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Ti voglio
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Titolo: Ti voglio
Autore: Spiritolibero
Contatto:
Racconto n° 2849
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Un post-it sul mio tavolo attaccato alla lampada: “Ti voglio”. Era scritto stampato al pc, tipico di chi non vuol farsi scoprire. Sono circa le 11 e dal mio ufficio attraverso le vetrate guardo a 360 gradi i miei colleghi che lavorano davanti al computer. Uomini e donne a caccia di notizie. Escludo a priori gli uomini per ovvie ragioni e mi concentro sulle donne, cercando la probabile autrice di quel biglietto. Colleghe e tirocinanti sono tutte lì concentrate sul proprio lavoro, sul proprio pezzo da pubblicare per il giorno seguente.
Rapido sguardo furtivo. Cerco lo sguardo.
Ecco subito lo sguardo libidinoso di Anna, mia collega di 46 anni da sempre (dice lei) innamoratissima di me, pronta a scoparmi anche sul corridoio. Mi guarda anche adesso con gli stessi occhi: sembra godere solo nel guardarmi. Le strizzo l’occhiolino e lei come sempre mi alza il dito medio e ridiamo a distanza come matti.
Teresa, 35 anni, dolcissima ottima giornalista, ma non farà mai carriera. La sua insicurezza è noiosa. Signor Marco va bene questo pezzo? Signor Marco che ne dice di quest’altro? Anche lei adesso mi sta guardando con quegli occhi da cerbiatta. Incrocia il mio sguardo e come al solito arrossisce. Per anni ha messo una rosa ogni mattina sul mio tavolo ed un giorno anche un biglietto: "Ma quando mi porti a cena?" Teresa sei talmente dolce che non posso ferirti dicendoti che non sei nel mio immaginario di donna ideale.
Continuavo a guardare e riguardare quel semplice “Ti voglio”. La curiosità di scoprire la mano dello scritto aumentava sempre più. Anzi mi procurava dolci fremiti al ricordo di un “Ti voglio” che è stato e chissà adesso dov’è…
Alzo di nuovo lo sguardo ed incrocio gli occhi di Barbara. Piccolina ed anche un po' paffutella. Bravissima nel giornalismo televisivo. E’ la collega con cui spesso lavoro in tv. Mi dice sempre: “Solo per te diventerei anoressica…”. Ma non capisce che non è il corpo che mi interessa. Io cerco la dolcezza di un sorriso, uno sguardo di occhi luminosi, la purezza di un sentimento che non chiede nulla in cambio. Barbara… Barbara… Ma quando lo capirai? E non guardarmi adesso così. Lo sai benissimo che tra te e me nulla potrà mai essere.
Comincio ad agitarmi perché è difficile che una situazione possa sfuggirmi di mano. Eppure quel “Ti voglio”, sta diventando un chiodo fisso davanti ai miei occhi. Una mia collega direbbe adesso: “Marco adoro le tue smorfie, ma ti prego non fare quel viso serio ora, sorridi”. Ti sembra facile. Ho qui un biglietto e non so di chi sia. Alzo ancora gli occhi e vedo Simona, 26 anni appena laureata. Stagista da 6 mesi da noi. Sta ridendo perché ha colto il mio labiale che poi tanto labiale non è perché la frase è uscita dalle mie labbra che continuo a torturami.
Cara Simona sei una bella ragazza. Quando ti guardo la mia mente vola a circa due anni fa quando arrivò Laura. Come dimenticare quel giorno? Beh sì, la combinai davvero grossa. Vide il lato peggiore di me, quello che non c’è ma che a volte viene fuori inconsciamente. Lei adesso vola alto. Lei adesso è una firma del giornalismo mondiale. L’ho sentita qualche giorno fa, era di passaggio in Italia. Le dissi: “Certo che ho creato davvero un mostro”, e giù risate a non finire come due bambini. Erano tutte gelose di lei qui. Non solo per la sua straordinaria bellezza, ma anche per il suo modo di capire al volo come trattare una notizia giornalistica. Davvero un fenomeno.
Lei dice che è merito mio, sì, mi piace crederlo, mi inorgoglisce, ma la verità è che lei ha il giornalismo nel sangue. Racconta i fatti e sembra di viverli. Di essere lì e toccare con mano una guerra, un omicidio, una tragedia umanitaria. La sue parole arrivano dentro e toccano sempre la sensibilità delle persone.
Come vorrei fossi tu l’autrice di questo “Ti voglio”. Come vorrei essere con te, abbracciati come l’ultima volta, quando mi hai portato quel piccolo quadro del tuo primo articolo pubblicato, mostrandolo a me fiero di essere stato tuo maestro. Chiudo gli occhi. Intorno a me più nessuno. Solo tu. Solo tu con quel vestito. Solo tu con quel sorriso inebriante. Solo tu con quella voce dolcissima che entra in me con prepotente forza e fa vibrare tutto il mio corpo. Chiudo gli occhi: ecco il divano di pelle, il tappeto ed il camino acceso…
No, questo biglietto non può essere tuo. Chissà dove sei ora. Chissà in quale parte del mondo stai portando la tua grandissima personalità. Chissà dove migliaia di persone stanno ascoltando le tue esperienze.
Ad un tratto una pacca sulla spalla mi sveglia di soprassalto. E’ il direttore: “Marco, che fai dormi?”.
Ecco un messaggio anonimo sul mio telefonino: “Scemo, Ti voglio…”.