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Al buio
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Titolo: Al buio
Autore: Caligola
Contatto:
Racconto n° 2882
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Ho aspettato, ma ne è valsa la pena. La tipa è giovanile e carina. Occhi da gatta, espressione attenta.
Ci siamo incontrati davanti a quell’hotel sulla piazza, abbiamo preso un caffè al bar e scambiato due chiacchiere. Due chiacchiere che non avremmo mai interrotto. A quel punto tutto si confonde. L’ho presa per mano e lei, silenziosamente, ubbidiente, mi ha seguito. Mi ha seguito con lo sguardo mentre ritiravo la chiave della stanza. Mi ha seguito in silenzio nell’ascensore e poi in camera.
Ora sono qui, con questa sconosciuta davanti a me.
- Stenditi sul letto per favore - le dico mentre mi accomodo seduto sulla sedia.
- Ora tirati su la gonna fin sopra la vita. -
Ancora ubbidiente scopre i fianchi e chiude gli occhi.
- Fatti guardare. - Spio i suoi movimenti sensuali, le unghie che scorrono sulla pelle e scostano il perizoma. Si lascia spiare. Si denuda completamente.
- Girati. - Mi avvicino ed inizio ad annusarla ovunque. Le ascelle, il collo. Odora di buono. La schiena, le natiche, le cosce. Ovunque profuma di femmina. Adoro quella pelle morbida, setosa. Le mani scivolano sulla schiena. Delicatamente quando mi va, più forte se me lo chiede.
Mi piace sfiorare “inavvertitamente” le pendici delle natiche. Lei lo sa e forse è per questo che quando mi trovo da quelle parti solleva leggermente il busto. Specialmente quando affondo la punta delle dita sotto al bacino. Le mordo una chiappa. Sussulta. Le allargo le natiche per guardarla meglio. Il rosso buchetto, la tenera grotticella. Mi spoglio. Mi adagio su di lei. Mi struscio su di lei.
Le appoggio la cappella all’ingresso della grotticella, ci giro intorno. Non la penetro, deve farlo da sola. Giocherello con la clito, faccio il periplo della grotticella ancora. Tra l’altro, ormai, tutto è più lubrificato. Sento che arriva una mano, afferra l’arnese e lo piazza dove vuole lei. All’imbocco della grotticella. Poi alza i fianchi e spinge verso di me. Dentro. Mi piace guardarla spalancata. Mi piace osservare i suoi movimenti. Ma, d’improvviso, ecco che scatta, si gira, mi spinge indietro. Cado di schiena sul letto. Le gambe ancora piegate mi fanno male. Non posso muovermi. Mi tiene per le braccia mentre mi sale sopra. Con forza. Mi cavalca, mi morde il petto la cagna selvaggia. Si agita sopra di me, si siede sulla faccia strusciandosi come una biscia. La sento venire. Ma non le basta. Ricomincia a cavalcarmi sempre tenendomi le braccia. Potrei liberarmi in un secondo, ma non voglio. Voglio sentirmi in suo potere. Voglio sentire il suo pube che distrugge il mio. Voglio sentire la sua bocca che succhia forte. Voglio sentire le sue urla quando lo sperma, a pressione disumana, le inonda la gola. Mi sveglio e se n’è andata. La stanza è ormai buia. Mi guardo intorno. Non ci sono più i miei abiti, il portafoglio, l'orologio. Sono pieno di segni, morsi, graffi, e di una domanda che m'incastra la mente.
Cosa racconto, ora, a mia moglie.