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Il mio nuovo parrucchiere
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Titolo:
Il mio nuovo parrucchiere |
Autore:
Gabrianna |
Contatto:
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Racconto
n° 296 |
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"Lui riesce a darti una nuova immagine, creata per te, su di te, sulle tue aspirazioni ed il tuo essere donna." Così me lo descrisse la signora Elena nel darmi il numero del cellulare di Antonio. "Lavora da un famoso parrucchiere ed è altrettanto bravo, nel negozio non te la cavi con meno di 150 euro, a casa sua, spendi un po' di meno ed ha più tempo da dedicarti." Domenica 22 dicembre dissi a mio marito che sarei uscita per i solito acquisti natalizi e, se mi fosse rimasto un po' di tempo, sarei passata dalla mia parrucchiera a rifarmi il colore. Scelsi dal comodino un paio di collant black "Oroblu" modello fantastique, avevano ornamenti floreali all'inizio delle cosce, sulle ginocchia e sulle caviglie, per il resto lasciavano apparire, sotto una larga trama a rete, le gambe in tutta la loro bellezza. Sopra , indossai una gonna nera lunga rinforzata con una striscia di pelle sul centro sia davanti che dietro, un maglione a collo alto, stivali e giacca di pelle. "Non so a che ora tornerò!" gridai ad Alessandro, mentre chiudevo il portone. Non fu facile riuscire a trovare un posteggio proprio lì in centro in quella domenica di shopping. Abitava in un palazzo tra i più lussuosi della città, suonai al terzo piano. Mi venne ad aprire un uomo sui 40 anni, alto capelli brizzolati raccolti in una coda, occhi chiari, fisico non da atleta ma asciutto, indossava una casacca ed un paio di pantaloni verdi, sembrava un chirurgo. Mi fece accomodare in un salone dai soffitti alti e ben decorati, attorno un 'arredamento prezioso e di gusto, i tendoni aperti alle finestre lasciavano intravedere le palme ed il mare. Ci tenne a precisare che l'ordine e la pulizia non erano merito suo ma di una anziana e solerte domestica che per due giorni alla settimana diveniva padrona della casa. Fuori soffiava un fastidioso libeccio ma nella camera il sole filtrava un caldo tepore. Mi offrì un buon te, parlammo, prima di Elena poi del più e del meno; era un buon ascoltatore e più che altro fece parlare me, mentre parlavo sentivo i suo occhi scrutarmi, dentro e fuori. "Sono contento mia cara signora di averla come mia cliente, il suo viso ed il suo corpo mi offrono molte possibilità di esprimermi, ma la prego, io per lavorare avrei bisogno che lei indossasse questi indumenti. Mi fece accomodare, in una adiacente camera da letto, arredata in stile antico e con, al centro , un grande letto matrimoniale. Seduta sulla sponda mi sfilai gli stivali, gonna, maglia dalla pelle e maglione. Mi guardai così scalza e nuda nello specchio, vestita solo dei collant. Hanno un pregio i collant, se hai le gambe ben depilate, quello di coprire le piccole imperfezioni della pelle e dare tono ed elasticità alla gamba e, indossati senza mutandine.. la tengono premuta, la aprono e ci entrano dentro. Il tepore che empiva la stanza mi invitava a fare con calma. Mi voltai a specchiarmi il sedere, risistemai i collant facendoli aderire bene, senza alcuna piega. Indossai la casacca color ambra che mi aveva offerto Antonio, arrivava appena a coprire l'inizio delle cosce, era di un tessuto che pur essendo impermeabile dava alla pelle un piacevole contatto. Lo raggiunsi nella stanza da lavoro, seduta sulla poltrona offrii il capo reclinato alle sue mani, sentivo le sue dita passarmi leggere lo shampoo nei capelli e poi scorrere piano l'acqua tiepida, e colarmi in un brivido sul collo. Socchiusi gli occhi, quasi addormentata. Davanti c'era uno specchio orizzontale. Rilassata, con le gambe leggermente aperte, vidi specchiati i collant coprire i piedi nudi e poi su, oltre i disegni fino ad intravedere la nera peluria . In inverno, quasi a farle più caldo, la lasciavo ricoprire dei sui tanti peli neri, per poi spogliarla in estate. Il sole tiepido filtrato dai vetri mi cullava la mente, non riuscivo a capire cosa avrei voluto lui mi facesse ma sentivo che ero eccitata ed ebbi quasi vergogna di sentirmi bagnata. Teneva la forbice, come uno scultore lo scalpello, e dava colpi di taglio per poi fermarsi a contemplare ammirato. Quando raccolse tutti i miei capelli tra le sue mani osservandoli da dietro e sentii premermi contro il suo membro, lo percepii gonfio, duro, grande. Non mi spostai. Lo lasciai fare con gli occhi chiusi, mi dispiaceva vedere i miei capelli mori, lunghi fino quasi alle spalle, finire sparsi a terra. Ma avevo deciso di apparire come lui avrebbe voluto. Alla fine vidi nello specchio una testina sbarazzina con tante ciocche lanciate in alto cosparse di luccichii. "Sarà la più bella della sala, il 31" mi disse accarezzandomi il viso, aveva le mani morbide, protettive, leggere. Era di fronte a me, scese con lo sguardo tra le mie cosce, cercai di chiuderle per non fargli vedere i collant umidi. Sentii le sue mani percorrermi la coscia in una lunga carezza, profonda ma attenta a non sfilare le calze. Non avvertii nelle sue mani alcuna imperfezione, alcuna asperità. Poi mi chiese di alzarmi e di indossare i miei stivali. Mentre cercavo di infilarli, rimanendo in piedi, mi venne dietro. La casacca, alzata sulla schiena piegata, scopriva i collant che risaltavano la forma già pronunciata del mio sedere ed il solco aperto della natiche. Dallo specchio lo vidi, una mano dentro il camice, masturbarsi violentemente. Era rosso in viso. Non è facile infilarsi velocemente un paio di stivali, specie per una come me che ha i polpacci un po' grandi e lo vidi con il membro dritto, grande in mano, schizzare a lungo sul pavimento. Mentre puliva, inginocchiato il pavimento, mi chiese scusa, rimase con il fazzoletto in mano a contemplarmi, dritta con le gambe aperte sopra di lui. E poi , abbassati i collant fino alle ginocchia, la aprì penetrandola con la lingua e poi la accarezzò con tanti piccoli morsi. Rimasi così, le mani sui fianchi , e lo lasciai leccare fino a quando strizzandomi i capezzoli sentii colare tra le cosce tutto il mio piacere. Mio marito quella sera mi trovò molto disponibile. "Giovane sbarazzina dai capelli corti" mi disse mentre avvicinava la mia bocca al suo membro eretto, anche lui era stranamente molto eccitato "Stai attento ai capelli" gli raccomandai quando mi strinse la testa tra le mani. Non finivo più di succhiarlo, quanta voglia avevo dentro! Lo succhiavo e masturbavo contemporaneamente, senza fermarmi, con avidità impaziente di sentirlo schizzare dentro la mia bocca e di bere, quanta sete avevo! "Fermati! Fai piano, altrimenti arrivo subito, fammi durare", io continuai avida. Me lo tolse di bocca, proprio mentre stava per venire, solito scemo rovinatutto, e mi schizzò caldo sui capelli. Gli dissi di tutto. "Non te la prendere, scusa. Domani ritorna a farteli lavare, .dimenticavo. ha telefonato la signora Elena per chiedere se sei rimasta contenta del nuovo parrucchiere" Mi disse sorridendo Alessandro.
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