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Niko
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Titolo: Niko
Autore: Doroty Patt
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Racconto n° 290
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Sapeva di mela acerba quel giorno la mia pelle, avevo fatto da poco il bagno e mi gingillavo con le mie due gatte Akira e Soraya. Erano passate le tre del pomeriggio, il sole era caldissimo e praticamente ero quasi nuda, solo un pareo giallo limone che copriva le mie forme. Soraya il persiano grigio giocava con un fiorellino e io ridevo come una pazza, da sola, mentre Akira il mio certosino stava dormendo sorniona nel suo cestino di vimini rosa.
Mi sedetti al bordo della piscina e cercavo refrigerio con i piedi in acqua, quando da dietro la siepe del vicino apparve lui... Niko l'inserviente tutto fare del signor Mastelli, che mi chiese con referente compostezza se potevo prestargli un annaffiatoio. Io mi alzai e presi ciò che lui voleva dal mio gazebo di gelsomino bianco, i capelli che avevo sciolti rimasero impigliati in un ramo e si coprirono di petali.
Quando giunsi da Niko, potei vederlo da vicino quel corpo a torso nudo, scolpito da muscoli bronzei e subito mi venne un desiderio carnale e glielo espressi, bagnandomi le labbra con un filo di saliva.
Lui mi sorrise, denti bianchissimi, perfetti, sotto labbra color lampone, naso dritto a freccia, occhi neri e sopracciglia dritte e nere come. come i capelli sudati, dai riflessi blu notte sotto il sole.
Mani sporche di terriccio, pantaloni corti strappati, e sotto un tesoro da scoprire.
Le sue gambe muscolose da calciatore e i suoi piedi nudi, perfetti, gli davano l'aria di un Dio pagano.
Niko non si fece certo scrupoli e saltò la siepe, lasciandomi senza fiato, si avvicinò al mio viso e cominciò a baciarmi da per tutto, leccando i miei lobi mentre con una mano slacciò il nodo del mio pareo lasciandolo cadere a terra. Immobile, come una statua, mi lasciai plasmare dalla sua bocca avida e profumata di cocco, mordeva i miei seni come fa un bambino alla ricerca del latte... mi cadde di mano l'annaffiatoio e scivolai a terra trasportata dalle sue braccia, deposta come si fa con un cucciolo sull'erba umida... mi divaricò le gambe, e prese a leccare il mio intimo, gonfio e bagnato, come se volesse cibarsi del mio interno, sentivo la barba incolta del mento che grattava sulle grandi labbra mi faceva sussultare, arrapare e non ci vidi più.
Lo presi e lo spinsi di fronte a me, lasciandolo disarmato dal suo cibarsi, e mi impadronii del suo tesoro già pieno d'energia, dritto, come un faro, bruno e gommoso come una caramella mouh e quel fungo palpitante diventò in un attimo il mio divertimento.
Leccavo lungo il nervo centrale, muovendo la lingua come un serpente, lui si reggeva all'erba come appigliato ad un lenzuolo crespo, stava ansimando e continuava a dirmi ancora, più giù, così, siii... io facevo quello che mi diceva mentre mi massaggiava i seni come a mungerli... lasciai per un secondo i venti centimetri di membro per farmi penetrare e lui colse il messaggio e mi trafisse a colpi violenti fino a farmi venire in un'onda sismica... lui si alzò in piedi e schizzò sul mio viso tutto il succo del suo tesoro sorreggendo la mia testa in modo da non far cadere una goccia a terra... mi lasciò lì, umida e appiccicosa, mentre prese l'annaffiatoio e tornò a lavorare come nulla fosse... la storia si ripetè fino a quando il signor Mastelli non tornò dal suo viaggio.
Io e Niko non ci siamo persi di vista... però non mi ha più fatto godere come quel giorno... al contrario di ogni mia aspettativa.