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Habiba in volo per le vacanze
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Titolo: Habiba in volo per le vacanze
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 2803
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I controlli all'imbarco sono diventati sempre più interminabili e spesso mi ritrovo a levarmi le scarpe e procedere scalza con cavigliera sonante per scongiurare il rischio che sia una terrorista pronta a farmi saltare per aria... ah, pensare che le uniche bombe che ho le tengo sotto il reggiseno, pronte ad esplodere di piacere se sapientemente carezzate.
Così mi sono piegata ai più accurati controlli durante il viaggio di andata verso un sudato soggiorno alle isole Maldive; dopo un anno interminabile di grigio lavoro e scarso di avventure non avrei mai immaginato che una fila potesse tanto!
Lo ammetto, la mia linea si è un poco ammorbidita rispetto ai miei primissimi anni in Italia, il mio sguardo è un poco più languido e meno sfrontato e anche il mio desiderio di avventure
langue dopo un anno di lavoro burocratico davanti a una scrivania sovrastata dalle carte. A questo penso svogliatamente, mentre mi avvio con aria annoiata e un po' altera verso il gate dell'areoporto di Fiumicino.
Come temevo resto in fila e già penso a quanto suoneranno al varco i miei orecchini e braccialetti e cavigliere scampanellanti.
Nella coda accanto a me un signore piuttosto corpulento e ben vestito sbuffa e si volta verso la mia fila. Inizialmente non lo guardo in faccia, ma sento i suoi occhi sopra di me, non posso fare a meno di voltarmi, ma non lo guardo subito negli occhi, noto il completo di lino chiaro e la camicia tipica candida, un po' lunga e ricamata finemente che usano molto i pakistani...
Finalmente gli lascio incrociare il mio sguardo.
Non so perchè mi prende, non è certo il mio tipo: sovrappeso, panciuto, naso importante e bocca sottile seppur ben disegnata, eppure ha un terribile fascino, maturo e protettivo, totalmente nuovo per me. Nonostante io porti i tacchi, mi supera di un bel pezzo e potrei appoggiare la testa sul suo petto. E' folle quello che sto per dire ma è il tipo di uomo che in un momento di debolezza... sposerei!
Il signore mi sorride con la complicità tipica di chi condivide un'attesa, passiamo dal varco più o meno allo stesso momento e ci fermano entrambi. A me, come temevo, fanno togliere i sandali e a lui perquisiscono tutto il perquisibile.
Finalmente ci lasciano andare e lui mi avvicina:
"Ultimamente un nome arabo non è un buon lasciapassare sugli aerei!" e scoppia a ridere. Osservo il suo modo aperto e schietto di farlo, gettando il capo all'indietro e socchiudendo gli occhi scuri dalle folte sopracciglia disegnate. Questa risata mi eccita terribilmente.
"Tu come ti chiami?" continua sorridendo.
"Habiba Zenati...e tu?"
"Malik Awais Ahmed...due terribili terroristi! Siamo forse complici e non lo sappiamo?"
"Io sto aspettando istruzioni sul mio cellulare...!" rido anche io e lo guardo dritto negli occhi, che trovo sinceramente dolci e pure un po' tristi.
"Sicuramente i capi stanno per dirti che... devi prendere un caffè con me!"
"Allora procediamo!"
Malik azzarda una leggera gomitata d'intesa che mi dà la scossa. Beviamo un caffè insieme e parliamo un po' di noi e dei nostri lavori. Malik ha 40 anni e viaggia dall'Italia al Pakistan perchè è un commerciante di gioielli. Ma stavolta la ragione non è quella. Il suo sguardo si fa cupo e mi promette di spiegarmelo quando saremo in volo. Entrambi dobbiamo fare scalo a Doha, nel Qatar.
Una volta in volo Malik mi confessa che odia gli aerei e, nonostante sia la centesima volta che ne prende uno, ha sempre attacchi di panico che fa una maledetta fatica a nascondere per non doversi vergognare. Anche per me è così e decidiamo di tenerci la mano se l'aereo comincia a rimbalzare.
Un film indiano ci tiene compagnia e la nostra conversazione è eccellente. Mi sorprendo una donna diversa quando Malik mi stringe la mano appena entriamo in una brutta turbolenza. La sua mano è enorme, caldissima, solo tenerla mi fa venire i brividi e comincio a fantasticare su di lui e il suo corpo anche se la paura mi tiene un po' bloccata.
Finalmente il volo riprende liscio e tranquillo e ricominciamo a parlare.
"Grazie Habiba, sei una donna dolcissima oltre che bellissima e molto intelligente" sussurra piegandosi verso di me "averti conosciuto rende più penoso il mio viaggio verso casa..."
Stringe la mia mano carezzandomi il polso e il braccio in un modo intrigante e provocante, ma non certo col tocco dell'avventuriero. Mi guarda negli occhi: "Avrei voluto conoscerti prima..."
"Che succede Malik, non sarai davvero un kamikaze..." sorrido e prendo le sue mani fra le mie intrecciando le sue dita enormi e forti.
"No, Habiba, il problema è che sto andando a conoscere la mia futura sposa... una cugina che non ho mai visto e che mai vorrei vedere. Solo che mio padre è moribondo e vuole assolutamente vedermi sposato perchè ho 40 anni e non 'devo farlo più aspettare così senza un nipote' ecc... ecc... Conosci questa mentalità, del resto, la donna dei miei sogni forse... neanche esiste. A parte mille avventure non l'ho mai conosciuta. Così per ora ho acconsentito. Dovrò vederla solo pochi mesi l'anno e per il resto la mia vita continuerà normale, a meno che..."
"Mi dispiace Malik, sì, conosco questa mentalità, devo solo ringraziare mio cugino che mi ha aiutato a sottrarmici e mi ha mandato a studiare in Italia a fare una vita diversa, indipendente e libera di scegliere l'uomo da amare. Come vedi non sono una ragazzina, ma sto parlando con te perchè ti trovo una bella persona... sei sicuro che sia l'unica soluzione possibile?".
I suoi occhi brillano e con una mano mi sfiora una guancia, piega le dita delicatamente e me le passa sulle labbra che io istintivamente inumidisco.
"Ho sempre sognato una donna dolce e coinvolgente, che prevedesse i miei desideri, che mi facesse sentire un vero re, ma non perchè questa è la tradizione, bensì perchè questo è ciò che lei vuole. La sogno mia e soltanto mia, ma anche calda e audace, la sogno come il mio unico amore, ma non priva dell'esperienza necessaria per farmi sentire un uomo. La sogno l'angelo della mia casa, ma anche libera di pensare e di contraddirmi e di sfidarmi e... ma Habiba, questo sogno mi sembri proprio tu."
Resto in silenzio, le sue dita sulle mie labbra come ad impedirmi di dire di no. Le hostess hanno spento le luci, il Qatar è ancora lontano.
"Baciami ti prego" mi dice Malik prendendomi il viso tra le mani e così faccio. Sento le sue dita scorrere fra i capelli, ha la lingua dolce e sa come muovermela dentro la bocca, la succhio come fosse il suo pene, quando sento che le sue mani mi portano proprio lì, a slacciare il cordino del pantalone e sbottonare la camicia stile punjabi. La sua pancia è soda e il pene grosso e vibrante. La copertina che ci protegge da sguardi indiscreti non mi permette di vederlo, ma con le dita scorro lungo la cappella e la sento lucida e ben fatta, con un grosso taglietto che sgorga già morbide gocce vischiose. Mi esplode una voglia di piegarmi e leccarlo, ma è praticamente impossibile, finchè Malik non riesce ad alzare il bracciolo che ci separa.
Tutto l'aereo tace, sentiamo solo dagli auricolari caduti la melodia del film indiano che volge al termine, ovviamente un lieto fine. Scorro finalmente le labbra sul suo pene leggermente ambrato, con la cappella arrossata, e scopro che è stato circonciso un pò male e ha un taglietto molto basso che lo fa bagnare molto di più. Sorride piegando la testa all'indietro per questa mia scoperta e allarga le cosce sode. Inizio a succhiarlo e sento i capezzoli diventarmi sempre più duri, lecco l'asta ormai bagnata di sperma e saliva fino a risucchiare entrambe le palle, il suo respiro trattenuto a fatica esprime tutto il godimento possibile. Una hostess passa vicino, mi sollevo ma continuando a scorrere la mano sul suo pene, stringendo la cappella con la punta delle dita mentre lui asseconda con i fianchi i miei movimenti allungando entrambe le mani verso di me. S'infila sotto gli slip e affonda nella fica già completamente inondata con le sue grosse dita. Mi penetra prima con una, poi lentamente con due dita e infine con tre strette a imitare la grossezza di un cazzo mentre col pollice riesce a sfregare con decisione il clitoride dilatato per l'orgasmo imminente.
"Habiba, voglio venire con te..." mi sussurra infilandomi la lingua nell'orecchio e stringendo l'altra mano sul mio seno inturgidito.
"Carezzami i capezzoli ti prego..." gemo nelle sue orecchie mentre gli lecco il collo e il petto dalla camicia sbottonata, lui stringe le dita sui miei capezzoli in un groviglio di mani eccitate e frementi. E' in corso una turbolenza ma noi neanche ce ne accorgiamo. Potrei morire in quell'istante e andare dritta in paradiso! Sento il fuoco nella fica e comincio a stringerlo e masturbarlo con maggior forza e velocità finchè sento il pene vibrare e pulsare con violenza e le sue mani sfregare e tirare quasi con violenza i miei capezzoli e spingersi fino in fondo nella fica.
Godiamo entrambi, le mani fradice dei nostri liquidi, i ventri pulsanti si muovono ritmicamente esausti di piacere un pò delusi dal non essersi posseduti davvero, le lingue si cercano, la voce si spenge nelle orecchie.
"Sei tu la donna dei miei sogni" mi sospira infine "sei audace, ma solo perchè l'hai desiderato davvero!"
"E' così Malik, è vero" mi appoggio sul suo petto come avevo immaginato in fila all'imbarco e inaspettatamente sento le sue mani ancora umide di me appoggiarsi docili sulla mia testa e carezzarmi, stringermi a lui.
Ci addormentiamo, i suoi pantaloni ancora aperti sotto la coperta, la mia mano sul suo sesso.
A Doha ci sorprende l'imbarazzo delle diverse destinazioni, conversiamo come se fossimo fidanzati da una vita, teneramente sfioro le sue guance ombreggiate dalla barba nerissima che sta crescendo dopo una notte di viaggio, poi Malik si allontana da me che mi tengo alla larga da un inaccessibile duty free con gioielli d'oro da sogno. Mancano pochi minuti al suo imbarco per Lahore. Temo che voglia evitare il nostro addio, ma poi mi sento abbracciare da dietro. Il suo peso mi sovrasta, le sue mani si aprono davanti a me con un piccolo scrigno con scritte in arabo.
"Aprilo quando sarò partito" si gira davanti a me e prosegue "e pensaci davvero. Sto dicendo sul serio! Si tratta della mia vita!".
Poi mi bacia sulle labbra e si avvia senza voltarsi all'imbarco dove il suo nome è già chiamato dall'altoparlante.
Non apro subito il pacchetto. Assurdamente aspetto di essere anche io in volo. Contiene un magnifico anello d'oro, cesellato in una maniera indescrivibilmente bella e che mi calza perfettamente all'anulare sinistro. Poi un piccolo foglio ripiegato mille volte curiosamente scritto in italiano, ma con la splendida grafia urdu che riesco a leggere perchè somiglia all'arabo.
"Habiba meravigliosa. Ho poco tempo per dirti che l'imbarco di Roma forse cambierà la mia vita. Non ti chiedo di sposarmi come fa mio padre con me e come non faresti mai tu. Ti chiedo di conoscermi. Chiamami, se lo vuoi davvero, così come hai voluto darmi piacere in volo, entro venerdì prossimo. Ci conosceremo. Tuo Malik Awais."
Un numero di cellulare pakistano.
Una volta scesa a Mahè ho assaporato l'aria calda del pomeriggio, ho acceso il cellulare. Ho composto il numero.
Suonava...