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Regalo di Natale
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Titolo: Regalo di Natale
Autore: Tanja
Contatto:
Racconto n° 293
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La città era così scintillante da non riconoscerla quasi. Ma era sempre così a Natale.
Tutto si trasformava in un gioco di luci e colori e sembrava che persino l'aria si tramutasse in qualcos'altro, un misto di profumi fatto di dolciumi, castagne e foglie.
E poi le vetrine addobbate a festa, e la folla che riempiva le strade a dicembre, anche quando il termometro era a temperature bassissime, ma il Natale portava anche questo.
Tutti si accingevano a fare gli acquisti di Natale, proprio come lei quel tardo pomeriggio della Vigilia.
Era sempre la solita ritardataria, ma che ci poteva fare se era stata molto impegnata con il suo lavoro? E poi dopo gli ultimi servizi fotografici che aveva fatto, e che avevano fruttato un bel gruzzoletto, aveva potuto scegliere regali più generosi.
E ora continuava a girare, piena di pacchettini colorati e rifiniti con dei fiocchetti luccicanti, con passo svelto nonostante i tacchi vertiginosi dei stivaloni con la punta appuntita.
Indossava un cappotto lunghissimo con un pellicciotto che contornava il collo, ma sotto indossava soltanto una minigonna nera e una semplice camicetta scollata nera pure quella.
Ed era veramente bellissima. Truccata in modo leggero, quasi trasparente, con i capelli corvini svolazzanti al vento gelido e quell'aria sicura di sé e gioiosa che era tipica di lei a Natale.
Le metteva così allegria, e le portava alla mente tanti ricordi.
Ora la sua famiglia era diventata molto più numerosa e quindi questa festa era diventata ancora più bella per lei, che pur essendo una modella in carriera, una ragazza moderna e indipendente, conservava con sé la più grande tradizione.
La famiglia. Era quello il suo punto debole, e per questo andare in giro a fare compere per i suoi parenti
la metteva di buon umore, invece che il contrario.
Stava attraversando una strada quando il rumore chiassoso e stridente del freno di una macchina la fece sobbalzare dallo spavento, l'automobile si era fermata a pochi centimetri da lei, per poco non l'ammazzava.
Fissò lo sguardo a quello del guidatore due occhi verdi, intesi e spaventati e poi non vide più nulla. L'uomo scese in fretta dalla macchina e si chinò su di lei, prendendola tra le braccia e facendola sedere sul sedile anteriore, raccolse tutti i suoi pacchetti e poi prima di bloccare ulteriormente il traffico avviò il motore.
Si fermò al primo parcheggiò che riuscì a scorgere. Intanto lei si era svegliata.
" Come si sente?" le chiese con una voce caldissima, che le fece quasi provare un fremito dentro.
" Beh, credo bene. Anche se mi sono presa un bello spavento. Ma cos'è successo?" lo fissava curiosa, era un bell'uomo sui trentacinque anni forse, ben vestito eppure con un aria triste oltre che mortificata per quel piccolo incidente.
" Mi scusi, ero perso nei miei pensieri e non ho visto che stava attraversando la strada, e ho frenato proprio in tempo per fortuna." la guardava pieno di scuse e un po' incredulo, come se vedesse un angelo.
E il suo sguardo era talmente perso nei lineamenti di quel viso di porcellana, nei capelli scuri che le scendevano morbidamente sulle spalle, negli occhi nerissimi, luccicanti e intensi che lo guardavano incuriositi, che per un attimo ebbe l'impressione di non esistere più.
" Si sente bene?" lui annuì e poi preso da uno strano senso di calore le chiese se le andava di seguirlo nell'appartamento di lui... e lei presa forse dallo stesso calore, accettò senza nemmeno sapere il perché.
Ma quell'uomo aveva un'aria così tormentata, che voleva seguirlo.
Quando entrarono in ascensore, Anna si rese conto che stava per entrare nel mondo di uno sconosciuto, non sapeva nemmeno il suo nome, eppure quel brivido di paura che le aveva appena percorso la schiena era accompagnato da un brivido di eccitazione, e non le sfiorò nemmeno il pensiero di chiedere qualcosa su quell'uomo.
Non le importava, era lì con lui, non sapeva cosa sarebbe accaduto, ma non lo temeva.
Marco la fece accomodare nel suo attico enorme, Anna si guardava intorno sorpresa e attenta ad ogni piccolo particolare di quell'appartamento sì lussuoso ma anche triste, vuoto.
Lui le versò del vino rosso in un calice di cristallo che brillava alla luce soffusa delle luci, e poi prese un
bicchiere anche per sé. Restavano in silenzio.
Lui la osservava intensamente, percorrendo con lo sguardo tutta la sua figura.
I capelli, il viso, il corpo che ora poteva notare meglio, e quelle lunghe gambe coperte dagli stivali altissimi. E nel guardarla aveva un'aria triste, malinconica e Anna non riusciva a capire perché.
Era un uomo giovane, a quanto pare ben messo finanziariamente, bello e poteva intuire che doveva essere colto e intelligente, perché sembrava turbato nell'essere vicino ad una donna?
E presa nel vortice di queste domande gli si sedette accanto, accavallando le gambe in modo accattivante, procurandogli un piccolo sussulto interiore.
Era così bella, così sensuale, così desiderabile. Le guardava le labbra morbide, polpose, naturali colorate da un leggero lucido rosato che le faceva sembrare delle succose fragoline.
Come avrebbe desiderato chinarsi su quella bocca, avido di baci.
Provava un languore tale nell'averla, ma era frenato. Non l'aveva portata lì per scoparla.
Ma allora perché l'aveva portata a casa sua? Nemmeno lui lo sapeva, l'aveva fatto d'impulso, scioccamente forse.
E fu un attimo sentire il contatto passionale, tenero, lungo di quelle due bocche che si unirono per volere di lei, che presa dagli occhi di lui si era lasciata andare per entrambi.
Quando si staccarono i loro respiri erano affannosi e si univano, come avevano fatto le loro lingue... si guardavano desiderandosi in un modo tale da restarne sconvolti.
" Cosa mi hai fatto?" le chiese quasi con tono accusatorio, mentre con le mani cercava ancora il corpo caldo e sinuoso di lei, che si muoveva scosso dal respiro.
I bottoncini della camicetta che lei indossava vennero pian piano slacciati dalle mani grandi e delicate di lui, che rimase a bocca aperta davanti a quei seni colmi coperti da un sexy reggiseno di pizzo che
li faceva ammirare in tutta la loro bellezza.
" Sembra che tu abbia paura di me, perché questo? Io ti desidero, non so come mai, ma voglio stare con te... ora!" gli tolse la cravatta e gli sbottonò la camicia, accarezzandogli il petto ben tornito e forte. Lo attirò a sé e lo baciò ancora, stringendosi a lui e cingendogli la vita con una gamba.
Fu allora che lui si fece più audace, si fece seguire nella sua camera da letto.
Le levò la camicetta, la minigonna, calze e stivali e lei restò così solo con il reggiseno di pizzo e un piccolo perizoma.
Alla vista di quel corpo fantastico dalla pelle ambrata e calda, provò un'eccitazione fortissima.
Doveva averla, doveva sentirla sua almeno per una volta.
E senza fare niente, se la trovò stesa sul letto, completamente a sua disposizione con un sorriso un po' imbarazzato ma eccitante che lo invitava a prenderla.
Le accarezzò il corpo, con le mani, sfiorando quella pelle liscia e vellutata, le tolse il reggiseno e si tuffò fra quei seni bellissimi con i bottoncini già turgidi dal piacere.
Glieli baciò piano, fece giocare la sua lingua con i suoi capezzoli, li prese tutti in bocca e sentiva lei che premendo la testa contro i cuscini gemeva di piacere.
Ma era vero allora, lei poteva essere sua quella notte.
Le sfilò anche il perizoma... era nuda, completamente nuda davanti ai suoi occhi sgranati.
Portò le dita a quel piccolo triangolo scuro e l'accarezzò piano, con la mano tremante, ma che poco dopo si fece più audace e ardente e la fece gemere ancora.
Sentiva le sue dita bagnarsi, e sentiva il suo membro farsi sempre più turgido.
La sentiva muoversi sotto le sue carezze e la sentiva pregarlo di prenderla, di penetrarla.
Lui si fermò, lei aprì gli occhi contrariata e lo guardò con aria indispettita, lui sorrideva malizioso, disinvolto, completamente trasformato.
Posò la lingua fra le gambe aperte di lei, esasperò il clitoride gonfio, si insinuò fra le labbra penetrandola come desiderava e lei si agitò di più, sentendo di esplodere dalla voglia di fare l'amore con quello sconosciuto che la stava facendo impazzire.
Così fece in modo di allontanarlo da lei, gli tolse i vestiti che lui ancora indossava a contrario di Anna e vide il membro grosso e duro di lui visibilmente intrigato dal loro gioco.
Anna strofinò il suo corpo nudo contro quello di lui, con la lingua gli accarezzò il collo, con i denti gli mordicchiò il lobo dell'orecchio sinistro, poi altre carezze sulle spalle, sui capezzoli... poi lo buttò sul letto, e si chinò sopra il basso ventre di lui... gettò un soffio di respiro sul fallo di Marco, che capì cosa lo stava aspettando.
Anna avvicinò la sua bocca alla parte più intima di lui, e proprio mentre Marco era convinto che glielo avrebbe preso tra le labbra, la sentì ritirarsi.
Si avvicinò ancora, questa volta sfiorandolo con la punta della lingua, e indietreggiò ancora.
Gli fu ancora vicino, scaldandolo con il suo respiro ma si limitava a questo, Marco credeva di esplodere ecco qual era il gioco di quell'angelo bruno, voleva rendergli pan per focaccia.
Ora era lui che le sussurrava fra i gemiti che la desiderava, che voleva farla godere, che voleva penetrarla tutta la notte.
Anna continuò ancora con il suo giochetto e poi proprio quando Marco stava per stufarsi, glielo prese in bocca.
Rimase ammutolito, sentendo la bocca di lei andare su e giù sul suo membro, la sua lingua bagnarlo e le sue mani accarezzargli il corpo iniziò a gemere di piacere.
Com'era bella, com'era fantastica, come la desiderava.
Lo stava quasi per far venire quando lui la fermò, e con una mossa velocissima fu sopra di lei.
Anna sorrideva compiaciuta, Marco rispondeva al suo sorriso e in un momento le fu dentro.
Lei sussultò, e lui iniziò a spingerla.
" Oh si, si." sussurrava lei, sentendo quel membro durissimo entrarle dentro e uscirne bagnato dai suoi umori caldissimi, e poi penetrarla di nuovo con più forza.
La sua eccitazione cresceva ancora, lo voleva in tutti i modi che conosceva, voleva che i loro corpi si appartenessero totalmente quella notte.
" Prendimi, sono tutta tua, fai del mio corpo ciò che vuoi... amami questa notte." lui la strinse forte a sé, mentre era ancora dentro di lei, poi la fece girare e la penetrò da dietro.
Spingeva e con le mani le toccava il sedere, le gambe, la schiena e poi teneva i suoi seni che si muovevano veloci al ritmo che lui voleva dare.
E la sentiva godere, e urlare di piacere finché non scoppiò in un fortissimo orgasmo e in quel momento lui si sfilò da lei e iniziò a leccare tutto quello che lei gli stava offrendo da quel fiore profumato.
Non riusciva a credere che fosse sua, eppure era lì con lei e le stava leccando la figa, mentre lei con la mano cercava il suo cazzo.
Le inibizioni iniziali andavano via via scemando sempre più.
Anna si divincolò dalla sua bocca, lo fece stendere sotto di lei e facendogli puntare bene il suo pene con le gambe ben aperte scivolò sopra di lui, permettendogli di entrare di nuovo in quel posticino caldo e
accogliente e ancora umido, gli ordinò di non muoversi, voleva farlo lei.
E non appena lo fece lui sentì una vampata calda percorrergli tutto il corpo, e Anna vedendo il piacere sul volto di lui continuò a muoversi sempre più velocemente, godendo anche a lei in un modo che non aveva mai conosciuto.
E mentre lei gli gemeva che stava per venire, anche lui le sussurrò che stava raggiungendo l'orgasmo e in un momento sentirono due onde fortissime invaderli e confondersi in una sola... lui eiaculò dentro di Anna in maniera violentissima, e lei gli ricoprì le parti intime di umori.
Stanchi dopo ore di intensa attività, si addormentarono l'uno nella braccia dell'altra.
Quando Anna si svegliò era mezzanotte passata, aveva trascorso con quello sconosciuto le ultime sei ore delle quali solo una dormendo.
Ma ora quel sogno era finito, quella dolce Vigilia di Natale doveva concludersi così, suo malgrado.
Si rivestì in fretta, doveva tornare a casa.
Si fermò sulla porta della camera da letto e lo guardò dormire, com'era tenero in quel momento, così meravigliosamente nudo ed innocente.
Gli mandò un bacio con la mano, in salotto prese i suoi pacchetti e tornò a casa.
Lasciò tutti i regali sotto l'albero di Natale, e poi pianissimo sgattaiolò via, il giorno dopo l'attendeva un intenso pranzo con i parenti.
Non dormì molto, lei era una delle "addette" alla cucina, era una cuoca deliziosa e tutti esigevano da lei molti manicaretti per le feste.
Stava per servire le prime portate quando vide suo cugino entrare accompagnato da un altro ragazzo.
" Questo è Marco, un amico... non ha famiglia e ho pensato di invitarlo qui, che ne dici Anna c'è da mangiare in abbondanza, vero?" e così, in un attimo scoprirono i loro nomi.
Si sorrisero, i loro occhi dissero e ricordarono più di quanto tutti i presenti potessero immaginare.
Ma chi avrebbe potuto capire? Nessuno.
Eppure da un'appassionata notte di Natale fra due perfetti sconosciuti, due cuori vennero uniti.