|
|
|
La realtà
|
|
|
Titolo:
La realtà |
Autore:
Paolo e Elena |
Contatto:
|
Racconto
n° 2923 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Si cenò parlando del più e del meno, tra i tanti complimenti che Elena riceveva per gli ottimi piatti preparati. Un buon Gavi di Gavi aveva aperto il pasto ed eravamo ormai al ben più corposo Barbaresco. Noi uomini, un po’ imbalsamati nelle nostre grisaglie, con le due donne estremamente sexy. Elena in un tubino nero molto trasparente, con ampio spacco laterale a mostrare il reggicalze in tinta con l’abito; Anna con un vestito ricco di colori alla Missoni, molto corto e con un’ampia scollatura a balconcino, che evidenziava lo splendido enorme seno. Per l’intera cena, un po’ sottocchio ed un po’ apertamente, io e Gianni fissammo le ampie aperture di quegli abiti, posando ripetutamente gli sguardi sulle nudità dell’altrui consorte. Loro sapevano di essere guardate libidinosamente e non facevano nulla per evitarlo… anzi, con ripetuti accavallamenti delle gambe, cercavano di mostrare sempre più di sè all’altrui patner. Noi lì a contemplarle, a volerle, a volerne toccare i corpi… loro ben consce di quanto frullava nelle nostre teste e, a loro volta, eccitate nell’eccitare. Parlando di calcio e di vacanze, di lavoro e di politica, tutti e quattro, durante la cena, ci stavamo però prospettammo un proseguio di serata ben diverso dal bere un drink finale sul divano; tutti e quattro si aspettava solo che uno o una provvedesse a dare la voluta svolta. Mi resi conto che, essendo noi neofiti e padroni di casa, loro, con grande signorilità, evitavano di entrare in argomento, attendendo che da noi giungesse “l’apertura delle danze”. Fui io, allora, che, alzatomi, andai da Elena baciandola sulla bocca, con un bacio lungo ed intenso. Avevo deciso di saltare la fase del “parlare”, del parlare di esperienze loro, di parlare di quella sera al ristorante in cui intercettammo i loro discorsi, fatti al tavolo accanto al nostro; trovai meno imbarazzante attivarmi sul fare piuttosto che sul dire. Galeotto fu il ristorante, galeotta fu la conversazione, ma, in quel momento, preferii saltare a piè giunti le storie per vedere cosa, nel reale, sarebbe avvenuto. Ero eccitatissimo dal pensiero che, tra pochissimo, avrei potuto godere del corpo di Anna e avrei visto il corpo di Elena goduto da Gianni. Mentre baciavo Elena, Anna si protese verso Gianni baciandolo languidamente. Il silenzio calò tra noi. I baci finirono quasi in contemporanea… noi uomini andammo a sederci su un divano in un clima quasi irreale, fatto di un po’ di imbarazzo, di tanta eccitazione, di silenzio. Non ci furono parole; Anna, ormai il ghiaccio era rotto, iniziò ad accarezzare il viso di Elena e lei non si sottrasse a quella mano che, dal viso, andò sul collo, per poi incunearsi nella scollatura, posandosi sul seno. Le due donne, in piedi davanti al tavolo, ove il dolce faceva mostra di sè senza capacità di interessare alcuno, si cercarono i corpi e le bocche, mentre, molto lentamente e svestendosi reciprocamente dei pochi indumenti indossati, si avvicinavano al divano contrapposto a quello dove noi uomini eravamo spettatori di quel magnifico lesbismo. Fu palese un brivido di Elena, allorchè sentì il capezzolo inturgidirsi tra le dita di Anna… un brivido che la fece fremere mentre si sedeva. Istintivamente aprì le gambe, mostrandoci la sua vagina completamente depilata, appena nascosta da un micro tanga. Con una mano accennò ad accarezzarsi l’interno delle cosce, con l’altra cercò a sua volta il capezzolo di Anna, mentre questa la baciava sul collo. Le due si baciarono, giocando con le loro lingue davanti a noi. Le loro mani si cercarono le vagine ed iniziarono, senza cessare di baciarsi, a masturbarsi. Ormai erano frementi e vogliose di ben altro. Anna si inginocchiò tra le gambe di Elena, leccandole ora il grilletto, ora le grandi labbra e lei iniziò a gemere sotto quegli esperti e delicati colpi di lingua. L’erotismo stava salendo. Quelle due donne cercavano tra loro il piacere. Si alternavano nel leccarsi, le loro bocche andavano dalla vagina al collo, dalle gambe ai capezzoli, incrociandosi di tanto in tanto per lussuriosi baci. Entrambe gemevano e si contorcevano, ormai completamente nude, per il piacere visivo di noi due uomini. Fu il loro primo dei tanti orgasmi di quella serata e mi sconvolse vedere Elena, che mai aveva avuto rapporti con altre donne prima di quel momento, essere tanto partecipe e tanto eccitata da quel nuovo gioco del piacere. Eccitatissimi per lo spettacolo, ci avvicinammo alle due ed iniziammo ad accarezzarle e baciarle ovunque. Io mi trovai a leccare la fighetta di Anna, ben guarnita da un birichino ciuffetto di pelo sopra le grandi labbra interamente depilate, mentre Elena la stava masturbando… Gianni, invece, unì la sua lingua a quella della moglie nel leccare Elena. Le due donne vennero nuovamente quasi in contemporanea… Io e Gianni bevemmo i loro umori, alternandoci tra le due vagine, con i membri ormai durissimi e vogliosi di essere partecipi del gioco. Mentre prolungavamo loro gli orgasmi, continuando a penetrarle con la lingua, le donne si baciarono, accarezzandosi e strizzandosi con frenesia i capezzoli. Anna a quel punto si chinò sul pene del marito, prendendone, attraverso la potta dei pantaloni aperta, il glande in bocca… Elena immediatamente la imitò calandomi a mezza gamba pantaloni e boxer. Io e Gianni, schiavi di quelle bocche fameliche che ci immobilizzavano, finimmo, non senza fatica non volendo interrompere quel piacere, di svestirci, trovandoci così tutti e quattro completamente nudi. Anna, lasciato l’uccello del marito, iniziò a leccare, insieme ad Elena, la mia asta. Le due si passarono di bocca in bocca il mio cilindro carnoso, unendo le loro lingue su di esso, mentre Gianni, da dietro, leccava ora l’una ora l’altra. Fu Elena a girarsi e, dopo averlo accarezzato un po’, a prendere in bocca il cazzo di Gianni. Le due donne si erano scambiate gli uccelli. L’una leccava quello del marito dell’altra. Per me fu una novità assoluta… era la prima volta che vedevo mia moglie adoperarsi sul cazzo di un altro uomo; il rimirarla mentre praticava una fellatio a quel maschio mi eccitò tantissimo, non riuscivo a staccare gli occhi da loro; per lei fu altrettanto, anche per lei era novità assoluta il vedere il mio pistolotto preda di una bocca non sua e, come in me, anche in lei tale novità si trasformò in eccitazione massima. Elena godette di un terzo orgasmo con quell’uccello estraneo in bocca, mentre io dovetti, a malincuore, togliere il membro dalla bellissima bocca di Anna… stavo venendo e stavo venendo sia per il bellissimo pompino che Anna mi elargiva che, e soprattutto, per l’eccitazione che mi dava il vedere mia moglie fare un pompino ad un altro uomo. In quel momento la mia speranza fu che Elena non smettesse di tenere quel membro in bocca, che lo tenesse sino a farlo venire, che lo facesse venire su di sè, che si facesse spruzzare di sperma sul viso e sulle tette. Mi eccitava il pensare di poterla vedere cosparsa e gocciolante del seme di un altro uomo, magari con l’altra donna che, goccia dopo goccia, la puliva leccandola. Mi misi a leccare la sua vagina grondante, ad invitarla esplicitamente a continuare. Le dissi: “Non smettere, continua a spompinare Gianni… fagli vedere quanto sei brava a succhiare l’uccello… fattelo venire in faccia…”. L’atmosfera, sino a quella mia frase fatta di tantissimo erotismo, si riempì anche di voci: Gianni ed Anna, forse motivati dal mio aver iniziato a parlare in quel contesto, si unirono a me nell’incitare Elena. “Continua a succhiare quel porco di mio marito… fatti regalare la sua sborra…” fu l’invito di Anna, mentre Gianni non si trattenne dal dire “sei splendida… hai una lingua meravigliosa… prendimi il cazzo tutto in bocca…” La leccammo a due lingue, io ed Anna. Bastarono pochi colpi di lingua ed Elena, con parole quasi incomprensibili per quel membro che le riempiva la bocca e le strozzava l’ugola, urlò: “Porci, mi state facendo impazzire… adoro succhiarti… voglio bere la tua sborra…” e venne con un orgasmo violentissimo, con gemiti strozzati da quel cilindro di carne che le penetrava la gola ed era ben trattenuto dalle sue labbra, quasi non volesse perderlo, quasi non volesse farlo uscire dalla sua bocca. A questo punto la penetrai alla pecorina, con colpi violenti, mentre lei continuava, sussultando sotto quel colpi, nel suo pompino a Gianni; all’unisono io e Gianni ci trovammo a dirle: “Ti piace porca… ti piace essere in mezzo tra due uomini… ti piace prendere due cazzi belli duri…”; per lei era un orgasmo continuo, quei due membri che la riempivano non le davano sosta. Anna si mise sotto di noi, alternando la sua felina lingua tra i miei testicoli e il montis veneris di Elena. Mi bastò poco per esplodere e lo annunciai urlando: “Porca, sto per riempirti di sborra le ovaie…”. Anna, sentendomi, estrasse immediatamente e con forza il mio pene dalla vagina di Elena, e, sdraiata per terra, lo prese in bocca, bevendone l’orgasmo e portandomi ad un piacere infinito, fatto dalla lentezza di eiaculazione, che quell’angolazione all’indietro del mio membro generava, e dall’eccitazione che quell’orgia mi aveva portato. Contemporaneamente anche Gianni, eccitato dalla bocca a ventosa di mia moglie e dal vedere la propria leccare contemporaneamente un uomo ed una donna, non riuscì più a trattenersi. Sentendo sotto la sua lingua quel pene vibrare, quale segnale di una sborrata ormai non più trattenuta e trattenibile, Elena se lo tolse dalla bocca che l’aveva tenuto prigioniero sino a quel momento e si inchinò sotto di esso, per prendere, come speravo facesse e come le dissi di fare poco prima, ogni goccia sul viso, mentre urlava a Gianni: “Maiale… adesso sborrami, fammi vedere quanta sborra hai… sbattimi il cazzo sulla faccia…”; da sempre era il suo modo preferito di finire una fellatio con me, questa volta lo fece con lo sperma di un altro. Gianni la inondò. Elena era grondante di sborra di un altro uomo. Gocce le scendevano dal viso sulle tette, altre erano nei capelli, mentre il suo corpo vibrava per l’ennesimo orgasmo. Ero estasiato da quello spettacolo, non riuscivo a distogliere lo sguardo da mia moglie, mentre Anna mi ripuliva l’uccello, aspirando gli ultimi residui di sperma, subito imitata da Elena che, dopo averlo fatto sborrare, riprese in bocca quel suo nuovo strumento di passione, per pulirlo con dovizia e giusta lentezza. Entrambi guardavamo le nostre mogli trasudando eccitazione per quel che loro ci stavano facevano vedere. Elena, ripreso fiato, non si trattenne dal dire che, ciò che più l’aveva eccitata, era il vedermi leccare ed essere leccato da un’altra… Per tutti e quattro quello era, probabilmente, il massimo motivo di eccitazione. Splendide le parole di Gianni a quel punto, proprio quelle che, ormai rilassati e con una splendida grappa in mano, io ed Elena volevamo sentire: “Bell’orgasmo… Elena sei una meravigliosa pompinara multiorgasmica… ma ragazzi, attenzione, la serata non è certo ancora finita… questo è stato solo per digerire l’ottima cena preparata da Elena ed iniziarvi ad un nuovo mondo di piacere e erotismo”. Dopo una breve pausa ed un drink, questa volta veramente voluto, al pari di una buona sigaretta, Anna riaprì all’improvviso le danze. Prese la testa di Elena e la chinò sui suoi capezzoli, mettendosi in mezzo a noi due uomini. Mentre lo faceva, ci annunciò quanto ora si sarebbe aspettata da noi: “Porcelloni, adesso mettetemi in mezzo tutti e tre, le attenzioni adesso le voglio io… Elena, prima, ha goduto dell’uccello, sia in bocca che in figa, io no… adesso tocca a me e guai se non mi soddisfate facendomi avere almeno tre orgasmi…” Era il suo turno… lo voleva, lo pretendeva. Prima aveva fatto la maestra di noi neofiti, adesso voleva vedere quanto noi avevamo imparato. Tutti e tre iniziammo a leccarla ovunque. Tre lingue e sei mani, in contemporanea, leccavano ed accarezzavano il corpo di Anna. Capezzoli, buchino del culo, vagina, grilletto, nulla veniva risparmiato. Noi uomini, a turno, univamo le nostre lingue a quella di Elena nel leccare il corpo di Anna, mentre le dita strizzavano i capezzoli e si insinuavano contemporaneamente nella figa e nel buchino posteriore. Non ci volle molto per sentire Anna gemere di un orgasmo lunghissimo, prolungato dal doppio ditalino che Elena le stava facendo. Godendo, Anna volle la vagina di Elena su di sè, per poterla assaporare mentre Gianni la leccava, bevendone gli umori, tra le cosce. Dalla bocca di Anna uscirono parolacce a iosa rivolte a se stessa: “Ditemi che sono una puttana… una cagna in calore… una troia”. E a noi: “Bastardi vi piace leccarmi… porci godete a farmi i ditalini e tu, vacca, godi a fartela leccare… bastardi… porci… maiali…” Parolacce che, dopo una lunghissima nostra attenzione rivolta a quel suo corpo caldo e vibrante, furono assorbite in un gemito che sembrava un rantolo senza fine… Io, eccitato da quello spettacolo e da quel rantolo, penetrai, con secchi colpi di lingua, il suo culetto, mentre Gianni e Elena tenevano tra i loro denti i suoi capezzoli, quasi a volerli staccare da quel meraviglioso ed abbondante seno, che ballonzolava per il fremito che tendeva ogni suo muscolo, durante l’interminabile orgasmo. Mentre Anna, lentamente, stava tornando tra noi, riacquistando la sua capacità di intendere dopo averla smarrita nel piacere appena provato, Elena si alzò e si diresse verso il mobile bar. Sulle prime non capimmo cosa stesse architettando davanti ad un cassetto del mobile appena aperto, ma, d’un tratto, si girò con in un vibratore tra le mani; era uno vibratore a due falli inseriti in una mutandina. Quello interno di piccole dimensioni, quello esterno addirittura equino, tanto era lungo e grosso... Vedendo quel mostro in silicone proteso, mi venne da dire: “Ecco cosa significa il famoso detto che duro che duri, grosso che turi e lungo che tocchi è il cazzo con i fiocchi…” Seguì una risata collettiva, ove il riso si unì, in particolare in Anna, ad una nuova eccitazione. Lo si leggeva apertamente nei suoi occhi mentre rimirava l’arnese esibito da mia moglie, mentre, in me, all’eccitazione per quel gioco che sarebbe entrato tra noi a breve ed alla risata, si unì anche lo stupore: non avevo mai visto prima quell’attrezzo erotico tra quelli che, da tempo, erano consueti strumenti di piacere per me ed Elena. Elena, in piedi a pochi metri da noi e con quel gingillo tra le mani, disse: “Ieri, pur vergognandomi un po’, sono andata da sola a comperarlo in un porno shop. Da quando Anna, al telefono, mi ha detto che ci si poteva vedere questa sera, ho fantasticato su cosa sarebbe avvenuto… su come ci si sarebbe scatenati… ed allora mi sono detta… voglio provare, se Anna ci sta, a possedere una donna… è un trip che mi eccita da sempre… ecco perché ho comprato questo vibro doppio… vorrei appagare questa mia voglia erotica”. La risposta di Anna fu immediata: “non vedo l’ora di sentirmi una donna sul corpo che mi scopa… sbrigati ad infilare il vibro… sono fradicia al solo pensiero… se aspetti ancora un po’ godo da sola… al pensiero di quell’enorme mostro che tieni tra le mani” Elena si infilò, sotto i nostri attenti e vogliosi occhi, la mutandina, inserendosi in figa l’uccello interno, mentre quello violaceo esterno si protraeva tra le sue gambe magre, glabre ed affusolate come un vero enorme cazzo carnoso; con un telecomando azionò il vibratore interno e i due cilindri di silicone iniziarono, con un leggero ronzio, a vibrare l’uno dentro Elena, l’altro nel vuoto. Sul viso di Elena apparve lo sguardo del piacere, dato da quella vibrazione che si sviluppava nella sua intimità e dall’aspettativa di scopata con Anna. Aveva solo più occhi per quella protesi che usciva dal suo inguine e per Anna. Anna si mise subito a quattro zampe sul tappeto, facendo capire a tutti che voleva essere posseduta da Elena alla pecorina, per gustarsi sino in fondo quell’enorme vibratore e le tette della sua nuova amica struscianti sulla sua schiena. Fu un attimo ed Elena le si inginocchiò dietro, tenendo con una mano l’uccello plastico e con l’altra aprendole la fessura vaginale. Noi due maschietti seduti sul divano a gustare quella imprevista piega del gioco erotico. Ad un certo punto, con fare repentino, Elena spinse l’enorme cazzone artificiale dentro Anna strappandole un grido di dolore seguito da un: “cazzo se è grosso… spingilo fino in fondo… non ho mai provato un cazzo così grosso… mi piace un casino… pompami… dai pompami veloce… mi piace… mi fa godere… cazzo che bello… è da impazzire… mi sento piena… mi squarcia e mi fa godere…” Mentre Elena, con un ritmo da navigato scopatore, possedeva Anna e questa iniziava con i primi fremiti ed i primi gemiti, spia di un orgasmo ormai non tardo ad arrivare, mi inginocchiai dietro a mia moglie e la presi nel buchetto rimasto libero, la inculai senza preavviso con un colpo secco e violento che la fece sobbalzare ed urlare: “Porco… non ti basta guardarmi mentre scopo Anna, vuoi godere anche tu… porco, sì inculami, squarciami il culo, sborrami nel culo”. Ero estasiato: stavo prendendo contronatura mia moglie, mentre lei stava scopando, altra cosa palesemente contronatura, una donna! Tante volte l’avevo fatta godere possedendola in quel modo, ma questa volta, per la contemporaneità di ciò che stava avvenendo, era diverso, molto diverso, estremamente diverso… e meglio, molto meglio… estremamente meglio. Che spettacolo. Che eccitazione. Che estasi. Anna alla pecorina posseduta da una donna, a sua volta inculata da un uomo. Le due donne gemevano e si contorcevano di continuo. Dopo essere stato un po’ libidinoso guardone, Gianni mise l’uccello in bocca a Anna, tenendone la testa e scopandola tra le labbra con veemenza. Mia moglie ed Anna erano entrambe penetrate in contemporanea da due uccelli cadauna, due di plastica, due di carne. La prima in figa e culo, la seconda in figa e bocca. Sentivo il vibratore nella vagina di Elena contro il mio uccello deliziosamente posizionato nel suo culetto, mi eccitava quella vibrazione che si propagava, come mi eccitava il sentire un corpo estraneo dentro mia moglie sfregare con il mio strumento di lussuria, divisi solo da una sottilissima membrana carnosa. Nell’aree si sentivano gemiti continui, intercalati da frasi sconnesse e di turpiloquio: “bastarda spingimi il cazzo tutto dentro”, “porca ti piace di più il mio di plastica di quello di tuo marito”, “inculami stronzo bastardo… se vuoi vedermi godere devi spaccarmi lo sfintere…”, “brutte troie preferite scoparvi con la plastica che con i nostri cazzi…”, “appena vi liberate le fighe dal silicone vi metto il cazzo vero sino nello stomaco”… Alternavo colpi veloci e violenti a colpi lenti e delicati nel culetto di mia moglie, mentre Gianni immetteva ed estraeva il cazzo dalla bocca della sua. I due uccelli, eccitati dalla penetrazione e dall’atmosfera di alto erotismo che invadeva la camera, erano ormai pronti al secondo orgasmo, il mio nel culo di Elena, quello di Gianni nella bocca di Anna… ma le donne, consce di ciò, si sfilarono: “vogliamo finire con in figa i cazzi veri… vogliamo sentire lo sperma che ci cola tra le gambe” furono le frasi di entrambe. Anna si mise alla pecorina per ricevere in vagina il membro di suo marito, facendo stendere Elena sotto di se con le gambe alzate ad angolo retto. Penetrai Elena in quella posizione, Gianni entro da dietro in sua moglie. Anna e Elena, grazie alla posizione assunta, si dedicarono ai rispettivi capezzoli, ora con la lingua, ora con i denti. Vennero quasi subito, con un orgasmo che non cessò sino a che, in contemporanea, sia io che Gianni le riempimmo di sperma. Fu eccezionale, il piacere fu al massimo livello, sia per le donne che per noi uomini… anche se, stante la per noi novità, certamente molto più per me ed Elena che per Gianni e Anna. Gran serata… anche senza scambio completo… nessuno aveva prospettato la cosa, nessuno aveva previsto un si o un no a tale pratica, sia prima che durante… forse, inconsciamente, noi non lo cercammo perché ancora impreparati a ciò, forse Gianni ed Anna, capendo che sarebbe forse stato un “troppo” per noi neofiti, non lo cercarono. Erano le tre del mattino… giusto il tempo per un ultimissimo grappino ed un bacio, con l’intento di risentirci a breve… v’erano ancora tanto da scoprire insieme, tra cui, per noi, il sapere qualcosa sulle innumerevoli storie di sesso di quei due, non ultima quella della serata al ristorante con il palestrato Ciro. Ci sarebbe stato tempo di parlarne, ora si era sintonici e complici e, quindi, il parlare diveniva più normale e facile, sia per loro che per noi. Quella sera avevamo valicato il Rubicone, eravamo passati sulla sponda del reale eccitante, dopo anni di eccitazione fantasiosa. Ci si sarebbe rivisti, con Gianni ed Anna, il giovedì successivo, in un luogo ove sarebbe stato impossibile fare sesso; volevamo tenere lontana la tentazione che, nel nostro caso, invece che ladro avrebbe fatto l’uomo porco, per poter conversare qualche ora con loro sull’argomento, sullo scambismo, su quel modo di vivere la propria sessualità in uno con quella di coppia. Dopo la “pratica”, eravamo ansiosi di apprendere anche “la grammatica”.
|
|
|
|