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Il Balcone
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Titolo: Il Balcone
Autore: Comando
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Racconto n° 2845
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Bruno amava l’estate, trovava che i sottili giochi di trasparenza, creati dai vestiti femminili, ben si prestassero a giochi molto più erotici; più di una volta ne aveva fatto uso con Laura ed insieme avevano condiviso il piacere della sua provocazione. Portarla in luoghi sconosciuti ove con noncuranza indossasse vestiti che dessero risalto alla sua femminilità o che facessero intravedere per un attimo, con un sapiente gioco di gambe accavallate, il suo sesso senza intimo.
Quel weekend aveva deciso di portare con se anche Francesca, desiderava rendere partecipe anche lei di queste emozioni. Ormai, da quella notte, era entrata a far parte della loro complicità: era stato un legame che si era stretto sempre di più, innumerevoli erano state le volte che aveva condiviso con loro la più profonda intimità. Sorrise prendendo il telefono, sapeva che erano insieme, ormai quelle due facevano coppia fissa e appena potevano amavano condividere il loro tempo libero. – Laura, Francesca è con te? Pensavo nel prossimo fine settimana di portarvi al mare, si parte sabato mattina e nel pomeriggio siamo lì, posticino incantevole, spiegale come desidero si vesta, e cosa deve portare. Appena chiuso la comunicazione col cellulare Laura si girò verso l’amica con fare sognante. – Chi era? Le domandò subito lei cogliendo quello sguardo e quel sorriso; Francesca aveva imparato bene ogni espressione di Laura e la sua domanda era praticamente retorica. – Lui, mi ha detto che ci porterà insieme al mare questo fine settimana e che devo consigliarti cosa metterti. Si intesero con queste poche parole e subito scattò la loro complicità; amavano consigliarsi su cosa indossare e condividevano quel piacere di essere desiderate da Bruno senza alcuna gelosia reciproca.
Partirono presto di sabato. Per evitare perdite di tempo le due amiche avevano dormito insieme. L’aria fresca del mattino, dell’auto in quella bella giornata di sole, entrava piacevolmente dai finestrini dell’auto, mentre le “sue ragazze”, come amava chiamarle di tanto in tanto Bruno, chiacchieravano e scherzavano fra di loro mentre egli, silenzioso alla guida, le ascoltava: gli piaceva che avessero stretto quella amicizia così profonda ed intuiva che vi era anche del sentimento fatto di complicità e dolcezza che non gli levava nulla poiché entrambe gli appartenevano e non si sentiva escluso da quel rapporto. Costeggiavano lungo l’autostrada la litoranea e potevano godere dello splendido panorama offerto dal mare; Francesca seduta davanti e Laura dietro, ma in modo tale da essere tra i due sedili e poter parlare agevolmente sporgendosi fra entrambi. Francesca indossava una gonna bianca, di lino, lunga ma con uno spacco laterale piuttosto lungo che le lasciava la coscia piacevolmente scoperta e Bruno, di tanto in tanto, l’ammirava distogliendo per un attimo lo sguardo dalla guida. La cosa non sfuggì a Laura che iniziò a scherzare con l’amica parlandole maliziosamente nell’orecchio, facendole sentire il respiro sul collo e donandole brividi profondi, accendendo desideri che si tramutavano in dolci languori fra le cosce. Istintivamente le allargò, la gonna si aprì ulteriormente lasciando fuoriuscire completamente la gamba. Bruno osservava silenzioso sino a che la sua mano iniziò ad accarezzarla con un tocco lieve, appena sfiorando la pelle. Lei si lasciò scivolare lentamente, inclinando il sedile, quasi ad offrirsi a quelle dita sporgendo in avanti il bacino. Era come una tacita intesa in cui ognuno, senza parlare, sapeva esattamente cosa fare. Laura le infilò la mano nei capelli salendo lentamente a massaggiare la nuca mentre la sua lingua, calda ed umida, si insinuava scorrendo lungo il collo che le offriva. L’altra mano scivolò nella scollatura del vestito sino a raggiungere un capezzolo che sfiorò con le dita e poi strinse con forza sfregandolo e tirandolo. La mano di lui salì all’inguine scostando il perizoma ed iniziò a percorrere il sesso di lei: le grandi labbra erano gonfie e l’indice ed il medio seguirono quella strada infilandosi fra le piccole sino a giungere al pozzo del suo piacere. Le intinse, poi le estrasse completamente bagnate portandole alle labbra non prima di averle annusate. Continuava a guidare, ma aveva rallentato l’andatura. –Un sapore meraviglioso piccola, inebriante. Nel dirlo le infilò ancora le dita dentro penetrandola ulteriormente mentre lei si inarcava ad offrirgli il sesso; le affondò ancora di più sino ad averle pregne dei suoi umori e poi con un sorriso le estrasse porgendole alle labbra di Laura. –Credo che la nostra piccola abbia piacere che gusti il suo sapore. Laura aprì la bocca voluttuosamente e lasciò scivolare lungo la lingua le dita di Bruno assaporando quegli umori lentamente sino a ripulirle una ad una e gustandoli sino in fondo, poi si sporse verso Francesca e la baciò con desiderio. Quelle labbra così morbide e calde, quella lingua che le porgeva i suoi sapori, la eccitarono ancora di più mentre le dita di lui le entravano sempre più a fondo con colpi forti e repentini, e tutto il corpo si spingeva in avanti profanata nel piacere. L’orgasmo fu violento mentre le labbra di Laura non si staccavano dalle sue, ogni vibrazione di quel godere furioso e prorompente fu trasmesso in quel bacio che si trasformò in infinita dolcezza mentre Francesca si abbandonava spossata fra le braccia dell’amica. Bruno continuò a guidare silenzioso, ciò che loro gli donavano era qualcosa di profondamente intimo, intenso, una complicità sublime nella totale appartenenza, nel desiderio di essere sue. L’albergo era prospiciente la spiaggia, consisteva in un corpo semicircolare, l’ingresso sulla strada mentre le stanze si affacciavano tutte sul mare a ferro di cavallo, il pomeriggio era alquanto inoltrato quando giunsero, posarono i bagagli e si dettero una rinfrescata per prepararsi per la cena poi decisero di fare quattro passi per i negozi caratteristici. Scherzarono per strada divertendosi a strappare occhiate di desiderio, le due ragazze indossavano camicette ed ampie gonne bianche che lasciavano trasparire in controluce i loro corpi, amavano essere guardate e sentire su di se quegli sguardi vi era un gioco di complicità fra loro e Bruno in cui non vi era nemmeno il bisogno di parlare, bastava guardarsi e sorridevano. Giunti ad un bar si sedettero ad un tavolino e mentre chiacchieravano dinanzi ad un gelato lui, senza alzare gli occhi verso Laura, disse. – Fingi di aggiustarti la gonna mia cara, lasciala salire lentamente come se avessi caldo e dischiudi le gambe. Entrambe non portavano intimo e il loro sesso depilato spiccava nettamente fra le cosce, vi era gente attorno ed i tavolini erano quasi tutti occupati, le due ragazze si scambiarono una occhiata di profonda complicità e si guardarono in giro. Poco distante fra loro una giovane coppia sui trenta, parlavano distrattamente e lo sguardo di lui fu spesso catturato da Laura che notò come indugiasse più volte sulle proprie cosce. Sussurrò la cosa a Francesca che rise mentre Bruno, apparentemente distratto, seguiva attentamente la scena. –Aprile bene Laura. Aggiunse improvvisamente, il suo tono era dolce ma deciso. Lei le dischiuse ancora di più quando ad un tratto si accorse che il giovane aveva spinto, con fare casuale, il pacchetto di sigarette facendolo cadere sotto il tavolino e si attardava volutamente nel raccoglierlo. Laura iniziò ad aprire e rinchiudere lentamente le cosce mentre l’aria le sollevava leggermente il tessuto mostrando il suo sesso. Il giovane ne era ipnotizzato e lei provava piacere in tutto questo, amava sentirsi desiderata. Si divertì quando lui dovette rialzarsi per non dare a vedere cosa realmente facesse. – Andiamo. Disse bruscamente Bruno alzandosi, le due ragazze avrebbero voluto continuare il sottile gioco di seduzione e quel troncarlo così repentino le lasciò un po’ deluse. Si allontanarono lentamente, mentre sentivano occhi che le trafiggevano pieni di desiderio sorrisero, forse qualcuna stasera avrebbe dovuto…ringraziarle. Cenarono in albergo e salirono in camera, lui aveva voluto una matrimoniale con letto aggiunto, la stanza era ampia e dava su una magnifica balconata di fronte al mare. Il viaggio aveva un po’ stancato Laura che indossata una camicia da notte trasparente color lilla e nulla altro sotto, si era messa un po’ a riposare pur senza dormire. Francesca, invece, uscì a prendere un po’ di fresco e guardare il mare, era una splendida serata la luna piena illuminava il mare di mille riflessi e l’aria era piacevolmente calda. Su un balcone distante una decina di metri una altra coppia era affacciata, lui, con il braccio posto sulle spalle di lei, le sussurrava qualcosa. Bruno le giunse alle spalle, la abbracciò da dietro poggiandosi su di lei che sentiva premere quel corpo attraverso i suoi vestiti peraltro molto leggeri e senza alcun intimo sotto, lasciò scivolare la mano dentro la scollatura della camicetta ed iniziò piacevolmente a sfiorarle i capezzoli. Li strinse prendendoli tra l’indice ed il pollice sfregandoli e tirandoli leggermente mentre il calore del suo respiro sul collo la accarezzava dolcemente. Francesca sospirò abbandonandosi con il capo all’indietro offrendosi a lui. Bruno le infilò l’altra mano attraverso lo spacco della gonna e le strinse con forza il sesso infilandole le dita dentro. –Sei bagnata, lo sai che adoro quanto tu sia sempre pronta. Iniziò a tormentarla, ora sfiorandole il clitoride, ora stringendola con forza sino a penetrarla con le dita, lei allargò le cosce stringendo con forza il corrimano e piegandosi leggermente all’indietro. Lui notò che la coppia stava guardando nella loro direzione, - Ti stanno ammirando mia cara, facciamogli vedere come sei brava. A queste parole le sganciò la gonna che cadde a terra lasciandola solo con la camicetta, aprì i pantaloni e le iniziò a strisciare il membro turgido da dietro, lei lo sentiva scivolare sino al buco del suo piacere, intingersi e poi ritrarsi, cercò di spingersi all’indietro per farlo penetrare ulteriormente ma lui si ritraeva. - Non ancora mia cara, dovrai meritartelo. Con la coda degli occhi Bruno osservò che quei due li osservavano attentamente e l’uomo aveva iniziato ad infilare una mano fra i seni della donna che non sembrava indifferente alla cosa. Attratta dai gemiti sommessi di Francesca si affacciò Laura, la sua figura si stagliava sotto la soglia del balcone e la luce della luna piena dava una totale trasparenza alla corta camicia da notte il cui bordo giungeva all’attaccatura delle cosce. – Vieni Laura. Le disse lui. – La nostra cucciola ha desiderio di compiacerci, siediti su questo tavolo. Così dicendo la fece sedere a cosce aperte su un tavolino posto lì fuori, poi presa Francesca la pose leggermente piegata sul sesso di lei. Laura le pose dolcemente le mani sul capo ed iniziò a guidarla mentre i sapienti tocchi della lingua le scorrevano lungo la fessura, indugiavano sul clitoride girando alla base, lo accarezzavano, premevano e poi si allontanavano di nuovo per scivolare dentro la sua apertura che si contraeva nel desiderio cogliendone le gocce del piacere. – Brava piccola, sei davvero una brava bimba, meriti il tuo premio. Nel dire questo lui la prese di dietro, le pose le mani sui fianchi e lentamente iniziò a penetrarla scivolandole dentro. Il suo sesso le entrò prima lentamente, si addentrò riempiendola poi uscì di nuovo, senza fretta per farle assaporare il desiderio, poi un colpo solo, deciso, violento sino in fondo che le strappò un brivido di intenso piacere e fece per un istante fermare quella lingua vorace di umori femminili. Francesca non riuscì a reprimere un gemito e poi un altro lasciandosi andare senza più freni al più puro piacere. L’orgasmo giunse per tutti, quasi sincronizzato tra i gemiti delle donne ed il ringhio animalesco di lui. –Guardate su quel balcone ragazze. Disse Bruno sollevando leggermente il mento per indicarlo. Loro, mentre lentamente si riprendevano da quella ondata di puro piacere che le aveva travolte, guardarono nella direzione indicata. Poco lontano da loro, a cosce aperte, lei era sul tavolo, le gambe sulle spalle di lui che la possedeva con forza, affondando poderosamente e stringendole i seni mentre il vento della sera ne disperdeva i gemiti.