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La fantasia
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Titolo:
La fantasia |
Autore:
Paolo e Elena |
Contatto:
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Racconto
n° 2922 |
Altri
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Ci eccitava il pensiero di altre presenze tra noi. Ogni volta che ci ritrovavamo nudi nel letto, la nostra mente immaginava di non essere soli… Un venerdì di settembre si era a cena in un noto ed elegante ristorantino torinese, quando tre persone si accomodarono al tavolo a fianco. Lei, non bellissima secondo i canoni classici e non certo teenager, era però molto sexy nel suo elegante vestito verde che evidenziava un grande e ancor sodo seno; truccata benissimo, sembrava voler dire al mondo: maschietti, sono qui per voi. Tutto, dal trucco allo stivale, dalla pettinatura perfetta al reggicalze intonato con l’abito, che ogni suo movimento portava alla nostra visione attraverso uno spacco mozzafiato, sembravano dire ciò. I due uomini erano diversissimi tra loro. Uno di età apparente sulla cinquantina, come la donna, d’aspetto raffinato e molto elegante, e l’altro, non più che trentenne, palesemente palestrato e fuori luogo in una grisaglia con cravatta dal nodo gigantesco. La donna si sedette tra loro. Io ed Elena stavamo chiacchierando del più e del meno, ma quel trio, o meglio la lei di quel trio ci fece voltare lo sguardo, per la verità ben più a me che a lei. Mi sentii dire sottovoce: “Vorresti fartela… non dire di no, da come l’hai guardata e mangiata con gli occhi si capisce benissimo”. Elena è certamente più bella di quella donna, anche se all’incirca della stessa età, ma in quel momento il mio desiderio non era per lei, aveva capito benissimo. Bramavo quelle tette, almeno una quarta, quelle cosce tornite e sode, quelle curve procaci, assolutamente contrastanti con la nordica bellezza di Elena. Non mi trattenni dal rispondere, sempre a voce bassa: “Da come anche tu l’hai guardata, direi che non ti offenderesti se la portassi nel letto tra noi”. Vidi negli occhi di Elena apparire quell’eccitazione che usavamo darci nell’intimità, fantasticando di un sesso aperto ad altri, un’eccitazione che la portò a dirmi: “Certo che no, purchè con lei ci sia anche un uomo”. Quel dialogo finì nel sussurrarci che, quella notte, invece di immaginare indistinti maschi o femmine da portare con noi nel letto, avremmo portato, con il pensiero, quei tre concreti visi e corpi. Arrivò il primo e tornammo a parlare del più e del meno. Dopo la comanda, non appena sul tavolo del trio apparì il vino, ci giunsero all’orecchio strane parole. Captammo il lui cinquantenne dire: “Ma saprai veramente far godere mia moglie, sai lei è molto molto esigente in fatto di uomini, lei vuole essere coccolata e accarezzata bene, vuole essere leccata lentamente… noi non cerchiamo una botta e via, deve essere un’intera notte di sesso, in cui io e te insieme dobbiamo farle avere almeno dieci orgasmi”. Restammo allibiti: tra me ed Elena scese il silenzio assoluto, quasi non respiravamo per non perdere neppure una parola di quanto stavano dicendo a quel tavolo. Sentimmo il giovane palestrato rispondere, con un uso un po’ improprio dei verbi e del maschile e femminile: “non ti preoccupare, vedi che Anna viene più volte già mentre gli lecco la fica e la notte minchia sarà da sballare; il cazzo mi resta duro un sacco e poi, con te, la ficchiamo in mezzo e gli facciamo tutto quello che la fa godere…” Mentre i due uomini discorrevano tra loro di lei, il cinquantenne, colto nel linguaggio e nei modi e l’altro con un italiano non certo dantesco e piuttosto grezzo nel gesticolare, la donna abbassò entrambe le braccia… pensai che, probabilmente, stava accarezzando, sotto la tovaglia, le patte dei due commensali. Arrivò il cameriere con gli antipasti e il discorso cessò. Mentre mangiavano un misto di pesce affumicato, tornarono in argomento e sentimmo dire da lei: “Ciro, sia chiaro che il gioco lo condurrò io e tu dovrai fare solo quanto ti dico. Se ti dico che mi devi prendere, devi prendermi, quando ti dico di smettere devi smettere e poi, e su questo non c’è discussione, dentro potrà venirmi solo mio marito, per cui con te sarà solo con il preservativo. Lo stesso vale per i pompini. Potrai toglierti il preservativo solo prima di eiaculare, dopo che sarai uscito, per venirmi sulle tette”. Io ed Elena eravamo eccitatissimi; stavano organizzando, per quella sera, quel dopocena che noi, mille volte, avevamo fantasticato. E lo organizzavano quasi si trattasse di definire un contratto, con tanto di clausole e premesse. Noi, quella notte, avremmo fantasticato; quei tre avrebbero fatto. Finiti gli antipasti, il discorso tra i tre, forse consci che noi li stavamo bellamente ascoltando, cambiò argomento. Di lì in poi non apprendemmo più nulla sulle loro pratiche erotiche, ci dovemmo accontentare di scoprire che il giovane Ciro era un inserviente di una palestra, con contratto co.co.pro, e vanesio improbabile aspirante modello; il cinquantenne, invece, come sua moglie che lavorava con lui, era un commercialista. Di loro, a quel punto, sapevamo che si chiamavano Gianni, Anna e Ciro, che stavano preparandosi ad un triangolo erotico, che Anna e Gianni erano marito e moglie, colti e di buon livello sociale; che Ciro era il giovane stallone per la serata, trovato in una palestra, con cui i due stavano combinando per la prima volta. Finimmo di cenare prima di loro e, sperando di sentire ancora qualcosa, magari in occasione del caffè e liquorino, ordinammo una seconda grappa. A quel punto Anna uscì a fumare. Elena la imitò dicendomi: “Voglio vederla da vicino e, con la scusa della sigaretta, provare a scambiare due parole con lei per capire che tipi sono quelli che si portano nel letto un palestrato di quel genere”. Io, nel frattempo, ero lì a sperare che i due uomini riprendessero il discorso d’inizio. Invece no, il cameriere, vedendomi solo ed essendo cliente del locale, si avvicinò al mio tavolo per chiacchierare con me, frapponendosi tra noi. Lo odiai per quella sua naturale e consueta gentilezza. Dopo qualche minuto, tanto Elena che l’altra donna rientrarono. Vidi una stranissima luce negli occhi di Elena che, quasi balbettando, mi disse: “Fuori mi ha detto che aveva capito che noi stavamo ascoltando… mi ha anche detto che a loro piace fare sesso con un terzo uomo e che questo gli è stato indicato da una sua amica che frequenta la palestra dove lui lavora ed è la prima volta che, parole sue, lo usano.” Al mio non interloquire aggiunse: “loro hanno 47 e 51 anni, lui 27 e sono ormai più di cinque anni che, almeno tre o quattro volte al mese, passano una serata trasgressiva con un altro uomo, a volte con delle coppie. Mi ha anche detto che, da quando lo fanno, è migliorata moltissimo l’intesa e la voglia di sesso tra loro, nonostante alcune delusioni avute sia con dei singoli che con delle coppie.” Mi venne spontaneo chiedere: “Delusioni nel senso che poi non hanno funzionato come si attendevano?”. La risposta che Elena mi diede fu: “No, delusione perché qualche singolo chiese soldi ed una coppia cercò di ricattarli alcuni giorni dopo, ma mi ha detto che, a parte questi tre o quattro casi, non hanno mai avuto problemi ed è loro abitudine non combinare mai più di tre volte con lo stesso singolo o con la stessa coppia.”. Rimasi stupefatto da quanto, in quei pochi minuti di sigaretta, Elena era riuscita ad apprendere da Anna… mi chiesi se tanto suo ardire nel far parlare la donna non sottointendesse una sua voglia di fraternizzare per un domani… tant’è che le chiesi anche: “Vi siete presentate?”. La sua risposta fu: “Ma figurati, assolutamente no”. A quel punto chiesi al mio amico ristoratore il conto, pagai ed andammo a casa. In auto non si tornò sull’argomento, il silenzio regnava, entrambi stavamo pensando a cosa, tra non molto, quei tre avrebbero fatto e, pensandolo, ci eccitavamo. Entrammo in casa e non riuscii quasi a rinchiudere l’uscio; immediatamente mi trovai Elena avvinghiata. Ci baciammo a lungo nell’ingresso, mentre le nostre mani si muovevano frenetiche sui rispettivi corpi. Eravamo eccitatissimi. Quasi senza accorgermene sentii il membro nella bocca sempre vorace, ma quella sera più che mai, di Elena. Inginocchiata per terra, continuava a passare la lingua, alternandola alle labbra, sul mio pene, mentre con le unghie, come sa che adoro, mi strizzava i capezzoli. Io ero immobile contro la libreria a godermi, eccitatissimo e con il membro turgido, quel delizioso e violento pompino. La mia mente mi portava, però, a vedere quella donna del ristorante al posto di Elena. Passarono pochissimi minuti… già sentivo lo sperma ribollirmi nei testicoli, segnale inconfondibile di un orgasmo che, però, non volevo ancora raggiungere. Rialzai Elena costringendola a smettere nel suo intento di farmi venire lì, contro un mobile, ancora mezzo vestito, nell’ingresso. Andai a farmi una doccia. Uscito dalla doccia sentii Elena chiamarmi dal salone… la trovai vestita di sole calze, giarrettiera e stivali, intenta a masturbarsi, sguaiatamente seduta sul divano con le cosce divaricate. Mi avvicinai a lei e, inginocchiatomi tra le sue gambe, la leccai; prima le solleticai l’interno cosce ed il buchino posteriore, poi mi dedicai al grilletto, alternando veloci colpi di lingua a penetrazioni linguali in vagina. Ormai mugolante, mi disse: “Dai porco, mettimi un dito nel culo… pensando di metterlo a quella troia del ristorante… così io posso pensare che il dito sia il cazzo di suo marito…”. Intanto, sempre più violentemente, si strizzava da sola i capezzoli divenuti durissimi. Non feci in tempo a penetrarla manualmente che venne, mentre le dicevo: “Puttana, ti piace essere inculata da uno sconosciuto… sei proprio porca… sei una lurida cagna in calore… e quei capezzoli ti piace pensare che sia una donna che li strizza… sei anche lesbica oltre che troia…”. Fu un orgasmo lunghissimo. Dalla sua vagina fuoriuscì una grande quantità di umore che bevvi con un piacere mai provato… nella mia mente stavo bevendo l’umore della donna vista poco prima e, altrettanto cerebralmente, vedevo dietro di lei un uomo che la possedeva analmente, mentre un terzo la penetrava in bocca. Con la fantasia mi trovavo all’interno di un’orgia e questo mi portò ad un’eccitazione incontrollata, ad una voglia di orgasmo intrattenibile. Riuscii solo a dire: “Prendimelo subito in bocca che voglio riempirti la gola di sborra”, alzandomi e portando il mio strumento di piacere tra le sue labbra. Senza una parola, ancora scossa dai tremiti di un orgasmo non ancora del tutto passato, Elena aprì la bocca ed io la penetrai. Stantuffai in quella bocca come fosse una vagina. Non le consentii di usare la lingua, la pompavo usando le sue labbra come i bordi della vulva. Io in piedi contro il divano, lei seduta e protesa verso il mio corpo. Venni quasi subito. Bastarono pochi colpi e dal mio pene sgorgo quello sperma che da ore, sin dal ristorante, chiedeva a gran voce di uscire… per inondare una femmina. Elena lo prese tutto in bocca e, mentre le ultime goccioline lentamente fuoriuscivano, lo riversò sull’asta che teneva stretta tra le sue mani, per poi leccarlo, aspirando, goccia per goccia, quanto da lei appena riversato, mentre io godevo di quel dolce finale di orgasmo. Ripreso fiato, ci trasferimmo sul letto; riiniziammo a parlare, riandando con mente e parole a quanto appena vissuto. Subito dissi ad Elena, anche se un po’ preoccupato per la sua reazione, quanto la fantasia mi avesse portato a vedere quell’Anna del ristorante al suo posto, intenta a leccare ed essere leccata. Non avevo motivo di preoccuparmi, la sua risposta fu: “anch’io non pensavo di avere il tuo cazzo in bocca… ma quello del marito di Anna e, mentre mi leccavi, immaginavo fosse Anna a giocare di lingua e dito con la mia passerottina.” Non potei che replicare: “il fatto che sognassi la bocca Anna non mi stupisce, è tua fantasia ricorrente quella di una donna che ti lecca, ma che tra i due uomini, uno ultra cinquantenne e l’altro manco trentenne e super prestante, tu abbia fantasticato di essere posseduta dal primo, mi stupisco alquanto…” Elena fu lapidaria: “a me i tamarri palestrati, con il petto peloso come scimmie, e dal colletto della camicia si intuiva quello, e, magari, pure tatuato, proprio non piacciono. Ho anche chiesto ad Anna, quando chiacchieravamo, come facesse una donna raffinata e colta come lei a potersi eccitare con un individuo simile… io non ci riuscirei mai… suo marito, invece, avrà pure un accenno di pancetta ed i capelli brizzolati, ma è un intrigante uomo che, oltre che per il battacchio, sa anche scatenare la fantasia di una donna per la sua raffinatezza e signorilità. Con lui non avrei problemi ad eccitarmi se lo trovassi davanti a me… con l’altro non riuscirei a bagnarmi neppure sotto la doccia… quello è il classico tamarro che pensa che il sesso sia solo un buco ed un pezzo di carne dura”. La cosa mi fece piacere… io, tutto sommato, sono un po’ come il marito di Anna, anche se di tre anni più giovane… meglio così pensai. Comunque il parlarci di quanto fantasticato pochi minuti prima, ci riportò all’originaria eccitazione; le nostre mani e lingue ripresero a muoversi sui rispettivi corpi. Io, invece di Elena, iniziai a chiamarla Anna e lei, invece di Paolo, usò con me il nome del marito di quest’ultima, Gianni. La fantasia galoppava e galoppava sulle nostre identità come sui giochi erotici che andammo a fare. La penetrai più volte, alternandomi tra il culetto, che le procura orgasmi violenti, e la vagina, da cui trae orgasmi più lunghi e dolci. La feci venire più volte con un vibratore, per poi possederla alla spegnicandela, mentre delle palline cinesi vibravano nel suo culetto, procurandole il doppio orgasmo contemporaneo. In quella posizione la inondai per la seconda volta di sperma. Non le bastò, non aveva ancora saziato quella fame di sesso che il ristorante le aveva generato e che quei tre fantasmi, presenti tra noi, le avevano accresciuto. Si catapultò su di me mentre lo sperma le scendeva dalla vagina. Mi leccò ovunque… dall’infradito dei piedi ai polsi, dal buco anale ai testicoli, dal retro ginocchio al sotto piede, solo il pene non ebbe mai ad assaporare la sua lingua, voleva goderselo esclusivamente nel culo e in fica… come mi disse più volte, allorché cercai di portare la sua testa tra le mie gambe, voglioso di sentirne la lingua sul glande. Non ci fu parola di turpiloquio che non fu usata… volle essere schiaffeggiata sulle natiche stando a corpo morto sulle mie gambe. Lo specchio dell’armadio riflettè sul letto un erotismo che pochi film porno sanno trasmettere. Il mio pene non ci mise molto a tornare in erezione, pronto ad un’altra battaglia di sesso, pronto ad un’altra eiaculazione dentro Elena, anzi, con la mente, dentro Anna. Finimmo alla pecorina, la penetrai e pompai animalescamente. L’uccello entrava ed usciva da quelle carnose labbra vulvari che si aprivano tra le cosce di colei che, per me, era Anna. Il glande sempre dentro, l’asta aritmicamente dentro e fuori. Non lo volli più togliere, volevo l’orgasmo, mentre Elena li collezionava come chicche di un piacere poche volte provato. Ero certo che mentre io vedevo sotto di me Anna, lei stesse fantasticando di essere posseduta da Gianni… ciò mi eccitava sempre più, induriva sempre più il mio pene… ed era la terza di quella sera. Le venni dentro donandole quel poco di sperma che ancora mi rimaneva, mentre lo specchio rifletteva il suo viso contratto in un orgasmo che la stava dilaniando, riempiendola contemporaneamente di piacere assoluto nel corpo e nella mente. Ci vollero vari secondi per il suo “ritorno sulla terra”. Al fine mi disse: “Bravo Gianni… mi hai fatto godere senza limiti, senza ritegno, veramente alla grande… mi hai fatto sentire vacca, cagna, scrofa in calore… mi hai fatto provare libidine assoluta… non è che adesso lo faremo ancora due volte al massimo, come vostra abitudine, e poi sparirete?” Risi sguaiatamente a quella frase… per me la fantasia vissuta era stata estasi erotica, per Elena lo era stata molto, molto di più. Credo di non sbagliarmi, e che non si sia sbagliata lei nel divertente conteggio che si fece una volta rilassati, nel dire che Elena riuscì, in una sola sera, ad avere quattordici orgasmi… sapevo da anni che era una multiorgasmica, ma così non l’avevo mai vista. Il giorno dopo Elena non fece più parola di Anna e Gianni ed io, allorché cercai di riandare all’avvenuto prendendo il primo caffè della giornata, ricevetti in risposta: “Lascia perdere, sono cose da letto e per certe serate giuste, magari ne riparleremo la prossima nottata di fuoco… ma non certo questa sera, perché sono ancora distrutta da ieri.” Era venerdì… capii che quel giorno si sarebbe andati a dormire molto presto e che ogni ulteriore discorso era rinviato. Forse Elena gode molto più di me del fantasticare presenze estranee nel nostro letto, ma gode solo nel fantasticarle, senza alcuna intenzione concreta, a differenza di me, che vorrei renderle reali. Peccato. Il sabato dovetti assentarmi per l’intera giornata. Al mattino, uscendo, Elena mi aveva informato di una cena fuori casa con amici noiosissimi; speravo in meglio, speravo di poter ripetere la nottata di erotismo di due giorni prima, con i fantasmi di Anna e Gianni tra noi. Rientrai vero le venti. Varcato l’uscio, sentii voci di chiacchiericcio provenire dal salone; alcuni noiosissimi amici, pensai, sono passati a prenderci per andare a cena fuori e, non certo entusiasta della cosa, mi recai a salutarli. Arrivato alla porta del salone, vidi, invece, Anna e Gianni tranquillamente seduti sui divani con una bottiglia di spumante nel secchiello sul tavolino. Rimasi di sasso per vari secondi, tant’è che Gianni mi disse immediatamente, a sua volta imbarazzato: “Siamo qui solo per fare un po’ di conversazione e null’altro, come ci ha chiesto sua moglie quando ci ha invitato”. Mi ripresi e replicai: “Caro Gianni, diamoci pure del tu e non ti preoccupare, sono solo sconvolto nel vedervi, perché su di voi ho e abbiamo fantasticato non poco, come certamente Elena non si è trattenuta dal dirvi, e mai più pensavo che Elena avesse scambiato i numeri di telefono con Anna giovedì sera al ristorante… e poi, permettimi di rammentarti che lo stupore è figlio di paura o di piacere inaspettato… escludo che di voi si abbia paura…”. Iniziando a realizzare quanto Elena aveva tramato a mia insaputa, mi resi conto che il tavolo del salone era apparecchiato per quattro e che lei era vestita con un tubino lungo nero dal vertiginoso spacco laterale, incapace di celare il reggicalze in tinta; un abito talmente trasparente da poter tranquillamente leggere la targhetta di griffe cucita sull’elastico del tanga, e talmente attillato da non lasciare nulla all’immaginazione. Un abito che, prima di allora, aveva solo messo in casa per cenette erotiche tra noi. Si iniziò con l’aperitivo e poi ci si trasferì a tavola per la cena. Capii da subito che non sarebbe stata una serata di sola conversazione… Elena non voleva godersi Gianni attraverso il mio corpo come aveva fatto due giorni prima, lo voleva autentico e, nel contempo, mi regalava l’autentica Anna… questa era la ratio di questa cena, questi erano gli intendimenti di Elena sin da quel giovedì in cui uscì da ristorante per andare a fumare una sigaretta con Anna. Questa era la ragione della bugia di Elena allorché mi disse che non c'era stata presentazione tra loro: farsi un regalo facendo contemporaneamente, ed a sorpresa, un regalo a me. Chissà quante cose quella sera, e nella successiva telefonata, le due si erano dette… la curiosità era tanta, ma la voglia di iniziare questa avventura prese il sopravento e la fece scomparire. Ci sarebbe stato tutto il tempo per scoprirlo. Le fantasie di tante nottate di erotismo tra noi avevano i minuti contati… stavano divenendo realtà.
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