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Il ricordo
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Titolo: Il ricordo
Autore: LadyUozzz
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Racconto n° 2797
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Il freddo pennella di sbuffi nebbiosi le colline verdi di primavera. La terra è pregna d'acqua e, come un otre ormai colmo, rifiuta di assorbire le pozzanghere sparse qua e là. Osservo la natura in rinascita, annuso il suo profumo pieno ed inebriante e ascolto il mio io sazio di Lei.
Amo le luci soffuse delle candele scure e le voglio sempre disseminate qua e là con grazia e perizia, i loro bagliori mi avvolgono e mi scaldano...
I cuscini di seta blu creano un soffice ed abbandonato rigonfiamento sul letto, ammantato anch’esso di lenzuola di seta blu notte; le corde abbandonate sul letto, una muta richiesta di sottomissione. I suoi occhi neri un'implorazione.
Lei... occhi di cerbiatto smarriti, capelli neri di seta fluenti, pelle serica e compatta. Il Suo profumo penetra nel mio io più profondo, assorbo questa sensazione di pienezza morbidamente sprofondata nella poltrona avvolgente, le gambe languidamente accavallate.
Un piede ciondola verso di Lei.
Timidamente si piega e lo bacia, la sua lingua s'immerge negli anfratti delle dita. Piacevole sensazione.
Soddisfatta, sorseggio il calice di Veuve Cliquot posato sapientemente alla mia portata, vicino alla vaschetta che conserva un ghiacciolo delle dimensioni di un membro creato da Lei con maestria.
Nel mentre continua la sua opera di dedizione al mio piede.
Lentamente lascio scivolare un sottile rivolo lungo la mia gamba, il rivolo scende fino al piede e Lei, grata della condivisione, lecca voracemente.
E’ dentro di me, la sento... mi concedo una lunga e lieve carezza sulla sua pelle, come ad imprimerla nelle future movenze, la lego in una posa sconcia e le indosso il gagball.
I suoi piedi ben distesi.
Il caine si abbatte sulla pianta dei piedi strappandole lunghi mugugni. Ed ancora abbatto il caine.
La sua saliva é liquido nettare che sgorga e mi attrae. La raccolgo con la punta delle dita e la porto ai suoi fiori già umidi dell’intimo godimento.
Inserisco il cuneo possente nell’ano mentre Lei immobile mi favorisce, sento il suo sforzo nell’abbandonarsi, la sua pelle si ammanta di sudore, la saliva sgorga copiosa ed ancora la spargo nella sua intimità.
Sta godendo, la sento in un crescendo che penetra le mie fibre e s'insinua nel mio basso ventre con lingue di fuoco liquido lasciando sgorgare il mio liquido più prezioso.
Colta da un impeto di gratitudine mi chino e lecco il suo fiore umido di me.
Non sono ancora satura... mi avvicino alla vaschetta, irroro il ghiacciolo di champagne, ingordamente lo rigiro ad impregnarlo ben bene e lentamente, ma senza ritardi, lo introduco nel fiore umido... lo voglio tutto dentro.
Lei mugugna, si dimena lievemente, mi eccita ancora di più e mi chino a sorseggiare il cocktail composto da Veuve, umore e ghiaccio che sgorga copioso dal caldo anfratto.
Ed ancora devo sfogare la mia eccitazione, indosso lo strapon, sfilo con forza il cuneo ed entro senza preamboli. I mugugni di piacere misto a dolore mi gratificano e mi muovo in Lei a volte lentamente a volte convulsamente.
Ma il ghiaccio non ha terminato di liquefarsi e il suo richiamo mi attraversa. Lo sfilo, è notevolmente ridotto, lo rimetto nella vaschetta ad irrorarlo di champagne e lo ripongo nella sua sede naturale per dissetarmi ancora di Lei. Voluttuosamente, avidamente dissetarmi… ebbra di godimento…
Poi un desiderio dolce si fa strada in me, afferro una gruccia porta gonne, le clip sono sostenute, delicatamente le serro ai suoi capezzoli e con una corda tendo la gruccia.
La sua saliva sta formando una pozza nella seta blu del lenzuolo, il ghiaccio continua a colare e ghiotta mi chino a bere.
Dolcemente irroro la sua pelle gocciolando dal calice il nettare... mille bollicine decorano la sua pelle mentre i brividi la sconquassano, le fitte dipartono dai capezzoli fino a squassarle il ventre, i polsi dolenti. Lambisco con folle lussuria il mix di champagne e Lei.
La libero da tutto, Lei si china e si accoccola ai miei piedi in un muto ringraziamento. Mi chino per una lieve carezza alle sue guance, indice e medio si infilano nelle sue nari e come fosse un guinzaglio la conduco come docile e tremante cucciola. Lei avanza felice.
Sazia di me e di Lei esco nell’alba a respirarne il ricordo.