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Habiba l'incorreggibile
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Titolo: Habiba l'incorreggibile
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 2806
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"Hallo?"
E improvvisamente richiudo la conchiglia rilucente del mio nuovo cellulare. Un capogiro.
"Sei pazza!" mi dico quasi ad alta voce mentre intorno a me turisti di ogni nazionalità recuperano i loro bagagli. "Non vorrai accasarti con un signore panciuto e triste che molto probabilmente non potrà fare a meno di accondiscendere ai desideri del vecchio padre!"
Il passaggio di un avvenente biondone mi riporta alla realtà... ok non sarà il mio tipo, ma il mondo è ancora grande e io sono ancora troppo giovane per accomodarmi. Il biondo mi solleva il bagaglio e lo ricambio con un largo sorriso per lui inaspettato.
Sole e mare mi scaldano la pelle per un paio di giorni, sto ancora rimuginando con lo splendido anello d'oro al dito, a volte mi sento malinconica, a volte inutile. Starò forse invecchiando? E' incredibile: sono venuta in viaggio per scrollarmi di dosso l'inverno che mi aveva congelato le voglie e mi lascio prendere io all'amo da un ricco pakistano!
Reclino il capo all'indietro, gli occhi chiusi, un odioso mal di testa mi rimbomba dentro: "Habiba non è più la stessa... no!"
Apro gli occhi e davanti a me: un giovanotto sta piegato in atteggiamento curioso. Mi rivolge la parola in inglese:
"Che ci fa una bella indiana alle Maldive?"
"Non sono indiana, sono yemenita..." lo correggo sorridendo.
"Beh, ancora di più che cosa diavolo ci fa una ragazza araba dalla faccia triste sulle spiagge delle Maldive?"
"Cerca di fuggire alla tristezza"
"O da un fidanzato..." e guarda al mio anello rilucente.
"Solo il dono di un amico" mi affretto a precisare, prevedendo la sua domanda.
"Posso sedermi a parlare con te?"
Lo squadro un po' duramente e lo incalzo: "Se non sei un mercenario..." Sarebbe un ben magra conquista per me fare colpo su un "accompagnatore" di mestiere proprio ora che mi sento in crisi. Lui sembra un po' offeso, ma incassa bene.
"Non siamo nei Caraibi, amica mia, io sono solo una guida turistica e per oggi non ho nessuno da guidare, rilassati, mi chiamo Nishanta e tu?"
Lo guardo in faccia, è giovane, ha grandi occhi neri un po' ingenui, un bel corpo scolpito, sembra indiano, ma non potrei dirlo con certezza, sono confusa e non particolarmente invogliata, continuo a rigirarmi l'anello di Malik; è la seconda volta che assaggio un uomo con questo nome, ma questa è stata ben diversa dall'avventura col primo Malik, non riesco a dimenticare quel bigliettino piegato e ripiegato.
"Mi chiamo Habiba" ma non riesco a dire altro.
"Sembri davvero molto triste, mi dispiace sai, vorrei farti dimenticare i tuoi pensieri. Anche io fra l'altro ne ho da dimenticare..."
"Che cosa?" temo che stia bluffando, ma lui incalza: "la mia promessa sposa mi ha lasciato, è stata una tale vergogna per la mia famiglia che ho preferito venire via dal mio paese. La gente mi derideva, lei ha preferito un uomo più ricco, nonostante avessimo la data di matrimonio già fissata". Ride amaramente.
"L'amavi?" - "Non lo so..." - "Allora meglio così, ti ha fatto solo un favore" dico duramente e improvvisamente cade il velo che avevo sugli occhi, la spiaggia comincia a girare più veloce intorno a me, avverto i rumori prima ovattati, mi rendo conto che non ho mai cercato di accomodarmi e colgo la brillantezza del suo sorriso.
Nishanta. Un ragazzo bellissimo accanto a me. Mi sfiora una guancia e poi mi prende la mano con l'anello: "Anche tu preferisci gli uomini ricchi?"
"Assolutamente no!" sorrido e lo guardo finalmente con malizia.
"Allora posso invitarti a cena stasera in spiaggia?"
"Credo proprio di sì".
La sera ai tropici arriva presto, incontro Nishanta in spiaggia, porta uno splendido sarong, il pareo annodato in vita tipico di quei posti e una semplice camicia in tono. I suoi occhi scintillano alla luce delle fiaccole accese al ristorante dell'hotel.
"Habiba andiamocene di qui, ti porto in un posto più tipico"
Arriviamo in un ristorantino, anche questo in spiaggia ma più modesto, sempre illuminato dalle fiaccole; mangiamo con le mani riso piccante, aragoste freschissime grigliate all'istante e una forte birra gelata come bevanda. La notte è calda e nera quando andiamo sulla riva, un lembo di spiaggia senza luci di grandi alberghi, alte e snelle palme sopra di noi, ciuffi di vegetazione incolta sulla sabbia, la luna velata da nuvoloni minacciosi di un'imminente tempesta.
"A noi le ragazze arabe sembrano irraggiungibili, è quasi incredibile che averne una davanti, con le splendide gambe d'oro immerse nelle onde". La risacca ci sta già bagnando, mi rotolo nella sabbia: "niente è impossibile e il mondo è grande, di dove sei tu? Non te l'ho chiesto!"
"Sono indiano, vengo dal Karnataka, il mio paese è piccolo, molto tradizionalista, a volte mi sembra di essere sfuggito da un inferno!". I suoi occhi brillano e il suo sorriso riesce a scuotermi, il corpo bagnato dall'acqua salata è scuro e guizzante, le cosce durissime per le camminate e i glutei scolpiti come nel marmo sono incollati al sarong ormai bagnato.
"Vuoi fare l'amore?" mi chiede improvvisamente serio "ne ho davvero voglia, sai, l'ultima volta è stata proprio con quella ragazza che dovevo sposare, molti mesi fa... e tu mi piaci... ti sento vicina".
Mi trascina verso di sè, ha le labbra carnose salate dal mare, inizio a morderle come se mangiassi un frutto maturo, mi sento sempre meglio, accarezzo la sua barba lucida che incornicia il viso come un nastro, mi appoggio fra le sue gambe sollevandomi dall'acqua per raggiungere meglio il suo viso. Nishanta scioglie il nodo del sarong e io del mio pareo legato intorno al collo, i miei seni ricadono pesanti e morbidi sul suo ventre nudo, col pene già duro; scivolo aiutata dall'acqua che a intervalli regolari ci bagna, stringendo i seni sul suo sesso.
Non è circonciso, che cosa curiosa per me, sorrido... lui se ne accorge e con le mani sfodera la cappella rosea dalla pelle tesa e delicata.
"Mai visto un cazzo così? Beh, è molto sensibile..." sorride imbarazzato mentre io familiarizzo giocherellando con quella pelle a me completamente nuova. Comincio a leccare la cappella sfoderandola e ricoprendola, le vene del suo cazzo cominciano a gonfiarsi fino alla punta del prepuzio, sento i suoi gemiti e mi tuffo a succhiarlo come non ho mai fatto prima. Mi sembra che stia già godendo, perchè allarga le cosce dure offrendo tutto se stesso ai miei giochi. Davanti alla mia bocca si premono i suoi testicoli coperti da una leggera peluria nera e il solco del culo bagnato dall'acqua della risacca; presa dal desiderio inizio a leccare e mordere tutto quel ben di dio vellutato e quasi casualmente passo la lingua fra le natiche mentre le onde mi bagnano le tette e la sabbia ruvida mi eccita i capezzoli.
Quel breve passaggio della lingua sul culo strappa a Nishanta un grido strozzato di piacere mai provato. Neanche da me. Come ipnotizzata dalle sue grida per quell'ignoto piacere gli ordino di girarsi e di mettersi in ginocchio, lui tende i glutei e mi offre il solco del culo bagnato dal mare che io inizio a leccare avidamente mentre con entrambe le mani massaggio le palle e il cazzo contemporaneamente, drogata dal godimento che provo e che lui sta provando, urlando come se stesse per morire, la faccia affondata nella sabbia bagnata e nera della notte. Mentre con le gambe sempre più allargate e affondate dilata le natiche e io riesco quasi a entrare con la punta della lingua nel suo culo ruvido di peli lucidi, non smetto di stringergli il pene e tirarlo via, scivolando con l'aiuto dell'acqua dalla base verso la cappella bruciante, come se glielo staccassi dal corpo.
Il mio godimento passa per il suo, smodato, quasi eccessivo, le sue urla che sembrano strozzarglisi in gola mi spingono a superare tutti i miei limiti.
"Ora giriamoci insieme!" mi ordina stavolta Nishanta e con gesto deciso si siede a gambe larghe prendendomi sopra di lui e infilandomi completamente il pene dentro la natura bagnata di mare e sale. Mi siedo affondando con tutto il mio peso sopra di lui e sento quel cazzo così stimolato fremere fino in fondo alla vagina. Il sale mi brucia e la stretta delle sue mani sui miei seni mi stordisce.
"Adesso Habiba, vieni con me!" ma non faccio a tempo a sentirlo che l'orgasmo ci invade entrambi insieme ad un'ondata della risacca che quasi ricopre il suo torace teso per le spinte.
Restiamo così stretti fino all'alba rosata e tiepida. Quando la prima luce illumina il vistoso anello d'oro capisco che sono incorreggibile, che quello che è successo questa notte fa parte di quelle cose 'desiderate davvero' e che quella alle Maldive sarà una splendida vacanza, senza anelli al dito.