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La Principessa impossibile
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Titolo: La Principessa impossibile
Autore: Bimbodentro
Contatto:
Racconto n° 2898
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C’era una volta, in una terra lontata lontana, una Principessa bellissima; con due occhi azzurri da far invidia alla spuma del mare, o al cielo in tempesta.
Aveva modi cordiali, ma tutti dovevano sapere che era lei che comandava e dovevano obbedirle ciecamente.
La Principessa era promessa ad un principe di un regno vicino da quando era nata, un ragazzo bellissimo, un po’ più giovane di lei, cresciuto anche lui nei lussi e nei modi gentili. Lo amava da sempre, sul serio, per lei amarlo era una cosa scontata e naturale, un sentimento che l’accompagnava da prima che diventasse donna, un’abitudine, una necessità.
Il loro matrimonio avrebbe unito i due regni, portato pace e prosperità. Con quale coraggio, pensava la bella Principessa, poteva riferire ai suoi adorati genitori, gli stessi che le avevano regalato una vita così perfetta, che non amava più il bel principe, alla quale era promessa da tutta una vita.
I due si vedevano molto di rado, le capitali dei due regni erano molto lontane, come poteva smettere di amare una persona che forse non conosceva nemmeno così a fondo? Oppure rovinare quei bei momenti insieme così rari e ben costruiti?

Così la Principessa, per ingannare la solitudine, giocava con chi le capitava a tiro, rapendo tanti e tanti cuori, godendo di come riusciva a far impazzire gli animi così deboli che le giravano intorno, accecati dalla sua grandezza, malleabili nelle sue mani.
Ma poi tornava sempre dal suo bel principe, invocando il suo perdono, sinceramente e con affetto, desiderandolo sul serio, perché il suo amore era la cosa più bella che aveva, insieme a tutti i rituali dove si nascondeva per celare dietro un velo di apparenza quella che era sul serio.

Debolezze sì, perché dietro tutta quella fierezza, quell’aria saccente così sofisticata ed intrigante da prima donna, c’era una personcina fragile e piccola, piena di paure, forse troppo buona per questo mondo cattivo.
Una persona vera e luminosa più dei suoi stessi occhi, ma che andava nascosta, non era adatta al suo rango, gli altri non dovevano vederla, altrimenti il suo stesso mondo perfetto l’avrebbe schiacciata.

Il principe poi, non faceva altro che perdonarla, forse perché l’amava anche lui, o forse perché non riusciva ad immaginare la sua vita senza di lei, era troppo tempo che la considerava qualcosa di dovuto, al di là di tutti i suoi errori, di tutte le volte che lo umiliava quando baciava un altro.
Cosa avrebbe fatto senza di lei? Senza l’unica cosa che lo rendeva grande agli occhi degli altri, lui che proprio non riusciva ad essere grande solo con le sue forze?


******


Arrivai nel regno della Principessa stanco e spossato; avevo cavalcato ininterrottamente il mio drago per giorni e giorni, senza voltarmi mai, senza pensare nemmeno per un attimo di tornare indietro.
Ero ferito troppo gravemente. Ma non nel corpo, quello riusciva ancora a reggermi sulla sella, ma il mio animo non ce la faceva più, aveva perso ogni ragione per continuare a vivere.
Il mio fratello di casata, lo stesso per cui avrei dato la vita senza esitare, mi aveva portato via la prima persona che era riuscita a creare una breccia nel mio cuore duro e cinico di guerriero. Con lei avrei voluto dividere tutti i miei sogni, tutto il mio futuro.
Avevo perso fiducia in chiunque, non sapevo più a chi credere, non volevo più fidarmi di nessuno oltre la mia spada; volevo solo combattere, combattere senza fermarmi, sperando forse che i miei dolori finissero in un colpo di spada, o nel morso di qualche creatura demoniaca.

E allora via lontano, con solo le mie quattr’ossa, la mia spada e il mio drago, gli unici che non mi avrebbero mai tradito, a combattere battaglie infinite senza fermarsi mai, a correre, correre fino a cadere senza fiato, senza mai fermarmi.
Perché frenarsi significava ricordare, ricordare era un po’ come soppesare, aver perso l’infinito, la fiducia negli altri e nella vita, e tutti i miei sogni, che erano rimasti lì, insieme alla persona con cui volevo condividerli.

Quando varcai la porta di quella città, non so bene cosa cercavo, forse proprio nulla, era una tappa come un’altra nella mia fuga, in quello strano delirio di onnipotenza, nella speranza che nessuno vedesse quanto ero vuoto dentro.
Fu allora che la vidi, dall’alto del suo terrazzo reale, appoggiata alla balaustra, e poi, mentre rientrava nella sua stanza. Me ne avevano parlato in tanti, ma nessuna descrizione riempiva l’anima come scorgerla.
Minuta, con il naso aquilino, la bocca armonica e le labbra morbide, due gambe che da sole potevano costringerti a fare follie, due fianchi perfetti adagiati sotto la vita stretta e un seno, forse un po’ acerbo, ma limpido e sodo.
Una donna che già così poteva rapirti per sempre, anche senza quegli occhi meravigliosi, che avevano ispirato tanti poeti, stretti è vero, ma così carichi di luce e carisma da riempire una vita intera, e le notti di sogni meravigliosi.

Ma io ero ancora troppo chiuso in me, troppo ferito per buttarmi di nuovo in una storia impossibile e senza futuro.
<< E va bene >>, mi dissi, << la Principessa vuole solo divertirsi? Vediamo cosa è in grado di fare, con chi riesce a non farsi schiavizzare dalla sua personalità così proiettata al comando. Non ho mai obbedito a nessuno in vita mia, e ho sempre tenuto strette le redini della mia vita, nessuno può portarmele via. >> Era una nuova sfida, niente di più.
Mi illudevo di essere ancora il bastardo così pieno di sè che avevo cercato di costruire da sempre, ma forse ormai sono troppo grande per crederci sul serio.

Una sera, poi subito un’altra, e un’altra ancora, e il tempo, i mesi passano come nulla fosse, la bella Principessa lascia cadere una ad una tutte le sue maschere e mostra una persona insicura, a volte buona e dolcissima. Il mio orgoglio vacilla, cerco di tenermi a freno, e anche lei, mi illudo che ci stiamo solo sfruttando a vicenda, ma non è più così, ormai ci siamo dentro, io e lei, e non possiamo più uscirne.

Assaporo le delizie dell’amore, le stesse che pensavo non fossero adatte a me. Penso che è il momento di posare la spada per le battaglie futili e mettere radici, i miei sogni tornano, uno dietro l’altro e mi rendono di nuovo sereno e forte, pronto ad affrontare tutte le difficoltà.

Ma quell’anello su quel dito piccino, simbolo di una promessa antica, e di un velo di apparenze, e di quell’amore tanto desiderato e costruito, tarda a lasciarci in pace, non vuole permetterci di cominciare qualcosa di bello. Insieme.

In fondo è giusto così, Principessina mia, principessa in un mondo così crudele: la ragazza flirta con il cattivo, ma poi porta a casa sempre il bravo ragazzo.
Non riempirò mai il vuoto che hai dentro allo stesso modo, ne posso recitare sul palcoscenico della tua vita. Posso solo offrirti quello che sono, con verità e schiettezza, con tutti i miei deliri e le mie pazzie, e il mio amore così irrazionale e fuori luogo. Perché non ho nient’altro, né un regno, né origini nobili da offrirti.
Ma ti voglio bene più di qualsiasi cosa al mondo e vorrei stringerti forte ogni istante.

Vorrei che adesso ci fosse un bel finale per questa strana favola, ma non sta a me scriverlo. O forse non deve scriverlo proprio nessuno, così da lasciare le parole nell’infinito e non smettere mai.