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Il vizio d'averti
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Titolo:
Il vizio d'averti |
Autore:
Erato |
Contatto:
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Racconto
n° 2900 |
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Complici dita snodano l'intreccio dissoluto delle sartìe dell'anima; piccoli grani di parole stillano dal bordo della mente, si insinuano tra impasti dolceamari a confezionare virtuosismi di luna. Ma chi sei tu...? Leggiadro fiume di ore scure, addormentata nel cavo di un'orbita - cristallo, seme d'arguzia ad azzannare scoperte giugulari, immolata ai roghi di settembre per puro circoscrivere di promesse vaghe -. E mi diluvi dentro un mare di parole slacciate, un tenero fendere al ventre immobile d'altero amore, e mi rivolti e mi altaleni, fluire puledro di mani che ondeggiano sapienti lungo i miei campi arsi di sete di sentire. Solitudo anelata per assopirmi alle catene dei tuoi nastri di velluto, candidi di peccato appena sussurrato, appena intriso di vene d'amore. E dilaniando... dilaniando... provare ad amare.
L'eco di gitane chitarre in lontananza stempera nella sera il miele tiepido di ibisco e di corallo. L’intonaco speziato dei muri antichi, il patio illuminato da piccole lucerne in fila indiana, i teli leggeri alle finestre parlano lingue d’Alhambra. Ardono dentro torce di luce aranciata gli antichi blasoni e una musica di gelsomino stordisce d’acustici effluvi viandanti riflessi. Tra il verde delle foglie d'acacia è il profilo dei tuoi respiri e l’aria, una fossa comune di parole tramontate sull’umida, fertile scogliera dei tuoi baci. La notte andalusa ti fa bella legata ai cardini delle stelle dalle mie mani sui tuoi polsi. La mia carne agonizzante per il vizio d’averti s’accende alla luce tagliente dei tuoi occhi demoni e arde celebrando la mia, la tua, ultima Poesia.
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