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Domenica mattina
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Titolo: Domenica mattina
Autore: Ciadel
Contatto:
Racconto n° 2786
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E' un bel mattino di primavera e il cielo terso lo rende particolarmente luminoso. I raggi del sole sono già caldi e l'aria è più che tiepida. Quasi si trattasse di un giorno d'estate.
Anna si guarda allo specchio con una mezza smorfia. Va bene che fa caldo oggi, però questa gonna di jeans non è troppo corta per la Messa? Nemmeno la madre ha obiezioni: dai, due dita sopra al ginocchio, che vuoi che sia, quando ormai in chiesa ci sono ragazze anche in minigonna!
Un golfino blu buttato sopra alla camicetta bianca e le scarpe con un pochino di tacco. Rossetto leggero e via. E' tardi e oggi è festa grande: il Santo Patrono.
Arriverà in ritardo, ma non importa. Si potrà fermare con le amiche verso il fondo della chiesa, a chiacchierare sottovoce. Starà in piedi. Così non dovrà nemmeno preoccuparsi della gonna.
Al suo arrivo è già piena di gente. Lei e le sue amiche si sistemano accanto ad uno dei portoni di accesso laterali, defilate dall'attenzione generale. Una posizione comoda dove potersi scambiare qualche frase sussurrata.
A rovinare tutto ci pensa il canonico che con energia le spinge fino all'altare dove, prevedendo la mole di fedeli, ha preparato due file di seggiole ai lati, proprio accanto al prezioso coro di legno intagliato.
Anna supera i quattro gradini che portano all'altare in apnea. Non rischia la genuflessione limitandosi ad un furtivo segno con la mano destra. Lei e le sue amiche sono fatte accomodare proprio in prima fila. Lei soprattutto, davanti non ha alcun riparo e teme che il proprio abbigliamento la possa fare notare dal vecchio parroco o da qualche anziana del paese, sempre pronte alla critica e alla maldicenza.
Non che Anna sia particolarmente pudica, solo il luogo la mette in ansia.
Si accomoda con cautela lisciandosi la gonna aderente e serrando strette le gambe. Si guarda soddisfatta da dietro le lenti rotonde. Tutto bene, è passabile.
Attorno a lei nessuno sembra notarla, tutti intenti ai canti che aprono la lunga funzione religiosa. Per tutta la prima parte della cerimonia le cose vanno al meglio. Tanto che Anna, soprapensiero, non ricorda nemmeno più il disagio di poco prima.
Nonostante i vari su e giù, si muove disinvolta e tranquilla. E' durante il lungo intervallo di una noiosissima predica, che accade l'impensabile. Il suo sguardo, un po’ distratto, finisce tra le prime file dell'assemblea ad incrociare quello di un ragazzo dal fisico atletico e con i capelli cortissimi, proprio come di solito usano gli atleti.
Lui le sorride tranquillo, anche lei risponde con un sorriso. Non ricorda di averlo mai visto. Dopo un attimo lo cerca ancora con gli occhi domandandosi come, in quel piccolo borgo, poteva essergli sfuggito un tipo così. Forse arriva da fuori, magari ospite per l'occasione, dai parenti.
Sembra guardare ancora verso di lei, ma non verso il suo viso. Ha lo sguardo fisso e sbatte le palpebre, ora ha il volto teso.
Anna cerca di capire che cosa sta guardando quel ragazzo tanto carino, segue la linea immaginaria dei suoi occhi e... finisce a fissare le proprie ginocchia.
Ecco che cosa sta guardando. Lei non se ne era resa minimamente conto. Maledetta gonna stretta, era salita parecchio. Un buon dieci centimetri sopra al ginocchio. Nulla di preoccupante per ora, ma abbastanza da metterla in agitazione. O meglio, è lo sguardo del ragazzo che la agita.
Ormai lo guarda fisso per vedere le sue reazioni e intanto, aumenta il calore dentro di lei, come aumentano i battiti del suo cuore.
Di nuovo in piedi, ma la situazione non migliora, anzi. Le gote si arrossano leggermente, mentre si guarda attorno, nessun'altro l'ha notata.
Potrebbe risedersi con la solita cautela, basterebbe per sistemare le cose, ma il suo sangue circola veloce. Nemmeno le amiche, annoiate, la guardano.
Si accomoda scivolando un poco in avanti e lasciando le gambe leggermente socchiuse, roba di centimetri.
Chi la guardasse ora, non troverebbe nulla di strano, se non il rossore delle sue guance e il petto che si alza ritmicamente. Anche per il ragazzo la situazione sembra la stessa e, dalla faccia, sembra colpito dalle manovre della ragazza.
Lei, tenendolo d'occhio, cerca di capire quanto lui possa vedere dalla sua posizione del suo corpo teso. Capisce che non può vedere nulla, proprio nulla.
Rendendosi conto di quanto quella situazione la stia eccitando, perso ogni timore, cerca di rendere quest'attimo ancora più intrigante.
Attende il prossimo cambio di posizione per esagerare. Sedendosi tiene le mani sui fianchi, e la gonna inesorabilmente sale, stavolta davvero, finendo a metà coscia.
Con il cuore in tumulto incrocia i piedi e allarga le ginocchia.
Suda e sente la schiena rigida, il respiro affannoso. Si guarda. Ora le gambe sono davvero scoperte e l'interno coscia in bella mostra.
Il ragazzo sembra accusare il colpo, anche il suo volto si arrossa. Stropiccia gli occhi e, anche lui, sembra in affanno.
Lo sguardo di Anna corre ancora alla gente di fronte, poi alle amiche. Ancora una volta nessuno fa caso a lei. La funzione è al termine. Fissa il ragazzo e cerca di immaginare se, da laggiù, possa vedere magari una piccola porzione del suo intimo.
Sente gli umori scorrere, la gola invece è asciutta, deglutisce a fatica.
La Messa è finita. Prima di alzarsi per l'uscita, in preda e vittima del suo spasimo fisico e ignorando ogni cautela, allarga ancora un poco le cosce. Per dieci secondi appena, fissando in faccia il ragazzo ormai paonazzo.
La tortura finisce e Anna, quasi correndo, si avvia all'uscita. Non vede l'ora di tornare a casa, si sente sudata e appiccicosa. Ha urgente bisogno di un bagno e di restare sola con se stessa, per qualche minuto, in modo da potere trovare uno sfogo a tutta quella tensione.
Anche il giovane esce di corsa, anche lui non ne poteva più di quella lunghissima cerimonia.
La luce violenta dell'esterno gli provoca altro dolore agli occhi già irritati. Non riesce a respirare. Quel maledetto raffreddore lo aveva messo a terra, di sicuro aveva anche un po’ di febbre.
Della funzione non aveva capito una sola parola. Quella mattina non era riuscito nemmeno a sopportare le lenti a contatto. Così, con gli occhi pieni di lacrime, faticava a vedere chi aveva attorno. Adesso poteva finalmente correre a casa a prendere qualche cosa per attenuare il fastidio.
Della mattinata ricordava solo un rapido scambio di sguardi con una ragazza che era sull'altare.
Non era certo di essere riuscito a vederla con chiarezza, ma sembrava proprio carina e con un sorriso simpatico.
Forse valeva la pena di tornare qualche altra domenica a quella funzione, ma con le lenti stavolta!