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lei e Lei
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Titolo: lei e Lei
Autore: Altramira2
Contatto:
Racconto n° 2973
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La carezza scende lieve e dolce lungo la sua coscia, eppure lei sa che c'è qualcosa di prepotente in quella mano di donna. Le ha imposto di allargare le gambe all'eccesso su quel tappeto di juta ruvida, con il sedere spinto in alto a mostrare il suo sesso glabro. I seni schiacciati a terra, assieme al viso. Così ora si trova in una posizione che nulla può significare, se non la sua sottomissione e il suo completo offrirsi a Lei. Lei che possiede il dono di rendere succubi le altre donne, Lei esperta tentatrice di desideri repressi ed evisceratrice di fantasie tenute nascoste per lungo tempo. Lei dominatrice. Lei Padrona.
Il corsetto, stretto a far sembrare più grandi i seni che sopportano il suo peso come due cuscinetti tra il suo corpo e il tappeto ruvido; il reggicalze, le calze e le scarpe con gli alti tacchi a spillo, tutto rigorosamente nero ciò che lei indossa, come neri sono i suoi capelli e i suoi occhi che cercano invano la Padrona chiedendo in un silenzio fragoroso il piacere. In nero anche Lei. Sì, Lei con la Elle Maiuscola, l'altra Lei, quella in piedi che guarda dall'alto la sua schiava.
L'estremità piatta del frustino accarezza le sue natiche, una alla volta, dolcemente. Poi scende a scorrere sulla parte interna delle sue cosce, donandole un supplizio mai provato. Il supplizio del suo desiderio represso per ordine da più di una settimana. Si sente scolvolgere, bagnata come mai è stata prima d'ora. E il suo intimo succo si mescola all'olio di cui il suo corpo è abbondantemente cosparso.
Tremiti intensi s'impadroniscono di lei, mentre la sua Padrona si mette al suo fianco, si abbassa. Il frustino si insinua sotto di lei, tra le sue cosce e colpisce una prima volta, leggermente, il sesso anelante il piacere negato. Non può muoversi. Le caviglie sono legate per impedirle di serrare le gambe e i polsi dietro la schiena, in modo da obbligarla in quella posizione di offerta.
Ancora un colpo lieve la fa sussultare sperando che quella tortura finisca al più presto, ma il corpo del frustino si sposta a lambire il suo inguine, provocando spasmi di desiderio infiniti.
"Desideri l'orgasmo, vero?"
Sono le prime parole che sente, ma lei non risponde, si limita ad annuire. No, non può parlare se la Padrona non lo chiede espressamente.
Un altro colpo, più forte. Sussulta.
"Lo desideri intensamente?"
Ancora lei annuisce e la Padrona le sorride. A lei non piace quel sorriso, ha qualcosa di prepotente, come la mano prima.
"Farai tutto ciò che voglio?"
Annusce ancora, vuole l'orgasmo. Da troppo tempo la Padrona la tiene in tensione e le nega il piacere.
La Padrona fa un cenno. Passi dietro di lei. Un paio di colpi veloci a stuzzicare ancor più il deisderio. Spasmi dentro di lei. I suoi occhi chiedono pietà. Passi più vicini. Tre colpi. Sussulto interiore. Tortura mentale e fisica. Pietà.
Lo sente. La punta di un membro maschile appoggiata al suo ano da sempre inviolato. Lo accarezza pulsante.
"Accetta questo. E' il prezzo per il tuo orgasmo."
Scuote la testa a negare prima. Poi annuisce, sotto l'effetto del frustino che sfiora dolcemente il clitoride. Non ce la fa a rimandare ancora, si sente squassata dal piacere che preme e tornare indietro ora significherebbe una sofferenza immensa per chissà quanto altro tempo. Forse altre due settimane o un mese o un anno, tutto dipende dalla decisione della Padrona.
Annuisce quindi.
Lentamente sente l'ano dilatarsi per accettare quel membro sconosciuto. Spinge ancora più in alto e in fuori le natiche per meglio offrirsi. Penetrazione lenta, inarrestabile, fino in fondo. Poi il movimento. Le viscere invase, violate. Il frustino che batte ora a ritmo sul suo sesso e sul clitoride, sempre più veloce, sempre più forte.
Il membro che entra ed esce, la percorre e si lancia in una danza di piacere non più solo avanti e indietro, ma in ogni direzione. La sua bocca spalancata, gli umori che continuano a colare e schizzano sulle cosce ogni volta che il frustino la colpisce, sempre più veloce, sempre più forte. Non sa più dove si trova. Sa solo che sta provando un immenso piacere. Sta godendo.
La sua voce come un rantolo e poi vocali, vocali strozzate, vocali impetuose pronunciate a lungo e improvvisamente troncate. Il suo corpo vorrebbe muoversi di più, ma non può, non riesce. Rimane in estasi. Saliva in bocca. Viscere squassate dalle quali non avrebbe mai pensato di ricevere un piacere talmente intenso. Scuote la testa. Non capisce più nulla. Rapita dal godimento estremo, mai provato, sublime.
Il viso della Padrona sul suo.
"Ora dì che sei una vacca."
Scuote la testa, diniega.
"Dillo, urlalo con tutta la voce che hai in corpo. Altrimenti lo faccio smettere."
Urla il suo essere vacca, lo urla con tutto il fiato che possiede. La sua voce attraversa i muri e varca le finestre aperte, rendendosi tale per tutti coloro che potevano sentirla.
"Ancora" insiste la Padrona. E ancora un urlo sgraziato le esce dai polmoni, mentre il membro affonda per l'ultima volta riversando dentro di lei lo sperma caldo. Due dita conosciute le accarezzano il clitoride, lo sfregano prepotentemente e le fanno urlare per la terza volta il suo modo d'essere, mentre i muscoli si tendono e un tremito irrazionale la sconvolge fin dentro la sua coscienza arrivando finalmente al suo migliore orgasmo.