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Fantasia recondita
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Titolo:
Fantasia recondita |
Autore:
Miss X |
Contatto:
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Racconto
n° 2954 |
Altri
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E te l’ho detta.
“Dimmi la tua fantasia più recondita, quella che non avresti mai il coraggio di mettere in pratica” mi avevi incitata sdraiato sul divano mentre coprivo i nostri corpi nudi e sudati. Avevamo appena fatto sesso e, per via degli spifferi invernali, temevo il freddo. La domanda mi aveva sbalordita. Ero rannicchiata attorno al mio corpo come una larva e tu mi riscaldavi la schiena incollato a me. Mi solleticavi il ventre con la tua mano intanto che mi parlavi. Non ti vedevo il viso. Non potevo capire se stavi scherzando o eri serio. Poi, di botto, te l’ho detto. Ti ho detto chiaramente quello che fantasticavo.
I giorni passavano, ma tu non facevi niente. I giorni si moltiplicavano e formavano settimane. Settimana dopo settimana fino a diventare mesi. Da te niente, solo silenzio. Era già estate, ormai avevo rimosso quella sera, avevo dimenticato la conversazione. Avevo eliminato dalla mia mente la mia confessione. Tutto era estinto.
“Finalmente la mia collega si sposa e stasera esco a festeggiare -ti rispondo al cellulare - sai, quella sorta di addio al celibato al femminile. Non te lo avevo detto? Scusami, volevi fare qualcosa di speciale?” "No, niente di speciale" mi rispondi. “Dove andate di bello?” mi chiedi spensierato. Te lo dico e mi saluti augurandomi buon divertimento. Sto già pensando a come mi vestirò. Sandali estivi, non troppo alti, comodi ma sensuali. Quella gonna bianca aperta che ho comprato sabato quando sono andata a fare shopping con Marinella e il top nero aderente che mi alza i seni mettendoli ben in evidenzia. Non ci sarai e, per una sera, posso anche mettermi in mostra. Non sono mai stata in un locale dove fanno gli strip. E meno ancora in uno maschile. Chissà come sarà?
Seduta al tavolo mi guardo in giro annoiata mentre la musica mi martella i timpani. Controllo l’orologio cercando di capire che ore sono. L’una. Magari se esco adesso ce la faccio a prendere l’ultimo autobus e mi evito di dover pregare per un passaggio. Guardo Francesca mentre si mangia con gli occhi il tizio vestito da pompiere che, col perizoma striminzito, le danza eroticamente davanti agli occhi. Incredibile, ma non ha capito ancora che è gay? Mi avvicino e, fingendo un fortissimo mal di testa, la saluto. Mi alzo salutando le altre con la mano ed esco dal locale. E’ una bellissima serata estiva e la gente mi sfreccia veloce. Tutti hanno qualcosa da fare, un posto dove andare. Anch’io so dove andare, vengo da te.
I tacchi dei miei sandali risuonano sul marciapiede. Ripenso a quanto mi sono annoiata durante la serata mentre cerco di allontanarmi dai locali e dalla folla. Cammino veloce perché temo di perdere l’autobus. Svolto a sinistra in una delle tipiche viuzze del centro storico genovese. C'é poca luce intorno e passo velocemente per le antiche aperture arcuate. Improvvisamente sento un braccio che mi afferra la gola smorzandomi il respiro e tirandomi verso una di queste aperture ottocentesche.
Il panico mi assale. Per un nanosecondo non riesco a capire cosa succede né dove sono. Lo shock mi ha disorientata completamente mentre cerco di urlare. Ma, col braccio che mi soffoca, le grida mi svaniscono in gola. La paura e l’adrenalina salgono mentre il mio senso di sopravvivenza prende il sopravvento e cerco disperatamente di allentare la presa che, come una morsa letale, mi impedisce di respirare. Muovo le mani e scalpito calciando all’indietro. Sono disperata. So che non è passato che un secondo, ma mi sembra un'eternità. So che posso ancora resistere per un po', che non soffocherò immediatamente, ma in allarme cerco di divincolarmi. Il terrore non mi lascia ragionare bene e invano mi dimeno con violenza. Capisco che è un uomo che mi assale, che è inutile lottare, ma non desisto. Il braccio possente mi guida senza pietà verso la porta di legno. Stringo la mano scavando le unghie nella carne, sentendo la consistenza dell'arma anatomica che mi ucciderà. Poi capisco.
Mi calmo. L'eccitazione sostituisce la paura, ma l'adrenalina rimane alta. Anche tu hai capito che ho riconosciuto il tuo braccio e rilassi la presa sicuro che non mi ribellerò. Preziosa aria fresca mi riempie i polmoni. Tu mi giri spingendomi rudemente contro la porta. "Non fiatare!" La tua intimidazione è carica di eccitazione e sfida. Un rumore metallico mi indica che mi hai ammanettata la mano destra, la più potente, al cancello. La sinistra è vincolata dalla tua mentre con l'altra mano mi afferri la gonna alzandola. Guardando giù vedo che hai già il cazzo in piena erezione e guantato, pronto per infilzarmi. Ti guardo temente. "No. Non così, non a secco" protesto. "Taci puttana!" mi intimidisci ringhiando.
Stringo i denti risoluta a non gridare aspettandomi un dolore pungente. Ma quando la mia figa dormiente viene repentinamente violata dal tuo uccello noto che sei molto lubrificato. Entri facilmente senza farmi male e, invece di sentire dolore, mi eccito immensamente. Inizi la tua esplorazione dentro di me con colpi brevi che repentinamente si trasformano in martellate penetranti man mano che la tua eccitazione sale. Tu continui senza pietà, mi apri con colpi profondi e feroci. Ad ogni colpo gemo di goduria. Mi riempi totalmente, più e più volte. Spingi talmente forte che, ad ogni spinta, mi alzi tutto il corpo premendomi all’indietro contro la porta. Sento il legno ruvido raschiarmi le natiche mentre mi impali assiduamente. Il bruciore nei miei glutei si mescola con l’ardore del tuo cazzo che mi mitraglia velocemente. Sparato come un fucile ti insinui dentro di me ancor più in profondità, ti sento urtare contro il fondo del mio canale ma non ti fermi. Continui implacabilmente a spingerti dentro di me senza sosta. Finché esplodiamo insieme aggrappandoci uno all'altra ansimando forte. Quando venivi mi hai afferrato il top coi denti per impedirti di gridare ed ora sento la tua saliva colarmi per le tette. Tu ci passi sopra la lingua più volte.
Rimaniamo così per qualche minuto. Infine mi prendi la faccia tra le mani e mi baci. Un bacio soave, dolce. "Grazie" ti dico. "Prego, piccola. Ti è piaciuto? E' così che volevi essere stuprata?" "Sì, magnifico. Era proprio così! Grazie" e ti bacio appassionatamente. E scoppiamo a ridere insieme. Una risata fresca ed appagata.
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