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Luce dei miei occhi
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Titolo: Luce dei miei occhi
Autore: Caligola
Contatto:
Racconto n° 2925
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Luce dei miei occhi, mi diceva mentre prendeva il boccone dalle mie mani. Avida, mangiava il peperoncino che le porgevo. Lo stesso peperoncino che avevo insaporito dei suoi umori. Lo spasmo del ventre mentre lo frantumavo nella vagina. I pezzi, poi, raccolti con cura e ammucchiati nel palmo della mano. Le braccia bloccate col nastro adesivo, dietro la schiena. I gomiti ben stretti dietro le spalle. Come una cagna, in ginocchio. Le lasciai sul tavolo, davanti alla faccia, i semi rimasti che non avrebbe dovuto mangiare fino a mio ordine. M’impadronii della prospettiva posteriore. Le natiche arrossate dalle sberle, la vagina arrossata dal peperoncino, l’ano con ancora il manganello infilato e fermato con altro nastro adesivo. La coda della cagna. Mangia i semi ora, leccali dal tavolo. Fece un gran bel lavoro, iniziò a raccoglierli uno ad uno, facendoli appiccicare sulla lingua e masticandoli con cura. Mi guardava di sottecchi, con lo sguardo basso, proprio come una cagna preoccupata della punizione. Prendimi, scopami, ti prego, luce dei miei occhi. Così mi diceva pur sapendo che mai l’avrei accontentata. Non quella volta, almeno. Presi dell’acqua bollente e lentamente la feci scorrere tra le scapole contratte. Inarcò la schiena per il dolore, ma scodinzolava. Segno che le piaceva. Il manganello ondeggiava quasi a disegnare un cerchio. Cavolo se le piaceva. Avevo voglia di un orgasmo, così cominciai a smanettarmelo a dovere e non ci misi molto a venire facendo attenzione a spargere ben bene lo sperma nella ciotola delle fragole. Ne presi una e gliela porsi. Avidamente la mangiò così come tutte le altre che divorò direttamente dalla ciotola. Me ne andai nell’altra stanza mi sdraiai sul letto e dormii per un’oretta. Quando tornai da lei era stesa di fianco sul tavolo; dormiva. Aveva orinato sul tavolo. La svegliai e le ordinai di pulire tutto con la lingua e da brava massaia non se lo fece ripetere. Quando le tolsi il nastro dalle braccia non riusciva a muoverle. Le tolsi il manganello e l’aiutai a scendere da tavolo.
La presi in braccio e la portai in bagno. La lavai dalla testa ai piedi con acqua tiepida. Delicatamente. Le baciavo la fronte. Le accarezzavo i seni, le guance. Luce dei miei occhi, mi diceva nel pianto, luce dei miei occhi.