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Primo sole di primavera
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Titolo:
Primo sole di primavera |
Autore:
Ciadel |
Contatto:
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Racconto
n° 2750 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Martina e io ci conosciamo da una vita, da quando eravamo ragazzini. Siamo rimasti sempre amici, anche adesso che siamo entrambi sposati. Le nostre famiglie si incontrano spesso, per una pizza o quattro chiacchiere. Così, quell'invito a prendere il primo sole di primavera nella sua baita in montagna, non suonò per nulla strano. Nemmeno se saremmo stati soli, visto gli impegni del resto delle nostre famiglie. Nessun problema. Né da parte di mia moglie, né di suo marito, entrambi occupati con i figli per tutto quel pomeriggio. Tanto caldo da sembrare luglio e non aprile; davvero il clima sembra impazzito, così come le persone. Lei possiede una casetta minuscola e appartata proprio accanto ad un alpeggio, uno dei più bassi, poco più che collina. Però è davvero un posto carino, con un bel prato circondato da una siepe rigogliosa. D'estate ci abbiamo piazzato anche una piccola piscinetta per i bambini, davvero un bel posto per rilassarsi. Così discreto che, dopo un paio di uscite, sia Martina che mia moglie Laura, hanno osato il topless. Assolutamente out altrove, è diventato prassi, assieme ai modi disinvolti delle due, assolutamente incuranti dei rigonfiamenti che provocavano nei nostri costumi quel continuo ridurre i loro slip tra le natiche. Suo marito ha finito per consigliarle il nudo integrale, ovviamente senza nessuna speranza di essere accontentato. Salvo però ammettere candidamente che, quando sono sole, la tintarella la prendono assolutamente nude, lasciandoci senza parole e, francamente, con la bava alla bocca. Non sono certo più due ragazzine, ma rimangono due gran belle donne. Piacenti e sensuali, anche se apparentemente disinteressate al gioco della seduzione e più impegnate a fare le madri che a godersi la loro sensualità. Sì, mi è sembrata impazzita, proprio come il clima, al mio arrivo alla sua baitina. Se chiudo gli occhi rivivo ancora quel pomeriggio come se fosse ora.
Mi viene incontro con un prendisole rosso cortissimo, scollato, e un gran sorriso. Ciao e bacio pericolosamente accanto alla bocca, tanto da sfiorare le labbra. La sua pelle è calda e profumata e il suo sguardo penetrante. Deglutire improvvisamente è diventato un problema: hai mica un bicchiere d'acqua? Entriamo nell'angolo cucina e Martina si abbassa a prendere la bottiglia nell'armadietto: il mio occhio non può fare a meno di vedere che non indossa il reggiseno. I suoi seni li conosco già, ma quella visione indiscreta mi stuzzica, nemmeno ne avessi bisogno. Trangugio l'acqua che, ovviamente, mi va di traverso. Strabuzzo gli occhi sotto il suo sguardo divertito, tossisco e divento paonazzo. Dai, ma che ti succede, mi dice. Sapessi, mannaggia. Cerco di riprendermi e faccio il brillante: -- Lo sai, quel vestitino ti sta benissimo, sei molto sexy. Lei sghignazza, ha capito che mi ha scaldato, ammicca. Però gradisce il complimento e mi sculetta davanti giocando alla diva: -- Dai, aiutami a portare fuori le sdraio che oggi la giornata è fantastica. Ha ragione, ma io ormai sono così preso che non mi accorgo più di nulla. Anzi me ne accorgo eccome. Nell'evoluzione del trasporto riesco a vedere ancora le sue tette, capezzoli compresi. Si piega e il vestito sale fino al sedere, non porta nemmeno il pezzo sotto? La respirazione si ferma per un attimo, il cuore martella nel petto a quel pensiero: sarà mica nuda? E io che cosa faccio? Non mi guarda, fortunatamente, impegnata a sistemare l'asciugamano a terra, appoggiandolo sull'erba morbida. -- Beh? Che fai? Non usi la sdraio? -- Ma dai, senti come è bello, vieni anche tu qui accanto a me, è comodissimo. Prova! Eseguo, mi sento goffo e rigido. Temo il momento nel quale si toglierà il prendisole, ma mi sistemo. Furbescamente mi lascia adagiare sul prato prima di eseguire il rapido strip, così non mi perderò nemmeno un attimo. Ma no, che cosa vado a pensare. Con noncuranza mi si piazza di fronte e si china: -- Mi apri la zip? Eseguo. Un attimo dopo sfila dalle spalle il vestito, mi ero sbagliato. Non è nuda. Ha uno slippino nero, si volta: -- Ti piace? -- Dai, non sapevo portassi il tanga. -- No, infatti è la prima volta che lo metto! -- Ah, però stai davvero bene, hai un sedere bellissimo. -- Dici? Io lo trovo grosso. Intanto però gira su se stessa offrendomi la vista di tutto il suo corpo. -- No, davvero. Sei bella, hai un seno molto... -- Molto? -- Beh, molto, accidenti. Mi stai facendo sudare! Ride divertita, mi fa notare che sono arrossito come un bambino, ci resto male. Non mi resta che nicchiare con una battuta e mettermi steso a prendere questo dannato sole. Cerco di non pensare più a lei, penso al lavoro e ai suoi grattacapi. Tutto per cercare di smorzare l'erezione. Forse sono ancora in tempo a tenerla a bada prima che sia troppo visibile. Lei si accoccola sul telo da spiaggia e inizia a massaggiarsi la pelle con la crema solare, insiste sulle gambe, sui glutei e sul seno facendo irrigidire i capezzoli e sporgono irriverenti e turgidi. Nulla da fare per la mia erezione, continuo a guardarla e il mio costume a gonfiarsi. Spero che non mi chieda di passarle la crema sulla schiena. Non accade, e io resto deluso. Si stende accanto a me, ora sì che l'inguine mi si sgonfia un poco. Per qualche minuto non accade più nulla, chiacchieriamo come al solito. Pace e relax, finita anche l'erezione. Mi sto abituando al suo corpo, riesco anche a non guardarla più. Fisso il cielo blu intenso e mi godo il calore del sole. Non ho reazioni nemmeno quando la sua coscia finisce ad appoggiarsi a me, penso ad una casualità. Però lei non si sposta, resta addossata a me. Per un lungo attimo tutto è silenzio attorno a noi, solo un paio di grilli lontani a cantarsela. Poi quella domanda a bruciapelo: -- Davvero mi trovi attraente? Rispondo d'istinto, senza pensare: -- Sì, certo. Sei una gran bella... -- Cosa? -- Sì, una bella donna. -- Volevi dire una bella figa? -- Ah, si. La salivazione è tornata a zero immediatamente, la temperatura interna a mille. Dove vorrà arrivare? Adesso sono curioso e attento, nessun imbarazzo, non ora. -- Sai, preferisco le cose dette con il suo nome. Mi piace essere diretta e sincera in questo campo. E che cosa trovi di attraente in me? Soppeso la risposta: -- Beh, hai delle gran belle tette. Mi piacciono anche gambe, culo e le tue labbra. Poi sei una che ha stile, simpatica, insomma è difficile restarti indifferente. -- Non me lo hai mai detto prima. -- Non me lo hai mai chiesto, e poi non c'è mai stata l'occasione. Di nuovo il silenzio, aspetto la prossima mossa teso come una corda di violino. -- Tu non hai mai sognato di scopare con me? Stavolta mi sollevo su un fianco a fissarla negli occhi. Ride di gusto. -- Ti sto sconvolgendo, vedo. Dai, hai mai sognato di scoparmi? Guarda che non c'è nulla di male. -- Beh, Martina, accidenti che domanda. Sì, certo, se lo vuoi sapere. Certo che ho pensato di fare l'amore con te. Ride ancora, le sue tette sobbalzano sul petto. Si passa la lingua sulle labbra senza guardarmi. -- Scusa tu. Sono indiscreta eh! Comunque è capitato anche a me. Anche a te non è possibile restare indifferente. -- Ma che cosa dici, sono brutto. Nemmeno da ragazzo ero un gran che, infatti tu hai scelto Roberto. -- Non dire stronzate, hai visto che spalle e che fisico hai? I tratti sono forti, non brutti. Da uomo. Sono sicura che le tue mani e la tua bocca sono un paradiso. Adesso sì che sono sconcertato, mi lascio ricadere pesantemente a terra. -- Giuro che questa tua confessione non me l'aspettavo proprio. Ovviamente mi fa molto piacere. Sono sul punto di confessarle che è lei il mio sogno erotico, invece... è lei che ancora mi stupisce. -- Sai, spesso quando lo faccio con Roberto, penso a te. Ti immagino tra le mie cosce, le tue mani che mi stringono le tette o il tuo cazzo tra le labbra. Vengo fortissimo, quando penso a te. Sono senza parole. Lei si alza, resto inebetito a guardarle il seno che penzola morbido sotto di lei. Si gira e si stende supina con la testa accanto alle mie ginocchia e il suo maestoso sedere in primo piano. Con le dita si sistema la striscia sottile del costume tra le natiche. -- Davvero, godo come una matta, quando ti penso. Sto al gioco, voglio vedere come finisce. -- Beh, anch'io ti ho pensata. Sai com'è, a volte anche da solo. Alza la testa e si volta verso di me: -- Dai, ti sei fatto le seghe pensandomi? Grande. E' bellissimo, è capitato spesso? -- Qualche volta e, ti assicuro, anche per me è stata una goduria. -- Ti masturbi spesso? -- No, non spesso, qualche volta. Rispondo con un poco di esitazione, certo quell'aspetto così erotico di Martina non lo sospettavo davvero. Lei torna a distendersi. -- Io lo faccio quasi tutti i giorni. -- Cosa? -- Hai capito, mi tocco. Fa bene al fisico e alla psiche. Me l'ha consigliato un'amica sessuologa e aveva ragione. Se non lo faccio con lui, raramente lascio passare la giornata senza orgasmo. Ormai sono un'esperta. Solleva ancora la testa, ci guardiamo. Poi lei sposta lo sguardo sul mio costume, è gonfio e lascia intuire la forma del mio attrezzo. Ride, chiede scusa. -- Però, non immaginavo fossi così bene attrezzato per l'amore. La mia eccitazione aumenta e, con lei, il volume del mio arnese. Ride ancora, ci posa sopra una mano. -- Poverino, è tutta colpa mia. Accidenti come è caldo. A quel tocco la mia erezione diventa totale e il pene finisce per debordare dal costume. Resto rigido come un palo di cemento, fisso le sue dita che accarezzano e scoprono completamente il glande. Lo massaggia amorevolmente, mi guarda e sorride al mio imbarazzo. Vedo che la lunga eccitazione ha già provocato una gocciolina che brilla alla luce del sole sul prepunzio. Anche Martina la vede e con un sospiro abbassa la testa su di me, appoggia le labbra morbide. Sento la sua lingua, i dentini, poi lo fa scivolare tra le labbra. Non ci posso credere, mi sta facendo un pompino. Sono scomodo, il costume mi stringe e le impedisce i movimenti, decido. Lo sfilo con decisione, mi dice bravo e si accoccola di fianco a me infilandoselo tutto in bocca ed iniziando a succhiarlo con vigore. Mugola sottovoce e sospira, alterna rapidi tocchi di lingua a profonde penetrazioni. Con la mano mi massaggia i testicoli, li strizza, poi afferra anche il fusto e, tenendolo tra le labbra, inizia a masturbarmi delicatamente. Stavolta a gemere sono io, è bravissima, chi lo avrebbe mai detto stamani che sarebbe finita così? Cerco di partecipare attivamente al gioco, cerco di toccarla, ma è distante e mi tiene inchiodato in quella posizione; sento la pelle dei suoi seni strofinarsi sulle mie cosce, si accuccia sopra di me in modo che possa vedere bene tutti i suoi movimenti e riprende a succhiarlo. Si stacca per prendere fiato, mi guarda sorridente e intanto me lo stringe. Ricomincia il gioco. Le cose si mettono male, così non resisterò a lungo, anzi sono sorpreso dall'orgasmo imminente. Se ne accorge anche Martina, si rialza un poco e ricomincia la sega tenendolo tra le labbra. Io penso sia decisa a farmi venire in bocca, quel solo pensiero mi affossa del tutto. Mi sto lasciando andare, contraggo tutti i muscoli e le dico che è fantastica. Mi sente venire e si toglie con il viso dal mio pene, lo afferra e lo stringe forte. Su e giù ancora un qualche secondo. -- Dai, voglio vederti venire, voglio che schizzi. L'accontento con un lungo gemito, il mio liquido finisce sul ventre, lontano, fino al torace e qualche gocciolona anche più su. -- Woooaw, che schizzo. Fantastico, lo sai che sei buonissimo? Se lo avessi immaginato non avrei aspettato così tanto a farti un pompino. Io sono a terra, con lo sguardo fisso al cielo e il fiatone, il cazzo ancora turgido tra le sue mani. Mi molla e, afferrato un asciugamano, mi ripulisce amorevolmente, in silenzio. Poi si alza in piedi di fronte a me e mi guarda: -- Sai che hai ragione, è una bella idea. Possiamo prendere il sole nudi. Detto questo si sfila il tanghino che finisce appallottolato a terra, vedo il ciuffetto ricciolo che adorna il pube, sotto è rasata. Suppongo che venga sopra di me, l'aspetto. Invece niente, si accomoda a terra per abbronzarsi, distesa sulla schiena a cosce apertissime. Vedo la sua mano che va a massaggiarsi tra le cosce, è solo un attimo, la ritrae. Non resisto alla curiosità di guardarla bene, mi avvicino. E' rosea e gonfia, eccitatissima, ha dischiuso le labbra e luccica di umori. -- Ti piace? Che ne dici? Spudoratamente abbassa una mano e la dilata con le dita per farmela vedere meglio. -- Dico che ho fame. -- Ah, ho qualche cosa in cucina se vuoi, a meno che la tua non sia fame di figa. Ridacchia ancora mentre inizio ad accarezzarle le gambe e, lentamente, risalire all'interno delle cosce. Non la tocco, anzi retrocedo. Poso le labbra sulla sua pelle e la bacio con piccoli tocchi, mi sposto tra le gambe, lei mi fa posto. Riprendo a baciarla, stavolta vado direttamente al suo sesso. Con la lingua solletico le labbra e l'attaccatura delle cosce, anche lei è buonissima. Ora sono io a dilatarla con le dita, la penetro con la lingua, adesso a gemere è lei, mi afferra la testa. Io continuo le manovre cercando con le mani le gambe e le tette, afferro tra le dita un capezzolo, è morbido e duro nello stesso tempo. Martina lascia sfuggire un lamento. -- E' una tortura, meravigliosa, ma una tortura. Soddisfatto di averla messa in difficoltà punto direttamente alla fonte del piacere, ci vado deciso a colpi di lingua, alternando delicatezza e forza. Geme senza ritegno, aggrappata alla mia testa mi incita, mi dice che sono bravissimo a leccarla. Non mi risparmio, anzi. La penetro con le dita per massaggiare anche da dentro il clitoride, vorrei farla venire così. Martina accusa il colpo, per un attimo subisce, ma poi si ribella. -- Basta, non ne posso più. Si alza sottraendosi alla mia bocca, mi viene sopra e si siede sopra di me. Ha la figa bollente e straripante di umori. -- Finalmente, tu sei matto, mi vuoi fare morire con i tuoi giochetti. Non voglio venire subito, voglio scoparti. Non aspetta un attimo e inizia a muoversi sopra di me cercando, invano, di stringere. Si alza e si abbassa, ruota il bacino, cerca di sentirlo dove più gli piace. Il ritmo aumenta, fortunatamente non ho problemi a resistere, assecondo i suoi movimenti. I seni sbandano liberi, respira affannosamente a bocca aperta, geme di piacere. Le afferro le tette con le mani. -- Sì, dai, stringi, fammi male! Me ne guardo bene, ma aumento la stretta quel tanto che basta ad accontentarla. Sospira, mi dice che il mio è un cazzo davvero super, incasso con un sospirone e attacco. Miro direttamente al clitoride che vedo spuntare chiaramente, lo premo con le dita e inizio a sfregarlo. Non ci sta, reclama che quello non posso farlo adesso, verrebbe subito e non vuole assolutamente finire la scopata così. Mi adeguo e rinuncio. Con i suoi umori mi sta inondando il ventre, anche lei se ne accorge. Ride ansimando: -- Hai visto come ti gradisce? Ooooh, ma tu resisti ancora? Stringendo un poco i denti gli rispondo che può fare quello che vuole. Allora si ferma e ruota su se stessa fino a darmi le spalle. -- Adesso provo un po' così, mi piace un casino sentirlo girata. Si accomoda bene sul mio uccello e piega il tronco in avanti, verso le mie ginocchia, preme all'inverosimile, come se volesse penetrarsi fino alle viscere. Per me è una posizione innaturale, ma lei lo sente in modo pazzesco, almeno così dice. Inoltre, così piegata in avanti, mi mostra il suo magnifico sedere. Il suo orifizio anale si dischiude davanti ai miei occhi, mano a mano che riprende a muoversi e a scoparmi. Una visuale divina e eccitantissima, è un buchino roseo e imbrattato dagli umori vaginali, molto invitante, troppo per resistere. Infatti non resisto. Il mio dito medio punta direttamente verso quell'obbiettivo, lo tocco, è morbido. Spingo un poco, aiutato dal movimento di Martina, entra facile, facile. Vado fino in fondo. Lei non reclama e continua a scopare, un paio di lamenti più lunghi mi fanno pensare che quella doppia penetrazione le piace: azzardo. Non mi accontento del medio e raddoppio, così sì che è una bella penetrazione. Faccio piano per non farle male, ma è difficile con i suoi movimenti scomposti. Si lascia sfuggire un urletto, mi dice un no, non farlo, che sa tanto di dacci dentro. Si piega ancora di più, il movimento è più circospetto che all'inizio. Poi mi dice di togliere la mano, ma intanto si agita con sempre più vigore. Sento che sta per avere l'orgasmo, il movimento è fuori controllo. Cerco di assecondarla e, allo stesso tempo, di non perdere la penetrazione. Eccome se gradisce. Me lo urla, mi grida di farla godere e un sacco di altre sconcezze. Inarca le reni, trattiene il fiato. Gode in apnea, senza un suono, stringendo le mie gambe fino a piantarci le unghiette. Stringe lo sfintere da matti, attorno alle mie dita ancora piantate nella sua carne. Quindi crolla, sfibrata tra i ciuffi d'erba. Mi porto da lei, la sollevo dolcemente e mi stendo tenendola abbracciata, viso contro viso. Il suo sorriso non lascia dubbi sulla sua soddisfazione, chiude gli occhi e cerca le mie labbra. Continuiamo a baciarci per un po', fino a che il nostro respiro si regolarizza. La sua lingua diventa più curiosa e il baci più profondi, ci ritroviamo avvinghiati a limonare come dei matti. -- Hai ancora voglia? Io sì, tanta, sono già eccitatissima. Stringe il mio coso che è ancora in tiro dalla scopata di prima, mi masturba un poco, succhiandomi un capezzolo. Le bacio anch'io le tette, la mia mano le scende tra le cosce, ci tocchiamo a vicenda. Riprende a mugolare: -- Ho un'idea, visto che mi ha fatto godere così tanto, aspettami. Si alza improvvisamente e sparisce in casa, io obbiettivamente sono un poco preoccupato per quello che potrebbe avere in mente la cara amica. Faccio male a preoccuparmi, Martina torna con una boccetta di olio per il corpo. Si corica, spalle a terra e solleva le ginocchia fino al petto, allarga le cosce prima di versare una buona dose di olio proprio sul buchetto posteriore. Io non fiato più, non ci credo, mi sta per invitare a incularla. Si massaggia e si penetra con un brivido, proprio lì. -- Che ne dici se al posto delle dita ci metti del tuo? Fai piano però, grosso com'è potresti sfondarmi tutto. Dai che ho voglia di provare. M'inginocchio e l'attiro a me, appoggio il glande contro il suo sfintere, spingo. Entra comodo, stringe poco. Mi muovo con cautela senza completare la penetrazione, anche così sarebbe fantastico. -- Mmmm, proprio bello. Dai, scopami, voglio sentire che mi schizzi dentro. A un tale invito, come dire di no. Spingo deciso, lei si irrigidisce, ma è solo un attimo. Ora la scopo, mi muovo con regolarità, lento e fino al fondo. Tiene gli occhi chiusi e con le mani si tortura i capezzoli, le ordino di toccarsi. Riapre gli occhi e esegue, con zelo e impegno. Prima solo sul clitoride, poi si penetra con tre dita, fino a dove può. Ricomincia a gemere: -- Cazzo se mi piace questa ginnastica, è una meraviglia, sono già quasi all'orgasmo. Lo sono anch'io, la visione di lei che si penetra mi stordisce: -- Dai, toccati che veniamo insieme! -- Sì, ti prego, io vengo. Con la mano libera è corsa alla figa per finirsi, devo correre se voglio pareggiare i tempi. La scopo con furia in quel culo paradisiaco. La travolgo, quasi violento, come il getto che fuoriesce dal mio corpo, come l'urlaccio che lancio al momento dell'orgasmo. Sentendo il calore del mio liquido nel ventre, Martina gode, urla anche lei. Butta indietro la testa e rovescia gli occhi, spaventandomi. A denti stretti ripete: -- Bello, che bello, bello, mio Dio. E' multiplo, fortissimo, fantastico, che goduria! Mi sfilo dal suo corpo, un breve zampillo biancastro mi insegue. Martina è ancora k.o., la sua mano va a posarsi dove io sono appena uscito per godersi le sensazioni viscide e calde sul suo corpo. -- Meraviglioso, questo sì che è sesso, non con Roberto e il suo cazzino. Ecco quello che non mi piace delle donne, sempre con questa mania del confronto. Io non ho pensato per un attimo che era molto meglio scopare lei che mia moglie, che faceva la figura dell'imbranata. Ma lasciamo stare, mi limito a non commentare. Viene ancora da me, così sudata e grondante degli umori di entrambi. Ammetto, il profumo della sua pelle, anche in queste condizioni, è un afrodisiaco irresistibile. Ci baciamo, stesi sotto il sole. Si addormenta quasi subito, tra le mie braccia. Sono sfinito e anch'io mi sto per addormentare, nel dormiveglia mi vedo steso tra i corpi di Martina e di mia moglie Laura. Sì, lo so, è il sogni di tutti i maschi: avere due donne. E' banale, ma io non ho mai detto di essere originale, così mi tengo il mio sogno. In fondo l'ho sempre saputo che avrei scopato con lei, il mio sesto senso mi aveva avvertito. Era quello il mio sogno erotico, Martina, però ammetto che, se non era per la sua iniziativa, sarebbe rimasto solo un sogno.
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