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Zucchine a cena
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Titolo: Zucchine a cena
Autore: Ciadel
Contatto:
Racconto n° 2828
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Marina rientrò a casa carica di borse. Si era attardata troppo per le sue commissioni e per la spesa.
Guardò con odio l'orologio appeso alla parete: segnava già le dieci e quarantacinque.
Raggiunse rapidamente la camera da letto, dove tolse la giacca e si sfilò la gonna, per riporle con ordine sulle grucce. Si maledisse, per avere concentrato in quei tre soli giorni di ferie, molti più impegni di quanto avesse potuto fare. Alla fine gli sarebbero rimaste solo un paio d'ore di quel pomeriggio, prima di andare a scuola a riprendere la figlia.
Ancora in preda al nervosismo e alla fretta, fece per infilarsi i pantaloni della tuta, molto più adatti della gonna per i lavori domestici, ma con insufficiente cautela per la resistenza delle calze che indossava. Marina sbottò. Un altro paio di calze sgualcite. Se le sfilò senza ulteriori attenzioni e, dopo poco, erano già tra i rifiuti.
Fortunatamente ne aveva appena acquistate un altro paio della stessa tinta. Raggiunse la cucina per cercarle tra il resto della spesa. Le avrebbe indossate poi, prima uscire. Pensò che era meglio darsi da fare: frigo, dispensa e armadietto dei prodotti per la pulizia, accolsero la maggior parte della spesa tolta dai due borsoni. Poi, dopo avere avviato il pranzo per lei e per la figlia, mise la frutta e la verdura a bagno in acqua e disinfettante. Durante quell’operazione fu attratta subito dalla strana forma di uno zucchino, verdura ancora fuori stagione per quel periodo. Lo tolse dal liquido per esaminarlo meglio: non c'erano dubbi!
Non era molto grande, di forma allungata e solo leggermente ricurvo. Terminava con una forma irregolare, tondeggiante. Marina lo sollevò davanti agli occhi e pronunciò la frase più ovvia su ciò che ricordava la forma di quell'ortaggio:
-Un cazzo! E' perfetto. Guarda tu la natura che scherzi.
Due secondi dopo lo zucchino galleggiava tra le altre verdure, in modo che il disinfettante facesse il suo compito.
Quando suonò il citofono, sapeva già che era Maria, la sua vicina d’appartamento.
Di una decina d’anni più anziana di lei, era una buona amica. Un po' stravagante e caciarona, ma simpaticissima ed esuberante.
Invidiava quel suo stato di casalinga con i figli già grandi e una buona dose di tempo libero.
Massì... quattro chiacchiere, prima di uscire nuovamente a recuperare la figlia a scuola, le avrebbero fatto bene. E Maria, in quanto a chiacchiere, non lesinava certo. In un quarto d'ora, parlando a velocità strabiliante, la mise al corrente di tutti i pettegolezzi del palazzo e del resto del vicinato. Poi, passando davanti alla bacinella della verdura, si fermò di colpo. La sua mano andò dritta a pescare il famoso zucchino erotico che mostrò a Marina.
- Zucchini?
- Sì, sono ancora cari, ma per cambiare...
- Dì, hai visto? Dico... lo zucchino!
- Sì, eh. La natura, che scherzi a volte!
- Scherzo? Beh, molto interessante come scherzo.
Marina sorrise divertita.
- Sembra proprio quella cosa eh, Maria.
- Un pene? Perfetto direi... anzi, se non lo usi tu, dimmelo!
- E che cosa te ne vuoi fare di uno zucchino solo?
Maria guardò perplessa l'amica.
- Non dirmi che ti perderai l'occasione di questo fortunato acquisto?
- In che senso, Maria?
- Come in che senso, ma l'hai guardato bene?
Marina finalmente capì e scoppiò a ridere, imbarazzatissima.
- Tu sei proprio matta. Hai sempre voglia di scherzare!
- Ma perchè? Tu non lo useresti?
- Ma dai... se ne ho proprio voglia, ho un marito che non vede l'ora di fare sesso... che me ne faccio di uno zucchino?
Risero entrambe. Maria senza ritegno, con le lacrime agli occhi.
Vedere l'amica così imbarazzata la faceva torcere dalle risate. Così rincarò la dose:
- Ma dai, non dirmi che non lo fai mai!
- E per quale motivo? Non sono una morta di fame... sono, o almeno penso di essere, normalmente soddisfatta!
- Così... tu non ti tocchi mai? Non lo fai da sola?
- Oddio, Maria... ma no! L'avrò fatto tre o quattro volte da ragazzina, e poi basta.
Visto il rossore vivido che tingeva la faccia della donna, Maria, non mollò la presa:
- Non ci credo. E' normale farlo... di tanto in tanto.
- Normale? Forse se non si è sposate!
- Ma no! Che c'entra. Vuoi mettere una mezz'ora a pensare solo a te stessa? Un bel massaggio tonificante dopo il bagno, e poi una bella... hai capito no?
- Ah, tu fai così?
- Non sempre. Ho anche un vibratore, poi uso la fantasia. Sempre uguale non è bello no? Il sesso deve essere creativo anche da soli, anzi! Si può correre con il pensiero anche a cose... particolari.
Marina non rideva più e guardava sconcertata l'amica.
- Non dirai mica sul serio?
- Ma certo che sì!
- Mi hai sconvolta, ma Alfredo lo sa?
- Ma certo che sì. Anzi, a volte gli racconto... sai che risultati, poi! Ah, ma non sempre però. Anch'io tengo i miei segreti. Lo sai? Aiuta! Io non l'ho mai tradito e, questi giochetti, servono e piacciono molto anche a lui... dai, figurati se anche i nostri uomini non lo fanno mai!
- Il mio no!
- Non te lo dice, se non avete questo genere di confidenze... tutti e tutte, lo fanno. Comunque non intendevo sconvolgerti con le mie rivelazioni. Così affetta pure il tuo zucchino per la minestra, ma non sai che cosa ti perdi.
Era tardi. Ormai l'ora giusta per andare all'istituto, a prendere la figlia per il pranzo. Tornò, ancora incredula per le affermazioni dell'amica in camera da letto per rivestirsi.
Senza volere aveva sbagliato la confezione delle calze, il colore era quello, ma non erano collant.
Le autoreggenti non le portava. Si vergognava. Nemmeno si vedessero, sotto quella gonna abbastanza lunga da lasciare scoperto il ginocchio, a malapena.
Aprì lo stesso il pacchetto. Le indossò e poi, via di corsa.


Nel pomeriggio, al suo rientro, si fermò subito a rassettare la cucina. Chissà, forse sarebbe riuscita a leggere una mezz'ora prima di lavarsi con calma e tornare, ancora una volta, alla scuola.
Passando davanti alla verdura, ancora in ammollo, si fermò e, di nuovo, tolse lo zucchino per guardarlo: non c'erano dubbi, era un vero pene, liscio e turgido.
Non pensava di essere così sensibile a queste cose. Ma complici le parole dell'amica così dirette, quella faccenda le era rimasta nella testa. Fece scorrere le dita sulla sua superficie, sfiorandone l'estremità. In effetti, era molto invitante. Non era stata sincera con Maria quella mattina. Le era capitato anche dopo il matrimonio di accarezzarsi, ma quella era una faccenda differente, completamente diversa. Una frontiera mai oltrepassata prima.
Marina sentì i battiti del cuore accelerare e gli effetti dell'eccitazione nel suo ventre. Reagì lanciando l'ortaggio nel recipiente e andando per le sue faccende.
Non riuscì più però a concentrarsi su nulla e, per un quarto d'ora, vagò per la casa senza combinare un granché. Il suo girovagare la portò in camera da letto, per sistemare degli indumenti. L'anta dell'armadio, aperta, era un lungo specchio. Marina si ritrovò a fissare la propria immagine riflessa.
A quarantanni la trovavano ancora una donna molto piacevole e, di problemi con il sesso, non ne aveva mai avuti. Perchè ora era così turbata?
Cercò di allentare la tensione distogliendo lo sguardo dalla sua figura. Si voltò scoprendo, per la prima volta, un gioco di riflessioni. Dietro di lei c'era un altro specchio. Appeso alla parete, lungo fino a terra. Così poteva vedere la propria figura tra i due specchi, mosse un paio di passi per portarsi al centro di quel gioco intrigante di riflessi.
Si guardò i fianchi e le gambe, poi girò lo sguardo per soffermarsi sulla linea dei seni e sul collo.
No, la tensione non era passata per niente. Tornò a voltarsi, come prigioniera di quelle immagini. Sullo specchio della parete, vide un alone. Doveva essere passata di lì la figlia che, come il solito, era finita ad appoggiarsi alla sua superficie, sporcandola.
Ecco la scusa per distrarsi. A passi rapidi si procurò il canovaccio per fare sparire l'antipatico alone. Passando fissò ancora quello zucchino imbarazzante, ma lo lasciò dove si trovava.
Un'energica passata e lo specchio tornò perfettamente pulito. No, verso il fondo ancora un'ombra.
Marina si inginocchiò decisa a togliere di mezzo anche quella. La gonna le finì sotto le ginocchia infastidendola. Così, dopo essersi raddrizzata, la sollevò un poco.
Di nuovo si guardò allo specchio, in ginocchio e con i lembi della gonna in mano, la sollevò ancora un poco, domandandosi a quale limite si sarebbe visto che portava le autoreggenti.
Salì ancora con le mani e lo sguardo incollato allo specchio, su fino a lambire il suo intimo. Guardò ancora lo specchio contrapposto. In un altro momento si sarebbe sentita ridicola, ma in quel mentre era troppo eccitata. Senza pensare a nulla lasciò scendere la gonna lungo le cosce. Si guardò le gote rosse e le labbra che sembravano pulsare; il suo cuore era in tumulto.
Quasi involontariamente, la sua mano scese a slacciare il gancio laterale e a spingere la zip fino alla fine della sua corsa. L'indumento le scese subito attorno alle ginocchia. Poi, restando nella medesima posizione, si sbottonò la camicetta, liberandosene con decisione. Ancora con gli occhi fissi di fronte a sé a guardare la sua doppia immagine nel gioco di riflessione degli specchi.
Altro che abbassare la tensione, il vedersi in quella situazione la faceva sciogliere definitivamente.
Si lasciò andare sul fianco sinistro, si poté così liberare dalla gonna che le impediva i movimenti. Poi si mise seduta con le gambe piegate e divaricate proprio di fronte allo specchio. Con le mani aperte prese ad accarezzarsi le cosce. Sentiva sotto i suoi palmi il tessuto delle autoreggenti lasciare il posto alla pelle calda delle gambe, a mano a mano che saliva verso l'inguine.
Vide i capezzoli turgidi e rossi, spingere sotto la stoffa sottile del reggiseno, facevano male. Così li liberò da quella costrizione restando con le dita a stringerli e accarezzarli piano.
A quel punto ormai la sua fantasia volava e sapeva perfettamente che, di lì a poco, non avrebbe potuto più sottrarsi al desiderio bruciante di scendere con le dita nel profondo del suo corpo.
Decise che era inutile ogni tentativo di resistenza, significava solo farsi del male. Si alzò ed andò direttamente a prendere quel maledetto zucchino che gi martellava nella mente.
Tornata in camera si diresse sul comodo letto, dove si liberò subito dell'unico indumento rimastole.
Le calze le lasciò, non le avrebbero impedito nulla. Iniziò subito a premere ciò che aveva tra le mani sul pube, sempre più forte e decisa. Le grandi labbra ormai erano aperte come un fiore sbocciato e scivolare all'interno della cavità umorosa non fu un problema per quell'originale dildo.
Guidato dalle mani che controllavano la penetrazione, iniziò il movimento a stantuffo. Dapprima lentamente, poi in modo quasi forsennato, con le gambe divaricate e il bacino sollevato a godere di tutto il torrente di sensazioni ed emozioni del momento. Una danza lenta e ritmica, un'ondeggiare di bacino ed uno stringere di muscoli era divenuto una estasi forsennata di sensi. Una dolce tortura che peggiorò quando le sue dita iniziarono a premere forte là dove il piacere è più intenso.
La respirazione era affannosa e i gemiti uscivano ormai senza controllo dalle sue labbra, il cuore batteva furiosamente nel suo petto. Gli occhi chiusi e la mente presa dalle sue fantasie.
Tutto terminò con un violento brivido e un urlo strozzato, con l'orgasmo, finalmente. A lasciarla ansimate e sudata, con la testa leggera e un benessere come da tempo non sentiva.


Alla sera, il marito tornando dall'ufficio, dopo i soliti convenevoli, sbirciò tra le padelle del fornello:
- Ah, è già tempo di zucchine! Sono il mio ortaggio preferito.
Marina sorrise senza guardarlo, indaffarata con la cucina.
- Vorrà dire che te li farò più spesso... se ti piacciono tanto. In fondo non dispiace nemmeno a me lo zucchino... ogni tanto.