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Habiba e il burqa
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Titolo: Habiba e il burqa
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 2926
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Lavoro da sola, al massimo a contatto con pochi colleghi e raramente ho a che fare con esterni. Per puro caso, un giorno quasi d'estate, mi trovavo come al solito solerte e svelta a sistemare carte e cartelle alla scrivania vuota di una collega in ferie, che si occupa dei professori a contratto e dei lettori.
Bussano leggermente, mi permetto di dire "avanti" anche se non è il mio ufficio, ma per cortesia. Entra timidamente uno splendido giovanotto sulla trentina, la prima cosa che intercetto sono i suoi occhi, neri di brace fiammeggianti, dal taglio a cerbiatto incorniciati da splendide e folte ciglia. Mi ci perdo immediatamente coi miei, da gatta maliziosa di zaffiro.
"E questo da dove viene?" penso immediatamente e scendo sulla sua bocca morbidissima, disegnata a pennello. Sorride, mi sta puntando.
"La mia collega è in ferie, ma forse posso aiutarti". Altri dettagli, lo sto già scopando a vista: le mani sono scure, scolpite e solcate dai rilievi delle vene che salgono fino ai polsi, cosa che mi fa impazzire. "Spero..." esclama lui e mi porge la sua pratica di neo-professore di lingua araba e sanscrita. Ho un sussulto... araba e sanscrita? Immediatamente apro la cartella ed inizio a inserire i suoi dati.
"Devo cambiare indirizzo e domiciliazione bancaria" mi spiega.
"Bene, allora, nome: Noor, ma che bel nome Noor... significa luce..." e sbatto ben bene le ciglia sovraccariche di kajal.
"Tu come ti chiami?" sorride lui senza abbassare lo sguardo. Lo punto dritto negli occhi ed esclamo "Habiba" - "Luce, amore... forse lo stesso significato" mormora lui sul vago, in breve intavoliamo una discussione sulle nostre origini.
Noor sembra molto attratto dal fatto di conoscere una ragazza Yemenita, lo Yemen è la porta fra l'Arabia e l'India da sud, come lo è il suo paese, l'Iran, da nord; i genitori di Noor vengono da una zona al confine col Pakistan e sottolinea che molti sono gli iraniani trapiantati a Firenze e integrati anche in lavori culturali.
Iniziamo a conversare in arabo, per scherzo, perchè per lui è una lingua letteraria e imparata, ma è in arabo che decidiamo di vederci la sera per un aperitivo in un locale etnico molto chic.
Una serie di bevute di arrak ed assenzio bastano a decidere di proseguire la serata mangiando squisitezze nel piccolo ristorante di un suo parente che ci cucina una cena splendida e profumata. Noor sorride spesso, ma è anche estremamente serio e terribilmente sexy. Ci sfioriamo la mano durante la cena, tiene la mia mano inanellata d'oro su tutte e cinque le dita e al solo contatto mi sembra già di fare l'amore, ma credo che con questo tipo sarà una cosa completamente diversa. Improvvisamente dai discorsi letterari Noor mi chiede: "Habiba, tu quanto sai osare in amore?" Resto spiazzata, ma sto al gioco: "Molto, moltissimo, nessun limite quando c'è accordo e sentimento". Sento il fuoco nelle sue mani inondarmi lentamente, mi eccita la sua peluria nera e folta sulle braccia, sul petto, con la camicia in lino aperta e una particolare catena d'oro battuta a mano ed intrecciata, appoggiata ed impigliata in quel vello color carbone. La mia palma cedevole e morbida si allarga umida, a promettere ben altro.
"A me piace un po' giocare, ma non riesco a trovare la donna che mi ispira, invece tu adesso mi hai aperto un mondo, forse perchè siamo due mediorientali di frontiera e all'estero, non lo so".
Sentenzia qualcosa in sanscrito e mi sembra quasi un santone, sarò ubriaca ma mi osservo fuori dal corpo.
L'appartamento di Noor è in centro, un bel palazzo antico, molto signorile. Beviamo ancora, sempre assenzio, e accendiamo incensi dal profumo così forte da stordire ulteriormente i nostri sensi già alterati. Noor apre un armadio in legno antico e trae un fagotto nero profumato, legato da un nastro. Socchiude gli occhi e mi chiede: "Allora, vogliamo osare Habiba? Dimmi di sì". Il desiderio vagamente perverso traspare da tutta la sua persona. "Indossa solo questo e torna da me". Mi apparto esaltata da quel gioco, mi spoglio completamente scoprendomi già pronta ed eccitata, i seni turgidi, i capezzoli già sensibili anche alla stoffa, la fica ammorbidita da copiosi succhi ancora trattenuti nella conchiglia. Sciolgo il nastro e allargo il tessuto pesante e un pò ruvido. Con mia sorpresa scopro che Noor mi ha dato un... burqa.
La mia sorpresa è massima quanto la mia eccitazione. Calzo la cuffia sulla testa e lascio ricadere ampio il mantello sul corpo, la stanza già oscura sembra ancora più buia vista dall'inquietante e fitta griglia di stoffa di quell'abito. Lentamente avanzo davanti a Noor e noto nell'oscurità del lume di candela che quanto io sono coperta tanto lui si è completamente spogliato e steso su un divano mostrandosi in tutto il suo corpo asciutto e muscoloso; le cosce allargate, si sta accarezzando, il pene già duro e teso fra le mani unte di olio profumatissimo.
"Vieni qui Habiba" mi sussurra, avvicinandomi porto le mani avanti, Noor le prende senza scoprirle se le porta al volto aspirando il profumo della stoffa color indaco, poi con un movimento deciso mi gira e mi tiene stretta. Un gemito soffocato mi esce spontaneo da sotto la cuffia, sento le sue mani legare le mie strettamente con il nastro che chiudeva l'involto del burqa. Mi ha coperta, legata, ora mi sento rovesciare sull'ampio letto, le sue mani affondano sotto le ampie falde dell'abito, solcano le mie gambe, cercano di arrivare più in alto, ma è solo un anticipo. Con parole morbide ma ferme, Noor mi invita a girarmi. Tremante di piacere e paura mi trovo riversa faccia in su; la luce fioca della stanza sembra un merletto vista dalla griglia traforata del burqa, anche il suo viso, perso in espressioni di piacere, mi fissa senza vedermi, mi sussurra parole che mi arrivano indistinte. E' in ginocchio davanti a me, le cosce larghe, il pene gonfio e pulsante, vorrei raggiungerlo, stringerlo fra le mie, piegate invece dietro la schiena inarcata. Le sue mani passano sul mio corpo sopra la stoffa, cercano i miei seni, li stringono fortemente, sento il bruciore del pesante cotone, sempre più insistente, apro la bocca gemendo ma la cuffia del burqa si incolla alle labbra, mi soffoca, i miei gemiti risuonano ovattati, aspiro l'aria filtrata più che posso. Divincolandomi incontrollatamente protendo il petto verso Noor, i capezzoli induriti come chiodi sollevano la stoffa, lui li trova, li strofina, li stringe fra le dita impietosamente, li tira da fuori l'abito facendomi sempre più male. Il godimento è doloroso, allargo le cosce in attesa di qualcosa, sento un rumore strano, Noor si è girato, spalanco gli occhi per capire che succede e vedo il brillio di una lama lucente: ha preso un pugnale!
La lama corta e affilata, il manico lungo, borchiato di anelli dorati, lo passa di mano in mano, sorride con aria di sfida, i suoi occhi brillano nel buio della mia ristretta visione. Ho paura adesso, ma il corpo legato e pulsante chiede piacere. Sussulto, spingo il seno in fuori cercando di sciogliere il nodo che mi lega i polsi, un bagliore di lama mi passa vicino, mi percorre il petto di piatto, poi di punta, da fuori la stoffa un graffio leggero stuzzica la pelle dei seni e del ventre, affonda appena nell'ombelico, senza strappare la stoffa, spasmodicamente cerco di urlare, ma il suono è sempre ovattato. Il mio petto ondeggia in preda a un respiro di piacere e paura, la lama adesso è vicina agli occhi, sfila con la punta aguzza sulle labbra, graffia il mento e... affonda nella stoffa sotto il collo, dove si è creato un vuoto, il rumore del pesante cotone bucato è sordo, un pò d'aria entra a farmi respirare, i polmoni bruciano, il piacere si fa più intenso, la mano di Noor scorre lenta a fendere la stoffa e liberare il mio corpo implorante piacere dalla cappa soffocante. Centimentro dopo centimentro, la lama affilata si apre un varco sul mio corpo, lasciandomi sulla pelle sottili graffi leggeri, ma brucianti.
La punta del pugnale incontra la collina di un seno, lascia la sua scia sapiente di doloroso godimento; i miei sensi sono all'erta, percepisco il suo respiro ansante scaldare i capezzoli freddi e turgidi, poi il pugnale si appoggia sul ventre, fredda la lama sfiora il pube, resta lì mentre con le labbra e la lingua Noor ripercorre i sottili graffi, succhia i seni, li morde, facendo bruciare ancora di più i graffi fatti. Mi divincolo, lo imploro di penetrarmi, la testa mi gira, sento le sue dita solleticare i capezzoli nei punti graffiati e poi le labbra umide scorrerci sopra la lingua, e i denti impietosi mordere ancora e ancora...
"Fottimi adesso, ti prego!" gli urlo nelle orecchie, circondando con le gambe i suoi fianchi.
"Non ancora, mia schiava... decido io quando dobbiamo godere" e appoggia il pene sulla fica pulsante, scivolando su e giù con la cappella a stimolare la clitoride, poi il calore del suo cazzo fremente viene sostituito da una fredda carezza: urlo di godimento nel sentire gli anelli d'ottone del manico del pugnale scorrere lentamente sulle labbra della fica dilatata, cercare la clitoride, insistere con la punta rotonda e lavorata, poi ripiombare in basso e affondare nella fica fin quasi alla lama. Entrambe le mie fessure pulsano di piacere, spalanco le cosce, Noor capisce che può andare oltre, sfodera lentamente il manico dalla fica, lo passa ancora sulla clitoride devastata dal piacere e poi affonda nel culo, piano, una volta, un'altra ancora. Ho il viso fradicio di sudore, i capelli incollati alle guance ancora coperte dalla griglia del burqa, le fiamme mi avvampano i polsi legati e il culo stretto intorno al pugnale.
Improvvisamente resto vuota, Noor strappa con un gesto violento il pugnale da dentro di me e le falde di stoffa che mi stringono ancora il volto, un rumore sordo lacera i quadretti della cuffia, l'indaco della stoffa si strappa in mille pezzi, insieme al nastro che mi lega i polsi: l'aria profumata schiaffeggia il viso, mi invade, sull'orlo dell'orgasmo; il burqa ormai a brandelli e il pugnale volano a terra, i miei capelli si allargano spandendosi sulle lenzuola, con le braccia cingo violentemente i fianchi di Noor, affondando le unghie nelle sue natiche e graffiandolo, lo sento urlare mentre entra prepotente dentro di me, si porta le gambe sulle spalle ed esplode in un orgasmo fin troppo trattenuto, svuotandosi in mille poderose spinte che mi sfiancano di piacere. Urlo a lungo, liberandomi in un estremo godimento mai provato, percorsa dai brividi sul corpo sudato, ora esposto all'aria.
Noor ricade su di me esausto, io sussulto ancora per il residuo dell'orgasmo multiplo, la testa mi gira mentre lui mi ricopre il volto di baci tanto morbidi ora quanto erano taglienti poco prima.
"Mercoledì terrò insieme ad alcuni colleghi una conferenza per sostenere le associazioni in difesa della donna nei paesi islamici, contro ogni costrizione e contro l'uso del burqa. Non devi mancare, Habiba" sospira col battito del cuore ancora impazzito.
"Hey!" sorrido io sorniona "credevo tu fossi favorevole!".
Noor mi guarda negli occhi e sta al gioco, guarda le strisce di stoffa a terra, in un fagotto, e scoppia a ridere "Infatti, lo sono!".