo che sempre più sudava il povero Pietro ma non si lasciava vincere.
Dopo tre quarti d'ora, con le mandibole che mi facevano male, e lui che sembrava uscito da una sauna, con quel "remo" diventato violaceo ed enorme, ansimando come un cavallo sfiancato, mi esplose in faccia in una doccia di caldo sperma a più getti, imbrattando seni, gambe e capelli, e soddisfatta lo ripulii tutto senza lasciarne traccia.
Lui mi passò la maglietta per ripulirmi. E a torso nudo riprese a remare, e io rivestita, con gli occhi sorridenti e in balia di una strana euforia mi ricomposi, e mi rimisi il rossetto, gli occhiali e il foulard e mi riaccompagnò al porticciolo senza farmi pagare.
Pietro volle sapere dove alloggiavo e ovviamente la mia vacanza di una settimana a Venezia fu all'insegna del gondoliere praticamente tredici ore al giorno.
Quando decisi di tornare a Milano, Pietro mi lasciò l'indirizzo e il numero di telefono, ma non l'ho più richiamato.
Sono sicura che ogni volta che andrò a Venezia dopo i tanti regali peccaminosi a lui dati, sarà sempre lì ad aspettarmi e che il suo cuore sia o meno occupato da me... tornerà!