I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Il passaggio del testimone
Biblioteca
Titolo: Il passaggio del testimone
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 2960
Altri racconti dello stesso Autore:
La nostra vacanza sta per finire. Sono stati però dieci giorni da urlo. Isola tropicale, mare, spiagge bianchissime, sole in libertà senza nulla addosso e, naturalmente, sesso. Sesso in quantità industriali. Il villaggio è fatto apposta per questo. Qui ci sono solo coppie giovani, di mente aperta e in cerca di avventure. E di coppie ne abbiamo conosciute parecchie e di avventure ne abbiamo avute.

Ma l’avventura ora sta per finire. Questo pomeriggio, si fanno le valigie e si torna a casa. Ormai ci sono solo poche ore per un’ultima nuotata, un’ultima rifinitura alla tintarella, magari un’ultima trombata in spiaggia e un ultimo saluto a chi resta.
Ci resta però anche un’ultima cosa da fare: passare il testimone. Ieri sera tardi è arrivato il nuovo scaglione di vacanzieri. Gli animatori li hanno sistemati nei bungalow (erano stravolti dal viaggio) e li hanno messi a nanna. Poi hanno raccolto tutti noi sul punto di tornare a casa e ci hanno affidato appunto questo compito per questa nostra ultima mattina: prenderci cura ciascuno di una nuova coppia, portarli a vedere l’isola, spiegare il funzionamento del villaggio e soprattutto introdurla agli usi e ai costumi del posto. Insomma, dobbiamo passare il testimone.

Un’animatrice guida il gruppo dei nuovi arrivati al bar dove si fa colazione. Li spartisce tra noi anziani e a noi affida Sara e Andrea. Sono giovani, carinissimi, in viaggio di nozze, con l’aria assonnata di chi deve ancora smaltire il fuso orario, ma col viso abbronzato di chi si è preparato alla vacanza tropicale con una buona serie di lampade. Hanno anche un’aria da così bravi ragazzi. Va a finire che questi non hanno mica capito in che tipo di posto sono finiti! Forse ci sono finiti per sbaglio.
E, in effetti, sono sorpresi. Sono sorpresi dal fatto che l’animatrice che li ha radunati e portati al bar fosse nuda: tranne il cappellino e i sandali, del tutto nuda. Sono sorpresi dal fatto che svariata altra gente è lì senza nulla addosso. Per fortuna stamattina noi qualcosa addosso ce la siamo messa: Antonio un costumone da surf e io un pareo annodato al seno e sotto anche un perizoma che è rimasto inutilizzato per quasi tutta la vacanza e che ho recuperato di proposito dal fondo della valigia, prevedendo appunto che i nuovi arrivati avrebbero potuto essere anche piuttosto pudichi.

Facciamo colazione e facciamo conoscenza. Poi ci offriamo per portarli a fare un giro dell’isola e a fare la prima nuotata. Un giro per il villaggio a mostrare dove ci sono le cose che possono servire e poi via lungo la spiaggia. Superata la parte vicino al villaggio, dove tutti si fermano a prendere il sole, li portiamo oltre gli scogli, dove la spiaggia si fa più deserta e dove la laguna è abbastanza profonda da poterci nuotare. Qui decidiamo che è il caso di farci una sguazzata rinfrescante. A me basta slacciare il pareo per fiondarmi in acqua. Antonio mi segue a ruota. I nostri amici si sfilano le magliette e gli shorts e ci seguono. Sara, in bikini, è una gran bella ragazzetta. E’ piccolina, un po’ tondetta, ma decisamente figa: di quei tipini minuti, soffici e burrosi che ti viene subito voglia di pastrugnare. Anche Andrea non è male, anche se preferisco quelli con un po’ più di muscoli.

Una sguazzata nell’acqua trasparente, qualche bracciata, poi si torna a riva a prendere il sole. Una scrollata ai teli da spiaggia, una bella spalmata di olio solare e ci stravacchiamo a fare le lucertole. Avrei voglia di togliermi il perizoma, ma non oso: non è ancora ora e non voglio urtare i nostri ospiti con iniziative che magari non apprezzerebbero. Sara però il reggiseno se lo slaccia e questo è già un buon segno, anche se poi se ne resta rigorosamente a pancia in giù, con le tette nascoste.

Qualche chiacchiera, una sigaretta, poi mi stufo e propongo a Sara di portarla a vedere l’isoletta che c’è dall’altra parte della laguna. Si riallaccia il reggiseno, ma la convinco a farne a meno.
- Dai, siamo su un’isola tutta per noi, nessuno ci fa caso. Lascialo qui, se no, fai sentire in imbarazzo me che non ce l’ho.
E’ un attimo perplessa. Guarda il maritino come per chiedergli che fare. Quello la incoraggia e così partiamo noi ragazze ad esplorare con le tette al vento quel che Sara deve vedere.
Ha due belle tette, Sara. Grandi al punto giusto. E sembrano anche molto sode. Vederla camminare con le tette al vento è uno spettacolo. Anche il resto è molto pregevole. Belle spalle, belle braccia, belle gambotte, bel pancino, con un ombelico da far venire certi pensieri. Peccato quel suo costumaccio. Andrebbe bene per Rimini, dove ci sono nonne e bambini. Con un perizoma come il mio, le sue chiappotte darebbero sicuramente uno spettacolo molto migliore, senza costume del tutto: non oso neppure pensarci.
La laguna si attraversa guadando dove l’acqua non arriva neppure al ginocchio. Di là c’è l’isoletta di quelli che vogliono starsene tranquilli, l’”isola delle trombate”, come è normalmente conosciuta. Non è più grande di un campo di calcio, una spiaggia irregolare tutto attorno ad un ammasso di enormi macigni levigati e uno sbuffo di palme per starsene al fresco. A quest’ora del mattino non c’è nessuno. Troviamo un angolo tranquillo vicino ad una pozza profonda e ci facciamo un’altra nuotata.
Immerse nell’acqua fino al mento, ne approfitto per godermi il galleggiamento delle sue tette, per farla parlare e per conoscerla un po’ meglio. Sposata da cinque giorni, felicissima di esserlo, nella fase in cui si vede tutto rosa e si tromba a tutto spiano ad ogni ora del giorno e della notte. Le suggerisco, nei giorni seguenti, di venire a darsi da fare all’aperto anche sull’isoletta e le spiego che lì nel villaggio quell’isoletta è usata proprio per quello: ci vengono le coppiette di sposini, per le romantiche trombate da sposini, e ci vengono gli scambisti, per le allegre ingroppate in compagnia.
Si scandalizza. Non le sembra vero che lo si possa fare in spiaggia, con altri in giro che possono vedere.
- Ma guarda che il bello di questo posto è proprio questo!
Le spiego che quel villaggio è frequentato proprio per quello. Prendere il sole nudi è solo l’inizio. Qui nessuno si scandalizza di nulla e scopare in spiaggia è una cosa che fanno tutti.
- Perché adesso è mattino presto, ma più tardi qui c’è sempre qualcuno che ci viene apposta per fare l’amore.
- Ma tu l’hai fatto?
- Caspita se lo abbiamo fatto! Da soli ed in allegra compagnia. Con mio marito e col marito di qualcun’altra.
Mi guarda sempre più perplessa. Ma, oltre che perplessa, è anche incuriosita, e io ne approfitto per raccontarle di quella nostra vacanza di rilassamento completo e di scambi con le altre coppie che abbiamo conosciuto.

Arriva gente, guadando la laguna. Sono quattro, due maschi e due ragazze. Sono nudi. Del tutto nudi. Salutano passando nella spiaggia di fronte a noi e se ne vanno più in là, altre i massi, dove non possiamo più vederli.
- Questi sono qui sicuramente per trombare.
- Dici?
Nuotiamo un po’ più verso il largo, aggirando una specie di grosso masso sporgente della costa, ed eccoli là. Due proprio sulla battigia, che si rotolano abbracciati dove arriva l’onda. Gli altri due un passo più sull’asciutto, in piedi, anche loro abbracciati, che li guardano, e il maschio con l’uccello inequivocabilmente dritto e duro.

- Non dirmi che non ci credi neanche adesso?
Non vogliamo disturbare e così nuotiamo di nuovo da dove siamo venute e, siccome cominciamo a sentire il fresco dell’acqua, torniamo a riva. Stendiamo sulla sabbia il pareo e ci corichiamo a prendere il sole.

Mi sfilo il perizoma e, allargando le gambe, mi godo il tepore del sole sulla patatina, pensando, ahimè! che la pacchia durerà ancora poche ore e chissà quando potrò ancora permettermi di abbronzarmela come si deve un’altra volta.
- Se però ti scandalizzo, il perizoma me lo rimetto.
No, Sara per quello non si scandalizza. Così provo a convincerla a togliersi anche lei il costume. Esita. Si vergogna. Ha paura che arrivi gente. Ma la convinco che, se anche arriva gente, nessuno avrà nulla da ridire. Le ricordo i quattro che abbiamo appena visto passare e che il costume l’avranno lasciato addirittura nel bungalow, o l’animatrice, che, quella mattina, girava per il villaggio tranquillamente senza nulla addosso.
Esita, ma poi si convince. Il tempo di sentire il tepore del sole dove di solito non batte e ne è entusiasta. Quando, dopo un po’, il sole comincia bruciare, ci facciamo un’altra nuotata e non ci sono problemi a convincerla a farla così, senza rimettersi il costume. Senza nulla addosso, Sara è uno schianto: un sederino da favola e, davanti, un cespuglietto piccolo, curato, nero nero, su un pube ben rilevato, sporgente, imperiosamente bello. Invidio il maritino, che uno schianto del genere se lo tromba, e immagino come Sara sarà tra qualche giorno, quando il segno bianco del costume sarà sparito e anche lì la sua pelle sarà scura, compatta, come nel resto del corpo.
Aggiriamo di nuovo lo scoglio. Stavolta i quattro si sono ritirati all’ombra delle palme e stanno scopando per davvero. Due sono coricati nella sabbia e lo stanno facendo nel più classico dei modi. Gli altri due sono avvinghiati in ginocchio, lì vicino, e anche loro stanno facendo l’amore. Siamo lontane, ma si vede che ci stanno dando dentro d’impegno. Che qualcuno li possa vedere non gliene può fregare di meno. Si vede benissimo che sono rilassati e sereni. Neppure si preoccupano di guardarsi alle spalle. Evidentemente sono abituati a quegli accoppiamenti all’aperto. Chissà se ciascuna ragazza lo sta facendo col proprio uomo o con l’uomo dell’altra?
- Promettimi che, prima che la vacanza finisca, anche tu ti farai scopare in spiaggia.
- Dici che devo?
- Certo che devi, se no è inutile che abbiate speso un mare di soldi per venire fin qui.
- Ma Andrea …
- Non preoccuparti di Andrea. Comunque la pensi, stai pur certa che non gli dispiacerà.

Torniamo all’asciutto, prendiamo ancora un po’ di sole e stiamo per deciderci a tornare dall’altra parte della laguna, dove abbiamo lasciato i mariti. Mi sto ingegnando per trovare il modo per proporre a Sara di tornare senza che il costume ce lo rimettiamo, quando vediamo che qualcuno sta guadando la laguna e sta venendo verso la nostra riva. Poi ci accorgiamo che sono proprio i nostri mariti quei due che si avvicinano. Li chiamiamo con un fischio e quelli ci vedono e puntano verso di noi.
Panico di Sara che vorrebbe rivestirsi e sua immensa sorpresa quando, abbastanza vicini, vediamo che i due mariti si avvicinano mica più vestiti di noi. Devono aver lasciato tutto sull’altra spiaggia e ora guadano nudi.
Un po’ sorpresa lo sono anch’io. Non per Antonio, che è tutta settimana che lo vedo girare per l’isola col pisello al vento, ma per Andrea. Meravigliata che già dopo oche ore al villaggio si sia adattato con tanta naturalezza ai costumi del luogo e giri anche lui nudo. Corro ad accoglierli a metà guado. Abbraccio Antonio e ci facciamo l’ultimo tratto assieme, mano nella mano.
Andrea non è da meno di Sara. E’ proprio un bell’ometto, con tutto quello che serve al posto giusto e soprattutto è meravigliosamente sereno e a suo agio. Sguazziamo noi tre dove l’acqua è profonda. Sara si vergogna a raggiungerci, ma vado io a prenderla e, per mano, la trascino verso dove l’acqua è abbastanza fonda e anche lei si adatta a nuotare con noi. Raccontiamo di quei quattro che scopano dietro l’angolo e andiamo a sbirciarli. Però non scopano più: sono tranquillamente stesi come lucertole a prendersi il sole.

Torniamo a riva anche noi e ci diamo ad un’altra seduta di tintarella.

Purtroppo però il tempo passa in fretta. Tra un po’ bisognerà tornare al villaggio, mangiare un boccone, raccogliere in fretta le nostre cose e prepararci per prendere il battello che ci porterà all’aeroporto. Tristezza della vacanza che finisce. Tristezza per quel paradiso che bisogna lasciare. Tristezza, tristezza, un’immensa tristezza.
- Che ore sono?
E’ già quasi mezzogiorno. E’ proprio ora di andare.
Mi giro sul fianco ad abbracciare Antonio, a condividere con lui la malinconia di quel doversene andare.

Però non ce ne possiamo andare così, da quel paradiso in terra, senza una qualche cerimonia di addio, senza qualcosa che solennizzi l’evento, senza qualcosa che scacci la malinconia. Gli appoggio la testa sulla spalla, gli accarezzo il petto, lo bacio. Scendo poi con la mano verso il sesso.
Glielo sussurro nell’orecchio, che senta solo lui:
- Senti. Tra dieci minuti ce ne andiamo, ma prima ho voglia di fare ancora una volta l’amore in spiaggia. Scopami un’ultima volta. Poi ce ne andiamo.
Poi lo ripeto a voce alta, perché anche i nostri amici sentano, perché è giusto che anche loro sentano.
- Non me ne vado, se prima non mi scopi un’ultima volta. Scopami! Scopami qui! Poi ce ne andiamo.
Con la mano insisto sul sesso di Antonio. Si gonfia, si drizza. Glielo meno con tutta l’energia di cui sono capace.
Sara e Andrea guardano perplessi. Saranno magari anche scandalizzati, ma intanto non riescono a staccare gli occhi dalla mia mano. Anche ad Andrea si drizza.
- Scopami! Voglio scopare ancora una volta prima di andare via! Adesso! Subito! Qui!

Sara chiede se devono lasciarci soli e andarsene a fare un giro.
- Se ve ne andate siete proprio stronzi! Voglio scopare qui, adesso, con voi che guardate.
Bacio Antonio, gli struscio il viso sulla spalla, gli succhio un capezzolo, insisto a menarglielo e, con l’altra mano, comincio a menare anche me.
- Dai, che viene tardi. Non fare lo stronzo anche tu e scopami adesso.
Antonio si decide. Mi rovescia con la schiena sulla sabbia, mi sale sopra, prende posto tra le mie cosce, mi infilza.
- Scopami! Scopami in fretta!
Inizia a pompare, si affanna, sbuffa. Sento la sua pelle che suda sotto il sole. Mi aggrappo con le mani alle sue chiappe, per aiutarlo a darci dentro, per comunicargli tutta la mia voglia.
Sara e Andrea, appoggiati sul gomito, ci guardano ad occhi spalancati, non osano fiatare.
Poi ci avvertono allarmati:
- Arriva gente.
- Ma chi se frega della gente!
Siamo all’ultimo minuto utile della vacanza, stiamo per tornare a casa. Siamo all’ultima scopata in spiaggia. Chi se ne importa se arriva gente. Con la coda dell’occhio osservo due che guadano e se ne vanno verso più in là. Non mi interesserebbe nulla neppure se venissero verso di noi e se fossero costretti a scavalcarci per passare. Ormai sto scopando e non ci rinuncio. Stiamo scopando, in fin dei conti, mica stiamo facendo del male a nessuno!
Anche Antonio non riserva ai due di passaggio più che un’occhiata distratta. Mi pompa dentro, pompa a tutto spiano, sbuffa come una locomotiva, scava con le ginocchia nella sabbia, s’impegna con le braccia come se stesse facendo le flessioni. Dà l’anima. Vuole godere. Vuole che anch’io goda.
Visti dalla prospettiva dei nostri amici, dobbiamo essere uno spettacolo mica da poco. Andrea, non ci stacca gli occhi di dosso. Per un po’ se lo mena da solo, poi lascia che sia Sara a menarglielo. Sento l’orgasmo crescermi dentro. Gemo, sbuffo, infine urlo, urlo il mio piacere di quell’addio di vacanza, urlo a pieni polmoni il mio ultimo piacere in quel paradiso tropicale. Cosa importa se qualcuno sentirà l’urlo e si sporgerà dalle rocce a guardare!
Se Dio vuole, godo. E anche Antonio gode. E subito dopo gode anche Andrea, tra le mani di Sara.

Non c’è tempo per riprendere fiato. Neanche per i commenti.
Veloci in acqua a toglierci di dosso la sabbia, il sudore, i residui dell’eccitazione. E, già pronti a correre al villaggio, un bacio e un ultimo saluto ai nostri amici.
- Buona vacanza, ragazzi. Datevi da fare. Per dieci giorni, adesso tocca a voi!