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Vento misterioso
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Titolo:
Vento misterioso |
Autore:
Luke |
Contatto:
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Racconto
n° 2896 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Finalmente ho preso coraggio, sono riuscito a concedermi una vacanza tutta per me, una vacanza per riposarmi e per far emergere nuove e fresche energie. Ho prenotato, tramite internet, una stanza in un agriturismo in Toscana, nella provincia di Siena. Il dettaglio dei servizi, le foto e la cortesia riscontrata una volta contattato l’agriturismo per telefono, mi hanno convinto e ho fermato una camera, vista sul niente. Percorro la strada disegnata nelle campagne toscane, già mi sento meglio; i colori vanno dal verde acceso dell’erba al giallo paglierino dei campi di fieno, il tutto intervallato dai colori accesi dei campi di girasole. Ho spento il cellulare, non ho portato il pc portatile, in sostanza sono tagliato fuori dal mondo. Nessuno sa esattamente dove sono e dove sto andando, alcune persone che frequento anche nell’ambito lavorativo, sanno che sono fuori per un week end con annesso ponte fino a lunedì. La separazione ha lasciato in me ferite profonde che fanno fatica a rimarginarsi. I bambini che ormai vedo poco per via degli orari imposti dal giudice e, non bastasse tutto ciò, anche lo studio di cui sono socio è pieno di lavoro e di adempimenti arretrati. Insomma, la necessità di relax era inevitabile, come la ricerca di nuovi stimoli, ed eccomi qua, a tre ore di auto da casa, a cercare le risposte immerso nella bellissima natura che mi circonda. Finalmente sono arrivato, un cartello indica il luogo “Poggio del belvedere”, la strada che prendo svoltando come ordina la segnaletica mi conduce su di una stradina senza asfalto e piena di ghiaia fine. Finalmente, dopo cinque minuti di rally, intravedo un casale molto grande costruito con lo stile classico del senese: grandi massi legati con malta e cemento, e serramenti in legno centinati. Altre due costruzioni simili si estendono ai piedi del casale più grande; anche questi locali sono costruiti esattamente come il primo. I tre blocchi sono uniti da archi in cemento, il tutto è reso allegro da fiori rossi, gialli e viola ad ogni balcone, ad ogni finestra. Diciamo che la prima impressione è più che positiva: è il posto che cercavo e di cui avevo disperatamente bisogno. Parcheggio l’auto in un piazzale dove noto subito altre sei auto tutte di grande cilindrata e tirate a lucido, evidentemente il prezzo richiesto non tradisce la qualità del locale. Nell’uscire dall’auto soffro lo sbalzo climatico, passo dall’aria condizionata all’aria calda di fine maggio, anche se ammetto tra me e me che è una temperatura sopportabilissima. Prendo la valigia, piccola e poco ingombrante visto il breve soggiorno, e mi avvio all’entrata. Mi accoglie una ragazza vestita in abito caratteristico, che mi dà il benvenuto e, espletate le pratiche di registrazione, mi accompagna alla camera. Nel tragitto mi spiega che in considerazione della bassa presenza di ospiti mi hanno riservato una camera con balcone privato. Sempre vista sul niente, spero tra me e me. La camera è arredata in stile arte povera anche se la qualità del mobilio è evidente. Un’ampia camera con letto matrimoniale a baldacchino leggermente anacronistico. L’ambiente è compostao da due vani: nel primo una scrivania, una sedia e il televisore, nel secondo proprio l’enorme letto, un armadio, una cassettiera e un mini frigo. Il bagno è ordinato e accogliente con una grande doccia, con idromassaggio verticale. Lascio la mancia alla gentile e carina portiera e mi tuffo sul letto. Noto subito che il cuscino è troppo duro per i miei gusti, ma credo di poter resistere. Lentamente sento gli occhi socchiudersi dalla stanchezza del viaggio e decido di fare una bella doccia. Fintanto che mi spoglio in bagno, sento nel corridoio due voci femminili che parlano tra di loro e decido di non origliare la discussione, anche se comprendo la contrarietà di una signora nell’aver prenotato una camera con balcone e non trovarla disponibile. L’altra voce mi sembra essere quella della portiera che chiede scusa e assicura un trattamento speciale per farsi perdonare del disguido. Alla fine la portiera offre alla nuova villeggiante una camera al piano terra con un grande giardino. Sorrido e immagino la faccia della donna e del destino che, in questa specifica occasione, mi ha riservato un simpatico regalo. La doccia è ampia, il getto dell’acqua mi massaggia la schiena e le gambe, la pressione con cui le lance d’acqua premono sulla mia carne mi provoca un’erezione. In effetti la sensazione che provo, o forse che desidero, è quella di più mani femminili che contemporaneamente si prendono gioco del mio corpo. Esco dalla doccia, mi asciugo e noto che l’erezione non sembra voler cedere, effettivamente mi soffermo a riflettere di quanto tempo sia passato da quando ho avuto un rapporto con una donna. Ormai da sei mesi sono separato da mia moglie; lo studio da mandare avanti e i tempi stretti non mi hanno permesso di conoscere molte donne. Le uniche che ho avuto, dopo la separazione, sono state Mirella ed Angela. La prima studentessa universitaria, tanto fragile e insicura che dopo pochi giorni ho catalogato come immatura cronica in cerca dell’uomo “papà”. La seconda, una commessa di supermercato piena di vita e molto attiva dal punto di vista sessuale, ma troppo esagerata nell’assunzione di oppiacei e nella continua ricerca di emozioni forti. Entrambe lasciate a breve giro, a beneficio della mia solitudine. Anche i pensieri non aiutano il mio corpo a riassumere, diciamo, una postura più naturale quindi decido di distrarmi provando a scrivere due righe. In effetti non sono molto bravo come scrittore, anche perché il mio lavoro consiste nel trattare numeri, cifre e calcoli. Sento il desiderio di scrivere, prendo la mia Pellican, un regalo di qualche natale addietro, quando ricevere e scartare un regalo era un momento di intensa e piacevole vita familiare, e comincio a scrivere sui fogli A4 con il logo dell’agriturismo. La storia è la mia storia, parla di un uomo, dei suoi sogni, dei suoi obiettivi e di quanti ostacoli ha incontrato nel cammino. Neanche me ne rendo conto, ma comincio a scrivere tutto ciò che riguarda la mia sessualità, il rapporto con l’eros, le mie fantasie, le occasioni prese e quelle lasciate. Insomma scrivo la storia della mia vita, ma focalizzata sul sesso e sulle donne avute, sui tanti rapporti consumati. Parlo e racconto le mie voglie, quello che ho sperimentato e quello che ancora non ho conosciuto, parlo della mia passione per l’intimo di donna, di cui sospetto un’ossessione feticista. Lo scrivere ha allentato l’erezione, come se il demone che si nasconde nei meandri della mia mente, grazie alla scrittura, fosse stato liberato. Il racconto che ho cominciato potrebbe essere paragonato ad un diario, ma sì un diario, chi non ha un diario sul quale marca con l’inchiostro delle emozioni, dei ricordi? Ora ho anch'io un diario, anche se inusuale, ma pur sempre un diario. Quando alzo la testa dalla scrivania noto dal terrazzo che il sole è calato, guardo l’orologio e mi rendo conto che ho scritto per più di due ore. Mi vesto con jeans e camicia di lino, mi prendo un aperitivo nel frigobar ed esco nel balcone a rileggere le otto pagine scritte. Alla fine le trovo molto interessanti e tutto sommato neanche scritte male. Alcune riflessioni non ricordo neanche di averle scritte; è come se avessi vissuto un momento di profonda trance. Ormai è quasi ora di cena, lascio il mio primo diario sul balcone del terrazzo e mi avvio fuori dalla camera. Ho deciso di concedermi, prima di andare a tavola, una passeggiata nella campagna attigua al casale. La temperatura esterna adesso è più gradevole, l’unico rumore che le mie orecchie percepiscono è quello delle cicale, un rumore intenso, saranno migliaia. Il panorama che si offre ai miei occhi è di un bello indescrivibile, sembra un quadro: gli appezzamenti di terra divisi per lotti e per tipo di coltivazione mi ricordano il costume di arlecchino, è come se una enorme mano avesse cucito dei rettangoli colorati sulla terra, modellando le colline e le piccole valli. Qua e là alberi isolati guarniscono con precisione le sommità delle colline. Principalmente querce e cipressi, ma anche alberi da frutto. Ora il vento ha raggiunto un’intensità tale che si fatica a stare in piedi. La cosa strana è che il cielo rimane limpido, con qualche nuvola bianca e soffice che corre veloce sopra la campagna. Mi convinco che è ora di cenare, la convinzione non è mentale, ma piuttosto fisica poiché il mio stomaco mi ricorda che sono diverse ore che non lavora. Il ristorante è rustico, ma allo stesso tempo elegante, come del resto l’intera struttura. Mi siedo a tavola, solo altri tre tavoli sono occupati. Su due dei tre, coppie di fidanzati parlano e sorridono, il terzo tavolo è occupato da due donne sulla sessantina. Mi rendo conto che l’unico a mangiare solo sono io, e pensare che quando andavo nei ristoranti provavo sempre pena per chi mangiava solo. Mangiare è una delle arti magiche che rende la nostra vita piacevole, e farlo senza condividere il piacere è un vero peccato; purtroppo la sorte a volte gioca strani scherzi. Ordino al cameriere delle fettuccine al ragù e alcuni crostini toscani con milza e fegato, e una buona bottiglia di Morellino di Scansano. Sull’ultima scelta il cameriere mi elogia una speciale cantina che rifornisce l’agriturismo e che, a suo dire, produce un vino in quantità non industriali e di alta qualità. Mentre ascolto il cameriere sono distolto da alcuni passi alle mie spalle. Sono tacchi, la falcata è decisa e sicura. Infatti compare davanti a me una donna vestita con camicia bianca e gonna nera al ginocchio. Impossibile vedere il viso, coperto dal cameriere che continua a raccontarmi del produttore del vino, tanto che comincio a sospettare un rapporto di parentela o un interesse economico. Liquido il cameriere accettando il consiglio, o per meglio dire l’obbligo nella scelta guidata del Morellino. Quando il cameriere si sposta per consegnare la missiva in cucina vedo finalmente spuntare il viso della sconosciuta. Anche lei mi guarda, anche lei come me attendeva che il cameriere lasciasse libero il campo visivo. E’ bella, non bellissima ma bella. La vedo arrossire, non ne comprendo il motivo e l’unica cosa che mi viene da dire è: “Salve, buon appetito”. Lei contraccambia con “Grazie, anche a lei”. A questo punto la sconosciuta che ha incuriosito la mia attenzione pone davanti al viso il menù, quasi a parare il mio sguardo, evidentemente troppo penetrante e curioso. La sconosciuta è vestita con abiti da riunione di lavoro, inusuali per la campagna. Penso che forse si trova nel casale per una tappa di un viaggio di lavoro. Porta con eleganza abiti sobri, anche se intravedo un pizzico di un audace trasgressivo, specialmente nelle calze velate nere e nelle scarpe nere con tacco alto. La scollatura racconta di un seno sodo e relativamente prosperoso. Ritengo debba avere tra i 35 e i 40, più o meno la mia età. Sorrido nel pensare che probabilmente ho sbagliato mestiere, l’investigatore privato si addice più al mio istinto. La donna continua a leggere il menù. Se non ci fosse scritto menù penserei ad un libro estivo di quelli che non si riesce mai a mettere giù, da quanto siamo presi. Nel frattempo arriva la mia pasta e il famoso vino rosso. Comincio a mangiare, mentre la bella signora impartisce l’ordinativo al cameriere il quale, noto con piacere, non riesce a rifilare il vino a percentuale. Cerco di evitare lo sguardo della donna, ho come presentimento possa creare imbarazzo, noto che anche lei ogni tanto volge lo sguardo su di me, ma lo fa cercando di non essere vista. Noto che accavalla le gambe con fare deciso; si nota che nel suo lavoro la gonna sostituisce spesso i pantaloni. Fortunati i suoi colleghi, sogghigno tra me. Quando ho finito di mangiare l’ultimo crostino, mi verso il terzo bicchiere di vino. La bottiglia ne contiene ancora un quarto bicchiere, ma ho deciso di astenermi dal berlo. La donna si alza di scatto, come avesse preso coraggio nel prendere una decisione. La guardo spaesato dirigersi verso di me. Ora assaporo anche il suo profumo, un profumo di marca e molto femminile, quasi dolciastro. - Mi scusi, mi viene da ridere, mi scusi veramente per la mia sfacciataggine, ma le dovrei chiedere una cortesia - ed io euforico e curioso - Ma certo, dica pure -. Lei mi si avvicina, quasi volesse sussurrarmi un segreto, ed a bassa voce: - Sa, il cameriere che ci ha servito? Ha insistito io ordinassi il vino che lei ha sul tavolo e, adesso anche se pentita, mi vergogno ad ordinarlo. Le dispiace farmelo assaggiare per poter valutare se è cosi buono come dice? - Nel farmi l’assurda richiesta stavo valutando la sua voce, il tono e non per ultimo il sorriso. Un sorriso cosi bello e solare che quasi ipnotizzava. A quel punto anch'io comincio a ridere. - Ma certo, quanto meno lei ha resistito all’attacco del cameriere, io ho ceduto quasi subito, in ogni caso le assicuro che è veramente un buon vino. - Nel dire ciò prendo un bicchiere vuoto dal tavolo vicino, riempio il bicchiere e lo porgo alla bella sconosciuta, facendo cenno di accomodarsi di fronte a me. Lei accetta l’invito. Nel sedersi compie quel gesto inebriante di stirarsi la gonna, tirando con la mano dal sedere fino alle cosce per non far sgualcire l’indumento. Non avevo sbagliato, è una donna molto sensuale, ogni movimento emana erotismo, è inutile negare che ci sono donne e uomini predisposti alla sensualità, persone capaci di comunicare il sesso con il corpo, lei è una di queste. Noto che non ha anelli che la impegnano ad un uomo, che sia un buon auspicio? Continuiamo a ridere e parlare, la serata ha preso un andamento diverso da come si era prefigurata. La cosa che mi colpisce è il mio stare bene con lei, mi piace ascoltarla e raccontarmi. Parliamo del suo lavoro, è dirigente in una compagnia assicurativa, anche lei separata e, come sospettavo, è in viaggio di lavoro diretta a Siena, ma un guasto all’auto la tiene ferma in questo paradiso terrestre fino a martedì. Noto con stupore che lei mi fa poche domande su chi sono e su quello che faccio, ho come la sensazione che mi conosca, inoltre spesso la vedo arrossire e noto un certo imbarazzo, intervallato da risate e racconti di noi. Dopo aver consumato la seconda grappa, lei si alza. - E’ stato veramente piacevole parlare con te, ma mi sento stanca a causa del viaggio, per non parlare della grappa che comincia ad intorpidirmi. - Nel dire ciò si alza, io da bravo gentiluomo mi alzo - Il piacere è stato mio, ci vediamo domani, buona notte. - Esco fuori dal locale, le gambe mi pesano per il troppo tempo seduto e per la tensione accumulata, non riesco a non pensare a lei, meravigliosa sorpresa di questo fine settimana. Salgo in camera e nell’aprire la porta noto subito dei fogli sotto l’uscio; il tappeto di luce che invade l’ambiente nel buio mi permette di vedere che fogli sono, è il mio primo diario confessione. Rimango basito, non comprendo come abbiano fatto i fogli a finire sotto la porta, ricordo di averli lasciati sul tavolo nel terrazzino della camera. Una volta presi in mano li conto, ci sono tutti, ma sull’ultima pagina in fondo vedo subito una scrittura non mia, sembra essere femminile, bella e morbida. Grazie al vento, che mi ha regalato questa meravigliosa ed eccitante storia, grazie a te che la hai scritta. Sono sconvolto e confuso, chi è che ha raccolto i fogli volati dal vento? Chi ha violato la mia privacy spiando dentro le mie più nascoste fantasie? E se fosse lei? Non se fosse... è lei, ne sono certo, il diario è stato letto dalla bella sconosciuta del ristorante. Ora mi spiego le poche domande su di me e sulla mia vita, i continui momenti d’imbarazzo, il suo interesse. Certamente l’aspetto positivo è che il mio diario deve esserle piaciuto, altrimenti perché avvicinarmi con la scusa del vino, consapevole poi che avrei trovato i fogli sotto la porta. Istintivamente vado fuori in terrazzo, mi affaccio e sotto la mia camera vedo una luce accesa, è la sua camera che, a differenza della mia, ha un grande giardino. Lei esce fuori, è vestita come prima ma senza scarpe, alza lo sguardo ci fissiamo per alcuni secondi. Adesso è seria, e suppongo eccitata. - Scusami, sono cosciente che non avrei dovuto, ma ti assicuro n'è valsa la pena - e sorride e io - Non scusarti, sali ti aspetto. - Ci sono momenti talmente intensi che sembrano non passare mai, mi aveva sfiorato il dubbio che non salisse, in effetti per quale motivo una donna doveva condividere il letto con uno sconosciuto, conoscendone già i segreti e le perversioni più intime? Mentre rifletto su ciò sento bussare la porta. Vado ad aprire e la trovo di fronte a me, bella come mezz’ora prima, ma meno perfetta: i capelli spettinati, il trucco che comincia a perdere il suo effetto, la camicia non più perfettamente tenuta dalla cinta della gonna. Non ci diciamo niente, la bacio con passione, tenendole con la mano destra la testa. Quasi ho paura che il bacio dato con tanta passione possa far male ai muscoli del collo. Anche lei mi vuole e dopo che si è appoggiata al muro, compie l’ennesimo gesto di un sensuale da morire, allarga le gambe permettendo alla gonna di disegnare perfettamente, aderendo al suo corpo, le sue gambe e i suoi fianchi. Continua la nostra apnea, comincia a sbottonarmi la camicia e, mentre il bacio si protrae, mi sfila la camicia e comincia a massaggiare con vigore il mio petto. Non riesco a staccarmi da lei, anch'io modello la mia mano sul suo seno, duro e sodo come avevo immaginato seduto al ristorante. Lei forza la presa delle mie labbra per scostarsi e con occhi smarriti mi dice -fammi sdraiare sul letto e baciami come ti piace - Lei sa, lei ha letto ed aperto ogni porta della mia anima, anche le più nascoste. La faccio stendere, le sfilo la gonna; ha delle belle gambe lunghe e atletiche, sicuramente nel tempo libero frequenta una palestra. Comincio a baciarle il collo del piede, il contatto con il nylon dei collant e il profumo della pelle mi causano delle scosse nervose sulla spina dorsale. Continuo a baciarle le gambe, salgo con molta lentezza deciso a giungere al traguardo, ma mi impongo tempi lenti per poter ricordare lo splendido momento che mi appresto a vivere. Lei emette dei gemiti di piacere ad ogni bacio, ad ogni contatto della lingua sulle sue gambe. E' cosciente, sa quanto piacere io provi nel baciarle le gambe. Ormai la mia testa si trova in prossimità dell’incrocio delle gambe, il profumo che avverto proviene dal suo pube, è inebriante, le strappo i collant nel punto dove il rinforzo rende il tessuto maggiormente scuro. Il suo sesso è difeso da poca stoffa, costituita da uno slip, modello brasiliana, di elevata qualità. Scosto lo slip con il dito medio e, nell’effettuare il movimento, mi rendo conto dell’umidità che avvolge il pube, un inequivocabile segnale di desiderio in fase implosiva. Comincio a baciarle il clitoride, che rigido si protrae verso di me, lei geme ogni qualvolta la mia lingua le solletica il sesso. L’orgasmo impetuoso e violento si impossessa di lei quasi subito, urla e si muove in maniera scomposta, pigiando con entrambe le mani la mia nuca in direzione del suo sesso. Nel fare ciò sento mancare l’aria, ho il viso pieno dei suoi umori. Nel raggiungere l’orgasmo, la sento pronunciare parole forti, intense ed irrazionali, mi chiede ripetutamente: - continua, non ti fermare, regalami i tuoi desideri -, fino all’esplosione. Il momento di unire i nostri due corpi è imminente, mi pongo carponi su di lei, le strappo la costosa camicia dal petto, il suo seno prosperoso è un invito, un nettare al quale abbeverarsi per dissetarsi. Un’impetuosa eccitazione invade il mio spirito. Mentre le bacio il capezzolo, turgido e grande, la penetro con violenza. Lei urla quando il mio membro riempie il suo corpo, resto fermo alcuni interminabili secondi, riesco a percepire i battiti del suo cuore, sento la sua cavità modellarsi sul mio sesso, sento il desiderio dei suoi muscoli che autonomi si muovono in attesa di contrarsi. Comincio a muovere il bacino, spingo forte, ogni affondo è un gemito, ora anch'io sento il cuore pulsare energicamente, il respiro forte, il sudore mi bagna la fronte. Tutto è sinonimo e, causa ed effetto, del piacere che provo e che dono. Assieme strilliamo, liberiamo il piacere che nascondevamo nei meandri della nostra mente da tempo, troppo tempo. Ho come l’impressione che le nostre urla facciano eco nelle valli senesi, non sento più le cicale, nessun rumore provenire dal casale che ci ospita, ci siamo solo noi e il nostro piacere nel mondo. Mi sdraio di fianco a lei nella posizione fetale, le cingo le spalle e le carezzo il viso. Nessuno dei due dice una parola, stiamo assaporando e assimilando lo splendido momento appena trascorso.
Inutile raccontare i giorni che seguirono quella splendida serata, si potrebbero riassumere in un mix perfetto ed equilibrato di sesso sfrenato, senza inibizioni, ed allegria pura, genuina. Prima di partire eravamo entrambi molto tristi, la lontananza segnava forse il nostro destino, ricordo perfettamente le sue ultime parole: -Ascolta io non so il tuo cognome, come tu non sai il mio, il nostro meraviglioso incontro potrebbe essere frutto di un’evasione dal quotidiano. Per essere certa che provo qualcosa di importante per te, preferirei dettare una condizione. - - Ti ascolto, dimmi. - - Se il nostro incontro è stato solamente un gioco rimarrà un bellissimo ricordo, se invece qualcosa ci accomuna veramente ci ritroveremo entrambi qui in questo posto il 2 novembre e, fino ad allora nessun contatto, cosa ne pensi? - - Penso sia una stupida follia, penso sia una tortura troppo dura per me, ma se è quello che vuoi cosi sia. - Un ultimo bacio, con il viso di lei bagnato dalle lacrime, e via di corsa a rituffarsi nella vita reale.
Ci sono momenti speciali e rari, ci sono persone con le quali condividere tutto di noi, che per cause fortuite impattano sulle nostre vite in maniera meravigliosa. Il destino a volte è curioso; se quel forte e misterioso vento non avesse stimolato l’incontro, oggi racconterei la storia di un fine settimana malinconico e rilassante, invece mi trovo a scrivere sul mio diario, ormai giunto alla 560 pagina una storia ricca e travolgente di passione e sentimento.
Siena, Poggio del Belvedere 02 Novembre 2006
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