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Tu, Lei e il mare
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Titolo:
Tu, Lei e il mare |
Autore:
Aran |
Contatto:
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Racconto
n° 2788 |
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Sono già le 20 e il tempo scivola via senza che te ne accorga. I preparativi fervono anche se devi fare solo 30 miglia e parti solo per tre giorni, e così non ti accorgi che sei in vacanza già da varie ore... normalmente sei ancora in ufficio a finire le ultime cose. E gli imprevisti sono in agguato: “Cavoli! Ho lasciato le valvole del tender a casa... ed ora? Vediamo se qualcuno sul molo me ne presta uno.” E altro tempo passa. “Sempre peggio, nessun gommoncino disponibile, okay, ne faremo a meno.” La cena, la benzina, il latte va in ghiacciaia, le cerate nell’armadio, il pile lo metto, prepariamoci le scotte del genoa e del gennaker... Finalmente! sono le 23, il motore è in moto, le cime cadono in acqua, corri al timone, la barca scivola lenta nelle calme acque del porto. PARTITI. Ora sei cosciente che la navigazione è iniziata, ti aspettano circa cinque ore di mare (poche, troppo poche), puoi stare solo con Lei, poi come ogni volta sarà difficile il rientro, sempre più difficile. Metti il pilota automatico, Lei ti prepara un caffè, viene fuori dal tambuccio con le tazze in mano. Vestita solo con una maglietta. I suoi capezzoli sembra vogliano bucare la stoffa. Tu Le passi accanto e li accarezzi con il dorso della mano, fremi a quel contatto, ma passi oltre. L’attesa acuisce il desiderio. Ed eccoti di nuovo giù al tavolo da carteggio per tracciare la rotta, scrivere la partenza sul diario di bordo, segnare un primo punto nave. Ti affacci fuori: la luna sta sorgendo. Una mezza luna grande e rossa, sembra in fiamme, splendida, tra poco salirà nel cielo e illuminerà la barca a giorno. Lei è bellissima, con i riflessi della luna tra i capelli. E’ appoggiata alla cabina, il suo splendido sedere che spunta da sotto la maglietta. Ti avvicini da dietro, infili le mani sotto la stoffa, le fai scorrere lungo i fianchi, arrivi ai suoi seni. Geme leggermente e tu senti i capezzoli che si induriscono, il suo corpo che trema. Continui piano ad accarezzarla, a baciarle il collo, a leccarle le orecchie. La tua voglia spinge contro di Lei ma aspetti, vuoi che il suo desiderio diventi insopportabile. Il tempo passa, le luci di Ischia pian piano svaniscono, resta solo il faro di Punta Imperatore a farvi compagnia. E vi fa compagnia il vento, che vi accompagna silenzioso, che vi accarezza lieve, che vi culla dolcemente, che rinforza quel tanto da poter spegnere il motore. SILENZIO. Per chi non sa ascoltare. Tu senti lo sciabordio dell’acqua sullo scafo, il frangersi di qualche onda, il fruscio delle vele. E senti il suo respiro eccitato. Sussurra piano, ti implora di entrare in Lei. Le sfili la maglietta, le succhi i capezzoli, t'inginocchi ed infili la testa tra le sue gambe. Come un animale assetato ti disseti alla sua fonte. Succhi, lecchi, bevi con avidità. E Lei geme piano, tra i denti, per non rompere quel silenzio. E così avanzi in questo mare immenso miglio dopo miglio, onda dopo onda, verso una meta che non vedi l’ora di raggiungere. E così avanzi sul suo corpo accarezzando la sua pelle, curva dopo curva, verso una meta che non vedi l’ora di raggiungere, verso una meta che non hai fretta di raggiungere. Incredibili i marinai sognano il mare se sono a terra e la terra quando sono a mare. Il vento rinforza. Ecco la grande vela gialla e azzurra che si gonfia, vi spinge potente e la barca inizia a sollevare la sua prua scivolando sulle onde. Che bella la scia che lascia dietro illuminata dalla luna. Come la scia che lascia la sua saliva sul tuo corpo. Tu non vedi, gli occhi ti si chiudono mentre Lei scivola con le labbra sul tuo membro. Le accarezzi i capelli e ti spingi fino in fondo alla sua gola. E mentre torni a baciare la sua nuca ti affacci nelle sue budella. Lei si appoggia con le braccia alla cabina e spinge contro di te. Sfuggi. Lei urla ora, ti implora di spingere, di penetrarla, di sodomizzarla. L'accontenti finalmente, senti il suo sfintere che si apre e avanzi dentro di Lei a ritmo delle onde. Vi muovete assieme. Le accarezzi la clitoride mentre ti perdi dentro di lei. Geme, sta venendo. Forse attratti dai suoi gemiti arrivano i delfini. Saltano ai lati della barca, gemono con voi. Voi non li vedete, siete presi dal vostro orgasmo. Vieni dentro di Lei, il tuo sperma le riempie la pancia, scivoli fuori di Lei mentre iniziate a sentire freddo... Ecco le luci di Ventotene, il faro, il rosso d’ingresso del porto. E il verde?(che fine ha fatto?) Pian piano appare tutto il paese, sembra un presepe, sembra finto, fai finta che sia lì apposta per Voi. Ti senti parte di un sogno. Sei inebriato da tutto questo. Ma già ti dai da fare. Accendi il motore, vai all’albero ad ammainare le vele, sistemi tutto, prepari l’ancora, e al minimo ti inoltri nel porto (il verde è spento) sperando che il ronzio del motore non disturbi la magia del posto. Lei è stesa in pozzetto ancora sconvolta. Un giro, cerchi un posto, lo individui, splendida Cala Rossano a settembre con qualche barca in rada e poche altre ormeggiate all’inglese lungo il molo. Il tonfo dell’ancora che si tuffa nell’acqua, la catena che scorre, senti l’ancora che morde la sabbia del fondo, la barca si ferma. Spegni il motore, chiudi le vele, gli ultimi controlli. Ti stendi in pozzetto al suo fianco a goderti la pace, sei soddisfatto. Sono le cinque e non hai voglia di andare in cuccetta, Lei ti chiede se è tutto ok, poi inizia ad accarezzarti. Tu senti che l’eccitazione ritorna.
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