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Ex voto
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Titolo:
Ex voto |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 2948 |
Altri
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Inizio dell’estate. Qualche settimana fa. Giulia ed io dovevamo dare l’esame più impegnativo dell’anno, un vero spauracchio. Io ero a buon punto con lo studio. Praticamente preparata. Giulia, invece, come al solito, indietro da matti. Centinaia di pagine ancora tutte da studiare. E il tempo ormai agli sgoccioli. Ultimi giorni ingobbite al tavolo in cucina, fino a notte fonda, a studiare. Caffè a non finire, ad anche sigarette a non finire. Un caldo da morire. Ed io, per solidarietà, a tenerle compagnia ed a studiare con lei fino a tardi anche cose che so già. Casa nel massimo caos, come può essere la casa di due studentesse fuori sede nel periodo di fuoco degli ultimi esami estivi. Entrambe morte dal sonno, entrambe coi nervi a fior di pelle, entrambe con la testa nel pallone.
Ultima sera. Io abbastanza tranquilla, ma convinta sempre più che Giulia non sarebbe mai più riuscita a recuperare il tempo perso e non ce l’avrebbe mai fatta a impararsi per il mattino dopo neppure quel minimo necessario per potere non farsi cacciare ignominiosamente. Anche lei pienamente cosciente della situazione disperata.
- Se questo esame lo passo, sono disposta a tutto. - A tutto cosa? - Qualunque cosa, anche quella più incredibile. - Ad esempio? - Non so. Tutto. - Ma tutto cosa? - Potrei rimorchiare il primo che passa e infilarmi a letto con lui. - Sai che sforzo! Magari passa uno strafico! - E se passasse uno brutto come uno scorfano? - Non vale. Non sarebbe un grosso sforzo neppure così. Per una volta, chiudi gli occhi e fai finta che sia fico anche se non lo è. - Allora potrei fare anche di peggio: una cosa incredibile. Se passo l’esame, prometto che mi infilo a letto con una ragazza. - E come la convinci una ragazza a venire a letto con te? - Non importa. La convinco. Giuro che, se passo l’esame, mi do da fare, trovo una ragazza che ci sta e me la faccio. - Dici così, ma scommetto che non lo faresti mai. - Non lo passerò, ma, se lo passo, giuro che lo faccio davvero. - E dove la trovi una che ci stia? - Non so, ma, se mi metto, la trovo di sicuro, a costo di mettere un annuncio in bacheca.
Certo che, nell’eventualità, sarebbe un annuncio da non perdersi: “Causa ex voto, ventiduenne carina, prima esperienza, cerca ragazza con cui andare a letto”. Chissà le facce che si vedrebbero davanti alla bacheca! E chissà che commenti fioccherebbero!
Ma, anche lasciando perdere la bacheca, anche il resto non è che stia molto in piedi. Propositi disperati di una studentessa disperata, per scacciare la fifa. Promesse da ultima notte prima dell’esame. Promesse folli di chi si sente già cannato e ricorre per disperazione anche alla superstizione, pur di esorcizzare la sfiga. In altri tempi si sarebbe fatto voto di qualche buona azione, o di qualche preghiera, ma i tempi sono cambiati.
Ma Giulia, ormai lanciata, continua a insistere. - Davvero, lo giuro. Se domani non mi cannano, mi faccio una ragazza. - E se poi non ti cannano e non lo fai?
L’altra faccia della superstizione. Le promesse per grazia ricevuta vanno mantenute, se no il vantaggio ottenuto si tramuta in una sciagura infinitamente peggiore. Non ci sono persone più superstiziose degli studenti universitari. Nella carriera universitaria, si sa, la sfiga la fa da padrona. E promettere una cosa per superare un esame e poi non farla è come tirarsi addosso il massimo della sfiga. E’ proprio volersela cercare.
- E’ inutile, sono sicura che l’esame non lo supererò mai. Ma, se lo supero, prometto che lo faccio davvero. Se in due settimane non lo faccio, che possa non superare mai più nessun esame in vita mia.
Sono superstizioni. Sono scongiuri irrazionali, ma, a volte, ci azzeccano. La mattina dopo, io un bel trenta in scioltezza, con la lode mancata di un soffio e forse anche meritata. Lei, al suo turno, faccia già rassegnata di vitello condotto al macello, ma, inopinatamente, tre domandine semplici semplici, da poter spiaccicare quanto basta. Un esempio che per pura fortuna avevamo visto insieme giusto la sera prima. E, fortuna incredibile, nessun accenno a tutti quei capitoli che non aveva neppure guardato. - Signorina, non è stata brillante, ma si vede che un po’ si è preparata. Le va bene ventiquattro? Cazzo, se le va bene! Accetta con un cenno del capo, lei stessa incredula, senza neanche riuscire a deglutire. Rifila al prof il libretto perché annoti il voto e ancor più in fretta, non appena quello ha scritto e firmato, glielo strappa di mano e si alza, prima che ci ripensi.
Saltoni di gioia, non appena fuori dall’aula. Sorriso che più raggiante non si potrebbe. Corsa a piedi nudi sotto alle severe arcate del chiostro. Abbracci a tutti quelli che sono lì, con anche qualche compagno di corso che ne approfitta per palparle il sedere e per baciarla. E poi, lontano dalla folla, mentre ci avviamo all’uscita, sottovoce, solo per me. - Giuro che lo faccio davvero. Due settimane al massimo e lo faccio.
E per qualche giorno si mette anche d’impegno. Scruta in università e per Pavia tutte le ragazze che incrociamo, cercando quella che abbia un qualche segno che faccia capire che lei magari potrebbe starci, che con lei si potrebbe tentare. Ma come si fa a capire chi sono quelle a cui potrebbe interessare?! Mica ce l’hanno scritto in fronte! Anche veloci valutazioni di quelle carine, con le quali la cosa potrebbe anche essere piacevole, e di quelle brutte, da scartare. Mai guardate tanto attentamente così tante ragazze in vita nostra! Alla sera, a casa, censimento mentale anche di amiche e conoscenti varie. Alla ricerca di qualche indizio per individuare quella con cui provare. Amiche carine molte. Ma, ahimè, nessuna nel nostro giro su cui Giulia possa far conto. E comunque c’è lo scoglio insormontabile del come fare. Mica si può dire ad un’amica: “Sai, ho deciso che devo farmi una ragazza. Verresti mica a letto con me?”
Passano i giorni. E’ tempo sistemare le ultime incombenze universitarie e di cominciare a pensare alle vacanze. Dopo averla presa in giro un bel po’, si passa ad altre cose e per me ormai la questione è chiusa. Archiviata come una delle tante stupidaggini che si progettano tra amiche e poi si lasciano cadere. Giulia no, lei invece per qualche giorno ci pensa ancora. Una sera, ricerca sul web di indirizzi di locali dove cuccare tra ragazze. A Milano qualcosa ci sarebbe: bar che funzionano da luoghi di incontro. C’è anche una discoteca che si legge è frequentata anche da ragazze così. - Una sera io proverei ad andarci. Mi ci accompagni? Le do della matta. Come si arriva a Milano, di sera, solo noi due? E io poi cosa ci faccio? E comunque chissà che ambienti equivoci sono! Da sola no, non se la sente. Proposta andata a monte. La convinco a starsene tranquilla, a non pensarci più. - Magari, quando meno te l’aspetti, conosci una che t’accorgi ha dei gusti strani e allora ti butti e te la fai. Se anche fosse tra sei mesi o un anno, cosa ti interessa?! Deve convincersene per forza. Se ne convince. La vita normale riprende. Sorgono altre questioni. Di quella faccenda non si parla più. Anche Giulia poco per volta archivia la cosa come una sparata innocua, da dimenticare. La archivia da vera incosciente. Le promesse vanno mantenute, specie le promesse di quel tipo, altrimenti la sfiga è in agguato: ti punta e non ti molla più. Da vera matta promettere una cosa che non poteva mantenere! Non vorrei essere nei suoi panni. Ed anche tutta matta, perché ormai da qualche giorno vive come al solito, felice come una pasqua, a far la scema con questo e con quello ed alla promessa non pensa proprio più. Ma, contenta lei, contenti tutti!
Peccato, però. Mi sarebbe piaciuto avere un’amica che questa cosa l’aveva provata. Mi sarebbe piaciuto farmi raccontare tutto per filo e per segno. Mi sarebbe piaciuto vedere la sua faccia, dopo averlo fatto. Quando Giulia lo fa con un ragazzo, poi, nelle ore successive, in faccia glielo si legge. Cosa le si leggerebbe se si facesse una ragazza?! Ma tant’è: è stata solo un’uscita sconsiderata. Poco alla volta, anch’io smetto di pensarci.
E così si giunge ad oggi. Pomeriggio. Di ritorno a casa dall’università, accaldate e sudate come maiale, la prima cosa da fare è quella di farsi una bella doccia. Subito in bagno. Getto tiepido che scroscia, invitante. Giulia è più rapida a togliersi tutto ed ad infilarsi sotto. Io, come al solito procedo con più calma. Via tutto anch’io e finalmente la sensazione di libertà di chi in una giornata torrida si toglie di dosso i vestiti sudaticci e comincia a respirare, a rilassarsi e gode dei piedi nudi sulle piastrelle fresche e dell’aria fresca su tutta la pelle. Dentro tutto in lavatrice, la mia roba e la sua, un po’ di detersivo e vai con il programma delicato. Nell’attesa che lei finisca la doccia, ne approfitto anche per lavarmi i denti. E’ proprio mentre mi sciacquo i denti, guardandomi allo specchio, che mi prende l’illuminazione. Una cosa che non saprei neppure io come spiegare. Una spinta dal profondo, alla quale non si può non dare retta. Mi passa un brivido per la schiena. I capezzoli di colpo mi si drizzano. E’ l’uovo di Colombo: come abbiamo fatto a non pensarci?! Ma è anche una follia. Dovrei pensarci un attimo, ma, se ci rifletto, l’ispirazione mi passa, e non voglio che mi passi. Così rinuncio a riflettervi e mi lancio come un’incosciente in questa cosa tutta matta che mi è venuta in mente. Apro lo sportello del box doccia e mi ci infilo anch’io. Giulia non se l’aspetta e mi guarda con aria interrogativa. Non le do il tempo neppure per aprire bocca: nello spazio esiguo, sotto il getto tiepido, l’abbraccio stretta e la bocca gliela tappo con le mie labbra. Quando riesce a scostare la faccia dalla mia, mi guarda con aria ancora più perplessa, per non dire scandalizzata. - E’ mercoledì. Sono due settimane che hai fatto l’esame e sai benissimo cosa avevi promesso. Visto che non ti decidi tu, ci penso io. Poi non aggiungo altro e la bacio di nuovo.
Lei rigida come un palo. Ma almeno stavolta non sorpresa. Le labbra per un po’ restano serrate, ma poi si schiudono in un esiguo spiraglio che mi affretto a forzare con la lingua. Il primo bacio ad una ragazza! Non so da dove mi venga tutta questa determinazione. Non sono mai io a prendere l’iniziativa, neanche coi ragazzi, ma stavolta mi viene così: matta e determinata come non lo sono mai stata. Insisto, fino a che lei le labbra non le schiude del tutto, fino a che anche la sua lingua risponde. Fino a che non si arrende. - Ma tu non vale. Tu sei la mia amica. - Perché non vale? Non sono anch’io una ragazza? - Ma io pensavo ad una che non conosco. Inutile seguirla nei suoi ragionamenti. La bacio di nuovo e ne approfitto per esplorarle la schiena con le mani. Certo che è diverso che abbracciare un ragazzo. E’ morbida, è rotonda e le sue tette contro le mie, alla stessa altezza delle mie, puntate contro le mie, danno una sensazione strana. Quando mi scosto, senza fiato, non posso non notare che anche i suoi capezzoli si sono drizzati. E come non potrebbe essere altrimenti. Un bacio è un bacio. La pelle nuda contro la pelle è sempre pelle nuda contro pelle. Un abbraccio sotto la doccia è comunque un abbraccio sotto la doccia, non importa chi ti abbraccia, specialmente poi a vent’anni, quando la voglia di un altro corpo caldo e morbido contro il tuo non è mai soddisfatta del tutto.
Tutto in fretta, perché la determinazione non mi abbandoni, per non avere tempo per rifletterci. Per annullare qualunque residuo scrupolo. Una mano sotto, tra le sue cosce. Un altro bacio lunghissimo e le spiego il programma. - Quando ci stufiamo qui, ci asciughiamo e andiamo a letto. E proviamo tutto, ma proprio tutto. Poi magari pensiamo alla cena. Dopo, se vuoi, usciamo, oppure non usciamo e ricominciamo da capo. Da domani ci dimentichiamo quello che è successo e tutto torna come prima.
Magari Giulia qualcosa da obiettare ce l’avrebbe ancora, ma non obietta, e mi bacia a sua volta, prendendo stavolta lei l’iniziativa, finalmente.
Quanto a me, sono contenta dell’ispirazione improvvisa che mi è venuta, sono contenta di come una volta tanto sono stata pronta a cogliere l’occasione. Non so se poi, a letto, la cosa mi piacerà, ma, per adesso, non sono affatto pentita di essermi lanciata in questa idea folle.
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