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Un gioco a tre
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Titolo: Un gioco a tre
Autore: Comando
Contatto:
Racconto n° 2800
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Era sabato mattina, Laura si era appena svegliata, indugiava svogliatamente nel letto, presa ancora da un sogno molto piacevole che le aveva acceso profondi desideri. Lo squillo del telefono la fece sobbalzare mentre era perduta nel suo dormiveglia.
– Giorno piccola, bellissima giornata oggi, pensavo stasera di portarti a cena fuori.
La voce vibrante eppure calda di Bruno la riscosse dai pensieri.
– Passo alle 21.00, mi raccomando, deliziosa come sempre, lo sai che amo il nero.
La sera giunse presto. Laura aveva una strana frenesia addosso, voleva parlare con lui di qualcosa che stava accadendo, ma desiderava farlo di persona. Bruno la osservò per tutta la sera, era davvero splendida, così minuta nei lineamenti e quel tocco di classe che la distingueva nettamente dalle donne. Nessuno avrebbe mai sospettato quanto gli appartenesse e si compiaceva d’averla presa e guidata in ogni cosa, se fosse stato uno scultore l’avrebbe guardata con lo stesso orgoglio di una propria opera d’arte. Notò però che per tutta la sera era come se avesse qualcosa dentro che voleva dire e non riuscisse a tirarla fuori, le lasciò il tempo e quasi si divertiva a vedere questo suo imbarazzo. Poi giunti al caffè, mentre girava lo zucchero con una meticolosità infinita, sollevò lo sguardo e le chiese: - Allora?
- Allora, che?- rispose lei.
- Laura, è tutta la sera che vuoi dirmi qualcosa, pensi che non me ne sia accorto? Ti ascolto.
Lei lo guardò ancora esitante, quando faceva così il suo viso diventava severo, gli occhi si socchiudevano e le labbra erano serrate. La sedia le parve scomoda sotto quel piglio indagatore, trasse un sospiro come a ritrovare coraggio per parlare e poi con lo sguardo basso iniziò a raccontare.
Aveva fatto amicizia con una donna, piuttosto giovane, non abitava nella loro città, ma riuscivano a vedersi piuttosto spesso e le piaceva, era molto dolce e ultimamente si era ritrovata a pensare che le sarebbe piaciuto andare…oltre.
Nel dirlo rialzò gli occhi guardandolo con un fare malizioso e quasi sfrontato. Lui sorrise leggermente, capiva perfettamente cosa intendeva ed i suoi occhi brillarono per un attimo.
- Cosa le hai detto di noi?
- Poco, che sei il mio uomo e che con te sto molto bene, mi hai guidato e fatto capire molte cose, e che non abbiamo alcuna inibizione. La sento molto presa da un rapporto femminile ed incuriosita anche da rapporti a tre, credo che potrebbe nascere qualcosa di molto piacevole.
- Hum… perché no? E’ un gioco che amo molto lo sai, ma va fatto con cura, senza fretta e molto delicatamente se per lei è la prima volta. Continua a starle vicino magari una delle prossime sere si va a cena insieme. Nel frattempo comincia a solleticarle la fantasia, con discrezione, so quanto tu sia sensibile: esplorala.
Laura annuì e, come se le avessero promesso un regalo, il suo sguardo si perse felice e sognante per un attimo, poi si riscosse e finirono in silenzio la cena.
Nei giorni che seguirono si ritrovò spesso a sentirsi a telefono con Francesca e quando potevano si incontravano per lunghe passeggiate o fare shopping. La distanza fra loro era esigua e con un’ora d’auto spesso l’una si recava dall’altra. Stavano diventando sempre più inseparabili, il condividere gli stessi gusti e la dolcezza che emanava Francesca era qualcosa di speciale. Laura cominciò a desiderare di farla sua ogni giorno di più e voleva goderne in complicità con Bruno ma aveva paura di perderla, il terrore di fare un passo falso, un qualcosa che la irrigidisse irrimediabilmente la facevano muovere molto cautamente. Qualche volta, il protrarsi del loro stare insieme le portava a dormire l’una a casa dell’altra, ricordava la prima sera che le propose di dividere il suo letto: sentiva l’odore della sua pelle ed il desiderio di accarezzarla ma si trattenne, parlarono sino a notte fonda della loro vita, dei loro desideri, sino a che caddero nel sonno. Al mattino si ritrovò la mano di lei stretta alla sua, la lasciò dormire scivolando lentamente fuori senza far rumore e senza dire nulla di questo al suo risveglio.
Ormai il pensiero di lei la ossessionava, ma ciò non accadeva solo a Laura, anche Francesca aveva iniziato ad interrogarsi, sentiva un qualcosa nei confronti di lei che travalicava quella che era una semplice amicizia. Non aveva mai avuto esperienze con donne e si domandava cosa le stesse succedendo era qualcosa che lentamente si insinuava dentro come un pensiero sempre più ricorrente e sottile e spesso si era immaginata nell’accarezzarle i seni, suggere i suoi capezzoli con delicatezza mentre sentiva il calore del corpo di lei contro la sua pelle.
Era passato circa un mese da quella cena con Bruno e da allora non erano più tornati sull’argomento quando, un giorno, fu proprio lui a domandarle come procedeva la conoscenza. Il viso di Laura si illuminò nel fargli un resoconto dettagliato e lui si soffermò per un attimo in silenzio.
- Hai accennato a qualcosa? Sa che non ti dispiace anche un rapporto femminile? O sei andata oltre, le hai detto di altro?
- Sa che ho avuto altre donne insieme a te, che è stato un piacevole gioco e quando glielo raccontavo mi faceva mille domande, voleva capire cosa si provava nel corpo e nell’anima, una sera mi confessò persino che il pensiero la eccitava e credo fosse molto bagnata in quel momento perché una donna si rende conto di queste cose prima di un uomo.
- Bene, è ora che si faccia conoscenza di questa “tua” Francesca.
Si incontrarono la prima volta a cena, Bruno, buon conversatore, spaziava da un argomento all’altro facendola sentire a suo agio, Francesca era una ragazza vivace, dai lineamenti minuti e delicati, bruna di carnagione e con due occhi molto profondi, riusciva a passare dal sorriso di un argomento scherzoso, alla serietà di un discorso, in un attimo. La sua età, circa trentatré anni, contrastava nettamente con la profondità dei suoi pensieri. La avevano posta a sedere fra loro a tavola e non vi fu un solo attimo in cui si sentì esclusa dalla conversazione. In certi momenti lui taceva osservando con gli occhi socchiusi, studiandola attentamente senza farsene accorgere, mentre Laura le raccontava qualcosa con un fare complice. Si rividero insieme più volte, ora semplicemente per una cena, ora per una piacevole camminata, la presenza di Bruno era diventata familiare ed ora Francesca, per nulla imbarazzata si lasciava sempre più andare a scherzi o confidenze più intime anche dinanzi a lui. Una sera erano appartati in auto tutti e tre, Laura iniziò, con fare scherzoso, ad immaginare come sarebbe stato bello poter condividere con una donna ed un uomo insieme qualcosa, cogliere da entrambi, contemporaneamente, le carezze, la forza e la dolcezza, sentirsi al centro di ogni cosa sino a goderne completamente cogliendone ogni piacere. Gli occhi di Francesca sembravano accendersi, brillavano di desiderio e questo non scappò ai due che si lanciarono uno sguardo complice: forse era giunto il momento.
Si era fatto tardi e Laura simulò di essere stanca per riprendere il viaggio di ritorno.
- Francesca, mi fai dormire da te stanotte? Domani tanto è domenica e non lavoro, ti dispiace?
- Volentieri, sai che ho sempre piacere che rimani.
Laura si rivolse poi a Bruno: - Sicuro che non dispiace a te tornare solo? Certo tutta quella strada, Francesca può dormire anche lui con noi?
- Ma certo, rimarrete entrambi vedremo di sistemarci un po’ alla meglio, certo la casa non è grande, ma per una notte può andare.
L’appartamento consisteva di un salotto, una camera da letto matrimoniale ed una cucina, quando fu il momento di andare a dormire Bruno fece l’atto di arrangiarsi sul divano, ma subito Laura propose, se naturalmente Francesca non aveva problemi, di dormire lei in mezzo e loro ai lati sul letto che li avrebbe ospitati comodamente.
Bruno capiva e seguiva ammirato di come lei fosse brava a condurre il gioco, si rendeva conto di come Francesca fosse portata con naturalezza a ciò che loro desideravano e che in fondo, probabilmente, ora desiderava anche lei. Faceva caldo e rimasero solo con delle lenzuola e gli slip, dopo aver chiacchierato a lungo ancora a letto si dettero la buonanotte poi Bruno volse le spalle fingendo di addormentarsi. Laura sentiva il cuore battere, era eccitatissima, il desiderio di cogliere la sua amica, di farla godere e di vederla presa da entrambi la faceva impazzire di desiderio, fra le cosce sentiva le contrazioni e il senso di bagnato. Rimase a lungo supina con gli occhi socchiusi, i muscoli contratti, cercava di controllare il suo respiro per paura di sentirsi scoperta. Francesca si era girata dall’altra parte, le volgeva la schiena, sembrava che dormisse, leggermente rannicchiata con le gambe ripiegate; Laura le sfiorò timidamente una coscia, con un fare casuale, come la avesse urtata inavvertitamente, trattenne il fiato mentre il cuore le rimandava le pulsazioni in capo, pronta a ritrarre la mano al primo segno negativo, ma non ve ne furono. Rincuorata la lasciò lì immobile per lunghi minuti, abbandonata su quella pelle calda e liscia poi cominciò lentamente ad accarezzarla con lentezza ed un fare leggero, saliva e scendeva lentamente lungo la coscia senza osare andare oltre. L’amica emise un lungo sospiro, poi si girò anche lei supina mentre la mano di Laura si allontanò repentinamente, pensava che si svegliasse, ma la vide continuare ad avere gli occhi chiusi, attese ancora lunghi interminabili istanti poi, lentamente, riprese ad accarezzarla dal ginocchio all’inguine, Francesca sospirò ancora languidamente ed aprì le cosce quasi ad invitare l’amica ad andare oltre pur senza dare segno di essersi svegliata. Il cuore ormai batteva a mille, la carezza si fece più audace, le dita si infilarono nel perizoma sino a raggiungere le dolci morbidezze del sesso di lei, scivolarono lungo la fessura con un tocco leggero sino a giungere ad intingersi nel suo piacere. Era completamente bagnata, le affondò dentro, due, poi tre sino a ritrarle pregne, mentre lei continuava ad avere gli occhi chiusi, ma ora, era evidente che non dormiva. Risalì lungo il clitoride, lo accarezzò con un movimento circolatorio alla base, vi premette sopra e lo rilasciò sino a sentirlo turgido. I respiri di Francesca si fecero più affannosi mentre apriva ancora di più le cosce, l’altra mano di Laura andò verso i seni ne prese uno, lo accarezzò sfiorando il capezzolo che reagì immediatamente, lo strinse fra le dita, lo tirò leggermente, premette con forza quel seno e vi appoggiò le labbra suggendolo. Lei la lasciò fare mentre si inarcava cercando quel contatto, sentiva le dita penetrarla sempre più dentro stringendole con il palmo sul sesso quasi con forza mentre si strofinavano, il primo orgasmo arrivò inaspettato, con violenza, con i gemiti soppressi mordicchiandosi le labbra, poi si girò verso di lei ed iniziò ad accarezzarla. Desiderava Laura, non faceva che pensarla ultimamente, desiderava quelle mani che la avevano presa e fatta sua, sentiva che non era semplicemente sesso ma qualcosa di altro, più profondo, desiderio e dolcezza, voglia di essere sua. Le lingue si cercavano, come serpenti di un caduceo si attorcigliavano, si lasciavano, si ritrovavano, lasciarono scivolare i perizomi mentre i loro sessi si sfregavano, completamente dimentiche di Bruno al loro fianco, si invertirono di posto mentre Laura scivolava lentamente sopra di lei, Francesca volgeva le spalle a lui quando ad un tratto avvertì altre mani che la accarezzavano, la sfioravano e la stringevano forte, per un attimo si irrigidì poi si lasciò andare.
- Lasciati andare tesoro.- le sussurrò Laura che aveva percepito la sua reazione.
Francesca sentiva il membro caldo di lui insinuarsi lungo le natiche, sentiva le sue pulsioni mentre si faceva largo verso il suo sesso, sollevò le cosce per farlo scivolare dentro mentre le labbra di lei lambivano e succhiavano i suoi capezzoli, la lingua leccava sul collo sino a baciarla, era un’estasi, presa da entrambi mentre quelle mani e quelle lingue inarrestabili la facevano sentire loro, la loro cucciola presa, messa in mezzo e fatta godere. Capiva che non desiderava che essere di entrambi, essere accolta anche se una parte di lei, in un guizzo di lucidità, si rendeva conto che sarebbe stata sempre per loro un piacevole gioco, una fedele cucciola pronta a correre al loro volere, amata ma sempre al di fuori del legame che avevano.
Stavolta sentì l’orgasmo arrivare progressivamente, si sentiva piena di quel membro dentro e dei corpi che la stringevano, fu come una scossa nella mente, un lampo, mentre si muoveva con ritmo assecondandoli.
Rimasero fermi, lui dentro di lei, la tennero abbracciata carezzandola come se fosse una cucciola, dedicandosi a lei completamente, poi Bruno si sfilò e si stese, Laura iniziò a carezzargli il sesso, vi poggiò le labbra sino a prenderlo completamente in bocca, lo sentiva rinascere sotto i suoi tocchi sapienti mentre l’asta scorreva, nel mentre lanciava sguardi a Francesca che la guardava come ipnotizzata, poi le fece un cenno, si sfilò da lui e la invitò a prendere il suo posto. Lei fu esitante, poi sentì le mani di lui sul capo che la accompagnavano mentre l’amica le faceva scorrere le unghie sulla schiena piacevolmente, dal collo sino ai glutei. Sentiva il desiderio rinascere quando Bruno la scostò, lei lo guardò con fare interrogativo mentre scendeva dal letto, la dispose a quattro zampe.
- Sei la nostra cucciola.
Le si pose innanzi in piedi e prendendola per i capelli la guidò di nuovo su quel membro mentre da dietro la lingua di Laura le donava piacere abbeverandosi, poi le dita di lei cominciarono a penetrarla, lentamente si facevano strada aprendola sempre di più, sentiva che si erano chiuse a pigna e spingevano, ruotavano dolcemente, si fermavano ad un suo gemito di dolore, poi riprendevano ad avanzare. Fu un attimo di dolore intenso al passaggio delle nocche di quella mano minuta e poi la sensazione di completezza, riempimento, fu totale. Quella mano affondata sino al polso, che ondeggiava avanti ed indietro, che la palpava e carezzava all’interno le stava donando sensazioni mai provate di puro piacere.
Bruno e Laura, senza che lei se ne accorgesse, si guardavano negli occhi, i loro sguardi di totale complicità dicevano tutto, finalmente era diventata loro.