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Felicemente malinconico
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Titolo:
Felicemente malinconico |
Autore:
Luke |
Contatto:
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Racconto
n° 2910 |
Altri
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Nel buio della sera ammiro il bianco schiumoso che producono le onde infrangendosi sui grandi scogli di fronte ai miei occhi e ascolto il boato dell’acqua che s'insinua modellandosi nelle increspature della roccia. Io sono lì, solo, felicemente malinconico che rifletto sulla mia vita e su tutte le onde che ogni giorno mi colpiscono e su come sono bravo a modellarmi ad ogni colpo. Per quanto questa mia capacità d'adattamento riuscirà a farmi reggere a galla? La domanda mi continua a ronzare ormai da settimane, o meglio, da quando ti ho conosciuto e la mia mente è rimasta ingabbiata nella passione che ci siamo regalati. Tu sei speciale, o meglio, sei tutto fuorché banale, sei allegra, sei bella, sei intuitiva, sei spontanea, vivi la vita con passione e la divori con voracità senza lasciare briciole per nessuno, il problema è che sei anche di un altro uomo. Ci siamo conosciuti tramite internet, in un sito di racconti erotici, inizialmente ti ho evitato, poi pian piano ho imparato a conoscerti ad apprezzarti. Con te mi diverto, sto bene e riesco a divagarmi quando ridiamo e parliamo di tutto, quando mi dici che sono un –ruffiano-. Ogni volta che apro MSN mi aspetto di leggere il tuo Nick e ti assicuro, ogni tua mail è un’emozione. Ora un gabbiano si è posato sullo scoglio più alto, dove gli schizzi delle onde non riescono a raggiungerlo, mi osserva incuriosito. Mi chiedo se anche lui, a suo modo, paghi gli errori commessi in gioventù, chissà, magari una migrazione sbagliata o un nido costruito frettolosamente, ma sì, vorrei dirti gabbiano che ho imparato nel mio mondo che gli errori ci aiutano, ci migliorano, ci rafforzano. Mi accendo una sigaretta, la gestualità dell’accensione mi rammenta la nostra prima ed unica uscita, senza nessuno, senza conoscenti, senza persone, solo noi. La prima frase che mi hai detto, mentre appunto fumavo, è stata: - Ciao, quanto è bella questa tua città. - Ci siamo baciati con passione, le tue labbra, il tuo sapore rimarranno per sempre in una stanza segreta della mia mente. Dopo tante risate virtuali, dopo aver condiviso pettegolezzi on-line ci siamo finalmente incontrati. Il computer, per quanto eccezionale, non potrà mai regalare l’emozione di un volto, le sue espressioni, tanto meno l’odore. E tu avevi un odore magnifico. Siamo andati a cena in quel ristorante sulla spiaggia a Fregene, vicino Roma. Durante il tragitto mi hai parlato di questo tuo viaggio a Roma, per evadere dalla routine, lo hai definito un viaggio di piacere e io ironicamente ho sogghignato tra me. Mentre guidavo i miei occhi cercavano di intrufolarsi nel tuo decolleté e nelle pieghe della gonna e tu, ne sono certo, lusingata te ne eri resa conto. Ricordo nitidamente tutto come fosse ora: il ristorante con i tavoli perimetrali alla spiaggia, il profumo del mare, le fiaccole sul bordo piscina. Tutto perfetto, tranne il mio respiro accelerato per l’emozione, per l’eccitazione. Ti osservo mentre ti siedi, sei molto bella, il vestito che indossi ti dona molto e permette di immaginare quello che tu vuoi gli uomini immaginino di te. Sei furba, sei donna. Durante la cena parliamo e ridiamo molto, le allusioni al sesso si limitano alle squallide battute che spesso spruzzo sul web, delle quali mi assicuri vai matta; dici che ho il potere di farti sorridere anche quando la giornata è nera in ufficio o a casa. Più che due innamorati che cenano a lume di candela, sospetto assomigliamo a due vecchi amici che sorridono e si sfottono a vicenda, ma entrambi sappiamo quello che desideriamo veramente. Al terzo bicchiere di Falanghina, aiutato dal vino, mi faccio coraggio chiedendoti: -Che intimo porti?- e tu -prova ad indovinare-. Quello che segue è un inventario di tutti i tipi di slip che io conosco, ma la risposta è sempre no e quando sto per arrendermi, mi sorprendi con -nulla, non porto nulla-. La tua espressione è un misto di timida, ma allo stesso tempo provocatoria sfida. Sorpreso ed euforico ti dico: -Ti voglio, ora- e tu -Chiedi il conto e fuggiamo via-. Chiamo il cameriere, pago con la carta e lascio una ricca mancia, quasi a ringraziare il locale della magia che sta per giungere. Fuori dal ristornate, ci avviamo alla macchina, nessuno dei due parla, mi giro e ti bacio con passione. Tu mi stringi la testa, le tue dita sono immerse nei miei capelli, adagio ti accosto ad un muro, il buio della notte e la via molto isolata mi rassicurano dal non essere visto. La mia mano segue modellando le curve del tuo corpo. La tua lingua è vellutata e morbida, ad ogni suo passaggio sento premere il mio sesso sulla tua gamba e la sensazione è piacevole. Avvicino la mia mano alla coscia, mi insinuo sotto la tua gonna. Il tuo sesso è bagnato e le labbra sono già aperte. Comincio a massaggiarti il clitoride, tu ti muovi scomposta, per un attimo ho la sensazione che le tue gambe cedano. Mi dici -ti voglio adesso- e io a quel punto lascio libero il mio sesso, grande ed eretto. Alzandoti la gonna ti penetro con vorace passione, ti lasci sfuggire un –mmmmm- che mi sa tanto di buono. I colpi sono decisi, ti sostengo con le mani sulle natiche e la mia bocca ti morde il collo. Sei sospesa, il peso del tuo corpo permette una penetrazione perfetta, una vera e tangibile fusione di due corpi. Comincia a piovere, gocce piccole ma fitte, un veloce sguardo al cielo poi ti sussurro -Non mi fermo- e tu -ma non ci devi neanche pensare-. Un gatto corre da sotto alle macchine, per non bagnarsi, si ferma davanti a noi e ci osserva, gli faccio l’occhietto e lui corre via, rispettoso del nostro momento. L’amplesso sopraggiunge impetuoso, ci scuote, c'inebria. Nessuno dei due urla completamente, ci limitiamo a dei gemiti di puro rilassato piacere. Una volta ricomposti corriamo in macchina, bagnati dalla testa ai piedi, e poi via, verso il motel che avevo precedentemente prenotato. Entrati nella stanza, continuiamo a baciarci e a toccarci, non parliamo, parlano i nostri sguardi per noi. Io spoglio te, tu spogli me. Quando rimani solo in autoreggenti il desiderio che provo è talmente forte... comincio a baciarti sul collo e poi sulle spalle, tu gemi di un piacere tanto atteso e finalmente giunto, mi tieni le mani cercando di gestire la mia impulsiva passione, per non bruciare le tappe, mi dici. Le mie labbra intanto scendono lungo tutta la spina dorsale e, quando giungono in prossimità delle natiche, sposto il tuo corpo nella mia direzione, trovandomi in posizione tale da ammirare il tuo sesso da pochi centimetri. Il profumo di te mi dà conferma, anche se effettivamente non è necessario, del desiderio di essere posseduta, di sentirti appagata. Tu in piedi e io in ginocchio che bacio e assaporo il frutto del tuo essere donna. Il tuo orgasmo arriva veloce, ma talmente impetuoso, è come un fuoco d’artificio che sale veloce in celo esplode e ricade verso la terra senza più nessuna forza. Ho atteso alcuni minuti aspettando i tempi fisiologici, continuando a baciarti e massaggiarti in ogni parte del corpo, finché mi hai detto: - Prendimi adesso, ti voglio- Io non aspetto altro, voglio fondermi di nuovo con te; il mio sesso grande vuole liberarsi del peso che l’opprime. Così è stato, sono entrato in te e dopo pochi, ma intensi movimenti, ho raggiunto l’apice del piacere. Subito dopo questo incredibile primo incontro ci siamo rivisti solo virtualmente, spesso in chat, abbiamo parlato e ci siamo divertiti come sempre senza mai ricordare completamente il nostro incontro furtivo, ma adesso, a distanza di mesi da quel primo approccio, mi domando se sei stata solo un bellissimo sogno e la risposta è sempre la stessa: la vita ogni giorno regala bellissimi sogni e uno di questi sei stata tu. Sono cosciente, come immagino anche tu, che la vita di tutti i giorni spesso limita i nostri desideri e ci obbliga a seguire le strade che abbiamo intrapreso anni addietro, impedendo di trasformare i bei sogni in realtà.
Ora mi muovo sulla balaustra, sotto ho un salto di dieci metri prima di intravedere il mare scuro, il vento mi soffia forte sul viso, ma con dolcezza, quasi come una carezza. Ho la pelle umida di salsedine, quanto tempo è che sono lì? Bello il mare d’inverno, permette di far riemergere ricordi piacevoli, che spesso, troppo spesso, sono scambiati solo per sogni.
Corro a casa, magari trovo un tuo messaggio. -Ciao Romano, come stai?-
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