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L'Amore ha molte facce
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Titolo:
L'Amore ha molte facce |
Autore:
Jo |
Contatto:
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Racconto
n° 2763 |
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L’amore ha molte facce, mia signora, sì le ha, tante quante tu non riesci a capire. Ecco, ti vedo rientrare come ogni sera, apri la porta di casa, appoggi la valigetta sullo sgabello in ingresso e ti sciogli i capelli, li lasci finalmente liberi dai fermagli… non ho mai capito perché ti rendi austera e fredda agli occhi di tutti. Sei bellissima e glaciale, avanzi ancora con i tacchi alti che allungano se fosse possibile le tue già lunghissime gambe abbronzate, che spuntano solo dal ginocchio attraverso la gonna del completo grigio azzurro. Entri nel salotto, dove io ti aspetto da un po’, leggendo il mio giornale, mi passi accanto, con il tuo sguardo gelido e un mezzo sorriso: - Buonasera Alberto. - Ecco, questo è il massimo che mi concedi; il tuo profumo intenso misto di muschio e dolcezza arriva alle mie narici, ed io m’inebrio di lui, m’inebrio di te come sempre, come da sempre. Sono passati dieci anni, ma tu mi sembri sempre bellissima: sei sensuale, e gelida, ed io ti amo da impazzire, il nostro rapporto non ha più niente di ciò che era all’inizio, non più passione, non dolcezza, ma io, io, questo piccolo e semplice uomo di mezza età, sento che non potrei vivere senza di te. Mia signora, mia dolce adorata e perfida signora, cos’é successo, dove sono i nostri infuocati incontri e dov’é il nostro amore passionale e sfrenatamente sensuale. Mi ricordo sai, mi ricordo tutto di te, di me, di noi, delle follie, dei desideri inconfessati e rivelati tra urla di gioia e di follia allo stato puro. Eravamo speciali! Ogni volta il ricordo mi morde da dentro, lo sento vivo nella mia carne come se fosse presente un feroce animale che divora le mie viscere, e mi ritrovo alla follia, mi ritrovo a desiderarti da impazzire. Vorrei essere dentro di te, come ho fatto tante volte, vorrei sentirti urlare implorare ancora: - Sbattimi, sbattimi forte, voglio sentirti …sentirti fino nel cervello. - Era cosi che mi dicevi, ed io ubbidivo, in preda al gioco. Ti rendevi moglie, amante e puttana; eri bellissima, lasciva e dolcissima e ti abbandonavi a tutto, ti abbandonavi a me. Urlavi e gemevi e ogni nostro incontro era un turbine di passione che non posso togliermi dalla mente. Sento ancora il profumo della tua carne rosata, delle tue pieghe umide che bagnavano le mie mani e la bocca; sento la mia lingua far impazzire il tuo corpo, che si dibatteva senza sosta per averne ancora. Sì, lo ricordo, e so che ti piaceva, ti rendeva folle per me, mi prendevi come volevi tu, mi cullavi dentro di te per ore, perché così ti piaceva, ed io ero lì per te, mia signora, mia adorata e perfida signora. Volevi essere dominata e dominare, prendermi e farti prendere, oh sì, com’é doloroso e triste questo ricordo, mi fa fremere ancora. Al solo parlarne, al raccontartelo mia signora, io soffro, ma il mio desiderio aumenta e si nutre di te, il mio sesso esplode, si riempie dei ricordi del tuo amore spensierato e pazzo. Ti vedo distesa la davanti al camino, il fuoco che crepita e noi sul morbido tappeto a sorseggiare il nostro vino preferito, per inebriarci ancora un po’. Ti vedo con la camicetta aperta sui seni, e i capezzoli che fanno capolino, che mi sfiorano leggermente mentre passi davanti al mio viso. Ti vedo che sciogli i capelli e mi porgi il foulard che li tratteneva. - Legami - mi dici, senza esitare - legami e fammi urlare, è così che ti voglio. - Sapevi dove colpire, dove il mio controllo sarebbe andato giù, era questo che volevi ed io volevo te. Ti vedo, coi glutei in alto, le tue natiche rotonde protese verso di me, il calore del fuoco che riscalda esageratamente il momento, e mi vedo entrare in te con forza, come ti piaceva. Ti vedo, coi segni delle mie mani sulla schiena, coi segni dei miei morsi e tu, sempre più in preda alla follia, che chiedi ed implori ancora di più. Mi vedo, arreso alla tua bocca, arreso al tuo incessante penetrare dei miei desideri, mi vedo preso e lasciato e felice, col corpo madido di sudore, di saliva, dei tuoi meravigliosi umori, mia signora. Mi vedo soggiogato ai tuoi voleri, ai tuoi desideri, ad ogni respiro del tuo essere, sì, è cosi che ti ho vissuto, è cosi che ti penso ed è cosi che ti vorrei ancora. Un giorno tutto è cambiato, senza un perché, senza una spiegazione. Sei diventata gelida e distante, prendendoti gioco della mia follia, del mio desiderio che immutato nel tempo e nel modo era lì che vomitava su di te ogni cellula del corpo. Ogni gesto ogni parola, una violenza, un rifiuto, ed io ormai tuo nell’anima, ho accettato. So che altri sarebbero andati via, ma io no, io ti amo mia dolce e adorata e perfida signora. Ora ti sei spogliata, hai tolto gli abiti della giornata, via la gonna austera, via la camicetta, via le scarpe, sei libera, sei a casa. Tutto questo in silenzio e, mentre ci mettiamo a tavola per un'altra cena insieme, l’unico rumore è quello del mio cuore che batte forte nel petto, e il tuo ticchettio delle posate sul piatto. Non una parola, non un gesto, solo qualche sguardo fuggevole e complice. Sembrerà strano, ma c’è una complicità tra noi, io lo so, so come me lo dimostrerai, come lo fai ormai da molti mesi, ed io in preda all’eccitazione sento il sangue fluire al mio membro, lo sento diventare enorme e premere nei pantaloni. La cena è finita e tu sparisci dalla mia vista, per tornare con la tua vestaglia di seta e sotto quasi niente, io lo so, anche se non lo vedo, so… e il mio cuore impazzisce, impazzisce al solo pensare ciò che potrei ancora fare con te, a ciò che il mio folle desiderio vorrebbe donarti. Ti siedi vicina a me sul divano e alla tv scorrono immagini che nessuno di noi due guarderà, lo sappiamo, io lo so, tu lo sai, ormai mi hai abituato mia perfida signora, ed io sono lì che aspetto il tuo saluto, il tuo dono per me. Il tuo profumo mi pervade e il turgore è incontenibile, lo vedi, lo guardi, lo tasti leggermente, senza spostarti, senza quasi nessun interesse per ciò che questo mi produce. Sei perfida mia signora, io so che piace anche te, ma tu non mi permetti di chiedertelo, di sentirti implorare, ormai non più, ora sono io che imploro te, di prendermi, ma non posso dirlo, non con le parole, non con i suoni. So di non poterti toccare, sfiorare, non me lo permetti, non più, adesso i termini del gioco sono questi, e tu comandi il come il dove, ed io lì a sentirti che m’ingoi completamente. Mi vedo sparire nella tua bocca, vedo i tuoi seni uscire dalla vestaglia e il mio sesso impazzisce diventando enorme, riempiendoti completamente. Vorrei prenderti con violenza, farti sentire quanto mi piaci ancora, quanto il tuo corpo sia desiderabile per me, quanto ho il forte ricordo del tuo amore, di quando urlavi oscenamente e senza inibizioni. Sarebbe facile, se solo tu me lo permettessi, ma posso solo prenderti i capelli e con forza premere la tua faccia sul mio sesso, affondato dentro la tua gola… - sì sì cosi, mia dolce adorata e perfida signora, sì… cosi... - Te lo dico in silenzio, nella mia mente e tu affondi le unghie nella mia carne, stringi forte, mi fai male. Succede cosi, più affondi le unghie e più ti riempio, è un copione che si ripete, che mi vede troppo coinvolto. Ti possiedo, mi possiedi, mi dai quest’unica cosa di te e io ti ricompenso con tutto me stesso. Fai sempre cosi, è questo il tuo modo di dirmi qualcosa che io non ho capito, ma che forse non voglio capire, tu mia dolce adorata e perfida signora, hai un altro, un altro al quale urli - Sbattimi forte -, al quale implori di prenderti con violenza, al quale regali quello che era mio? Ora per me c’è solo questo, ed io non riesco a rinunciare a te, a questo nuovo gioco, al mio amore, sì perché, mia signora, io ti amo, ti ho sempre amato e continuerò a farlo se me ne darai la possibilità. Il tuo viso mi lascia solo per un attimo, mi guardi dritta negli occhi mentre il mio membro sfiora la tua bocca, pulsante e con le vene che stanno per scoppiare, mi guardi con aria di sfida, mi sorridi leggermente, e affondi ancora, fino a sentirmi esplodere. Un boato nel cervello e dentro la tua bocca, tutto, lo tieni tutto dentro di te, non ti lasci sfuggire nulla, lo senti ancora, lo consumi fino all’ultima goccia, fino all’ultimo respiro e mi fai impazzire, e morire dentro di te, solo così. Mia signora, mia dolce adorata e perfida signora, oh cosa darei per poterti ancora avere, ma so che se lo facessi, so che se violassi queste nuove regole ti perderei per sempre, ed allora, io mi adagio al tuo volere, e visto che l’amore ha molte facce, io prendo questa. Quando ti raggiungo nel nostro letto, mi volti le spalle come sempre, sei sveglia, lo sento dal tuo respiro, vedo la sagoma del tuo corpo, delle tue morbide e sinuose curve, e mi accoccolo accanto a te, senza toccarti, ti sfioro appena la spalla e tu hai un brivido…
Ecco, un altro giorno è passato, sono qui mia dolce signora, perfida conquistatrice del mio cuore, un altro giorno, un altro gioco, un altro momento per ricordarti che siamo ancora qui. - Buonanotte Alberto, a domani - è il tuo saluto.
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