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Giro di boa
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Titolo:
Giro di boa |
Autore:
JtR |
Contatto:
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Racconto
n° 283 |
Altri
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A vent'anni di età, per un paio d'anni, ho avuto una storia solamente sessuale. Mi incontravo con una ex collega, Laura, una volta ogni mese; un'ora e mezzo al massimo per fare sesso in macchina. Lei era innamorata di me, io no. Mi riempiva di pensieri, regali, stava al telefono ore a raccontarmi le sue cose ed io l'ascoltavo solo quando volevo scopare. La prima volta che siamo usciti ho voluto farlo a tutti i costi, lei era vergine. Soffriva. Ho voluto avere con lei rapporti anali. Lei soffriva. Si era completamente depilata l'inguine solo per me. Ha inghiottito litri di sperma per me. L'avevo quasi convinta a portare ai nostri incontri anche sua cugina. Dopo due anni, completamente in lacrime, ma decisa, volle dare un taglio netto a quella storia. Non mi fece né caldo né freddo. Non fu così quando, dopo qualche mese, ricevetti una telefonata da lei: si era fidanzata e mi confidò che con il proprio partner aveva finalmente raggiunto l'orgasmo. Fu un colpo, un colpo che mi cambiò la vita. Quella sera stessa mi precipitai a casa della mia fidanzata, Linda; non le diedi tempo neanche di aprire la porta. Le misi una mano sul viso e la baciai violentemente mentre, con l'altra mano cercavo di sfilarle qualsiasi indumento avesse addosso. Mi aiutava e, in pochi secondi, si ritrovò completamente nuda avvinghiata a me. Mi staccai e rimasi a fissarla. I suoi occhi erano un misto di emozioni, tra lo spaventato e il morboso. Si avvicinò per cercare di spogliarmi. Deciso, le fermai le braccia e la inchiodai contro il muro. La morsi sul collo, la leccai, facendo scendere la lingua sui capezzoli. Il suo inguine spingeva verso di me. Abbassai la testa verso il suo sesso. Guardandola negli occhi, la diressi verso il bagno. Continuando a baciarla in bocca la feci sedere sul bidet. - Bagnala - le dissi. - più di così? - chiese. Capii che non sarebbe stato facile, dovevo farle capire senza che capisse. Mi slacciai la cerniera, lo tirai fuori puntandoglielo verso le labbra. Non esitò un attimo, lo inghiottì. Mi faceva male. Succhiava troppo forte. Mi spogliai: - facciamo la doccia- Ci insaponammo ovunque. -aspetta - dissi, dai pantaloni presi il mio rasoio da barba. Mi depilai il pene e lo scroto. Era allibita. Eccitata e allibita, non capiva. Finita la rasatura glielo feci sfiorare con le dita. - Senti come è liscio - la invitai - succhialo - Lei si chinò e continuò quello che aveva lasciato prima. Mi stava facendo ancora male, non era quello che volevo. La riavvicinai al mio viso e la baciai dolcemente, le mie mani premevano sulla sua schiena, le braccia l'avvolgevano; le sussurrai all'orecchio - ora tocca a te - e le mostrai il rasoio. Credo che, di tutte le volte che ho aperto bocca su questa terra, mai come in quel momento ho saputo chiedere una cosa con tale maestria. Dopo un attimo lei era in piedi, appoggiata sul bordo del lavandino con un piede sulla lavatrice. Io, inginocchiato ai suoi piedi, avevo iniziato la mia prima replica del barbiere di Siviglia, Figaro. Mai nome fu più appropriato. Dopo averla fatta sciacquare abbondantemente la condussi sopra al tavolo della cucina. Sdraiata davanti a me a gambe spalancate ed io dentro di lei. Colpi di reni scandivano quegli ansimi. Lei godeva di quella penetrazione ma non avrebbe mai raggiunto l'orgasmo. Era solita prendere l'iniziativa lei ogni qualvolta riteneva fosse giunta il momento di raggiungere l'orgasmo. Come fossero procedure automatiche. Io provavo piacere con il mio orgasmo e lei con il suo. Non c'era dedizione. Le uniche perversioni erano quelle della dominanza. Io mi facevo cavalcare per fare venire lei, lei si faceva penetrare o succhiava per far venire me. Come fossero procedure automatiche. Solo in quel momento avevo capito quanto poteva essere noioso un rapporto sessuale. Avevo avuto rapporti con cinque o sei donne, e tutti in quel momento mi stavo accorgendo di avere trovato soltanto qualcuno che mi aiutasse a svuotarmi le palle. Non doveva essere più così. Continuavano i miei battiti, le mie spinte. Guardavo quella donna su quel tavolo, era strano. Non era lei che volevo in quel momento, oppure, non la volevo così, oppure.. La feci alzare, la trascinai in bagno tenendola per mano, lei continuava a non capire. Ritornammo nella vasca, presi il "telefono" della doccia aprendo l'acqua fredda; irrorai prima il mio sesso poi il suo. Urlava, un po' divertita, un po' infreddolita, sicuramente ignara delle mie intenzioni. Ma si fidava, stava al gioco. Questo mi piaceva. Mi soddisfaceva che, da lì a poco, avrei fatto qualcosa che avrei ricordato per tutta la vita e che la mia donna si fidava delle mie intenzioni. Ci asciugammo: -torniamo su quel tavolo- Continuava a non capire. Sdraiata, appoggiata sui gomiti, di sua spontanea volontà aveva allargato le cosce. Mi sedetti di fronte a lei, la guardavo negli occhi, dal basso all'alto. Non la stavo toccando. Respiravamo. Il cuore iniziò ad accelerare. Immobili, quasi a contare i respiri. Guardai il suo sesso, si contraeva. I muscoli addominali si contraevano. Un po' per la situazione un po' per la temperatura, guardavo disegnarsi i brividi sulla sua pelle. Le piccole labbra, carnose, sporgevano dalle grandi. Finalmente potevo vedere quella vulva in tutta la sua bellezza; la peluria non l'avrebbe più tenuta nascosta. Fece per dire qualcosa: la zittii con uno sguardo. Tornai a fissare quel magnifico doppio paio di labbra. Continuavamo a respirare sempre più affannosamente. Il suo sesso continuava a contrarsi e piano si gonfiava, dilatava, si apriva. Si era schiuso e, da poca distanza, guardavo gli umori che piano dipingevano quelle pieghe: luccicava. Per la prima volta senti il sano odore della voglia di una donna. Della mia donna. Tante volte mi ero trovato, prima di quel momento, in situazioni in cui la mia partner, eccitandosi, si era bagnata all'inverosimile ma, mai, MAI, mi ero soffermato ad "ascoltarne" il profumo. Quell'acre profumo, dalle narici, picchiava forte tra le mie tempie. Le mani, appoggiate sulle sue ginocchia, iniziarono ad accarezzarle la pelle delle cosce. Piano scendevano verso quel centro del piacere. Le contrazioni muscolari aumentarono di intensità, sfiorai quelle piccole labbra. Lei sobbalzò. Piano le carezze con la punta delle dita iniziarono a farsi più pressanti, girando dalla vagina all'ano. Mi bloccai e sentii il suo corpo fremere per la delusione. Sentivo ogni cosa amplificata migliaia di volte rispetto alle precedenti esperienze. Avvicinai il viso al suo sesso, lo voleva. Ma a pochi centimetri di distanza incominciai a soffiare dolcemente. Il mio tentativo, per altro vano, era quello di asciugare leggermente la sua vagina per renderla ancora un po' più sensibile. Inutile asciugarla, ma la sensibilità aveva raggiunto cime elevatissime. Questa volta fu la punta della lingua a sfiorarla, sobbalzò nuovamente. Così come le dita, con la punta della lingua giravo intorno a quel magnifico sesso, arrivando ad importunarle anche il buchetto. Dall'ano, infatti, percorsi in verticale tutta la fessura e, prima di arrivare a quello che credevo fosse il clitoride, mi fermai prima. Sulla mia lingua avevo raccolto i suoi umori. Mi alzai guardandola in viso, con la lingua fuori, impregnata di tanto piacere. Rimasi qualche secondo a guardarla negli occhi. Deglutii il suo piacere. Sobbalzò di nuovo nel guardarmi. Era un nuovo gioco e mi piaceva; anche a lei. Ripercorsi la vagina ma, questa volta, proseguii sul clitoride. Raggiunto, oltre a sobbalzare le sfuggì un gemito. Quello era il clitoride. Mi soffermai a leccarlo con la punta, a prenderlo completamente in bocca, a succhiarlo e mordicchiarlo. Piano sentivo crescere la tensione di Linda. Si agitava ad ogni bacio, ad ogni leccata, ad ogni piccolo morso. Alla bocca accompagnai le dita. Ogni mio senso ascoltava le reazioni di quel corpo. Lo realizzai solo dopo, non era coscienza, cervello, quella sensibilità veniva da dentro. La bocca succhiava e le dita massaggiavano, penetravano. I gemiti si fecero, lentamente, piccoli urli. La lingua massaggiava con forza il clitoride, le dita ora erano mani piene, appoggiate sui suoi fianchi, sul suo ventre. La mascella mi faceva male e, per riposarla, succhiavo, sempre con forza. Lei gradiva. Gradiva e gemeva, ansimava, urlava. Urlava. Un ultimo straziante urlo. di liberazione.
Tornando a casa mi doleva la mascella e i genitali. Le avevo impedito di toccarmi, quel momento doveva essere solo suo. Ero felice. Arrivando a casa mi masturbai, contento di avere fatto felice Laura, no. Linda. Me ne sono vergognato. per il passato, per aver pensato ad un'altra donna. ma non sarebbe più stato così. Era un nuovo bellissimo mondo.
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