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Il container
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Titolo:
Il container |
Autore:
Oliver |
Contatto:
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Racconto
n° 2957 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Missione finita lì, nella ex Jugoslavia. Si torna a casa, per il momento. Fino alla prossima esigenza. Normale avvicendamento dei Reparti. Questi ordinari pensieri attraversavano la mente del Maggiore Riccardo Martini mentre lasciava scorrere il vassoio alla mensa self service del campo. Il suo umore non era né euforico né triste. Era il suo lavoro. Lo attendevano lunghi mesi di addestramento fino alla prossima missione operativa. Però era anche il momento di tirare un po’ il fiato e di occuparsi delle cose di casa sua. Quando era fuori era come se tutto restasse congelato, sospeso. Il tempo però scorreva lo stesso e i problemi grandi e piccoli da risolvere si accumulavano. Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza l’indomani sul C-130J, l’unica lieta novità era data dalla presenza in fila, accanto a lui, di Angela, la volontaria della C.R.I. con la quale aveva condiviso tanti servizi. Per una sera si era sganciato dai suoi uomini e si era concesso un “colpo di vita”, anche se ciò gli avrebbe attirato i loro commenti pettegoli. L’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena. Certo il posto non era molto intimo, ma non c’erano alternative. Non era possibile uscire da soli in città per una “cenetta romantica” e comunque senza essere armati fino ai denti. Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui ed Angela si erano trovati fianco a fianco in quelle occasioni? Praticamente tutte. Eppure il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più. Ma per una sera, l’ultima, si poteva fare un' eccezione. E poi a lui la ragazza era sempre piaciuta. Sui trent’anni, non si può dire che fosse bella. Carina, ecco. Anche nei modi. In particolare lo avevano colpito i suoi occhi. Il fisico scompariva, infagottato com’era dentro la tuta della C.R.I.. S’intuiva solo che era snella e che era un tipo dinamico. Comunque aveva un suo fascino. Angela, invece, non aveva mai guardato il Maggiore Martini con occhi che non fossero strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi morali ed un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica. Solo quella sera, quando il Maggiore l’aveva invitata, si era concessa di guardarlo con un’attenzione diversa. Con occhi diversi. Aveva realizzato che il Maggiore era un uomo sulla quarantina. Statura media, stempiato, capelli cortissimi. Fisico sportivo. Occhi scuri, penetranti. E due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti. Quello che aveva sempre saputo, apprezzandolo, era che il Maggiore era un tipo deciso e risoluto anche se mai scortese o arrogante. I suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui. In diverse occasioni la sua risolutezza l'aveva tratta fuori dagli impicci. Angela ricordava bene di quando Il Maggiore era dovuto intervenire con i suoi uomini per difendere dai miliziani gli aiuti umanitari che i volontari stavano distribuendo e dei quali si volevano appropriare. E tutte le scorte ai convogli in mezzo, spesso, a popolazioni ostili. E di quando ancora alcuni ceffi armati l’avevano molestata insieme ad alcune sue colleghe. Se non fosse sopraggiunto il Maggiore... Ora erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima. Impressioni, ricordi, progetti. Durante tutti quei mesi Angela non aveva mai provato desiderio fisico. Troppo presa, troppo impegnata, troppo stanca. E poi il suo fidanzato era lontano. L’avrebbe rivisto il mese prossimo e allora… I loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti. E poi lui era sempre così gentile e premuroso. Così delicato e attento. Ma durante tutto quel periodo Angela non ci aveva mai pensato. Riccardo sì, lui il desiderio l’aveva provato e lo provava anche adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre sconsigliato qualsiasi approccio quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, aveva dovuto lavorare di fantasia. E’ strano come, in certe situazioni, anche l’ambiente più freddo e anonimo possa diventare intimo e caldo a seconda del nostro umore. Così era in quel momento per Riccardo e Angela che, presi dalla conversazione, non si curavano di ciò che avveniva intorno. Si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata esattamente la stessa cosa. Angela si stava sciogliendo lentamente. La fredda e rigorosa volontaria era in quel momento una donna sensibile. Influiva certo l’addio imminente. La sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più. Le emozioni personali trovavano spazio. La mano di Angela scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti. Forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza troppo pensarci su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi. La sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Certo, le installazioni del campo non potevano essere definite uno scenario particolarmente complice. Però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre. La stessa che si sarebbe potuta ammirare anche da una spiaggia dei Caraibi. In giro si vedevano poche persone. Intorno era abbastanza buio. I due parlavano del più e del meno. Stavano bene. Erano rilassati. Scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio. Senza pensare al domani. Riccardo notò che la zip della felpa di Angela era insolitamente abbassata fin a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza. Riccardo si fermò. Prese la mano di Angela e l’avvicinò a sé. La cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio si faceva sentire prepotentemente. Angela cercò di resistere, mentendo a se stessa. Tentò di sottrarsi all’abbraccio senza troppa convinzione. Infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Riccardo andasse ad incontrare la sua. L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza e il suo cuore che batteva forte nel petto. E la dolce morbidezza dei suoi seni. La strinse con sempre maggiore foga ed impeto. Angela ricambiava il suo abbraccio con energia. Si baciarono con trasporto assoluto, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno e che qualcuno potesse vederli. Riccardo sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava. Sentiva l’urgenza del desiderio, ora subito. E lo sguardo della ragazza tradiva lo stesso desiderio. La vita reclamava la sua parte. Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi. Era come se la tensione accumulata da entrambi si scaricasse sui loro sensi liberando un onda di energia inarrestabile. Riccardo la prese per mano e si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari. Era buio. Non c’era nessuno in giro. Non era comunque il caso di farsi notare. C’era anche in giro un servizio di ronda. Provò ad aprire la porta di un container, poi un’altra. Nulla da fare. Angela si appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Ansimavano, come presi da una febbre. Angela poteva sentire il membro di Riccardo crescere contro il suo ventre, stretto nei pantaloni della mimetica. Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio. Ora finalmente il cazzo di Riccardo era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei. Pulsante. La eccitava da morire vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Era sorpresa della sua stessa audacia ed intraprendenza. Fece scorrere la sua mano su e giù lungo l’asta coprendo e scoprendone la punta e suscitando i gemiti del Maggiore che, intanto, la pressava contro la parete del container. L’uomo doveva prenderla, averla subito, ora, lì. Possederla. Con dolce ma decisa energia la fece girare. La cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Angela appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Riccardo, per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie, scoprendo il suo sedere. Riccardo non ragionava più, fuori di sé per il desiderio e l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla. Angela allargò le gambe più che poté perché lui, con una mano, potesse stringere e accarezzare la sua fica, ormai calda e bagnata. La ragazza sentiva i suoi umori scivolarle lungo le cosce e Riccardo avrebbe voluto leccarla ed abbeverarsi a quella fonte. Ma non c’era tempo. Una mano di Angela si posò su quella di Riccardo, accompagnandola nel movimento. Poi, con il cuore tremante, prese il cazzo di Riccardo e lo guidò dentro di sé. I loro respiri erano affannosi. Riccardo, con dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo, liberando un grido soffocato della ragazza. Poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi. Riccardo affondava con furia, affamato. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le braccia di lei, poggiate alla parete del container, si piegavano talora sotto i colpi. Angela si sorprese nel pensare che le piaceva essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano. E tutto ciò non somigliava affatto agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo. I pantaloni abbassati sulle caviglie di Angela non le consentivano di allargare le gambe come Riccardo avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia. Poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei. Riccardo non ragionava più. Pensava solo al suo piacere e a quello della ragazza che sentiva crescere e che stava per giungere rapido e tumultuoso. Ad ogni affondo vigoroso di Riccardo il culo di Angela andava a percuotere la parete del container che rimandava un cupo suono metallico. Angela si toccò il clitoride, per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Riccardo scorreva agevolmente dentro di lei. Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi finché, con un rantolo, liberò il getto caldo e denso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, forse per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un onda, improvviso, rapido, liberatorio. Allora Riccardo affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza. Angela, spossata e ansimante si abbandonò fra le braccia di Riccardo che continuava a sostenerla. Poi lui lasciò le sue gambe, ma Angela, esausta, si accasciò. Le gambe le si piegavano. Si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container, con la bocca socchiusa, per prendere fiato. Anche Riccardo era ormai senza pensieri, senza volontà. Brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo. Infine anche lui cadde giù. Seduti entrambi in terra, appoggiati con la schiena al container, senza fiato. Con le bocche semiaperte, ansimanti. Lei prese nella sua mano il cazzo di Riccardo che ancora usciva dai pantaloni. Lo strinse e lo accarezzò, lentamente. Qualche calda goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi con le altre macchie della mimetica.
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