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La prima volta
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Titolo: La prima volta
Autore: Edmond Dantes
Contatto:
Racconto n° 2916
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Io lo sapevo, tu lo sapevi.
Nessun altro, nella frenetica folla che ci circondava, lo sapeva.
Nessuno di loro poteva lontanamente immaginare che tu, sotto l'anonimo tailleur con gonna a portafoglio, non portassi gli slip.
Era stata la tua iniziale resistenza che mi aveva intrigato, che mi aveva fatto insistere per farti venire al nostro incontro così com'eri.
Ricordo bene che ti dissi che al nostro primo incontro tu avresti dovuto indossare qualcosa di particolare, e non indossare altro: di tutto ti avrei fornito una dettagliata descrizione.
Giacca e gonna, con ampio spacco laterale; calze nere, autoreggenti, non ricamate, velate; reggiseno nero, a balconcino; scarpe con tacchi a spillo, d'acciaio, con cinghiette davanti; niente altro; assolutamente niente altro.
Ero stato categorico; altrimenti il nostro incontro non avrebbe avuto luogo.
Sentivo che avevi opposto una ritrosia sempre minore, avevi voluto che ti costringessi: sentivo che sarebbe stato sempre così, da quel momento in poi.
Avevo visto le tue foto, che mi avevi volutamente inviato sfocate, quasi per vendicarti: adesso eri lì, ferma accanto all'angolo di quel bar, con in mano una rosa rossa, in attesa: eri tu che la offrivi a me, io ti avrei offerto di meglio.
Mi avvicinavo a te, senza chiamarti, o attirare in alcun modo la tua attenzione, quasi un lento strisciare di felino verso la sua preda; a circa mezzo metro, improvvisamente, quasi avessi avvertito il mio sguardo, ti sei girata. Hai immediatamente capito che ero io, gli occhi che ti avevo descritto ti trapassavano da parte a parte, vedendo ciò che gli altri non vedevano, sapendo ciò che solo noi sapevamo.
Un immediato sorriso ha illuminato il tuo volto, rendendolo più dolce, senza perdere la fierezza e la sensualità che mi ero già pregustato.
Nessuna parola.
Solo un mio lento avvicinarmi, uno schiocco sulle tue labbra tumide, appena sporgenti verso di me, accompagnate da un tuo socchiudere gli occhi, inebriata dall'attesa, dalla splendida sensazione che stavi assaporando e che attendevi.
Ti ho presa per mano, ci siamo seduti ad un tavolino del bar: il cameriere, che forse ti aveva osservato da tempo, si è subito materializzato, ed io ho ordinato ciò che sapevo: due Bellini.

La mia mano scende ora lentamente verso le tue gambe, che, accavallandosi, hanno lasciato scoperta la calza; la mano si insinua sotto il tavolino, protetta da un'ampia tovaglia; al superamento del limite della calza, al contatto con la tua pelle, tu fremi, quasi toccata da un fulmine.
Segnali che, analizzati attentamente da un occhio esterno, farebbero capire tutto: la tua bocca si dischiude appena, i tuoi occhi diventano due fessure, mentre la mano avanza, avvicinandosi al tuo calore estremo.
Lo tocco, il tuo lago di umori, mente sento pulsare il tuo sesso; una voce ti trafigge improvvisa, ma non è la mia: il cameriere è arrivato per depositare quanto ordinatogli, e ti chiede gentilmente di scostarti dal tavolino.
Io non mi muovo, tu diventi rossa, il cameriere non si accorge.
Appena si allontana inizio il mio lento solleticare il tuo sesso, mentre bevi lentamente: ma sei al culmine, l'attesa ti ha stremata, basta poco per farti sconvolgere da un orgasmo fulminante, mentre fremiti ti invadono ed il bicchiere rischia di rompersi.
Attendo con la mano che continua imperterrita, mentre i fremiti si calmano.
Tolgo la mano, pago e ci avviamo.
E' iniziata. Come ti avevo promesso, la prima di una lunga serie di predizioni si è avverata.
Adesso attendi la prossima, già la pregusti, ma è ancora presto, ci attende una vita.