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Carta bianca
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Titolo:
Carta bianca |
Autore:
Miss X |
Contatto:
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Racconto
n° 2956 |
Altri
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Apro gli occhi improvvisamente e, disorientata, mi chiedo dove io sia. Mi tocco il corpo nudo sotto il sottile lenzuolo di cotone. Guardo giù dal letto e vedo i miei vestiti scaraventati per tutta la camera mescolati ad altri indumenti. Poi capisco. Abbiamo dormito a casa di un amico che mi ha lasciato le chiavi. A due passi da P.ta Susa.
Ciucchi com'eravamo continuavamo a perderci nell'alba torinese mentre cercavo di indicarti dove andare. Infine abbiamo trovato la strada e, una volta finito di parcheggiare disastrosamente, ti sono saltata addosso. Avevo voglia di sentire il tuo cazzo dentro la mia figa e te lo avevo detto con voce affamata mentre ti morsicavo il collo come una vampira a digiuno da anni. Tu però avevi altre idee. Idee perverse.
Hai messo subito in chiaro che fino a quel momento ci eravamo divertiti, ma che era giunto il momento di fare sul serio. Mi tenevi i polsi bloccati mentre me lo dicevi e me li stringevi talmente forte che sapevo mi avresti lasciato un segno violaceo su ogni polso. Ma non opponevo resistenza. "Fai di me ciò che vuoi" ti ho sussurrato scherzosamente. "Davvero? Mi dai carta bianca, nessun limite? Posso fare tutto ciò che voglio?" mi hai chiesto alitandomi in faccia mentre, mi tenevi la testa fra le mani. Volevi che ti ascoltassi bene, senza distrarmi. Avevi bisogno della mia totale attenzione, del mio consenso. All'improvviso, come per magia, la sobrietà si era impossessata di noi. Avevi bisogno che con un semplice 'sì' io ti consegnassi me stessa, il mio corpo e la mia volontà.
Ho deglutito forte considerando bene ciò che stavo per fare. Pensavo che sarei stata completamente a tua disposizione, alla tua mercé. Ero disposta a farlo? Sarei stata capace di subire tutto ciò che avevi in mente di farmi? I cocktail alcolici bevuti durante la serata mi offuscavano la mente intanto che cercavo disperatamente di aggrapparmi a quelle briciole di lucidità che mi rimanevano ancora attive.
"Senti, saliamo..." ti ho risposto, velocemente. Non riuscivo a guardarti. Non sapevo cosa fare. La salita in ascensore era sembrata infinita eppure erano solo tre piani. Nella mia mente ripetevo assiduamente la domanda che mi avevi posto minuti prima. 'Carta bianca... nessun limite'. Che fare? Non mi ero mai totalmente sottomessa ad un uomo. Il mio stesso senso di sopravvivenza non me lo permetteva. Le mie regole erano state sempre ferree: bendata sì, ma mai legata e mai imbavagliata. Il sadomasochismo l'avevo fatto, ma con chi mi fidavo ciecamente. Eppure con te avevo condiviso tanto... ma ti conoscevo poco. Mi potevo fidare?
Tutto ciò mi frullava in mente mentre, frettolosamente, cercavo di aprire la serratura. Chissà quali erano le chiavi giuste? Ma quante cazzo di serrature aveva? Mi sentivo impacciata, ma eccitata. Finalmente sono riuscita ad aprire quella sorta di caveau simulato in porta, ed entrammo.
Nell'oscurità ti sei avvicinato a me da dietro facendomi balzare il cuore in gola. Con estrema dolcezza, una dolcezza che credevo non avessi, mi hai abbracciata e rassicurata. "Non ti farò male a meno che tu non me lo chieda. Voglio solo usare il tuo corpo, voglio che ti regali a me. Non solo fisicamente, ma mentalmente. Me lo permetti?"
"Sì..." con una leggerezza che ha sorpreso perfino me stessa, ho acconsentito. Incredibile. Ero pazza... pazza di trasgressione! "Sicura?" volevi accertarti. Come risposta ti ho guardato sorridendo e ho annuito con la testa. Il tuo bacio profondo è stata l'ultima dolcezza che ho sentito in quella lunga notte di perverse inosservanze.
Sdraiata sul letto ora mi chiedo se, sapendo cosa mi avresti fatto, avrei acconsentito così facilmente. Chissà.
La prima cosa che hai fatto è stato denudarmi con aggressività. Violentemente sentivo i bottoni dei miei indumenti saltare, sentivo la stoffa tendersi ed incominciare a lacerarsi sotto la forza che applicavi su di essa. Quel rude vigore maschile mi scioglieva dentro in un misto di paura e desiderio.
Poi mi hai portata in bagno e legata dentro la doccia. Mi hai legato le mani sopra la mia testa al gancio per il doccino. Ti osservavo attentamente mentre ti aggiravi per il bagno cercando i tuoi strumenti. Strumenti di supplizio. Finalmente li hai trovati, dentro un piccolo e colorato cestino appeso contro la parete a destra. Ho spalancato gli occhi mentre capivo cosa ti apprestavi a fare. Il cuore mi batteva talmente forte che credevo mi avrebbe perforato il torace e sarebbe saltato fuori dal mio corpo. Ma rimasi zitta, avevo assentito. Non sarei venuta meno alla mia parola.
Trattenevo il respiro mentre con una mano mi tenevi fermo il seno sinistro e con l'altra mano aprivi la molletta. Immediatamente ho percepito un dolore acuto, ma dopo un secondo si è mitigato magicamente. Tu intanto hai ripetuto l'operazione con l'altro seno. Dopo sei sceso verso il mio pube. Un calore mi ha rapito le parti basse mentre, seppur non riuscendo a vedere, sapevo cosa avresti fatto. La molletta mi ha teso il clitoride all'infuori intanto che, come una morsa inumana, me lo serrava tra i suoi denti.
Il dolore, seppur intenso, era elettrizzante. Tu sei retrocesso di qualche passo per osservare la tua opera. Mi vedevi legata come un salame intanto che tre apparentemente innocue mollette stavano tartassando dolorosamente le mie zone erogene. Ti sei avvicinato ancora e mi hai fatto girare, tendendo le manette sopra la mia testa. Mi palpavi le natiche chiedendomi se godevo del dolore che provavo. Non riuscivo a risponderti, a quel punto il mio cervello non coordinava più. L'unica fonte dei miei pensieri erano i tre roghi infuocati sparsi per il mio corpo.
Ero incredula della tua trasformazione, eri diventato estremamente sadico all'improvviso. Poi ho avvertito il primo colpo. Mi stavi sculacciando molto forte, sentivo le natiche ardere. Ho gemuto all'unisono coi tuoi colpi spietati. Avevo l'impulso di gridare, di urlarti di fermare la tua mano, di togliermi le mollette. Poi l'hai fatto d'improvviso. Non avevo capito perché ti fossi fermato di botto, perché mi avessi tolto le mollette repentinamente. Non avevo capito che stavi pensando ad un'altra occupazione più divertente.
Sempre legata mi hai lasciata nella doccia e sei uscito dal bagno. Ti sentivo armeggiare con una fibbia mentre pensavo ti stessi spogliando. Quando sei rientrato in bagno eri completamente nudo, duro e indossavi un preservativo. Mi hai fatto girare ancora verso la parete mentre mi bendavi ed imbavagliavi. L’incertezza si impossessava del mio corpo ed il terrore mi attanagliava il cervello. Immaginavo che mi avresti scopata e, sebbene l'idea mi facesse morire di voglia, mi sentivo indifesa come mai prima di allora. Le tue mani, che mi scorrevano per il corpo, mi scuotevano di trepidazione. Ma quando ho sentito la tua mano insaponata all'entrata del mio ano mi sono paralizzata. Non avevo mai avuto rapporti anali fino ad allora. Mi dimenavo, non ero sicura di voler andare avanti. Ti sei fermato e vicino al mio orecchio, mi hai rassicurata. Non mi avresti fatto male. Mi parlavi in modo quieto e gentile. Alla fine mi hai chiesto se potevi continuare. Non ti potevo rispondere, ero imbavagliata, pertanto annuii ancora.
Mi hai spinta contro la parete e grazie al viscido sapone, usato come lubrificante, mi hai penetrato l'ano con un dito. Poi ne hai inserito un secondo. Sentivo i miei muscoli contrarsi e rilassarsi ritmicamente mentre mi aprivi per bene. Con una lentezza indescrivibile aspettavi che i miei sfinteri si fossero abituati all'intrusione; infine hai aggiunto un terzo dito. Poi, muovendo le dita avanti e dietro ti sei accertato che fossi pronta e mi hai inculata forte. Poi mi hai tartassata velocemente. Poiché mi avevi preparata, non mi facevi male. Spingevi forte contro la mia verginità posteriore. Spingevi continuamente e sempre con più violenza. Spingevi finchè il passaggio non fosse completamente aperto. Spingevi per riuscire ad entrare ed uscire con estrema facilità, senza avvertire alcuna frizione. Spingevi affinché la parte più inaccessibile di me si arrendesse a te, chinando la testa.
Con le tue mani sulle mie spalle mi spingevi contro di te, mentre con l'uccello mi scopavi l'ano ripetutamente. La bestialità delle tue spinte era ciò che mi aveva eccitato a tal punto da iniziare a godere. Solo con le inculate, non riuscivo a toccarmi il clitoride e tu non lo facevi. Ero venuta solo per via delle tue spinte dentro al mio culo. Il sapone faceva sì che il tuo cazzo mi scivolasse dentro scorrevolmente. E intanto spingevi. Mi spingevi contro il muro, tirandomi i capelli e chiedendomi se mi piaceva.
Ora, sdraiata sul letto, ci ripenso e mi eccito ancora. Mi hai violato l'ano per circa venti minuti. Mai sono stata scopata con tanto fervore.
Grazie per avermi permesso di darti carta bianca.
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