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Almeno tu nell'universo...
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Titolo: Almeno tu nell'universo...
Autore: Spiritolibero
Contatto:
Racconto n° 2764
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Non so per quanto tempo sono rimasto seduto quella mattina tra le dune di quella fantastica spiaggia. Continuavo da non so quanto tempo ad accarezzare quell'orma che le onde, per rispetto di quei meravigliosi piedi, lambivano alle estremità senza portar via la sabbia ancora pregna del suo odore. Blasco continuava a tirarmi i boxer chiedendomi di andare via e con la lingua leccava la mia schiena nuda. Esmeralda... continuavo a ripetere dentro di me, mentre il rumore delle onde che si infrangevano sulla riva sembrava la sua dolcissima voce che mi chiamava: Alessandro, non sono un sogno… esisto… Sì, Esmeralda esiste, esiste la sua dolcezza, esiste il suo essere donna voluttuosa e la sua affascinante sensualità con cui ti avvolge e ti porta verso un gioco fatto di passioni estreme e di reciproci contatti.

Toccarsi… Accarezzarsi… Sfiorarsi… Entrare l’uno nell’altro cogliendo i segreti dell’intimità più pura, là dove le barriere si abbattono all’unisono e dove tutti i tabù vengono cancellati per lasciare il posto a frenetiche passioni ed intrecci di corpi che si cercano, si desiderano… si amano.

Esmeralda esiste!

Il tempo si è fermato. I gabbiani volteggiano nel cielo a testimoniare che lei è ancora lì, e che tutto è stato vero. Il mio sguardo scruta l’orizzonte di un cielo azzurro terso ed il mare sugli scogli, leggere increspature mi fanno tornare alla mente amplessi voluttuosi.
Ti aspetto domattina. Hai scritto con le conchiglie. Domani è ancora oggi. Chi potrà mai cancellare il tuo nome dalla mia mente? Chi mai potrà cancellare quel tuo: Mi vuoi? Quella danza di sesso puro è ancora dentro di me. Quel tuo muoverti su di me ha scatenato un’irrefrenabile voglia di godere mille e mille volte ancora con te… su di te…

Blasco ha rinunciato. Ha capito che niente e nessuno potrà mai farmi alzare da questa sabbia che mi ha portato ai piedi di Esmeralda. Già, i suoi piedi. Avvicinarmi a lei, guardare i suoi occhi aprirsi dal dormiveglia, vederli quasi impauriti di trovarsi di fronte a me e poi quel mi vuoi…

Il suo corpo semivestito lo vedo ora nella sua orma, ora riflesso nelle onde del mare. Tutto intorno mi parla di lei. Tutto intorno è pregno del suo essere di donna sensuale… Esmeralda, Esmeralda continuava dentro di me il suo nome ossessionante. Mi toccavo e sentivo le sue mani come le mie sul mio corpo. Il mio sesso fremeva ad ogni mio tocco ed era bellissimo sentirlo rispondere al solo pronunciare il suo nome.

Alessandro amami ancora.
Con gli occhi chiusi mi chinai sulla sua orma. Sembrava che il suo miele che avevo assaporato, leccato, bevuto fosse ancora lì, ed il suo paradiso invitava ancora la mia lingua ad esplorarla, ad entrare in lei con prepotenza e dolcezza, con amore e passione infinita di un gioco che aveva come premio il suo nettare nella mia gola…

La sua orma semiadagiata su di un fianco mi mostra la sua schiena. Disegno il profilo con un dito. Dalla nuca scendo giù piano piano dolcemente fino alle natiche per poi risalire all’insù. Piccoli movimenti che sembrano far fremere quell'orma. Mi avvicino ai suoi piedi. Li prendo tra le mie mani cominciando un gioco fatto di piccoli massaggi e colpi di lingua. Succhio avidamente le dita e la mia lingua risale su attraverso l’interno coscia dietro le ginocchia per poi tornare sulle cosce sempre più su, arrivando su quel ciuffetto di peli che sfioro con la bocca, e la lingua comincia a frugare nell’intimità delle sue labbra...

Il Paradiso di fronte a me si apre d’incanto. Una goccia di miele d'arancio esce dalla sua fessura, mi invita a cogliere quella primizia. La raccolgo con la mia lingua avida assetata del suo miele, che voglio bere tutto piano piano. Le gocce sulla mia lingua si sono moltiplicate e come le api trasporto il suo nettare sul suo meraviglioso seno. I capezzoli turgidi si aprono alla mia bocca. La mia lingua lascia piccole gocce del suo nettare sul suo seno mentre la spalmo avidamente con le mani e succhio i suoi capezzoli… Piccoli morsi che mi restituiscono il fremere di lei pronta ad accogliere il mio membro che non aspetta altro di cogliere il suo fiore sbocciato… aperto ed invitante…

Alessandro eccomi, sono tornata.
I miei occhi si aprono d’improvviso. Tu, figura di donna alta davanti a me. Sembra un gioco del destino. Hai gli stessi vestiti. La gonna gitana ancora semibagnata e la tua pelle olivastra. Un’esplosione di felicità si legge chiara nei mie occhi, mentre il tuo sguardo furtivo si posa per un attimo sul mio membro. Esmeralda, riesco appena a sussurrare, mentre tu con un tocco leggero mi butti all’indietro facendomi adagiare sulla duna di sabbia per poi alzarti la gonna e sederti sul mio viso.

Occhi chiusi, la tua gonna a coprire il mio viso. La mia lingua che comincia ad esplorarti e tu con le braccia protese all’indietro e le mani a stringere le mie ginocchia per trattenere la tua voglia di gridare tutto il piacere che senti venire prepotentemente fuori da sotto la tua gonna. Prendimi, cogli tutto di me. Alessandro amami perché il nostro momento è tornato. Poi d’improvviso ti giri, mostrandomi tutta la tua pienezza. Il mio viso affonda in te mentre la tua bocca cerca il mio membro…

Lo trova, lo trovi, lo desideri, lo brami con tutta quella tua voglia di avere un orgasmo multiplo che lo stridolio dei gabbiani e le onde del mare non riusciranno a coprire, perché il tumulto dei sensi verrà fuori con tutta la sua prepotenza e non potremmo mai resistere all’arrivo del puro godimento. Un urlo liberatorio ci coglie mentre il mio ed il tuo nettare scorrono abbondanti nelle nostre cavità leccandosi l’altrui piacere…

Ci prendiamo mano nella mano e corriamo verso il mare…

No, non sei un sogno… Esmeralda esiste…