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Ti voglio 2 (lo scoglio)
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Titolo:
Ti voglio 2 (lo scoglio) |
Autore:
Spiritolibero |
Contatto:
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Racconto
n° 2864 |
Altri
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Ci furono tanti post-it dopo quella volta con la scritta “Ti voglio” sul mio tavolo. Ogni volta un luogo diverso dove prendersi e lasciarsi andare nella lussuria più sfrenata, dove ogni desiderio improvviso diventava subito realtà, incapaci di frenarsi e non conoscendo la stanchezza dei tantissimi e reciproci godimenti. Al solo leggere ti voglio, era come se dentro di me scattasse un impulso irrefrenabile di raggiungerla anche in capo al mondo e godere della sua morbosa voglia di prendermi in tutti i modi. L’ultima volta avevamo fatto l’amore sul terreno sperduto di una campagna, lontano dai rumori della città. Era un frutteto. Una lunghissima piantagione di pesche. Per tutto il percorso in macchina per raggiungere la campagna mi guardava con insistenza e con un sorriso sempre dolcissimo, ma molto malizioso. Non diceva una parola, ma continuava a mandarmi messaggi con i suoi occhi. Io con la coda dell’occhio la osservavo, ma non riuscivo a capire cosa avesse in mente e, soprattutto, non immaginavo cosa avesse in quello zaino che non le avevo mai visto. Mentre pensavo tutto questo ecco la campagna. “Gira a destra e prendi la strada sterrata” mi disse. Una distesa immensa di alberi di pesco, con i fiori tutti sbocciati. Una distesa rosa, stupenda. Un profumo molto intenso, inebriante, eccitante. “Fermati” mi disse. "Spogliamoci e andiamo sotto gli alberi pesco". La guardai con un inquietante interrogativo: che avrà on mente? “Dai, sbrigati” disse alzando un po' la voce. Mentre ci spogliavamo mi guardavo intorno. Erano le tre del pomeriggio, una canicola impressionante. Sudavo un po’ per tutto: per l’eccitazione, la paura di essere visti, per il fatto di non riuscire a capire cosa avesse in mente. Uscimmo nudi dalla macchina e ci dirigemmo verso gli alberi di pesco. Lei aveva con sè il suo zainetto. Mentre pensavo a cosa potesse contenere, ecco che dall’interno tira fuori quattro piccole funi. “Da adesso in poi comando io” mi disse. Due alberi vicinissimi. Mi legò le mani ed i piedi ai due alberi. Ero in pratica come l’uomo vitruviano raffigurato sulla moneta da un euro. Nudo e impossibilitato a fare qualsiasi mossa. “Ora sei mio…” In quel pescheto, credevo di aver visto tutto di lei e delle sue capacità di svuotare un uomo. Ma non avevo visto ancora tutto. L’incredibile stava per accadere.
Cercami sullo scoglio… Il post-it, questa volta, era un po’ piu preciso. “Ti voglio (cercami sullo scoglio)”. Non avevo la più pallida idea di dove cercarla. Esiste un mio scoglio preferito, ma lei non poteva saperlo. O forse sì? Sa che abito a due passi dal mare, ma non ricordo se le ho mai detto che amo stare a lungo seduto sullo scoglio. Be, alcune volte ho fatto l’amore su quello scoglio ma era primavera e non c’era quasi nessuno in spiaggia. Adesso è diverso, fa molto caldo e ci sono tante persone al mare. Con lo sguardo perso nel vuoto, mi ritrovo sdraiato sul mio scoglio. Gente intorno, piccole imbarcazioni e pedalò che sfrecciano vicino a me, ma a distanza tale che non possono vedermi bene. Ora sono nudo con quel post-it negli occhi. Le onde che arrivano sullo scoglio lasciano piccoli spruzzi di salsedine sul mio corpo. Ad un tratto sento un rumore. Qualcuno che nuota verso di me. E’ lei. Fingo di dormire, occhi chiusi. La sua lingua lecca le mie caviglie. Ora sale su lungo le gambe. Prima l’una poi l’altra. La sua lingua lungo l’interno coscia è un lunghissimo infinito sussulto. Un fremito infinito mi prende, mentre lei instancabile continua nel suo voluttuoso gioco con la lingua. Ora è sul mio scroto. Lo lecca avidamente. Assaggia timidamente ora l’uno ora l’altro testicolo poi li inghiotte entrambi nella sua bocca avida. Il mio membro comincia ad eccitarsi. Lei lo nota e passa su di lui. Lo inghiotte, vuole sentirlo crescere nella sua bocca. Gustarlo sempre più duro. Sento le voci tutt’intorno, ma ormai mi giungono ovattate, lontanissime. Solo il mio desiderio irrefrenabile ed i suo colpi di bocca sono presenti nella mia mente. Ora lascia il mio cazzo durissimo e continua a leccarmi salendo lungo il mio corpo. Un piccolo colpo all’ombelico ed un altro sussulto mi fa sobbalzare sullo scoglio che adesso è testimone silenzioso e compiacente di un amplesso indescrivibile. Sensazioni si aggiungono a sensazioni. Desideri che si moltiplicano. La sua lingua picchietta i mie capezzoli mentre i suoi deliziano il mio membro che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Mi sfiora le labbra con le sue, la sua lingua avida lava il mio viso aspro di salsedine. Il suo seno stretto sul mio membro provocava pulsazioni inebrianti e piccole gocce si spalmano sui suoi capezzoli durissimi. Torna giù con la lingua prendendolo di nuovo tutto nella bocca. Si ferma. Si tuffa in acqua. Ma dov’è finita? Ad un tratto mi prende per i piedi e mi trascina giù, in apnea. Si gira e si blocca con le mani sulla roccia. Siamo a pelo d’acqua. Prende il mio cazzo e dolcemente lo porta nel suo paradiso. Lo infilo tutto mentre resto ancorato anch’io alla roccia. Lei si muove, ancheggia, si dimena furiosa ed è stupenda la complicità del mare che allontana ed avvicina. Godere in acqua è una cosa meravigliosa. Poi con una spinta mi allontana. Mi prende e mi spinge verso lo scoglio. Lei va giù. Torna con la sua bocca sul mio cazzo. Lo vuole, vuole sentirlo nella sua bocca, vuole assaporarlo, vuole bere la forza esplosiva che sta per arrivare. Si ferma di nuovo. Mi spinge a fondo mentre con le mani allarga il suo paradiso invitandomi a gustarla insieme alla salsedine. E’ buonissima. Sulla mia lingua gusto appieno la sua voglia. Sento il suo frenetico pulsare gonfio di voglia. Sembrano i battiti del cuore tanto sono lunghi e frequenti. Con le mani sulla roccia e le sue gambe sulle mie spalle sono lì, dentro il suo piacere, che la faccio impazzire a colpi di lingua. Ad un tratto riemerge a pelo d’acqua per urlare il suo godimento mentre io ingoio il misto di miele e salsedine. “Ora tocca a me” mi dice. E si rituffa sott’acqua. Io con la schiena sulla roccia lei con le sue gambe sulle mie spalle girata con metà corpo in apnea. Entrambi i suoi buchi sul mio viso, sott’acqua un’esplosione di continue emozioni. La sua bocca ora è una furia. Nulla potrebbe distoglierla dal suo intento. Succhia furiosa, ingoio frenetico che non restituisce nulla alla natura. Nella sua bocca fiume di sperma bollente. In superficie la luce del suo sorriso pregno di soddisfazione. Attendo già il prossimo post-it…
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