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Titolo: I nostri iniziatori
Autore: Paolo e Elena
Contatto:
Racconto n° 2924
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Il giovedì arrivò. Ci incontrammo con Anna e Gianni in un localino sulle rive del Po. Approfittando del clima preautunnale, andammo a sederci su due divanini esterni, abbastanza isolati, ove non v’erano problemi a conversare lontano da orecchie indiscrete. In me ed Elena c’era grandissima curiosità sulle esperienze pregresse di quei due e sui confini del mondo dello scambismo, di cui noi, grazie a loro, da cinque giorni facevamo parte a pieno titolo. Non mancarono, ovviamente, preliminari apprezzamenti per l’erotismo vissuto il sabato precedente. Non mancarono reciproci complimenti sulla signorilità e sulla capacità sessuale evidenziata quella notte, ma il motivo dell’incontro odierno era un altro, era per noi il conoscere, il sapere, l’apprendere.
Tutti eravamo in jeens e felpa e, già l’abbigliamento, palesava una comune volontà di dialogo e non di gioco sessuale, anche se, ad onor del vero, Anna era assolutamente conturbante in quella felpina che si tendeva a dismisura a coprirle il rigoglioso seno, mentre i jeans aderenti di Elena nulla riuscivano a nascondere del suo bel culetto tondo.
La mia prima domanda sull’argomento della serata fu: “per voi come è stato iniziare?”; certamente un quesito di assoluta banalità, ma altrettanto certamente proprio per entrare in argomento.
Mi rispose Gianni, dicendomi che tra lui e sua moglie, all’epoca quarantaduenne lei e quarantaseienne lui, v'era sempre stata grande intesa e grande dialogo, con conseguente capacità di affrontare ogni tematica insieme, tra cui non fece difetto il confronto sulle rispettive aspettative sessuali. Entrambi, mi disse ancora, all’epoca riscontravano, nel vivere il sesso, l'umana società divisa in due: da un lato coloro che, con più o meno intensità, lo vivevano in modo tradizionalmente ordinario all'interno della coppia, dall'altro lato coloro che, superato la tradizionalità ordinaria, privilegiavano l'aspetto carnale, nella piena libertà dell'espressione dei corpi e del piacere, senza i limiti dell'ordinarietà di coppia.
A questo punto intervenne Anna e, da lei, apprendemmo che, dopo vent'anni di rapporto sessuale tradizionalmente ordinario, loro due si erano venuti a trovare in mezzo al grande guado che divide gli uni dagl'altri. Da anni, ci disse, erano una coppia facilmente definibile “estremista” all'interno della maggioritaria categoria dei viventi sesso tradizionalmente ordinario di coppia; tra loro avevano, prima d’allora, provato praticamente tutto ciò che si poteva fare in due per trarre piacere sessuale. Usavano normalmente giocattoli di vario tipo, dai vibratori alle manette, dagli ovetti alle palline cinesi, dai video hard ai legacci… e, ad un certo punto, maturarono una comunanza di eccitazione, forse trasmessa dalla visione dei tanti filmini in argomento, nell’immaginarsi parte di un trio o di uno scambio, addirittura di un’orgia.
Il fantasticare di terze presenze mentre si trovavano nel letto, ci precisò a questo punto Gianni, peraltro ricalcando in ciò quello che fu il vissuto mio e di Elena prima di incontrare loro, lì portò a scoprirsi intellettivamente orientati verso un sesso liberato dal limite della coppia stessa ed orientato verso una carnale ricerca del piacere, derivante dal gesto in se, con unico limite il piacere e la volontà del gesto.
Certo, riprese Anna, non fu facile il trasformare un solo intellettivamente maturato in una realtà comportamentale. Tra loro, e fu ancora Anna a raccontarci, si iniziò a simulare, con il pensiero e le parole, la presenza di altri nel letto: una vagina calda e grondante da assaporare insieme, un pene turgido che si insinuava in lei mentre un’altra donna deliziava il glande del marito con le sue labbra, ovvero tante fantasie create ad arte, per rendere ancor più eccitante il loro rapporto a due ma che, comunque, restava ordinariamente tradizionale di coppia.
Se le loro menti erano pronte, in assoluto, al grande balzo, e questo essere pronte lo era veramente in entrambi, non lo erano però, precisò Gianni, allorché venivano analizzati gli aspetti secondari di quel balzo; da un lato vi era in loro la paura di esporsi con terzi sconosciuti e la ancor maggiore paura di eventualmente aprirsi con amici che, da mezze parole, si poteva arguire avessero la loro stessa voglia di "saltare il fosso", d'altro lato vi era la paura di superare quella barriera invisibile, ma fortissima, derivante da una secolare cultura del sesso come espressione a due, che da sempre ha accompagnato il crescere, in particolare in Italia, di donne e uomini. A questo punto mi sovvenne una considerazione su quanto appena sentito… effettivamente due coniugi che hanno segrete e nascoste storie di sesso con l'amante, sono si considerati dalla morale comune deplorevoli per il fatto di infedeltà, ma sono comunque persone che, sempre per la morale comune, fanno una cosa tutto sommato normale… che "fanno quasi tutti”; se quegli stessi coniugi fanno le stesse cose, ma le fanno insieme, senza il tradimento e l'infedeltà, sono, invece, per la morale diffusa dei depravati. Tanto Anna che Gianni mi dissero che avevo perfettamente centrato il problema… questa era la contraddittorietà di una morale, infarcità di cattolicesimo, dominante nella nostra società. Il far sesso da parte dei due membri della coppia con rispettivi e segreti amanti è peccato veniale, il portare la coppia a fare sesso liberamente, senza bugie e tradimenti, con altra coppia è peccato mortale…
Comunque, continuò Gianni, loro eravamo là, sulla riva del guado, sempre più con i piedi nel fiume ed il desiderio di varcarlo, ma, al tempo stesso, timorosi di farlo; vivevano un dualismo di bene e male, di chiaro e scuro. Il buio attrae e respinge e, da loro, disse Anna, quello era visto come una sorta di salto nel buio: li attraeva nell’irrazionale e li respingeva nel razionale.
Tante volte, ci racconto Gianni, si erano collegati ai vari siti di annunci per scambio, tante volte si erano fotografati in atteggiamenti non certo casti con l'intendo di "mettersi in rete" ed attendere… alcune volte erano arrivati sin sull'uscio di certi club privè; mai però si decisero, al dunque, per il gran passo; il timore aveva costantemente il sopravvento sul desiderio.
A questo punto, Gianni iniziò a raccontarci cosa fece per, ipocritamente, sentirsi sull’altra sponda, stando, però, su quella tradizionale. Prima di dircelo, ci anticipò che, questo fare ipocrito ed un po’ ridicolo, fu comunque la leva determinante per il grande balzo, come lo fu per altre due coppie di loro conoscenti a cui ebbe in seguito a suggerirlo, quale strumento per superare lo stallo in cui si trovavano, uno stallo identico a quello in cui lui è Anna si erano tempo prima trovati.
“Un giorno,” ci illustrò Gianni, “per provare quanto meno la concreta simulazione del grande desiderio represso, all'insaputa di Anna, acquistai una bambola ed un bambolo gonfiabili, posizionandoli, pronti all'uso, nell'armadio. Tornati da una cenetta a due, con Anna eccitatissima per l'aver, come usiamo ancor oggi fare di tanto in tanto andando al ristorante, tenuto all'interno della vagina un ovetto vibrante che, a sorpresa, attivo con il telecomando, sapendo di portarla alla soglia dell'orgasmo tra i tanti altri commessali, ignari, rientrando in casa ci spogliammo con foga per soddisfare quell’eccitazione che ci aveva assaliti.” Apprendemmo, in quel momento da Anna, che, anche la famosa sera galeotta del ristorantino del giovedì precedente, lei teneva nella sua vagina un ovetto vibrante e che, per quasi tutto il pasto, fu in funzione. Comunque, tornando al racconto, Gianni aggiunse che, dopo un po’ di preliminari manuali e orali, prese dall'armadio i due bamboli, tra la sorpresa di Anna, incapace di ogni reazione davanti a quegl'inaspettati volgari giocattoli. A questo punto, Anna lo contraddisse, rendendoci edotti che non solo ebbe un’immediata reazione ma che si tuffo a capofitto a leccare quella vagina artificiale, seguita, solo dopo alcuni istanti, da Gianni. Mentre Anna diceva ciò, Gianni annui e riprese il discorso; tanto io che Elena eravamo eccitatissimi nel sentire quello che ci veniva raccontato e li pregammo di scendere nei particolari di quella ormai lontana sera. Apprendemmo che Anna, dopo un po', lasciò la finta vagina per passare al fallo vibrante del bambolo, su cui passò lingua e labbra, lenta e veloce, come fosse un pene di carne. In loro, ci dissero all’unisono, pur ultra quarantenni, l'eccitazione superava la capacità di comprensione, di comprensione di quanto fosse ridicolo essere in un letto con due bamboli gonfiabili. Ci dissero, alternandosi tra loro nel raccontare, che ci giocarono a lungo… mentre Gianni penetrava la bambola, sua moglie si sedeva sul bambolo, provandone il pene ed alternandolo nei suoi due buchini del piacere. Ad un certo punto, parole di Anna, lei volle avere in bocca tanto il glande maritale che quello artificiale, urlando che aveva sempre sognato di spompinare due uccelli contemporaneamente; leccò a lungo i testicoli di suo marito mentre entrava ed usciva, sempre più eccitato, ora dalla figa ed ora dal culetto della bambola.
Si intromise Gianni ricordando che, vedendo sua moglie sedersi sul fallo del bambolo portato a massima velocità di vibrazione e immaginandola in qual momento posseduta da un vero altro uomo, tenendole la testa, la penetrò in bocca, andando avanti ed indietro con un ritmo sempre più violento e crescente… venendo, al fine, insieme, in un orgasmo mai provato prima. Gianni, finito il racconto dell’accaduto, non ebbe remore nel confessarci che, la cosa in assoluto per lui più eccitante, fu il vedere sua moglie impalmata da quel simulacro di uomo ed il sentirla godere sguaiatamente e senza ritegno, mentre andava su è giù su quel fallo vibrante; un vedere che, parole di Gianni, lo portarono all'estasi. Anche Anna non ebbe remore nel confessarci che la massima eccitazione, per lei, derivò proprio dall’essere posseduta da un uomo, anche se solo artificiale, davanti a suo marito, mentre lui gli veniva in bocca. Entrambi erano certi che, proprio quello scambiarsi gli strumenti del piacere, guardandosi l’un l’altra mentre lo facevano, fu il vero nucleo di tanta estasi sessuale. Capirono, cioè, che la vera differenza tra il sesso a due e quello allargato sta nel fatto che, nel sesso a due, uno è artefice del piacere dell’altro e viceversa, mentre nel sesso allargato, ognuno cerca il piacere autonomamente e, il vedere il proprio patner sentimentale raggiungerlo autonomamente, è fonte di accrescimento del proprio piacere.
Ci dissero, infine, che solo dopo aver goduto e goduto come poche volte in vita loro con quei due simulacri, si resero conto del loro essere doppiamente ridicoli; ridicoli per aver usato dei bamboli per fare sesso, ridicoli per il non coraggio di fare quello che, veramente, entrambi desideravamo fosse il loro vivere il sesso. Consci di ciò, conclusero, decisero di lasciare ogni precedente timore e di attraversare finalmente il guado che, da anni, li vedeva nel suo mezzo: i corpi su una sponda, quella dell'ordinarietà tradizionale nel sesso, le menti sull'altra sponda, quella della piena libertà di espressione e piacere sessuale.
A questo punto, ad Elena sovvenne la più ovvia delle domande: “e, deciso di valicare il fiume, come arrivaste alla prima volta?”.
Fu sempre Gianni a risponderci: “fece tutto Anna”.
“I fatti” continuò Gianni “andarono così: una sera, tornato a casa, vi trovai Paola, una amica e cliente di mia moglie, con il marito, Luca. A mia insaputa li aveva invitati a cena da noi. Era una coppia che conoscevo a mala pena. Ci eravamo visti, prima di allora, non più di quattro o cinque volte e, nonostante entrambi fossero notevolmente attraenti, sia fisicamente che intellettivamente, non provavo particolare simpatia verso di loro…, poi erano un po’ troppo giovani per poter essere un nostro riferimento relazionale.
Si cenò parlando del più e del meno, ero distantissimo dal pensare a quanto si stava avverando. Finito di cenare, io e Luca ci sedemmo sui divani per il liquorino di rito, mentre le due donne, con la scusa di dover vedere un certo documento contabile per il giorno dopo, andarono nello studiolo.
Dopo un quarto d'ora ci chiamarono, erano vestite con la sola biancheria intima, sedute sul divano dello studiolo, con, accanto a loro, il bambolo gonfiabile. Le due donne avevano le mani nei reciproci slippini e stavano masturbandosi, sotto gli occhi vitrei di quel simulacro in gomma con il finto pene proteso e rigido… subito guardai Luca, non mi sembrò altrettanto sorpreso, dedussi che, forse, anche lui faceva coscientemente parte del combino. Ero l'unico a non essere preparato a quanto stava avvenendo. Quell'attimo di silenzio e mio imbarazzo, fu rotto dalla voce di Paola, che ci chiese se lei e mia moglie potevano contare su di noi per finire la serata o dovevano accontentarsi del bambolo. Le due erano palesemente eccitate dal reciproco masturbarsi e da quanto immaginavano sarebbe avvenuto di lì a poco… gli slippini di Anna, vistosamente umidi, lo attestavano senza possibilità di errore.
Fu un attimo passare dalla sorpresa iniziale all'eccitazione. Mentre mi sfilavo i vestiti, come vedevo fare in contemporanea da Luca, mi ritrovai in piena erezione. Vidi gli sguardi delle due donne sui nostri falli, entrambi pronti alla battaglia ed allora, senza altro pensare, mi avvicinai a Paola e le sfilai il tanga, iniziando, un po' timoroso, a palparle la vagina, mentre le leccavo i capezzoli. Con la coda dell'occhio vidi mia moglie, molto meno incerta e timorosa di me, prendere in mano il pene di Luca ed accarezzarlo, mentre lui, senza sfilarle gli slip, unì la sua mano a quella di sua moglie nel masturbarla.
Ad un certo punto sentii la bocca di Paola calare sul mio glande con delicatissimi colpi di lingua… la guardavo mentre mi succhiava e leccava, era veramente molto sexy, non alta, aveva bellissime tette sode, non meno di una terza, e un perfetto fondo schiena rotondo e sodo… e poi aveva quattordici anni meno di me.”
Arrivati a questo punto del discorso, mia moglie chiese ad Anna di continuare lei; non nascondo che, per l’eccitazione che mi era sorta nel sentire quei due raccontare, mi stavo pentendo di aver preteso un luogo asessuato per l’incontro… in quel momento sarei saltato addosso ad Anna, l’avrei leccata ovunque, mi sarei fatto leccare senza posa da lei e, capivo, altrettanta voglia vi era in Elena, voglia della lingua di Anna e di quella di Gianni, voglia di sentire quattro corpi all’unisono nella ricerca del piacere.
Anna non si fece pregare e, rubando la parola a suo marito, riprese il racconto di quella, per loro, indimenticabile prima serata: “vedendo Paola spompinare mio marito, l’eccitazione mi andò alle stelle ed immediatamente mi chinai sul membro di Luca, bellissimo, duro, pulsante per me. Ero eccitatissima… i due uomini in piedi, noi due sedute sul divano con i loro strumenti di piacere in bocca. Era la prima volta che vedevo mio marito fare sesso con un'altra donna ed altrettanto era per lui il vedere la mia lingua su un altro uomo. Altrocchè i bamboli, queste erano bocche e membri pulsanti, vivi, veri… niente a che vedere con quella simulazione, là era piacere immaginato, qui era godimento vero.
Dopo non molto lasciammo i due uccelli a volare liberi e ci dedicammo a noi stesse. Paola conduceva il gioco, io, anche se inesperta, cercavo di non essere da meno. Ci mordicchiammo leggermente i capezzoli, ci accarezzarono le fighette, poi ci stendemmo una sull’altra per goderci le vulve a sessantanove… sono venuta” e lo disse con enfasi “di continuo, passai da una orgasmo all’altro senza pausa… proprio come Elena l’altra sera. Il ricordo di pochi attimi prima, di mio marito succhiato da un’altra donna, mentre praticavo ricambiata il cunnilinguis ad una femmina, mi fece impazzire di piacere. Mi sembrava di essere dentro il set di uno dei tanti film porno che io e Gianni guardavamo facendo sesso.
Mentre continuavo a godere sotto la sapiente lingua di Paola, Gianni e Luca, approfittando del mio culetto esposto verso di loro, si misero a leccarmelo, dalle chiappe al buchino, penetrandomi con le loro lingue ed incrociandole con quella di Paola, che mi leccava la passerotta. Ebbi, in quel momento, uno dei maggiori orgasmi della mia vita.
Ci rendemmo, però, conto che anche i maschietti avevano diritto a giocare, ed allora ci spostammo su di loro, facendoli sedere sul divano. Senza pausa passammo dal piacere lesbico a quello etero. Inginocchiate tra le loro gambe, iniziammo a leccarli ovunque… capezzoli, viso, testicoli, cazzi, culi… alternandoci tra noi, scambiavamo continuamente i corpi a cui elargire i nostri tocchi linguali di piacere. Volli provare ad avere entrambi i falli in bocca contemporaneamente… quando lo feci, sentii che Gianni, guardandomi, stava venendo, non riusciva ormai quasi più a tenersi ed anch’io, con quel duplice ripieno, non potei che avere l’ennesimo orgasmo. Luca volle bermi gli umori che colavano tra le mia cosce, e si chinò su di me stendendomi sul tappeto… il suo viso si incuneo tra le mie cosce per non perdere una sola goccia di quanto stava producendo l'orgasmo, mentre Paola mi mordicchiava i capezzoli ed io, a mia volta, avevo in bocca il pene di Gianni, ormai implorante l’orgasmo liberatorio. Bastarono pochi colpi di lingua e venne sul viso mio e di Paola, spruzzandoci di seme dal collo ai capelli. Era ormai palese che, tra non molto, si sarebbe infranto anche l'ultimo tabù… mio marito avrebbe posseduto Paola mentre io sarei stata posseduta da Luca.
Così fu.
Luca, che non era ancora venuto, continuò a leccarmi tra le cosce, mentre Paola si impossessò del membro di Gianni, molliccio per l’orgasmo appena avuto. Iniziò a leccare Gianni come neppure io avevo mai fatto, non ci fu centimetro di zona inguinale su cui non si soffermasse. Vidi sul viso di Gianni tornare quella carica di libidine che aveva pochi minuti prima… mi unii a Paola nel leccarlo. Non ci volle molto a rivederlo in forma. Da porcone qual è, quell’atmosfera e le nostre due bocche ebbero su di lui un effetto afrodisiaco quasi istantaneo. Ma ciò che fu veramente determinante nel farlo tornare in tiro come un ragazzino, fu Luca. Mi venne dietro e, delicatamente, iniziò a strofinare il suo glande tra le mie labbra vaginali. Non capii più niente, sentivo quell’uccello tra le mie cosce, quella cappella stuzzicare il mio buchino… le dissi: infilalo, schiaffamelo dentro, lo voglio. Bastò quella frase, da me detta a Luca, per far tornare durissimo il cazzo di Gianni… lo sentii, mentre Luca giocava con la mia fessurina, riempirmi marmoreamente la bocca. Luca mi penetrò, mi penetrò piano poi aumentò il ritmo, per poi rallentarlo nuovamente. Capivo che stata tenendosi, che non voleva venire in fretta, anche se era eccitatissimo. Alternava momenti di pausa a colpi violenti… l’uomo, anche se giovane, ci sapeva fare, eccome. Davanti a me, che ero a quattro zampe sul pavimento, con Luca che giocava con il suo uccello dentro la mia vagina facendomi passare da un orgasmo all’altro, si aprì la più eccitante delle scene. Fu Paola a prendere l'iniziativa, fece stende Gianni sul pavimento e si impalò sul suo pene durissimo. La mia testa era esattamente sopra quella di Gianni, i nostri corpi invece distanziati ed usati da altri per il piacere loro e nostro. Ci baciammo più volte mentre godevamo dei corpi di altri e facevamo godere altri. Venni con un orgasmo ancor maggiore di quello precedente, non so se mi eccitarono di più le penetrazioni di Luca o la visione del cazzo di Gianni che entrava ed usciva dalla vagina di Paola, so solo che venni come mai prima e venni contemporaneamente a Luca che, all’ultimo momento, uscì per innondarmi le chiappe con il suo nettare scrotale. Mi disse poi che non si era parlato prima della possibilità o meno di venire dentro ed allora, pur dispiaciuto, aveva preferito venire fuori… che cretino pensai. Comunque, il sentire i miei gemiti uniti a quelli di Luca che mi stava prendendo, ebbe un effetto letale su Gianni… venne quasi subito dopo di noi e non si preoccupò sul venire o meno dentro a Paola: le innondò la vagina gemendo ed urlando come un animale. Dalla mia posizione vedevo chiaramente lo sperma di Gianni colare tra le cosce di Paola, mentre lui, urlante, si esibiva in ultimi violenti colpi che fecero avere un orgasmo prolungato a quella maialina che mi aveva sverginato, si fa per dire, il marito. Non volli far andare perso quel ben di Dio ed allora mi precipitai a leccare il nettare biancastro tra le cosce dell’amica, pulendo, contemporaneamente, la verga del mio maialesco coniuge dei residui dell’umore orgasmatico di Paola e dal suo seme, mischiati nel più erotico dei coktail.”
A questo punto Gianni si intromise nel racconto di Anna e volle dirci che “memore di filmini pornografici con uomini che scopano per intere mezze ore senza smettere e senza venire, in quel momento si era sentivo un adolescente alle prime esperienze. Appena Anna iniziò a urlare il suo godimento, venendo violentemente con tremolii che le fecero vibrare tutto il corpo, con Luca che la penetrava, e con Paola che mi cavalcava e, da multiorgasmica qual è, sembrava avere un unico ininterrotto piacere, le venni dentro senza più pensare, in un'estasi di piacere assoluto… sarò durato due o tre minuti al massimo… la cosa mi imbarazzò molto, altrocchè i filmini dei grandi scopatori da ore ed ore di seguito, io sembravo, con i miei quasi cinquant’anni, un adolescente. Quando mi scusai, sia Paola che Luca si misero a ridere… e mi raccontarono che, primo, lui, senza fermarsi ogni cinque o sei colpi come aveva fatto con Anna, di tre o quattro minuti non dura e, secondo, avendo vissuto varie esperienze con altre coppie, poteva ben testimoniare che quelle super durate dei filmini sono, per l’appunto, da filmino, mera finzione cinematografica. Per me fu un sollievo apprenderlo… quel poco più che ragazzetto mi aveva dato lezione di sesso, aveva dato lezione di sesso ad un quasi cinquantenne.”
Poi Gianni continuò nel raccontarci la loro seratona e ci disse che, dopo una breve pausa con liquorino, ripresero le danze, mai paghi del già avvenuto ed andarono avanti sino a che la stanchezza prese il sopravvento. Erano le quattro del mattino, ci disse, quando i loro corpi smisero di vibrare di piacere. Fecero sesso, quella notte, per oltre cinque ore e lui, nonostante l’età, venne addirittura, e lo disse battendosi scherzosamente il petto a mò di gorilla, tre volte ed ebbe persino una quarta erezione, con cui, pur non venendo, fece impazzire sia Paola che Elena, penetrandole entrambe tanto davanti che dietro e ricorrendo al burro per incularle, in emulazione di Ultimo Tango a Parigi, il film che più di ogni altro lo aveva arrapato da giovane. Chiuse il racconto Anna, affermando che tutto finì con un lunghissimo bacio saffico tra lei e Paola, a suggellare un trionfo che loro due avevano costruito.
A questo punto, io ed Elena stavamo per chiedere loro se fossero d’accordo a trasferirci da qualche parte per scaricare l’eccitazione che ci avevano procurato con il loro racconto della prima volta, quando Anna disse: “so che adesso mi chiederete come feci a combinare quell’incontro, all’insaputa di Gianni, con la mia amica Paola, ma se volete saperlo, dobbiamo andare via di qua… o a casa nostra o a casa vostra… ma per raccontarvelo voglio assolutamente essere in un posto chiuso ove nessuno possa vederci…” era chiaro l’intento, era ciò che speravamo avvenisse… alla faccia delle iniziali intenzioni di solo conversare; sentii la mano di Elena stringere la mia e nei suoi occhi vidi tutta la libidine del sabato precedente. Pagammo i dodici mojto bevuti e ci avviammo alle auto diretti a casa loro; da noi non si poteva, quella sera la prole era presente. Il loro figlio, invece, era in gita scolastica… benedìì le gite!
Arrivati a casa loro entrammo insieme nell’ascensore… non si erano ancora chiuse le porte che Anna prese il viso di Elena tra le mani ed iniziò a baciarla sensualmente… dicendo “è tutta la sera che lo sogno…”. Capii e capimmo che non ci sarebbe stato più alcun racconto da gustare, se non quello della nostra seconda esperienza di sesso a quattro. I nostri indumenti caddero nell’ingresso e si raggiunse il salone già nudi… io palpando i glutei di Anna e Gianni strizzando le tette di Elena. In un attimo ci trovammo avvinghiati sull’enorme tappeto, in una confusione assoluta di corpi, intenti a cercare i punti del reciproco piacere con mani e lingue.
Questa, però, è un’altra storia, una storia nuova di un’avventura che era iniziata da una settimana esatta… da quella famosa cena, involontariamente galeotta, in un noto ristorantino…