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Buongiorno cara...
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Titolo: Buongiorno cara...
Autore: Delice
Contatto:
Racconto n° 2883
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Buongiorno cara, mi sono svegliato solo adesso. Si lo so, sono le 10, ma questa notte mi hai lasciato senza forze.
Aperto gli occhi un tripudio di odori e di immagini hanno assalito i miei sensi. Ho sentito il tuo odore su di me, sul letto, nella stanza e il tuo respiro affannato sempre presente. Mi ritornavano in mente i momenti in cui venivi e i miei sensi impazzivano.
Sai benissimo che mi eccito vedendoti e sentendoti venire, anzi che è il mio obiettivo primario.

Quando mi hai chiamato, questa sera, per dirmi che eri già in Taxi, diretta a casa mia, ho sentito un lungo brivido di eccitazione percorrermi da capo a piedi.
Non è la prima volta che stiamo insieme, anzi sono già 2 anni. Eppure è sempre la prima volta.

E intanto che aspettavo, ripercorrevo istante per istante i bei momenti di questo nostro rapporto.
Soggiogato, stregato e affascinato da una donna che vive a 200 KM di distanza.
Eppure è stato così sin dal primo istante.

Ricordo eravamo in aeroporto della Malpensa, il nostro aereo ritardava di due ore. È lì che ci siamo conosciuti. Non credo sia scattata la solita freccia dall’arco di Cupido. Anzi probabilmente non c’è stato feeling ma antipatia tra noi. Ma gli eventi hanno smussato certi angoli, trasformando l’antipatia in qualcosa di più di una attrazione.

Il solo essere lontano dalla tua voce, dal tuo corpo mi generava dolore. Perciò ti chiamavo almeno una volta al giorno. Cercavo di "sentirti". In qualsiasi modo. Con il bisogno di sapere che c’eri, nonostante lo scorrere dei giorni. Avevo troppa voglia di te. Di sentirti godere e ansimare. Di assaporarti e odorarti.

Una sera che non potevo più trattenere la mia voglia per te ti ho chiamato al telefono. Ti ho descritto l’effetto della tua voce sul mio membro che pian piano diveniva rigido e duro. La tua voce sensuale ha guidato la mia mano nel modo in cui tu m’avresti toccato.
Come due ragazzini assetati di sesso. Al telefono.
E intanto tu ti spingevi due dita dentro, sempre più in fondo, dove e come avrei voluto fare io.
Gemevo sull’eco del tuo respiro affrettato e affannato. Hai sollecitato più forte e più velocemente che potevi il clitoride quando hai gridato un attimo prima di venire. La mia voce ha straziato le pareti della camera, raggiungendoti al culmine dello stesso amplesso.
Neanche a me era mai successo prima.

Ora stavo contando i minuti e i secondi che ci separavano. I battiti accelerati del cuore. La bocca arsa dall’eccitazione. Il languore proprio lì.

In quei pochi minuti di attesa che tu pagavi il Taxi e salivi su da me, la mia mente ripassava in rassegna, fotogramma per fotogramma, la nostra dolce storia. E mi sovviene il nostro primo incontro da amanti furtivi a Venezia. Tu donna sposata che rischiavi 15 anni di matrimonio per un fine settimana con me, e alla fine di questi due giorni indimenticabili mi dicesti che ne è valsa la pena.

Ma ora sei qui. Sulla porta. Ti ho accolto con un bacio. Sulla bocca. Caldo, umido.
Ecco il tuo profumo come di un pescheto in primavera a sconvolgermi la mente. Ed ecco il sapore delle tue labbra come di un rosso corposo e amabile, stagionato in botti di rovere, annientare la mia personalità.

Ti ho guidato in salotto. Mi hai seguito lasciando scivolare una mano sulla mia schiena, e ancora più giù, indugiando su una natica, con la complicità di un uomo e una donna che hanno da sempre condiviso quel rituale. Un semplice rituale che denotava la nostra complicità. Che mi rendeva lava.

Ancora una volta volevo essere il cacciatore, ma ero la tua preda.

Mi tremavano le gambe per l’eccitazione quando ho preso posto accanto a te sul divano. Ci siamo guardati e baciati. Scendendo lungo il collo e l’incavo delle spalle, ti carezzavo con le labbra e la lingua, ricercando il tuo odore e il tuo profumo.
Con una mano hai iniziato a mimare, da sopra i pantaloni, un vecchio rituale. Ho quasi gridato di piacere. Un sussulto in funzione del quale è stato istintivo aggrapparmi a te.
Hai mormorato di non portare le mutandine.
Ma io ero già lì e affondavo ancora e ancora, esplorandoti con gesti impetuosi ma dolcemente, spingendo sul clitoride fino a farti perdere il controllo, ma fermandomi quando ho sentito che stavi per venire.

Ho subito affondato il volto fra i tuoi piccoli seni, avvinghiandomi a te, perché sentissi sul ventre la mia evidente voglia di te. Sei scesa lungo il mio corpo sfiorandomi piano con la lingua. Sei andata oltre, toccando appena la punta del mio sesso con le labbra. Ho continuato ad incitarti di non smettere con le dita affondate nei tuoi capelli, e il mio membro, sempre più duro, spingeva nella tua bocca.

Quando stavo per godere ti ho tirata su e portata a letto. Ti ho inchiodato e solo dopo averti bene aperto le gambe, ti ho penetrato con forza. In quell’istante guardavo il tuo viso, teso a raccogliere ogni singola vibrazione, rosso e caldo come una palla di fuoco. Lo sai che adoro guardare il tuo viso e il tuo corpo mentre ti amo. Ad ogni affondo mi spingevo sempre più in fondo, dentro di te. Ansimavo e gridavo, gridavi e imploravi. Ad ogni spinta ti sentivo fino al cervello. Un dialogo il nostro, fatto di sguardi avidi di passione e di corpi sudati, un linguaggio antico tra due amanti per rinnovare il loro amore.

Ti sei girata e aggrappata al ferrobattuto della ringhiera del letto. Il tuo corpo si muoveva in modo da assecondare ogni mio affondo, inarcando la schiena e muovendo il bacino verso il mio sesso che vedevo uscire e nuovamente sprofondare nel tuo corpo. Sentivo il cuore esplodermi. E ho sentito il nostro orgasmo. Violento. Perché stremato dall’attesa. Poi il mio volto fra le tue gambe, la mia lingua dove eri ancora troppo sensibile, bagnata e calda. Un secondo orgasmo... e un terzo, quando le mie mani hanno ripreso nuovamente a violarti, e lasciarti infine esplodere, ancora.

Finalmente svuotati ma non sazi.
E prima della tua consueta sigaretta fumata a letto ti ho finalmente detto: - Bentornata amore –

La mia passione e la mia eccitazione ricominciavano a cercarti di nuovo. Ti ho sentito esclamare, con occhi pieni di voglia, wowww!! e ti sei buttata tra le mie gambe. Delizia incandescente. Mi volevi subito e senza fronzoli.
Mi hai preso e guidato verso un'altra via del piacere. Ero felice perché fai così quando sei veramente al di là di ogni limite. Il fastidio iniziale ti ha trasfigurato il viso, lasciando il posto a un’espressione di godimento.
Mi muovevo incalzandoti, come il tuo sedere esasperato mi chiedeva di fare. La testa affondata nel cuscino, ti sentivo mugugnare, attirarmi per i fianchi in modo da portarmi dentro... sempre più dentro di te, e il crescendo dei miei gemiti con l’avvicinarsi del piacere supremo, ha anticipato il tuo orgasmo.
Abbandonato contro la tua schiena, gridando mentre ti prendevo con veemenza, senza più alcun riguardo. E alle tue grida ha fatto seguito il fiotto copioso del mio nettare che ti ha inondata.

Siamo rimasti così per un tempo indefinito. Forse addormentati.

La notte, ci siamo svegliati per ricominciare a giocare e a coccolarci, uniti nello stesso abbraccio.

Alle cinque ti sei alzata per andare via, l’aereo non aspetta mi hai detto.
Ma appena fuori, in Taxi, mi hai mandato un sms:

“Sai prendere una donna, sai cosa vuole… Continua a scoparmi come ho sempre sognato, e come ogni donna ha sempre desiderato. Baci G.”